Libri

“Il mio tuffo nei sogni”

di Gabriele Ottaviani

È vero mamma, noi siamo più sensibili…

Ha sofferto tanto, è stato umiliato e offeso, senza alcuna ragione, solo perché diverso dagli altri, solo perché speciale: ma poi è arrivato lo sport, e con lui il riscatto, la rivalsa, la rivincita, la rinascita, non certo la vendetta, perché non ne ha bisogno e non è affatto nel suo stile. Rossella Montemurro, con prefazione di Mara Venier, racconta senza retorica, con profonda empatia e grande tenerezza la storia di sport e amicizia di Marco D’Aniello, ragazzo dalla strabordante energia, uno dei segni dell’autismo da cui è affetto, che due anni fa ha conquistato il record italiano assoluto nella categoria Juniores 50 metri stile libero ai Campionati Nazionali della FISDIR: Il mio tuffo nei sogni, Altrimedia. Fa bene all’anima.

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Libri, sport

“Calci e pugni sul tetto del mondo”

60010208_2416970791923073_989313852271230976_n-680x469.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il titolo di campione italiano arriva in pochi minuti. Per lo sfidante, il romano Mirko Giannina, è stato KO alla seconda ripresa. Biagio non ha dovuto più affrontare gli altri round previsti dall’incontro: in pochi minuti, nel palazzetto dello sport di Altamura, davanti a 1500 spettatori si è laureato campione italiano di kickboxing categoria 64,500 chili e mezzo. Per l’atleta ventisettenne, entrato a far parte della Nazionale di kickboxing nel 1992 e che, con i colori Azzurri, vanta anche due medaglie d’oro nei Giochi del Montenegro nel 2000 e in Grecia nel 2001, è stato il primo titolo da Professionista conquistato in Italia. In precedenza aveva fatto proprio il titolo Dilettanti. Biagio è salito sul ring concentratissimo, assistito dal suo allenatore Donato Milano. Gli sono bastati pochi secondi per dimostrare la sua superiorità: già nella prima ripresa è riuscito a mandare al tappeto l’avversario colpendolo con una serie di ganci. Appena iniziato il secondo round non ha aspettato più di tanto per mettere a segno l’azione decisiva: prima un gancio sinistro poi un diretto destro che ha steso Giannina. Sugli spalti, in platea e sul ring è stato un autentico tripudio per l’esito di una gara preparata a lungo e risoltasi in pochissimo tempo. «Dovevo aggredirlo subito perché è un atleta molto tecnico e queste qualità, se glielo avessi consentito, mi avrebbero messo in difficoltà.»

Calci e pugni sul tetto del mondo – Biagio Tralli identikit di un campione, Rossella Montemurro, Altrimedia, prefazione di Donato Milano, presidente FIKBMS (Federazione Italiana Kickboxing – MuayThai – Savate – Shoot Boxe – Sambo). Rossella Montemurro, giornalista e scrittrice, racconta con prosa semplice e chiara una storia bella, intensa, formativa, edificante, quella di un campione dello sport, che, si sa, è emblema di valori, che, da Matera, attuale capitale europea della cultura, d’infinita suggestione anche per i cineasti (Mel Gibson e non solo, con ogni evidenza), partendo letteralmente dallo spiazzo davanti a casa è diventato, con impegno, caparbietà, disciplina, amore, passione, sacrifici, umiltà, fatica, costanza, abnegazione e rinunce, una leggenda planetaria della kickboxing. Da leggere, rileggere e far leggere. Splendide anche le immagini a corredo.

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Libri

“Isabella Morra alla corte dei Sanseverino”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Insomma, per appropriarsi della Terra di Favale, il Calà aveva usato ogni mezzo, circuendo vecchi creditori del Patrimonio dei Morra, di Verdella Galeota e di Isabella De Leo, senza trovare eccessivi ostacoli nella stessa Regia Camera. Il 10 marzo 1680, nella qualità di possessore della baronia criminale di Favale, aveva radunato i creditori del Patrimonio e, con essi, aveva concluso un accordo vincolato con giuramento, nel quale si impegnava a comprare il feudo civile per l’importo che sarebbe stato stabilito da una nuova stima e nel rispetto delle disposizioni della Regia Camera. Su questo patto, aveva ottenuto il consenso del Regio Fisco; come anticipo delle spese previste per il futuro apprezzo del feudo, avrebbe versato 1.600 ducati.4 In verità, i feudi erano di fatto nel suo dominio sin dal 1660; ma non aveva versato mai niente per i frutti che ne riscuoteva. Intanto, il 26 marzo, ufficializzava la richiesta di acquisto alla Regia Camera, pagava i 1.600 ducati per le spese della stima del feudo e, nel contempo, faceva osservare che, per tutte le operazioni connesse alla valutazione, sarebbero occorsi non meno di 3.000 ducati. Tenne inoltre a precisare che, se per un qualsiasi motivo la vendita non fosse andata in porto, a causa del mancato apprezzo della Terra da farsi entro quattro mesi, egli avrebbe acquisito di diritto il feudo di Rodiano, senza alcuna pretesa da parte del Regio Fisco. Era una delle tante tattiche messe in atto dal Calà, che, nel frattempo, aveva provveduto a depositare soltanto 1.600 ducati, utilizzabili per pagare il Regio Fisco e i creditori della baronia civile di Favale, tra i quali c’era lui, per aver acquisito, come si è visto, il credito di 2.000 ducati dalla duchessa di Laurenzana. Ma l’imprevisto, per non procedere alla vendita, si verificò con sospetta puntualità. Arrivò, infatti, una denuncia avanzata nello stesso anno 1680 da un tale Giambattista Cortelluccio sopra lo stesso feudo di Favale.

Isabella Morra alla corte dei Sanseverino, Pasquale Montesano, Altrimedia. Aperta da una bella prefazione di Raffaele Nigro, l’opera tratteggia con chiarezza e ricchezza di dettagli la vicenda di Isabella Morra, o di Morra, poetessa di Favale, ora, a partire dal milleottocentosettantatré, Valsinni, in provincia di Matera, dall’esistenza tragica riscoperta secoli e secoli dopo la sua precocissima dipartita, in primo luogo grazie a Benedetto Croce, quando la sfortunatissima ragazza lucana era ancora ben lungi dal compiere trent’anni. La sua intera vita è stata caratterizzata da violenza. Isolamento. Tristezza. Segregazione. Morte. Prevaricazione. Lei, preconizzatrice del Romanticismo quando ancora il movimento che avrebbe rivalutato l’emozione messa da parte per la fede assoluta nella razionalità non poteva essere ancora nemmeno una lontanissima ipotesi ventilata dai più sperticati vaticinatori, dalla stentorea voce poetica, una delle stelle più fulgide del sedicesimo secolo, non è particamente mai uscita dall’austera magione di famiglia ed è stata uccisa dai perfidi fratelli perché la sua relazione col barone Diego Sandoval De Castro, che ha fatto la sua stessa fine, non era ammessa. Così almeno si è sempre detto e saputo. Ma le cose non stanno esattamente così. È impressionante la mole di studi e ricerche che Montesano mette a frutto, dando alle stampe un’opera che rende più dotti, che si legge con piacere e che appassiona, che approfondisce, ricostruisce un contesto e una rete di connessioni, riferimenti, suggestioni impressionante e va ben oltre il consueto, sostenuta da dati storici incontrovertibili che attraversano il tempo e lo spazio e restituiscono l’immagine di un quadro complesso, articolato, interessante e istruttivo anche per le conseguenze che ha determinato.

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