Libri

“I meccanismi dell’odio”

di Gabriele Ottaviani

La giustizia non può essere ridotta alle formule che dovrebbero garantirla…

I meccanismi dell’odio, Eraldo Affinati, Marco Gatto, Mondadori. Siamo una società sempre più diseguale, invidiosa, rabbiosa, precaria, incattivita, egoista, violenta e razzista: chi dice il contrario mente. Ma non è questo un buon motivo per rassegnarsi: anzi, si può e si deve combattere con tutte le forze per invertire la tendenza, prendendo le mosse dalla più grande opportunità che ci è concessa, il dialogo. Come quello colto, raffinato, ricco di riferimenti e citazioni ma al tempo stesso capace di parlare a tutti, perché comuni sono le istanze umane, quali che siano i contesti, che compongono le stentoree voci di Affinati e Gatto, in questo volume agile, denso, necessario.

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Libri

“Tutti i nomi del mondo”

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Malick ha un sorriso disarmante. È l’Africa a Roma.
Tutti i nomi del mondo, Eraldo Affinati, Mondadori. Ogni persona ha un nome proprio. Di norma si tende a ricordare bene quello di quelle che abbiamo incontrato nella nostra vita e che per noi, nel bene e nel male, sono state importanti, hanno significato qualcosa, contribuito con la loro presenza, oppure mancando, a farci diventare quel che siamo, a modificare la curva della traiettoria della nostra esistenza. Può essere importante dunque farne l’elenco, la lista, per tracciare una linea, portare a termine un bilancio. E chi è più avvezzo agli appelli di un insegnante? Se compiuta da soli, però, ogni umana impresa si fa ardua, e pertanto anche al nostro protagonista serve un Virgilio, o meglio un Ottavio, ex alunno talmente affezionato alla scuola da aver fatto più volte la stessa classe, e che si esprime in un latino talmente raffinato da essere romanesco. Ventisei nomi, uno per ogni lettera dell’alfabeto, compongono il mosaico di questa intima, tenera e importantissima riflessione etica sul nostro tempo liquido e la nostra società composita, in cui ognuno migra in cerca di sé, di senso, di serenità.

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“L’uomo del futuro”

l-uomo-del-futurodi Gabriele Ottaviani

Torni a riflettere sul vecchio mito novecentesco: l’uguaglianza delle posizioni di partenza. Mao o non Mao, è rimasto tutto irrisolto: Romoletto, il tuo studente peggiore, se fosse nato a Firenze, in via Principe Eugenio, invece che nei palazzi del Serpentone, a Corviale, una borgata romana, sarebbe uno dei migliori: si vede da come organizza la frase. Continua a commettere errori ortografici, sbaglia i congiuntivi, dispone di un lessico limitato, ma quel senso plastico della sintassi che, nonostante ciò, sfoggia nel tema, non gliel’hai insegnato tu. È una dote genetica, come il dribbling nel calcio. Gli occhi azzurri del neonato. Se Romoletto avesse potuto svilupparla, avrebbe avuto a sua disposizione uno strumento inventivo di prim’ordine.

Maestri. Nei villaggi di fango e paglia. Dove i muri sono loro. Muri contro l’ignoranza. La violenza. La sopraffazione. Il rapimento, che di quegli scolari fa soldati. Teppisti. Che non hanno altro modo per esprimersi, mentre il loro mondo crolla. Adolescenti, che vibrano di istinti e passioni. Italiani. A Ellis Island. Con buona pace di chi pensa che nascere in un luogo anziché in un altro sia una scelta. Quando con la valigia di cartone ci andavamo in giro noi. Quando le malattie le esportavamo noi. Quando la mafia la trasmettevamo noi, al di là dell’oceano, come una epidemia. Perché sempre a chi migra, milioni di onesti, si mescola il bandito, sempre si unisce il delinquente nella folla dei bravi, approfittandone. Suore, in Cina e in India, in mezzo ai poveri che più poveri non si può. Bambini ladruncoli per morire un po’ meno di fame. Renitenti alla leva. Ragazzi di Hiroshima. Preti. Figli della nostra società, epigoni della sua lezione, gente che l’ha dimenticata. La sua lezione. La lezione dell’uomo del futuro. Don Lorenzo Milani. Un uomo. Un sacerdote. Un intellettuale. Un educatore. Un eroe civile. Uno che il messaggio di Cristo lo aveva capito davvero, eccome. Non aveva settecento metri quadri di attico, per dire. Nominato a ogni piè sospinto in vita e in morte. Per lo più a sproposito. Tirato per la giacchetta. O meglio per la tonaca. Una stella cometa. Eraldo Affinati ne ripercorre, è proprio il caso di dirlo, la vita e le opere, l’eredità, ne ricostruisce il messaggio, ne tratteggia la figura con colori vivacissimi, tinte perfette, delicatezza e incisività, lirica e spirito di cronaca, tra Firenze, Milano, dove Lorenzo tentò di farsi pittore, Montespertoli, Castiglioncello, San Donato di Calenzano e Barbiana, quel luogo il cui solo pensiero ancora commuove. L’uomo del futuro, Eraldo Affinati, Mondadori, è imprescindibile.

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