Cinema

“Baby driver”

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È un bravo ragazzo ed è un mostro al volante. Ovvio che venga ingaggiato come pilota da un pericoloso criminale organizzatore di rapine con cui ha un debito per colpa di un errore commesso quando era ancora più giovane. Quando il ricordo della tragedia che ha segnato la sua infanzia e che gli ha provocato pure un disturbo dell’udito che può cercare di sopire solo a suon di musica sparata nelle orecchie era ancora più vivo e vicino. Ma certe ferite non si rimarginano mai, anche quando arriva l’amore. Se poi ci si ritrova pure in un mare di guai… In sala prossimamente, Baby driver – L’arte della fuga è un film semplicemente spettacolare e imperdibile. Scritto bene, diretto meglio, interpretato alla grandissima, con una colonna sonora che definire pazzesca è molto più che riduttivo, ironico, divertente, brillante, intelligente, raffinato, esaltante, equilibrato, potente, entusiasmante, piacevolissimo. Con Ansel Elgort, Kevin Spacey, Lily James, Jon Bernthal, Eiza González, Jon Hamm e Jamie Foxx.

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Libri

“Alla fine della notte”

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Non avrebbe consegnato la sua fede nuziale. Per nessun motivo. Qualunque cosa dicessero Paul e quel monaco antipatico. Piuttosto si sarebbe fatta strappare di bocca le due capsule d’oro.

Alla fine della notte, Jan-Philipp Sendker, Neri Pozza, traduzione di Alessandra Petrelli. Paul è in Cina. Di nuovo. Va a trovare un amico, un poliziotto della squadra omicidi, che ora vive in un monastero buddista. Si è ritirato dal mondo, si tiene a debita distanza dalle sue tentacolari brutture. Dal regime e da tutto ciò che ne consegue. Con Paul c’è suo figlio. David. È un bimbo. Piccolo. Sta ancora nel passeggino. È il frutto dell’amore con Christine, sua moglie. Un giorno Paul commette una disattenzione. Assurda e fatale. A leggerla, cambiando quel che si deve, sembra di rivivere la scena cruciale di Profondo come il mare (qualcuno però ricorderà forse, più che il libro di Jacquelyn Mitchard, il film – non particolarmente brillante, a dire il vero, e decisamente figlio del suo tempo, ma che si lasciava ben guardare – che ne è stato tratto, In fondo al cuore, con Michelle Pfeiffer, Whoopi Goldberg, Treat Williams, Ryan Merriman e Jonathan Jackson): un albergo affollato e un bambino che non si trova più. Ma la situazione in questo caso è ancora più agghiacciante: perché le forze dell’ordine, appena capiscono cosa sia realmente accaduto, distruggono le prove… Mozzafiato.

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Libri

“I Borgia – Danzando con la fortuna”

516EGuWuy1L.jpgdi Gabriele Ottaviani

Niccolò Machiavelli, inviato permanente, servitore stimato e onorato della Repubblica, pensa a suo padre, a quanto sarebbe stato fiero di lui, e a quanto sarebbe stato orgoglioso di tenere un nipote tra le braccia, e l’eccitazione gli monta subito a incontrare le morbide pieghe della carne della moglie, che profuma di buono quasi quanto un’amante a letto.

I Borgia – Danzando con la fortuna, Sarah Dunant, Neri Pozza, traduzione di Maddalena Togliani. Che sia romanzato, a tratti in maniera persino eccessivamente colorita, non c’è la benché minima ombra di dubbio. Ma del resto è un romanzo, non un saggio storico. Per quanto, in ogni modo, la cura, l’attenzione, la precisione attraverso le quali il contesto in cui le vicende che vengono narrate nello scritto prendono luogo non possano essere definite che non utilizzando l’aggettivo mirabile, o qualche sinonimo. Godibile, facilissimo a leggersi e a fruirsi, quasi come se si trattasse di una riuscita serie televisiva punteggiata mediante sapienti tagli di montaggio, il libro, lussureggiante e lussurioso, di Sarah Dunant fa calare il lettore nell’Italia delle corti, dove il bene di maggior consumo, si direbbe, era l’assenza di scrupoli, da ogni punto di vista. Il fine, del resto, giustifica i mezzi, diceva per l’appunto Machiavelli, con una frase che si è guadagnata un’eccessiva celebrità nel tempo a venire e che oltretutto, o forse, anzi, proprio per questo, è stata assai fraintesa, a un livello tale da renderla paragonabile solo, con ogni probabilità, alla dottrina superomista di Nietzsche, in ben altri luoghi e ben diversi tempi. E proprio Machiavelli, l’uomo che al cospetto dei testi classici si cambiava addirittura d’abito, come per un incontro di gala, e che sosteneva che la fortuna fosse arbitra per metà delle vicende umane, non il fato ma un’antagonista della virtù, in costante e instabile relazione di equilibrio con essa (Guicciardini d’altro canto, per esempio, fa pendere decisamente la bilancia a favore della prima, mentre, sempre per citare uno dei più importanti intellettuali della storia, Boccaccio, molto prima di loro, connotava la fortuna come l’imprevedibilità dei fatti umani), è, insieme al suo “amato” Valentino, a Lucrezia Borgia e a molti altri di cui la storia ha tramandato pregi e nequizie, uno dei protagonisti di questa narrazione suadente e avvincente.

 

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Libri

“Fuoco sull’Ortigara!”

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10 GIUGNO 1917

Finalmente, alle 4.00 del mattino del 10 giugno giunse telegraficamente l’ordine di iniziare l’azione…

Fuoco sull’Ortigara! – Le artiglierie ferroviarie pesanti francesi in Valbrenta e nel Vicentino durante la battaglia del giugno 1917, Luca Girotto, Luigino Caliaro, DBS. Dal dieci al ventinove di giugno del millenovecentodiciassette, in pratica esattamente un secolo fa, l’altopiano dei Sette Comuni (Asiago, Lusiana, Enego, Roana, Rotzo, Gallio, Foza e Conco, un tempo frazione di Lusiana), fra i fiumi Astico e Brenta, è stato teatro di un evento bellico di drammatica importanza, la battaglia del monte Ortigara, una vetta di oltre duemila metri che la prima guerra mondiale, a furia di bombardamenti, ha abbassato di oltre otto. A fronteggiarsi l’esercito italiano, che nonostante i trecentomila uomini e gli oltre milleseicento pezzi d’artiglieria subì una tragica decimazione (più di venticinquemila morti), e quello austroungarico, dalle dimensioni decisamente più ridotte, alle dirette dipendenze del generale Viktor von Scheuchenstuel. L’aspetto che finora però non era stato sottolineato in maniera molto dettagliata è stato il contributo francese: questo volume colma la lacuna. In maniera chiara, ampia, semplice, interessante, precisa, puntuale, ricca di dettagli, importante da molti punti di vista, in primo luogo quello della testimonianza, resa ancor più vivida dalla documentazione raccolta e riportata e dalle immagini, di forte impatto. Da non perdere.

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Libri

“L’incontro”

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Reither prese le sigarette, non per fumarne subito un’altra ma per avere qualcosa in mano, visto che gli mancavano le parole da dire.

L’incontro, Bodo Kirchhoff, Neri Pozza, traduzione di Riccardo Cravero. Reither è un editore. O meglio, lo era. Sì, perché ha liquidato la sua casa editrice. Una ditta piccola, ma di pregio. È venuto il tempo di fare altro. Di godersi la vita. Quella che resta, e nessuno sa quanta in effetti sia. Il bello, e soprattutto il giusto dell’esistenza, è proprio infatti il suo sottrarsi a una pianificazione definitiva. Non tutto è controllabile, non tutto è prevedibile. E l’inatteso, una fredda sera di quello che è già per definizione il più crudele dei mesi, ossia aprile, perché, è noto, mescola, ardimentoso, neghittoso, superbo, dispettoso, lillà con terra morta, bussa alla sua porta. Una donna. Che fino a non molto tempo prima aveva un negozio di cappelli. E che ora sta per proporgli, più o meno consapevolmente, di iniziare, insieme, un viaggio… La classe e l’eleganza non si imparano e non si possono insegnare. Né tantomeno comprare. O si hanno o non si hanno. Questo curatissimo libro dai personaggi difficilmente dimenticabili le possiede entrambe.

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Libri

“Il disertore”

downloaddi Gabriele Ottaviani

È una tregua di cui non mi fido…

Non poté pubblicarlo perché il suo editore, un ex SS (tanti, finita la guerra, si sono riciclati in ogni ordine e grado, con buona pace dell’etica, della morale e della coscienza), nel millenovecentocinquantadue lo ritenne inaccettabile. In parte è la sua storia. Anche lui ha disertato. Ma è stato pure prigioniero. E in questo libro straziante si innalza libero e stentoreo un canto in difesa della vita e in lode della pace. Si dipinge la natura umana nelle sue mille sfaccettature: ognuno reagisce a suo modo dinnanzi alla pena che prova. Si riflette sulla retorica, sull’idea di patria, di nazione. E non solo. Così, Il disertore è rimasto nel cassetto. Fin quando Siegfried Lenz non è morto. Oltre sessant’anni dopo quel primo rifiuto. Hoffmann und Campe lo pubblica postumo, Neri Pozza lo propone (traduzione di Riccardo Cravero) ai lettori italiani. Walter è giovane. È sfuggito a un attentato. Si ritrova in un forte a dir poco buzzatiano. E… Da non perdere.

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Libri

“Anemone”

cop-1-197x300di Gabriele Ottaviani

E finisce sempre così,

che io ti amo

e tu mi usi,

che io ci credo

e tu ne abusi.

Anemone, Miriam Di Miceli, Tragopano. Nata nel millenovecentonovantatré, è con ogni evidenza dunque giovanissima. Eppure la sua cristallina voce poetica ha una sorprendente maturità, che pare impossibile non si sia più che abbondantemente nutrita di buone letture: il talento e lo studio, insieme, hanno prodotto un’antologia di ventidue componimenti – Introduzione, Sigarette parlano d’amore, Novembre, Lirica d’amore fallito, 1993, Narcolettiche distanze, Fiori zingari, Pane e olio, Segreto, Punteggiatura foglia, Amore blu, Mai più sola, Medea coscienza, Personificazione poetica, Inizio e fine, Il per sempre è una trappola, Grand Guignol, Tempi moderni, La generazione dei condannati al nulla, Crateri di rabbia, Sale, Protagonisti di fogli strappati – che, felicemente sintetici sin dai titoli, asciutti e variopinti, riescono a essere allo stesso tempo classici e originali, unici eppure capaci di far immedesimare il lettore nella nitida riconoscibilità di certe situazioni, di determinate sensazioni. Da leggere e assaporare, per riflettere e ragionare.

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