Libri

“Due o tre cose che so di sicuro”

41fZ7G14tAL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ci sono due o tre cose che so di sicuro, e una di queste è che nessuno è così forte come mio zio doveva fingere di essere.

Due o tre cose che so di sicuro, Dorothy Allison, Minimum fax. Traduzione di Sara Bilotti. In realtà sono molte di più: fa professione d’eccessiva modestia l’autrice, acutissima esegeta dell’umano sentire. Sin dai tempi più remoti la filosofia ci ha insegnato una cosa: che il bello non può esistere senza il brutto, la gioia senza il dolore, la felicità senza il tormento, i contrari sono inestricabilmente uniti e connessi, abbiamo esperienza di ogni sensazione poiché sappiamo distinguerla dal suo opposto, altrimenti non sapremmo valutarla. Il memoir di questa formidabile autrice, che indaga con potenza delicata l’intimità delle relazioni attingendo a piene mani dal vissuto delle donne della sua famiglia, racconta di unioni in cui l’abuso è sempre tragicamente presente, eppure i destini non si separano mai, perché il bene e il male sono due facce della stessa medaglia. Lacerante, sorprendente, intensissimo, tenero, agilissimo eppure monumentale: una gemma assai preziosa, sublime sin dall’incantevole copertina.

Standard
Libri

“La bastarda della Carolina”

51p6znhqDkL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Non c’è niente di più inutile al mondo di un fanatico religioso…

La bastarda della Carolina, Dorothy Allison, Minimum fax. Traduzione di Sara Bilotti. È oggettivamente un capolavoro. Senza se e senza ma. Perché la storia è potente. Le descrizioni sono accurate. La prosa è struggente. I personaggi sono caratterizzati nel dettaglio. È onesto col lettore. Dice la verità. Racconta la vita per quello che è. Fa vedere anche quello che gli ipocriti non vorrebbero che si vedesse, perché così possono mantenere intatta l’immagine intangibile della realtà irreale che dicono, si dicono e vogliono far credere che esista, e non per un comunque erroneo ma umanissimo sentimento di protezione dalle brutture del mondo, bensì per banalissima e miope spocchia. Dunque è un romanzo che, come ogni rivelazione, ha dato scandalo. Il motivo? Il solito. Ovvero l’idiozia umana. Che non ha limiti come l’universo, e su quest’ultimo ancora non è detta l’ultima parola. La madre dei cretini è sempre incinta, si sa, e quasi perennemente si tratta di parti gemellari. Qualche tempo dopo la sua uscita sugli scaffali ne fu infatti vietata la lettura in una scuola, proprio laddove invece è più importante che si legga una storia come questa, perché le coscienze in formazione sono quelle che renderanno il mondo migliore se hanno la possibilità di sapere contro quali mostri combattere. Fortunatamente c’è stato chi si è opposto. Tra i difensori di quest’opera che non si può non custodire come prezioso e caro regalo della letteratura ci furono anche Stephen King e la moglie Tabitha, che distribuirono copie del volume alle biblioteche del Maine perché potesse essere letto gratuitamente. South Carolina, anni Cinquanta: Dorothy Allison, che è nata nel millenovecentoquarantanove da una mamma nata nel millenovecentotrentacinque, racconta la storia di Bone. Ruth Anne Boatwright. Una bastarda. Figlia di NN. Dal padre ha ereditato solo un certificato in cui non la si riconosce. Il patrigno è un violento. Ma per fortuna c’è lei. La madre. Cui la lega un affetto che commuove al solo pensiero. Straordinario.

Standard