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“L’ultima provincia”

di Gabriele Ottaviani

Natale passò così, pieno di sugo, come una domenica qualunque…

L’ultima provincia, Luisa Adorno, Sellerio. Pisana, morta a Roma meno di un mese fa, a pochi giorni da quel secolo che avrebbe compiuto domani, all’anagrafe Mila Curradi, insegnante, animatrice culturale, intellettuale, scrittrice, Luisa Adorno ha una prosa elegante, raffinata, brillante, solida, potente, classica, che in molti, in primo luogo Sciascia, hanno apprezzato e apprezzano, e ricorda le voci di Fausta Cialente, Laudomia Bonanni, Maria Corti e tante altre formidabili interpreti della nostra tradizione: grand’ufficiale dell’ordine al merito della repubblica italiana, dà il nome a un fondo, depositato presso l’Archivio di Stato di Firenze a cura dell’Archivio per la memoria e la scrittura delle donne Alessandra Contini Bonacossi, che si divide in due nuclei distinti, uno formato dai dattiloscritti e manoscritti delle opere già edite (alcuni dattiloscritti si presentano in duplice redazione – manoscritta e fotostatica – con varianti significative) e uno composto da vari documenti quali recensioni, partecipazioni a convegni, presentazioni di testi, articoli già pubblicati in riviste (anche bozze di futuri racconti) e lettere varie, e nelle sue opere amalgama con eleganza finzione e autobiografia. In questo romanzo edito per la prima volta cinquantanove anni fa Adorno racconta con ironia, brio e verve la storia di una giovane antifascista toscana che si ritrova catapultata nella polifonica realtà del Meridione. Impeccabile e imperdibile.

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“Spy games”

di Gabriele Ottaviani

Il servizio segreto israeliano è quello maggiormente specializzato nell’infiltrazione diretta dei suoi uomini…

Spy games – Le più grandi operazioni di intelligence della storia, Alfredo Mantici, Paesi. Oggi molti lo conoscono perché tra gli investigatori di un noto e fortunatissimo reality a caccia di celebrità, ma Alfredo Mantici è soprattutto l’ex capo del Dipartimento Analisi del Sisde: l’intelligence è un settore in cui con abnegazione e passione sono stati, sono e con ogni probabilità per molto tempo ancora saranno impiegati donne e uomini in tutto il mondo e che ha scritto pagine importantissime nella nostra storia, per lo più, per ovvie e decisive ragioni, in un’ombra che Mantici, per quanto possibile, dissipa con questo avvincente volume, tributando pure il giusto riconoscimento. Interessante e intrigante.

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“Frida Kahlo”

di Gabriele Ottaviani

Ecco perché oggi Lupe mi staccherebbe la testa dal collo.

Frida Kahlo – Strappi, voli e bizzarrie – Una vita oltre, Valeria Biotti, Diarkos. Una grande artista spesso fraintesa, perché non rappresentava nulla di onirico, a suo dire, benché molti così interpretassero le sue tele, ma semplicemente la sua vita vera, surreale, drammatica, travolgente, violenta, intensa e conflittuale, al di là del verosimile per occhi incapaci di focalizzare, nel buio del mistero dell’esistere, la luce della sensibilità provata dal dramma, una donna dalle grandi passioni e dai dolori sconquassanti, spezzata, ma mai doma: questo nuovo ritratto di Frida Kahlo è classico e al tempo stesso sorprendente, vivido, policromo e magnetico. Da leggere e da vivere, come un viaggio, un’esperienza, un’emozione.

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“Un altro Menger”

di Gabriele Ottaviani

Chi possiede un capitale, di norma è nella condizione di crearsi, a partire da esso, un reddito puro e duraturo, il quale nella scienza porta il nome di rendita sul capitale o interesse del capitale nel senso lato della parola…

Un altro Menger – Scritti polemici, Liberilibri. A cura di Raimondo Cubeddu, professore ordinario di Filosofia politica a Pisa, esperto, fra l’altro, di Karl Popper, di Leo Strauss, della tradizione politica liberale, della Scuola austriaca (Carl Menger, per l’appunto, nonché Eugen von Böhm-Bawerk, Ludwig von Mises e Friedrich A. von Hayek), di Bruno Leoni, di teoria delle istituzioni, di filosofia delle scienze sociali e delle dottrine del diritto naturale, e Marco Menon, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa, dove collabora con la cattedra di Filosofia politica, che selezionano una serie di interventi del fondatore, ritratto qui in veste inedita e sorprendente, della già menzionata Scuola austriaca in occasione del centenario della morte del grande economista, tutt’altro che un “prudente conservatore”, come sosteneva Hayek, anzi, piuttosto un liberale laico e riformista, attento alle questioni sociali, privo di inclinazioni stataliste e appassionato educatore. Da non perdere.

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“Le miniere di Re Salomone”

di Gabriele Ottaviani

Poi mi accorsi che mancava Good, e cercai di vedere cosa ne fosse stato di lui. Presto lo vidi seduto sulla riva del ruscello, dove aveva fatto il bagno. Non indossava altro che la sua camicia di flanella, e le sue naturali abitudini di estrema pulizia si erano riaffermate, poiché era impegnato a fare una toilette molto elaborata. Aveva lavato il suo colletto di guttaperca, aveva scrollato accuratamente i pantaloni, il cappotto e il gilet, e ora li stava piegando ordinatamente finché non fu pronto a indossarli, scuotendo tristemente la testa mentre esaminava i numerosi strappi e le lacerazioni, che naturalmente erano il risultato del nostro spaventoso viaggio…

Henry Rider Haggard, Le miniere di Re Salomone – Allan Quatermain, Landscape Books, traduzione di Denis Protti. Classico immortale della letteratura amatissimo sin dal suo primo palesarsi sugli scaffali delle librerie, ormai quasi un secolo e mezzo fa, il volume inaugurale delle avventure di Allan Quatermain (nonché di un vero e proprio filone generale, quello della narrazione dei cosiddetti mondi perduti), famoso cacciatore di elefanti nel Sud Africa coloniale, narra delle sue titubanze nel momento in cui viene avvicinato da Sir Henry Curtis perché, almeno ufficialmente, lo aiuti a trovare il suo fratello minore scomparso: il vero obiettivo, però, in realtà, gli pare senza dubbio un altro, e… Da scoprire e riscoprire.

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“Ladro nella notte”

di Gabriele Ottaviani

Mi meraviglio che il ladro abbia avuto il coraggio di farlo…

Ladro nella notte, Edgar Wallace, Landscape Books. Non si trova più una spilla con castone di diamanti che sia una in quel di Londra, laddove l’alta società è sconvolta dalle anonime missive di colui che si fa chiamare Amico Fidato e che svela i più pruriginosi e inconfessabili segreti dei papaveri più alti e altezzosi fioriti sulle rive del Tamigi: un misterioso ladro ne fa letteralmente incetta. E chissà che non si tratti della donna per cui batte il cuore del giovane e valente ispettore Jack Danton: ma… Da non perdere per nessuna ragione.

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“Sorelle”

di Gabriele Ottaviani

Luglio, che c’è? Ha detto Settembre, ma ormai eravamo già vicine all’ingresso e prima che potessi pensare a cosa rispondere eravamo già entrate. Guardavano tutti sul cellulare. Qualcuno ci ha viste e ho sentito che dicevano il mio nome, e lo ripetevano. Settembre ha cominciato a cambiare espressione. Una professoressa ci è corsa incontro, con le ascelle pezzate di sudore, alzando le mani per mandarci fuori, ma prima che ci riuscisse – da sopra la sua spalla – qualcuno ha alzato lo schermo del cellulare verso di noi e sono riuscita a vederla. Non ho riconosciuto la faccia tonda, i capezzoli come due punti esclamativi capovolti al centro dello schermo. Sullo sfondo della foto si vedeva la parte di sopra dello scarico del bagno e la figura aveva il mio vestito. Tutti si erano girati a guardarmi, con le facce come tante lune nella luce fioca del corridoio. Mi sembrava che mi avessero infilato qualcosa nelle orecchie, nel naso e nella bocca, qualcosa che si gonfiava e si bagnava sotto la pelle; mi facevano male i denti, come se avessi morso qualcosa di freddissimo. Settembre ha visto la foto e poi si è girata e mi ha guardata negli occhi.

Sorelle, Daisy Johnson, Fazi, traduzione di Stefano Tummolini. La più giovane scrittrice, e non stupisce affatto, vista la bravura senza ombre, mai entrata nella rosa dei finalisti del Man Booker Prize, astro nascente e fulgidissimo della già di per sé di altissimo livello narrativa inglese, torna con un nuovo sconvolgente romanzo che vede per protagoniste due sorelle, due adolescenti nate a dieci mesi di distanza l’una dall’altra che vivono in simbiosi e si sono giurate eterno sostegno. Sono avvezze all’isolamento, sono cresciute senza amici e si bastano. Ma un pomeriggio a scuola accade qualcosa di indicibile, e non si può più tornare indietro… À bout de souffle.

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“Quando il mondo era giovane”

di Gabriele Ottaviani

«Matvej», disse poi. «Era una guardia. Di quelle che eseguivano le condanne impartite senza nessun processo, così, arbitrariamente. Di prigionieri processati io non ne ho mai incontrati. Ma, dopo la condanna, praticamente non esistevo più». «E questa guardia come ha avuto il nostro indirizzo?». «Gliel’ho dato io. Era l’aprile del 1947. Con la preghiera di spedirti una lettera che ti avevo scritto. La lettera non c’era?». Nina scosse il capo. «Per caso avevi accluso qualche oggetto di valore?», domandò Kurt. Guardò la mano destra di Joachim, quella a cui portava la fede. «Sì. Un crocefisso d’argento. Me l’aveva dato un compagno prima di morire, con la preghiera di andare dalla sua famiglia, se mai fossi tornato a casa». Elisabeth mise sul tavolo un piatto di prugne appena lavate. «E tu l’hai fatto?». Joachim guardò sua suocera, stupito che potesse dubitarne. «Certo. Ci sono andato appena arrivato. Ho scritto altre tre lettere di questo tipo, mettendoci i necessari francobolli. Testa calva e filo spinato». Faceva dello spirito? «Quei francobolli sono stati rilasciati il giorno della Festa della mamma. Per commemorare i prigionieri di guerra. Nella lettera menzionavi il crocefisso?». «Sì. Matvej si è preso entrambe le cose. Che peccato. E dire che mi fidavo di lui». Prese la fascia grigia, il pezzetto di feltro col fulmine rosso. «Queste cose ce le avevo messe perché capiste che ero veramente io. La mia scrittura ormai non si distingueva più». Posò i due oggetti sul tavolo. «Immagino quanto ti abbia turbata ricevere un messaggio del genere, Nina. Il mio intento era l’opposto». «È successo proprio quello che avevo immaginato», disse Kurt. «Solo che nella mia ipotesi l’oggetto allegato era la fede nuziale». «Da quella non mi sarei mai separato», disse Joachim fissando Nina. Elisabeth sfiorò la mano di Joachim. «E queste cicatrici?». «Sono i morsi delle api. Ho cercato di rubare del miele». «E ti hanno provocato ferite così profonde?», fece Nina. «L’infezione è arrivata fino all’osso». «Sei stato male? Ti hanno portato in infermeria?». «E non una volta sola. Quando ci si nutre di radici e pane secco bagnato nell’acqua sporca, l’organismo non ha molte difese. Ecco perché poi uno non riesce a starsene zitto quando il proprio figlio lascia il cibo nel piatto». «Hai fatto molta strada per arrivare fin qui». «E ritrovarmi in patria a votare Adenauer». Kurt sorrise. «Hai visto i cartelli elettorali della CDU? La mano rossa che ghermisce la donna e il bambino?». «Coi comunisti non voglio avere più niente a che fare». «Il loro bersaglio però sono i socialdemocratici», disse Kurt. Lui aveva votato per il candidato della SPD, Ollenhauer. La loro campagna elettorale non era stata così polemica. «Basta parlare di politica!», tagliò corto Elisabeth. «Porta solo infelicità». «Ma perché questa busta mi è arrivata dopo quattro anni?», domandò Nina. «Questo non lo so», disse Joachim.

Quando il mondo era giovane, Carmen Korn, Fazi, traduzione di Manuela Francescon. Gli anni Quaranta del Novecento hanno lasciato ferite ardue a sanarsi, così l’alba del nuovo decennio è salutata con gioia e speranza, sia a Colonia, dove la casa di Gerda e Heinrich Aldenhoven è stata distrutta e la galleria d’arte di Heinrich non basta per sfamare tutti, sia ad Amburgo, dove il genero di Elisabeth e Kurt non è ancora tornato dalla guerra, sia a Sanremo, dove si è trasferita Margarethe, che si gode il marito italiano e la loro bella vita ma farebbe volentieri a meno delle invadenze della suocera. Ma… Delizioso sin dalla splendida copertina, con l’inconfondibile Maggiolino Volkswagen.

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“Capelli, lacrime e zanzare”

di Gabriele Ottaviani

Sibilla gli fece strada in veranda. Era una di quelle giornate di giugno a contrasto tipiche di Lusaka, quando il sole è fuoco e l’ombra è ghiaccio. Il prato, circondato dal muretto bianco, era tutto a chiazze, già assetato di pioggia. L’albero di guava senza frutti vibrava pietosamente per il vento.

Capelli, lacrime e zanzare, Namwali Serpell, Fazi, traduzione di Enrica Budetta. Gli uomini amano e temono il tempo, costruiscono muri e valicano confini: sono fatti per cambiare, contraddirsi, spergiurare. Sulle rive del fiume Zambesi, a poche miglia dalle maestose Cascate Vittoria, nell’anno del Signore millenovecentoquattro, c’è un insediamento coloniale chiamato Old Drift. In una stanza fumosa dell’hotel dall’altra parte del fiume, invece, c’è un esploratore di nome Percy M. Clark, il quale, annebbiato dalla febbre, commette un errore che intreccia al di là di ogni previsione il destino di un albergatore italiano con quello di un garzone africano, generando un incredibile effetto domino, le cui conseguenze attraversano le generazioni e testimoniano l’infinità varietà della natura umana. Eccellente.

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“Un esperimento d’amore”

di Gabriele Ottaviani

Eravamo terrorizzate di non avere indosso i guanti di lana come prescritto; i nostri palmi sfregarono l’uno contro l’altro, poi si afferrarono e rimasero chiusi in una presa salda e sudaticcia. Passammo davanti alla vecchia scuola, a quell’ora chiusa e deserta, il cortile vuoto a parte le cartacce svolazzanti, le doppie porte sigillate; quell’autunno sarebbe continuato senza di noi, straripante di bambini vocianti, che succhiavano il latte con le cannucce e rovesciavano l’inchiostro e si davano i nocchini sulla testa ispezionata in cerca di pidocchi e recitavano la cantilena delle tabelline e provavano la bacchetta sulla punta delle dita gelate. «Come sembra piccola la scuola, vero?», fece Karina. «Che pena». Svoltammo in discesa verso la stazione degli autobus, ci gettammo la cartella sulla spalla verso l’esterno e continuammo a braccetto, facendo la catena.

Un esperimento d’amore, Hilary Mantel, Fazi, traduzione di Giuseppina Oneto. Carmel McBain, brillante figlia unica di genitori cattolici irlandesi della classe operaia residenti in una desolata cittadina della metà del cosiddetto secolo breve, è l’orgoglio della madre che per lei sogna un futuro migliore, tanto da spronarla prima a ottenere una borsa di studio per la scuola del convento locale, e poi a sostenere gli esami per un posto alla London University. E Carmel non la delude, iniziando però un viaggio che ha il sapore della rivoluzione, sessuale, politica e non solo: avvincente, appassionante, ironico, profondo, sorprendente. Da leggere, rileggere, far leggere: travolgente, strepitoso, geniale.

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