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“Pazzi musei”

unnamed (3)di Gabriele Ottaviani

A Castellaneta si può ammirare il museo Rodolfo Valentino, dedicato al grande divo e latin lover noto in tutto il mondo. L’indimenticato seduttore viene raccontato attraverso i pannelli che fanno riflettere e conoscere la sua vita. Una parte del museo tratta del “Mito” basandosi sui film da lui interpretati. È esposto anche il letto di Rodolfo Valentino da ragazzino e quando tornò a Castellaneta nel 1923, concesso dalla famiglia Maldarizzi alla Fondazione Rodolfo Valentino. In più numerose locandine cinematografiche dei film interpretati da Rodolfo Valentino, oltre alla ricostruzione del set cinematografico del film “Il Figlio dello Sceicco” con parte della tenda utilizzata nel film…

Pazzi musei – Guida alle collezioni più originali d’Italia, Il cercatore di perle, All Around. Se proverbialmente si dice che uccida il gatto, è altrettanto vero che la curiosità in realtà è uno sprone straordinario a conoscere e migliorarsi. L’omologazione, infatti, l’annullamento della diversità, è invero causa di stagnazione, non di progresso: così come fondamentali sono la memoria e le testimonianze, per capire da dove si venga e in che direzione si stia andando, è evidente che le collezioni conservate nei musei, patrimonio per tutti, siano una grandiosa opportunità. E più sono originali, naturalmente, più squarciano un velo, aprono mondi, arricchiscono e donano pienezza. Quest’escursione in lungo e in largo attraverso i luoghi più stravaganti d’Italia, da nord a sud, è una guida, agile, curatissima, divertente, utile per programmare qualche gita all’insegna della scoperta.

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“Cinetour”

81Qy78jPjLL._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

Anche se a Roma si trova tutt’ora il palazzo nobiliare della famiglia Grillo non è qui che è stato girato il film. La suggestiva piazza immaginaria, con visibile il Tempio di Ercole Vincitore e sullo sfondo la cupola della Basilica di San Pietro in Vaticano, dove hanno luogo le esecuzioni, è stata allestita negli studi di Cinecittà; adiacente il set il vicolo dove risiede e lavora il carbonaio Gasperino. I primi tre palazzi dove si vedono i drappi appesi alle finestre per festeggiare il ritorno del Papa Pio VII (Stoppa) sono invece reali, a Roma, il primo è l’ala estrema di Palazzo Pamphili a piazza Navona, situata sul lato destro della Chiesa di Sant’Agnese in Agone; il secondo è la Piccola Farnesina ai Baullari, situata in Corso Vittorio Emanuele II 168; il terzo è Palazzo Braschi, che si trova dall’altro lato di Corso Vittorio Emanuele rispetto alla Piccola Farnesina, in piazza San Pantaleo 10. Tra gli angoli di campagna romana in cui il Marchese del Grillo si aggira nel suo tempo libero dagli impegni romani ce n’è uno speciale, utilizzato come location per numerosi film, diversi dei quali dello stesso Monicelli (per esempio alcune scene di Brancaleone alle Crociate, del 1970), stregato dal fascino di questo luogo. Stiamo parlando di Monterano, antico borgo ormai in rovina. In epoca rinascimentale, nel 1671, il feudo di Monterano fu acquistato dalla famiglia del papa Clemente X Altieri che commissionò una totale ristrutturazione dell’abitato a Gian Lorenzo Bernini. A questo progetto risalgono il grande palazzo e la fontana posta al centro della facciata, dominata dalla statua di un leone e con la vasca fatta a imitazione di elementi naturali, quasi una miniatura di quella che sarebbe stata la Fontana di Trevi. L’abitato, piccolo ma di notevole splendore, fu abbandonato nel 1799 a seguito dei saccheggi dei soldati francesi che avevano occupato lo Stato Pontificio. Superato il paese, verso la punta dello sperone tufaceo, sorge il convento di San Bonaventura, anche questo costruito su progetto del Bernini. Il tetto della chiesa è crollato e al centro cresce un albero di fico secolare, creando un ambiente affascinante e unico…

Cinetour – Guida ai set cinematografici d’Italia, Eleonora D’Uffizi, All Around. In italiano e in inglese. L’Italia, si sa, dal punto di vista storico, culturale e paesaggistico è un paese baciato dalla buona sorte, talmente ricco che si permette l’inverecondo lusso di sprecare: d’altro canto l’unico grande polo storico industriale della Capitale è Cinecittà, il che significa che, sin dai tempi del fascismo, che chiaramente vedeva nella settima arte in primo luogo un formidabile veicolo di propaganda, l’interesse per il cinema da quando i fratelli Lumière gli hanno dato vita è stato prioritario. Con tale abbondanza di bellezza, l’Italia non può dunque che essere un set a cielo aperto privilegiato, anche per produzioni internazionali: doviziosa di particolari e ricca nell’accezione più alta del termine, questa divulgativa guida è uno strumento utilissimo e una mano sicura da cui lasciarsi condurre attraverso la conoscenza e la sua riconoscibilità. Da non perdere.

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“La Dolce Vita di Fraka”

COVERdi Gabriele Ottaviani

Solo dunque dopo la morte di Puccini, Fraccaroli si rimette “appassionatamente e ansiosamente” a scrivere sul compositore. «Dinanzi alla tragedia che tutti ci straziava sentii che non dovevo più far tardare alla sua memoria quell’omaggio che sapevo essergli infinitamente caro». E così a gennaio del 1925 esce la nuova biografia. In essa Fraka svela altri versi “bislacchi” e sconosciuti del maestro e sostiene che la Rondine, terz’ultima fatica del compositore, scritta nel 1917 (la più amata dal maestro), ha uno swing straordinario e che, intessuta com’è di danze moderne, sembra anticipare addirittura il jazz. L’inviato del Corriere apprezza soprattutto l’ultima composizione di Puccini, l’incompiuta Turandot, tratta dalla fiaba di Carlo Gozzi, nella quale si fondono elementi comici e drammatici e la cui protagonista si trasforma, da gelida e crudele, in donna innamorata. Tant’è che nel 1926 scrive su quest’opera una monografia, assieme a Renato Simoni e Giuseppe Adami (i due autori del libretto), a Filippo Sacchi e Ugo Ojetti. E il 27 aprile di quello stesso anno racconta sul Corriere della Sera la prima, tenutasi domenica 25, del grande e misterioso lavoro non completato dal maestro toscano, scomparso da un anno e mezzo e per la cui rappresentazione in città vi è un’attesa spasmodica. Sul palco d’onore non c’è Mussolini e dunque l’opera è diretta da Arturo Toscanini (questi aveva preannunciato che avrebbe impugnato la bacchetta solo se il duce fosse stato assente). La Scala – scrive Fraccaroli – è immersa nell’ombra. Sono le nove e sta per cominciare la rivelazione di Turandot… La luce della sala viene tolta. Nella zona buia i palchi spalancano bocche di ombra più fonda. Un pallore giallino sfuma dall’orchestra inabissata: le lampadine incappucciate sui leggii. Di colpo, in quell’albore si vede sorgere una figura che si staglia nera e sottile. Attorno alla testa i capelli leggeri sfioccati mettono un senso curioso di aureola. È Toscanini, il maestro incomparabile che si appresta a combattere l’ultima battaglia del grande amico morto, e che alla preparazione del cimento ha dato tutto se stesso, come sempre. Con una commozione infinita. La figura nera e sottile solleva alto un braccio, armato di una lunga gracile bacchetta. C’è nel pubblico un attimo di sospensione. Veramente sembra di sentir alitare nella sala la sensazione dell’attesa enorme sulla soglia del mistero che sta per rivelarsi: il mistero di questa tanto aspettata Turandot, l’ultima opera di Puccini, quella che racchiude il profumo dell’ultima sua canzone, quella che egli amava con tenerezza, con malinconia istintiva come se avesse sentito che questa era l’ultima sua creatura, e non la avrebbe vista poi correre per il mondo come le altre sue sorelle. Un attimo. E l’orchestra si avventa sulla musica. Toscanini ha dato il segno dell’attacco. L’opera ha un inizio violento: una serie di strappate laceranti su cupi tonfi di gong. E il velario si apre sulle mura di Pechino, colossali e infocate nella luce del tramonto…

La Dolce Vita di Fraka – Storia di Arnaldo Fraccaroli, cronista del Corriere della Sera, Gianpietro Olivetto, All Around. Nell’ambito della collana Giornalisti nella storia, diretta da Giancarlo Tartaglia, direttore della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, consigliere di amministrazione della Scuola di giornalismo di Urbino, autore di saggi di storia contemporanea, docente all’Università Luiss e molto altro ancora, il volume di Gianpietro Olivetto, tra l’altro vaticanista di lunghissimo corso, inserito nella prestigiosa longlist di quest’anno di una delle più importanti rassegne letterarie italiane, il Premio Comisso, giunto alla trentanovesima edizione, ritrae con dovizia di particolari e cura da miniaturista appassionante, avvincente, intrigante e stimolante, un uomo, un filosofo, un poeta, un umorista, un commediografo, un giornalista eccellente e illustre ma troppo poco noto: Arnaldo Fraccaroli. Da non perdere per nessun motivo.

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