68. Berlinale

“River’s edge”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

River’s edge. Ambientato nella Tokyo spersonalizzante e inquinatissima del millenovecentonovantaquattro, alla vigilia di eventi molto dolorosi per il popolo giapponese come il terremoto di Kobe e l’attentato nella metro della capitale, in un tempo vicino ma che appare assai distante, non fosse altro per il fatto che per chiamare la persona che si aveva nel cuore si potevano usare solo i telefoni fissi o le cabine perché altro non esisteva, narra la storia di un gruppo di adolescenti ansiosi di crescere, ognuno con i suoi problemi, tra bulimia, bullismo, omosessualità, dipendenze, promiscuità, gravidanze indesiderate, violenza e frustrazione, ma con troppe derive caricaturali che inficiano l’efficacia del delicato messaggio di fondo. Troppo imperfetto, peccato.

Annunci
Standard
68. Berlinale

“The bookshop”

download (1)di Gabriele Ottaviani

The bookshop. Basato sull’omonimo romanzo di Penelope Fitzgerald, che non pare essere esattamente Honoré de Balzac o Marcel Proust, è ambientato in Gran Bretagna sul finire degli anni Cinquanta e racconta la storia di una giovane donna, vedova da oltre quindici anni, che ama i libri, la letteratura e il loro potere salvifico e vuole aprire una libreria in un piccolo borgo di pescatori, aiutata da un uomo reso solo dalla vita e osteggiata da una sorta di Grimilde vanagloriosa, potente e prepotente. Più confezione, suggestiva, che sostanza, per un film lento, non particolarmente avvincente, didascalico e canonico, non mal fatto né mal interpretato, con un bel messaggio, un interessante sviluppo e un uso eccessivo della voce narrante, che però non aggiunge purtroppo molto al genere.

Standard
Libri

“Alberto Della Ragione collezionista e mecenate del Novecento”

c507b3f85c349a8b3b501445c1c2f22e_w200_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

All’alba degli anni Sessanta Guttuso descriveva un Della Ragione chiuso nel suo silenzioso ritiro, lontano dal caos, confortato dalla proprietà di un gruppo ristretto di opere, ristretto almeno rispetto al passato, ma selezionato con cura, “come fiori nel suo giardino”.

Alberto Della Ragione collezionista e mecenate del Novecento, Chiara Toti, Olschki. Alberto Della Ragione viene al mondo a Piano di Sorrento nel milleottocentonovantadue, diviene capitano di lungo corso, ingegnere navale, insegnante di matematica e molto altro ancora: in particolare è un appassionato d’arte, e giorno dopo giorno, anno dopo anno, riesce a collezionare un numero impressionante di opere straordinarie, di autori come, per esempio, Signorini, Carrà, Sironi, Campigli, Morandi, De Pisis, Modigliani, protegge durante il fascismo artisti ostracizzati dal regime, rileva e ribattezza a Milano la Galleria della Spiga, custodisce la bellezza, per antonomasia salvifica. E ne fa dono al mondo, al pubblico, perché tutti possano bearsene. E diventare, per il tramite di essa, migliori. Questa raffinatissima pubblicazione ne racconta la vicenda, con una tale dovizia di dettagli da farla rassomigliare a una cornucopia grondante primizie. Da non perdere.

Standard
Libri

“Il circo del Dr. Lao”

41M6spkXOQL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

La sua franchezza brutale possiede uno strano fascino.

Il circo del Dr. Lao, Charles G. Finney, Meridiano zero. Traduzione di Renato Prinzhofer. Abalone, Arizona, il tempo duro e difficile della Grande Depressione. La città non è particolarmente grande, e l’arrivo del circo la sconvolge. Almeno inizialmente. Poi, si sa, nella vita ci si abitua più o meno a tutto, con lo scorrere del tempo, e quindi alla curiosità si sostituisce prima la diffidenza e poi l’indifferenza. La provincia ha i suoi ritmi, la brava e operosa gente di Abalone ha ben altre cose da fare che non perdere tempo con serpenti di mare, maghi, sirene, chimere, belve, creature leggendarie e superuomini che sfuggono a ogni legge naturale. Perché qualcosa non torna, decisamente, in questo caravanserraglio. Ma è possibile cercare una spiegazione logica all’immaginifico? Simbolico e intrigante, è da leggere.

Standard
Libri

“Mondo duplex”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il popolo non si curava più del perché delle cose…

Mondo duplex – Il tradimento di un antico, sorprendente e rivoluzionario messaggio, Paolo Macoratti, Editrice Nuovi Autori. Il primo e premiato saggio di Paolo Macoratti, architetto e appassionato divulgatore di storia e memoria a vario titolo garibaldina, si interroga con profondità sulle umane sorti e progressive. All’uomo infatti si addicono da sempre determinati valori, che poi la religione, la filosofia, le varie attività hanno contribuito a modificare, intaccare, mutare. Riscoprire le origini, le radici dell’esistenza, le fondamenta della dicotomia tra bene e male, alla luce anche del messaggio cristiano, è dunque un compito che non può essere trascurato, per fare in modo che la società sia migliore e più giusta: la necessità dell’impegno è sentita come indispensabile, qualificante, definitiva, e Macoratti la indaga nel dettaglio, avvalendosi anche di una trama allegorica, simbolica e interessante.

Standard
Intervista, Libri

Michele Gambino, la memoria e la storia

51dE4VBrWvL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Michele Gambino è l’autore di Enjoy Sarajevo: Convenzionali ha avuto il piacere di intervistarlo per voi.

Da dove nasce Enjoy Sarajevo?

Il romanzo nasce da due esigenze. La prima, molto privata, di liberarmi raccontandola di una storia che ha segnato la mia vita, nel male e per certi versi anche nel bene, come capirà chi leggerà il libro. La seconda esigenza era quella di raccontare dall’interno, e dal punto di vista della gente che l’ha vissuta, una guerra che abbiamo dimenticato molto in fretta, benché si sia svolta per quattro lunghi anni a poche centinaia di chilometri da noi.

Che cosa rappresenta la guerra?

Tralasciando gli interessi particolari e i calcoli politici che la innescano, la guerra e soprattutto la valvola di sfogo di pulsioni antiche e mai del tutto spente che agitano i popoli in determinate aree del mondo. Per chi la vive da testimone, come è accaduto a me, è la più straordinaria delle esperienze che un uomo possa fare, insieme alla paternità e all’amore.

Che tipo di conflitto è stato quello nell’ex Jugoslavia?

Etnico, religioso, politico. Nelle condizioni date dopo la disgregazione del vecchio ordine, per evitare la guerra serviva una classe politica illuminata e disinteressata sia in Croazia che in Bosnia. Purtroppo una tale classe politica non c’era.

Come ci cambiano le esperienze che viviamo?

Noi siamo le esperienze che viviamo.

Che ruolo ha la memoria?

È la camera di compensazione delle nostre esperienze, la rete attraverso cui passano le cose che ci accompagneranno per la vita, e che scegliamo di raccontare.

Come sono cambiati la società, la politica, l’Italia negli ultimi vent’anni? E i Balcani? Io personalmente conosco in modo diretto solo Belgrado e Banja Luka, una città in cui si costruiscono moschee ma le persone di fede islamica rimaste sono pochissime e laddove ogni scritta, anche sui pacchetti di sigarette o sugli incarti dei biscotti, è ripetuta tre volte, in serbo, che almeno ha dalla sua la diversità dell’alfabeto cirillico, in croato e in bosniaco, che viceversa sono identici…

Ho vissuto gran parte della mia vita professionale in un mondo in cui cose come ideologie, idee, partiti, giornali, avevano un senso ed erano centrali. Un mondo le cui coordinate erano chiare a tutti –  il sud, il nord, l’est, l’ovest – e ognuno poteva collocarsi in un punto preciso, e andare verso una direzione scelta. Oggi, e questo non credo riguardi solo l’Italia, ma forse l’Italia in modo particolare, ognuno ha una sua bussola, e ogni bussola indica punti cardinali diversi. Questo ci rende tutti più confusi, più soli, anche se abbiamo duemila amici su Facebook. In quanto ai Balcani vale sempre la frase di Churchill: essi producono più storia di quanta ne possano digerire. Oggi quell’area produce più fondamentalismi e nazionalismi di qualsiasi altra regione europea, e la miccia della violenza è sempre pronta ad esplodere. Anche per questo ho voluto scrivere un libro che tra le altre cose parla della guerra in quell’area: ricordare può aiutare a scongiurare.

Che fine hanno fatto gli ideali e le ideologie?

Proprio stamattina ho partecipato a un’assemblea pubblica in un liceo romano, e ho ascoltato molti ragazzi parlare di ideali e di valori, con passione e serietà. Quindi quando un quasi sessantenne come me parla di fine degli ideali, come faccio nel romanzo, non prendetelo sul serio, sta solo parlando di sé. In quanto alle ideologie, a me sembra che siano come il bacillo della peste nel romanzo di Camus: dormono tra le pieghe di un lenzuolo dentro un cassetto, e prima o poi torneranno a diffondersi. Depurate dagli ideali, temo, e cariche di estremismo e di storture.

Bene e giustizia vanno sempre di pari passo?

Nel romanzo il protagonista si trova proprio davanti al dilemma di esercitare la giustizia in nome del bene. Ma il protagonista scopre, suo malgrado, che bene e male s’intrecciano, e non può essere fatta giustizia.

Qual è la missione dei mezzi di comunicazione di massa?

Esistono ancora i mezzi di comunicazione di massa? O non dovremo sempre più parlare di una massa di mezzi di comunicazione, il cui scopo non è indirizzare le menti, come facevano i regimi, o formare i cittadini, come faceva la buona informazione, ma molto più semplicemente accumulare click e profilare i fruitori per vendergli merci in maniera mirata?

Qual è l’obiettivo più importante da tenere presente nel momento in cui ci si appresta a raccontare una storia?

Intanto che sia ben scritta. E in secondo luogo che, seppure parli di un singolo essere umano o di pochi esseri umani, essa sia in grado di riguardare molti. Il mio romanzo racconta la storia di una caduta, quella di un cinquantenne che ha rinunciato alle sue battaglie ideali ed è stato piegato dalla vita. A lui questo accade in circostanze eccezionali, ma credo che la sua parabola sia comune al percorso di moltissimi di noi.

Che cos’è il giornalismo oggi? E cos’era quando ha cominciato?

Dovrei scrivere un trattato per rispondere. In sintesi, utilizzando una banale metafora, una volta il giornalista raccoglieva l’acqua nel fiume delle notizie e la infilava nella bottiglia, cioè dentro il giornale o il Tg. Oggi, e sempre di più, ognuno ha la sua bottiglia, e se la riempie da solo.

Quale immagina che sarà l’esito delle prossime elezioni politiche?

Questa risposta è più facile: chiunque vinca, ammesso che qualcuno vinca, vincerà il populismo.

Perché scrive?

Perché quando vado a cena con gli amici, e comincio a raccontare una delle mille storie che ho vissuto, c’è sempre qualcuno che dice: “Cavolo, ma questa la devi scrivere!”

Cosa vorrebbe che i lettori pensassero del suo libro?

Che è un pugno nello stomaco, però ben scritto.

Standard
Libri

“Enjoy Sarajevo”

51dE4VBrWvL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Io correvo davanti al mio destino, e credevo di essere troppo veloce anche per la morte.

Enjoy Sarajevo, Michele Gambino, Fandango. Michele non è più quello di un tempo. Una volta erano ideali nobili a muovere le sue azioni, adesso è avvitato su di sé, chiuso a riccio, deluso e disilluso, cinico. Fa il suo lavoro, ma non è più un giornalista di splendide speranze, volitivo, determinato, appassionato. Fa l’autore in tv, per un programma pomeridiano. Ma poi nella sua esistenza riappare Amos. Amos Profeti. Un mercenario. Che lo riporta indietro nel tempo, e in un altrove. Quello della guerra nei Balcani. Amos è un irresistibile pericolo, un male necessario, sa dove colpire perché il dolore sia più lancinante, e Michele si riscopre di nuovo fragilissimo, in balia degli eventi, costretto a scelte estreme, obbligato al male per raggiungere il bene e la giustizia attraverso una zona grigia fatta di conti da chiudere definitivamente, perché il passato è semplicemente trascorso, non significa che non esista più, né che non sia mai esistito o non continui a influenzare la vita. Travolgente, intenso, ricchissimo di livelli e chiavi di lettura e di interpretazione, caleidoscopico, umanissimo, caratterizzato fin nel minimo dettaglio, sia per quel che concerne gli ambienti che, soprattutto, la raffinata psicologia dei personaggi: da non perdere.

Standard