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“Alberto Sordi”

9788866920984_0_221_0_75di Gabriele Ottaviani

Tranne Oreste e Giovanni, i fanti di Monicelli non sono vili e non sono eroi…

Alberto Sordi – La biografia, la carriera artistica, le critiche e le foto di tutti i suoi film, Claudio G. Fava, Gremese. Quest’anno, il quindici di giugno, avrebbe compiuto, e non mancano da più parti le più varie celebrazioni, nientedimeno che un secolo esatto di vita, cento anni tondi tondi, e pensare che nel duemila, l’anno giubilare, nella data del suo ottantesimo genetliaco, quando il Campidoglio era guidato dall’attuale presidente dell’ANICA (la settima arte, che lo ha visto protagonista immarcescibile in quasi duecento pellicole, è sempre pertanto in ogni modo protagonista…) Francesco Rutelli, fu sindaco di Roma per ventiquattr’ore. Alberto Sordi ha incarnato l’italiano medio, in tutte le sue sfaccettature, con i suoi pregi, i suoi difetti, le sue meschinità, le sue doti sublimi, le sue idiosincrasie, ha vinto David di Donatello e Nastri d’argento, la sua interpretazione di Un borghese piccolo piccolo è stata definita addirittura da Oscar, e al tempo stesso è stato anche il serissimo goliardo che arrivava a passo svelto agli studi al Palatino, si sedeva a chiacchierare con l’amico e appassionato Giancarlo Governi, sfotteva il tecnico degli studi, di chiara fede avversa, ossia laziale, dava diecimila lire alla signora che teneva in ordine i camerini perché facesse fare il bagno a Cirillo, pastore bianco che sdraiandosi sotto le auto si sporcava, imitava il duce per la gioia delle maestranze, tutte di estrema sinistra, si circondava di persone di fiducia, come il caro amico Piero Piccioni, fratello dell’insigne docente di Letteratura italiana Leone, che chiamava l’assassino perché negli anni Cinquanta fu tirato in mezzo (nonostante lui non si trovasse affatto sul luogo del delitto, bensì da tutt’altra parte in tutt’altra compagnia, quella dell’amata, ma non si sarebbe dovuto sapere, Alida Valli) al caso Montesi – la povera ragazza morta in spiaggia vicino Roma con ogni probabilità in seguito a una delle tante orge che si facevano all’epoca (e probabilmente ancora oggi) nelle discrete ma splendide ville degli alti papaveri – per fare fuori dalla Democrazia Cristiana, all’epoca primissimo partito, il padre aspirante segretario, e dava vita a una masnada di aneddoti irresistibili: Claudio G. Fava non dà alle stampe semplicemente un volume, ma un vero e proprio tesoro, uno scrigno prezioso ricolmo di scintillanti gemme, una cornucopia doviziosa, magnetica e magnifica. Un’occasione, insomma, che non ci si può, né deve, lasciar sfuggire.

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