Intervista, Libri

Alessandra Altamura: “Negli occhi dei ragazzi c’è la bellezza”

scrittricelucdi Gabriele Ottaviani

Alessandra Altamura è una giovane insegnante, che ha scritto Viaggio in bianco e nero, di cui Convenzionali ha già avuto modo di parlare: ora abbiamo il grande piacere di intervistarla. La sua voce è come la sua scrittura, frizzante e brillante.

Qual è stata la sua reazione alla notizia dell’ingresso nella longlist dello Strega?

È stata una sorpresa bellissima, che non mi aspettavo assolutamente, e al di là di come andrà sono entusiasta del fatto che due grandi come Franco Cardini e Maurizio Dardano abbiano non solo apprezzato quello che ho scritto ma addirittura deciso di segnalare una perfetta sconosciuta come me che non fa parte di nessun “grande giro”.

Che cos’è per lei il viaggio?

È fondamentale. Io ho viaggiato molto soprattutto negli ultimi anni, perché sentivo che era indispensabile uscire dal mio piccolo angolo, conoscere qualcos’altro, per crescere, per capire. A volte noi pensiamo che il nostro mondo sia l’intero universo, ma non è affatto così. Entrare in contatto con culture e persone diverse è un enorme arricchimento.

E da questo nasce Viaggio in bianco e nero.

Esattamente.

Lei è a contatto quotidianamente con i giovani: che futuro li aspetta? E chi è più grande d’età che messaggio deve loro dare, quale insegnamento mostrare?

A non avere paura. I ragazzi sono molto più aperti e puri di noi che siamo più grandi d’età. Se poi in loro maturano dei pregiudizi, questo avviene perché siamo noi adulti, specialmente in famiglia, a trasmetterglieli. Dipende tutto da noi. Io lavoro con i ragazzi delle scuole medie: a undici anni, quando arrivano, in prima, sono dei bambini, e a loro non interessa affatto se il loro compagno ha i genitori albanesi, è africano, ucraino, filippino o rumeno. È l’amico con cui si prendono in giro, giocano e si danno fastidio, con cui escono, studiano, mangiano, litigano e fanno pace, punto. La paura nasce dall’ignoranza, se non conosci le persone diverse da te temi che possano farti del male. Ma le persone cattive non appartengono a nessuna categoria specifica, sono dappertutto: non è che, per dire, prendendotela con gli stranieri hai risolto il problema, anzi. Bisogna smetterla con questa cultura dei muri, soprattutto in questo periodo è indispensabile un messaggio di apertura. Io insegno ad Altopascio, che una volta, come anche il quartiere del Varignano a Viareggio, sempre qui in Lucchesia, era considerata a tal punto “a rischio” che i docenti che lavoravano qui per almeno tre anni ricevevano un assegno di indennità; è un’area particolarmente disagiata per fenomeni di microcriminalità e delinquenza, degrado sociale e culturale: una zona principalmente industriale, dove le case costano poco e quindi sono in gran parte abitate da lavoratori migranti e/o stranieri, che svolgono professioni umili, poco retribuite, ma normalmente integrati ormai da più generazioni, tanto che in classe spesso e volentieri capita che i cognomi “italiani” siano pochi. E io posso testimoniare che i ragazzi non ci fanno nemmeno caso al colore della pelle, siamo noi adulti che notiamo queste cose.

Per chiudere, un libro e un film che significano tanto per lei.

Il libro Opinioni di un clown. Magari un giorno riuscissi a scrivere così, è il mio sogno! Il film… Non saprei… Il primo che mi viene in mente e che ho visto di recente è Carol. Mi è piaciuto moltissimo, perché indaga l’anima delle persone in profondità ma non emette alcun tipo di giudizio.

Grazie mille, in bocca al lupo e tante splendide cose.

Grazie, anche a voi!

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