Libri

“L’amore ai tempi del petrolio”

9788860446824_0_221_0_75di Gabriele Ottaviani

Tentò di ricordare il viso di sua madre prima che la desse alla luce. Seguì la strada che percorreva ogni giorno da casa a scuola. C’erano un albero e un lungo fiume. Vide il suo solito posto sul ponte, dove sedeva al tramonto ad aspettare che comparissero le luci. Iniziò a elencare i nomi degli astri cominciando da Saturno e Giove, per finire con Venere e tutta la galassia. Tentò di contare sulle dita i nomi delle dee dell’antichità, da Nun e Nammu a Nut e Sekhmet. Ma l’insonnia non voleva saperne di lasciarla in pace, continuava a martellarle la testa. Volse gli occhi verso l’uomo e lo vide che si copriva il volto con il giornale; stava ancora dormendo, o forse aveva letto le notizie e poi si era addormentato leggendo. I suoi respiri erano cadenzati, come il suono del suo russare. Il fruscio delle pagine alla mercé del vento, il latrato dei cani in lontananza, il respiro affannoso delle donne, i loro colli che scricchiolavano sotto i barili… tutti i rumori erano coperti dal fragore della cascata. L’insonnia che picchiava nella sua testa come un martello, l’orologio che ticchettava al suo polso, il cuore che batteva sotto le costole e i suoi respiri pulsavano tutti nelle sue orecchie. Chiuse gli occhi per tentare un’ultima volta di prendere sonno, ma non appena si addormentò cadde come in un pozzo. Ogni rumore cessò e il tempo si fermò. L’orologio al suo polso non produceva più alcun suono: le pagliuzze di petrolio si erano intrufolate nel quadrante e avevano sommerso le lancette. Anche la lancetta dei secondi si era fermata. Non si muoveva nulla a eccezione delle pagine del giornale che si sfogliavano da sole per via del vento. Ogni pagina mostrava titoli scritti in rosso e nero.

Nawal al-Sa’dawi, L’amore ai tempi del petrolio, Fandango. Traduzione dall’arabo e cura di Stefania Dell’Anna. Pubblicato per la prima volta quasi vent’anni fa e messo all’indice dall’ortodossia del potere islamico, questo libro di una delle voci in assoluto più intense, determinate e determinanti dell’area che genericamente siamo soliti racchiudere sotto la definizione di vicino Oriente, che in realtà non tiene conto di numerose peculiarità, racconta l’attualissimo percorso di autodeterminazione di una donna che si trova a scontrarsi da ogni punto di vista con una mentalità e una società che non hanno la benché minima intenzione di lasciarle lo spazio che merita: da non perdere.

 

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“Memorie di una donna medico”

81LXPfzYu3L._AC_UL320_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi fermai sulla porta della sala autopsie. Sentii un odore singolare, penetrante, e vidi corpi umani nudi e senza vita stesi su tavoli di marmo bianco. I miei piedi mi condussero timidamente dentro la stanza. Mi accostai a uno di quei corpi: era il cadavere di un uomo, completamente nudo. Gli studenti intorno a me sorridevano maliziosi e osservavano quello che facevo. Ero sul punto di voltare la faccia dall’altra parte per non guardare quel corpo nudo e correre fuori dalla sala autopsie. Invece no, non lo feci. Accanto a me vidi il cadavere di una donna, anch’essa nuda, assediato da un gruppetto di studenti che lo scrutavano, sprezzanti e senza alcun pudore. Lanciai al cadavere dell’uomo occhiate altrettanto audaci e sfrontate e presi in mano il bisturi. Quello fu il mio primo incontro aperto e sfacciato con un uomo nudo. In quell’incontro, l’uomo aveva perso la sua dignità, la sua grandezza e la sua presunta nobiltà, era sceso dal suo trono per essere gettato sul tavolo autoptico accanto alla donna. Perché mia madre aveva stabilito tutte quelle tremende differenze tra me e mio fratello e aveva fatto dell’uomo un dio per il quale avrei dovuto cucinare per tutta la vita? Perché la società aveva sempre cercato di convincermi del fatto che essere un uomo fosse un onore e un privilegio, e che essere una donna fosse invece una vergogna e un difetto? Mia madre avrebbe mai potuto credere che davanti a me c’era un uomo nudo e nelle mie mani un bisturi con il quale gli avrei aperto la pancia e la testa?

Memorie di una donna medico, Nawal al-Sa’dawi, Fandango, traduzione di Stefania Dell’Anna. Emarginazione. Discriminazione. Sperequazione. Corruzione. Politica. Violenza. Inciviltà. Oscurantismo. Il tutto ai danni di chi è più debole. Di chi è più bisognoso. Di chi è più indifeso. E nella maggior parte dei casi si tratta di donne. E lei è una donna. Ma è anche un medico. Nell’Egitto di oggi. A un attimo da noi. Poche ore di volo, un braccio di mare. Drammaticamente attuali, tragicamente universali i suoi racconti: da leggere. Perché non può esistere un futuro migliore senza consapevolezza.

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