Libri

“Aspettando il cielo”

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Dopo qualche tempo deve aver capito che l’aspettavo…

Aspettando il cielo, Eliot Ackerman, Longanesi, traduzione di Katia Bagnoli. Splendido sin dalla copertina, il libro narra con toni potenti, vibranti ed emozionanti, originali e ricchi di sfumature, la vicenda di Eden, che, del tutto incapace di muoversi e di parlare, sopravvissuto per miracolo a un attentato durante una missione militare e riportato negli Stati Uniti d’America dall’Afghanistan dopo un volo decisamente lungo e problematico, giace in condizioni talmente gravi che fanno disperare per il proseguimento della sua vita in un letto d’ospedale. Al suo capezzale la moglie, ma, in effetti, non solo. La storia, infatti, è più complessa di come possa sembrare… Impeccabile e imperdibile.

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Libri

“La signora dello zoo di Varsavia”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Come ricorda un sopravvissuto, i nazisti miravano a creare, passo dopo passo, un decreto dopo l’altro, un sistema di rapporti e di documentazione che avrebbe reso impossibile ogni tipo di complotto e che avrebbe localizzato con la dovuta precisione ogni singolo abitante della città.

La signora dello zoo di Varsavia, Diane Ackerman, Sperling & Kupfer. Traduzione di Mara Dompè. Il film non è malvagio, anche perché la sua protagonista, Jessica Chastain, secerne classe e talento. Il problema è che è troppo laccato. E non si può badare all’estetica quando si parla di un ghetto che brucia. Di persone deportate e ammazzate. Di un’eroina che li salva. Perché questo è stata la signora dello zoo di Varsavia. Una donna che insieme all’uomo che amava ha messo a repentaglio la propria esistenza per combattere un crimine infame. E il romanzo, molto meno edulcorato, perché non vuole essere per tutti, e si configura come un successivo approfondimento di quella che è la storia che la pellicola propone, e che vuole fare arrivare al maggior numero di persone possibile informandole senza turbarle, perché deve essere conosciuta, laccato non è. Ed è da non perdere.

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“Il buio al crocevia”

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Ora a Haris sembrava secondario il fatto di essere stato derubato al confine, una semplice questione logistica. Non aveva voglia di spiegarlo a Marty. Le sue ragioni per combattere si erano ridotte, via via che una assorbiva l’altra. Quello che era iniziato come un senso di colpa nei confronti di Jim, un desiderio di riscattarsi attraverso la lotta democratica della Siria, una causa irrefutabile, si era ridotto al desiderio di contribuire a rovesciare il regime, di ritornare alla guerra perché, proprio come era stato per Jim, ormai era l’unica cosa che conosceva, era la sua casa. Parole come ESL, rivoluzione, luoghi come Aleppo, Damasco, Azaz, erano diventati troppo grandi. Una causa vera, nel senso di una causa onesta, deve essere personale, specifi ca. Di fronte alla domanda di Marty, capì di aver trovato una ragione in quello che lei gli chiedeva.

Il buio al crocevia, Elliot Ackerman, Longanesi, traduzione di Katia Bagnoli. Sbattuto per terra, nella polvere e nel fango da chi lo sta rapinando di ogni cosa che sia in suo possesso, il passaporto, la mappa che gli serve per orientarsi, i soldi che gli occorrono per affrontare il viaggio che è in procinto di compiere, Haris, americano di origini irachene, è in Turchia. Vuole raggiungere la Siria, per combattere contro Bashar al-Assad. È sul punto di desistere, ma un uomo gli porge un aiuto. Si chiama Amir. È sposato con Daphne. Una donna bella, bellissima, affascinante. Che però ha dentro un’enorme sofferenza… Amore e morte, com’è noto, sono due facce della stessa medaglia, così come la felicità e il dolore, la paura e la speranza, la guerra e la pace: i contrari non possono esistere l’uno senza l’altro, non hanno senso, si nutrono della propria assenza. E quello che sembra essere inizialmente un viaggio reale, concreto, fisico, attraverso lo spazio e nel corso di un tempo breve e serrato, con un obiettivo immediato, si fa in verità oltre a questo ancor più significativamente umana e partecipe allegoria della ricerca di consapevolezza. Intenso e scritto con impareggiabile maestria.

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“Prima che torni la pioggia”

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Non ho mai saputo come avesse perso le dita. Avevo sentito dire che era successo prima di arrivare nello Special Lashkar e immaginai che il motivo per cui si era arruolato fosse da ricercare nella storia della sua mutilazione. Con solo tre dita, la mano sembrava la zampa artigliata di un gallo. E se da una parte la menomazione lo rendeva più lento degli altri, dall’altra lo aiutava a concentrare le energie sui compiti semplici. Forse fu per questo che, pur entrato per ultimo, notò per primo il nostro gruppetto nell’angolo in fondo. Ci osservò senza dare segno di interesse. Nei suoi occhi c’era una stanchezza greve. La pelle sottostante sembrava la buccia di un’arancia: liscia e ruvida al contempo. Si slacciò l’elmetto, svelando una criniera di ricci sale e pepe.

L’Afghanistan orientale è un luogo bellissimo, ma certo lì la vita non è facile. Soprattutto se si abita in un villaggio sperduto, in mezzo alle montagne, alte, brulle, impervie. E certo se non hai grandi risorse tutto questo è ancora più complicato: Aziz e Ali vivono lì con la mamma. Non vanno a scuola, ma lei insegna loro ciò che debbono sapere. E così imparano a leggere. E a scrivere. In mezzo alla povertà. Alla dignità. All’amore. Ma il mondo fuori non è affatto tranquillo come la loro casa dalle pareti di fango. E così all’amore si aggiunge il desiderio di rivalsa, la brama, umana, troppo umana, di vendetta. Elliot Ackerman, trentasei anni, per lungo tempo militare, esordisce con un romanzo splendido che tocca le corde più delicate del sentimento, profonde, vere, racconta la vita, in tutti i suoi aspetti, drammatici e poetici. Prima che torni la pioggia, Longanesi, traduzione a cura di Elisa Banfi.

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