Libri

“A chi appartiene la mia vita?”

di Gabriele Ottaviani

Nei primi anni dell’acclamata era atomica tutto assumeva contorni grandiosi…

A chi appartiene la mia vita? – Il suicidio nella modernità, Thomas Macho, Meltemi, con un saggio di Antonio Lucci, traduzione di Monica Fiorini. Bisogna un po’ morir per poter vivere, dice la canzone, ed è certo che con ogni probabilità molti di noi, in più di un’occasione, abbiano, nei momenti di massimo scoramento, posto a sé medesimi la domanda più dolorosa: del resto, se ognuno è artefice del proprio destino, perché non scegliere anche come e quando andarsene? Ma la nostra vita è solo nostra? Non appartiene anche un po’ a tutti coloro, ammesso che ce ne siano, che amiamo e che ci amano? Ogni vita, in fondo, non influenza incontrovertibilmente, persino inconsapevolmente, tutte quelle con cui, anche solo per un istante, viene in contatto? L’Ortis, il giovane Werther, George Bailey, Adriana Astarelli sono solo alcuni dei personaggi che sovvengono alla soglia della coscienza quando si pensa al suicidio, compiuto o meno: Macho indaga il ruolo nell’epoca moderna, attraverso anche diari, film e opere d’arte, di un atto di profondissimo vigliacco coraggio, di disperata speranza, un totem e un tabù della nostra cultura, realizzando un’esegesi monumentale, magnetica, profonda, che induce alla riflessione.

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