cultura, eventi, premio goliarda sapienza

And the winners are…

download.pngPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Premiati al Salone Internazionale del Libro

ex aequo

Stefano Lemma  – autore del racconto La Crisalide

e

Michele Maggio – autore del racconto Comma 22

vincono l’VIII Edizione del

PREMIO GOLIARDA SAPIENZA – RACCONTI DAL CARCERE

Progetto Speciale Malafollia

Reading

LUIGI LO CASCIO

Interventi

EDOARDO ALBINATI, ERRI DE LUCA, PATRIZIO GONNELLA

I racconti pubblicati nel libro

Malafollia

a cura di  ANTONELLA BOLELLI FERRERA

(Giulio Perrone Editore)

Torino, 9 maggio 2019-  Vincono l’VIII Edizione del Premio Goliarda Sapienza – Racconti dal carcere, progetto speciale Malafollia,  STEFANO LEMMA autore del racconto LA Crisalide e MICHELE MAGGIO autore del racconto Comma 22.

La cerimonia di premiazione, che anche quest’anno si è svolta non più in un carcere, ma in mezzo alla gente e nel luogo simbolo della cultura – il Salone Internazionale del Libro – è stata condotta dalla giornalista Antonella Bolelli Ferrera, ideatrice e curatrice del Premio Goliarda Sapienza (promosso da Inverso Onlus e SIAE) unico concorso europeo rivolto alle persone detenute, che vede la partecipazione attiva di grandi scrittori ed artisti nelle vesti di tutor . Madrina è la scrittrice Dacia Maraini.

“I più grandi scrittori ed artisti da anni sono di fatto i testimonial di un progetto che si pone un fondamentale obiettivo – ha affermato Antonella Bolelli Ferrera: – portare la cultura in carcere affinché assieme ad essa germogli una cultura della legalità. Senza di loro il Premio rimarrebbe ristretto nella nicchia degli addetti ai lavori, mentre è anche creando un collante fra i due mondi – quello esterno e quello dentro il carcere – che si possono gettare le basi per innescare quel processo virtuoso che induce alla riflessione. Un progetto ambizioso, ma la cultura questo potere ce l’ha. Ed anche la nostra presenza qui –  conclude – ha un significato particolare, per questo ringrazio Nicola Lagioia, direttore artistico del Salone, per avere ospitato anche quest’anno il nostro evento in mezzo ai grandi della letteratura mondiale”.

Il progetto:

Dopo il felice esperimento del laboratorio di scrittura creativa dello scorso anno, è stata costituita una factory creativa formata dagli autori che nel corso delle diverse edizioni del Premio Goliarda Sapienza si sono distinti per qualità di scrittura e di pensiero. Sotto una guida editoriale, ma con assoluta libertà espressiva, gli autori (una ragazza e cinque uomini di varie età) si sono cimentati nella scrittura di racconti sul tema della follia in carcere. Da qui il titolo del progetto speciale Malafollia, il primo passo verso un più ampio progetto di scrittura collettiva.

LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE

Reading:

Dopo la presentazione degli autori finalisti (“Edmond”, Patrizia Durantini, Stefano Lemma, Michele Maggio, Sebastiano Prino, Salvatore Torre), è stato l’attore Luigi Lo Cascio a dar voce alla follia narrata nei loro racconti, pubblicati nel libro “Malafollia” (Giulio Perrone Editore) a cura di Antonella Bolelli Ferrera.

I Racconti:

Patrizia Durantini Pensieri doppi, “Edmond” Perché un pazzo che cos’è?, Stefano Lemma La crisalide, Michele Maggio Comma 22, Sebastiano Prino Sa bentana cunzada (La finestra chiusa), Salvatore Torre Sesto Lario e Svastica.

I proventi del libro saranno utilizzati per iniziative volte a favorire la cultura della legalità

Interventi:

Sono intervenuti gli scrittori Erri De Luca, Edoardo Albinati e Patrizio Gonnella.

Erri De Luca, storico Tutor del Premio Goliarda Sapienza, a proposito del percorso interiore, a volte doloroso, che deve compiere uno scrittore, ha detto: “Scrivere, soprattutto quando parte da un faticoso lavoro di introspezione, può essere liberatorio, come parlare a un ascolto amico, ma per diventare libro per lettore, bisogna oltrepassare la soglia della confessione. La storia narrata deve far dimenticare al lettore che esiste l’autore.”

Edoardo Albinati, autore di una introduzione del libro Malafollia è rimasto colpito dalla qualità dei racconti: “Ho trovato originale l’idea di concentrarsi sul tema della follia, perché c’è un nesso molto forte tra essa e il carcere, sia quando la follia è il prodotto della carcerazione sia quando ne è la premessa, però quello che mi ha colpito è stata la qualità di scrittura di questi racconti, di cui almeno due-tre di rango letterario assoluto; ritengo che il piacere di leggere sia senz’altro la cosa più attraente, la condizione per cui è valsa la pena scrivere l’introduzione a questo libro.”

Patrizio Gonnella, autore di una seconda introduzione per il libro, come presidente dell’Associazione Antigone, ha invece posto l’accento sull’importanza della Sentenza 99 della Corte Costituzionale: “Pone un punto che non è solo di principio, ma ha un forte impatto pratico, ovvero l’equiparazione della salute psichica alla salute fisica. È un retaggio del passato quello di ritenere la malattia solo qualcosa che colpisce il corpo, e questa equiparazione in tema di benessere psicofisico, pur riferendosi a un unico articolo, potrà avere un impatto più generale sull’ordinamento penitenziario. Quale sarà questo impatto lo vedremo con il tempo, sicuramente sarà un grosso strumento nelle mani della Magistratura di Sorveglianza, che potrà mettere in campo tutti gli strumenti, anche normativi, attivabili di solito per la malattia fisica, laddove vi sia un serio disagio psichico”.

Giuria:

Per la prima volta nella storia del Premio Goliarda Sapienza, le votazioni hanno determinato un’assoluta parità fra due racconti.

La giuria formata da scrittori e giornalisti (Annamaria Barbato Ricci, Paolo Di Paolo, Massimo Lugli, Giordano Meacci, Angelo Pellegrino, Federico Ragno, Marcello Simoni, Cinzia Tani, Nadia Terranova, Mons. Dario Edoardo Viganò) e da circa duecento studenti liceali, è presieduta

dal poeta Elio Pecora che ha detto: “Questo risultato di parità è la dimostrazione dell’elevato livello dei racconti che hanno diviso la giuria equamente, dimostrando peraltro l’autenticità di questo concorso”.

Vincitori ex aequo:

Stefano Lemma, autore de La crisalide

Motivazione: “Racconto fluido e ben strutturato che percorre le traiettorie della follia trasmettendone le tipiche fissazioni ed esplosioni. Denota un’abilità letteraria capace di allargare l’orizzonte e riflettere sulla genialità dell’estro creativo”.

Michele Maggio autore di Comma 22

Motivazione: “Un bellissimo squarcio non solo sulla detenzione ma soprattutto su quello che può accedere quando ci si ritrova, spaesati e impauriti, nel mondo dei “liberi”

Premi:

Ai vincitori: premio di 750 euro ciascuno.

Ogni autore ha ricevuto una donazione di 500 euro.

Al progetto è stata conferita la Medaglia del Presidente della Repubblica.

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Intervista, Libri, premio goliarda sapienza

“Malafollia”: intervista ad Antonella Bolelli Ferrera

Perrone_GoliardaSapienza_2019_MC copiadi Gabriele Ottaviani

Perché la scelta di questi sei racconti?

Sono i racconti sul tema della follia in carcere, scritti dagli autori che erano stati preventivamente selezionati per costituire la prima factory creativa del Premio Goliarda Sapienza. Si è trattato di una edizione speciale, di una sperimentazione. Un primo passo verso un più ampio progetto di scrittura collettiva.

Com’è cambiata la percezione della realtà carceraria nel corso degli anni?

Credo che all’esterno se ne sappia un po’ di più, visto che da qualche anno le carceri sono state aperte ai giornalisti. Per chi le frequenta assiduamente, in realtà, sa che c’è molto altro, ma è solo il rapporto costante con strutture, detenuti, personale, e di tutti quei mondi che vi ruotano attorno, che da una visione d’insieme più veritiera.

Perché è così importante portare la cultura nelle carceri?

Perché la cultura è la sola che possiede la forza di alimentare quel processo virtuoso che induce al pensiero, alla riflessione, alla rivisitazione del proprio vissuto anche in forma critica.

In media quanti sono i partecipanti al concorso Goliarda Sapienza?

Al concorso vero e proprio, circa 500 ogni volta. Un numero impressionante. Arrivano scritti di ogni tipo, da italiani e stranieri, su pezzi di carta di fortuna, corredati di disegni e poesie, i più tecnologicamente avanzati – e a cui viene data la possibilità – spediscono cd con il racconto in concorso e , quasi sempre, il romanzo della loro vita in trecento pagine. C’è un grosso lavoro di selezione, spesso di comprensione, ma ne vale la pena.

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Intervista, premio goliarda sapienza

Cultura e legalità

download.pngdi Gabriele Ottaviani

Antonella Bolelli Ferrera cura il prestigioso Premio Goliarda Sapienza: ecco cosa racconta a Convenzionali.

Quali sono le caratteristiche che più vi hanno colpito dei racconti finalisti?

Qualcuno ha scritto che il libro che raccoglie i quindici racconti finalisti si legge come un romanzo di formazione. Sono d’accordo, anche se qui più che all’ascesa si assiste alla discesa agli inferi dei protagonisti. Fra le donne, in particolare, mi ha colpito la reticenza a raccontarsi. Credo che dipenda dalle tante violenze che molte di loro hanno dovuto subire nella vita, ma quelle che hanno accettato la sfida lo hanno fatto senza sconti per nessuno. I loro racconti sono molti forti, quasi violenti, sono autentiche denunce. Le storie narrate dagli uomini, invece, spaziano maggiormente: dal racconto di mafia ambientata in una Palermo assolata di cui riusciamo a cogliere anche i colori e i profumi, a quello che vede il protagonista ancora ragazzino costretto a diventare “uomo” impugnando la pistola e uccidendo qualcuno. Dai pazzi che abitano la sezione di un carcere, al mondo futuro dove emozionarsi è considerato un reato. C’è persino il detenuto che scrive in prima persona, ma al femminile, e lo fa con una maestria che inganna il lettore. Mi ha colpito l’autenticità di tutti questi racconti, l’assenza di autocommiserazione, le incredibili metafore emerse dalle loro penne, il pugno nello stomaco che alcune storie suscitano al di là di ogni inutile pietismo.

Qual è il valore della letteratura?

La scrittura, per un carcerato, è certamente l’unico mezzo (lecito) che consente d’infrangere le quattro mura dentro cui sta rinchiuso. Consente d’infrangerle per evadere in altri mondi e per vivere il tempo e i luoghi in modo diverso dalla realtà. E a immaginare un futuro diverso. Io credo che la scrittura, accompagnata alla lettura, possa contribuire a innescare quel processo virtuoso che permette di guardare dentro se stessi con sguardo critico.

Che futuro si augura per il premio Goliarda Sapienza? E quali sono i suoi prossimi progetti?

Il futuro del Premio Goliarda Sapienza è in parte già segnato, perché il premio, c’è, esiste, è un evento atteso. Oltre alla pubblicazione dei libro, che avviene ad ogni edizione, negli anni si è ampliato, introducendo progetti paralleli, come i corti realizzati con Rai Fiction e messi inonda da Rai3, e la web serie girata al minorile “Cesare Beccaria” con i giovani detenuti nelle vesti dei protagonisti. Progetti cui hanno preso parte grandi registi, come Alessandro D’Alatri, e attori come Luca Argentero, Francesco Montanari, Isabella Ragonese, Andrea Sartoretti, Marco Palvetti. Ed anche il laboratorio “e-Writing, l’arte dello scrivere” che per la prima volta ha visto detenuti e detenute di più istituti dialogare in diretta video con nomi fra i più autorevoli della letteratura italiana, durante i tre mesi e mezzo di laboratorio di scrittura creativa che ha preceduto il Premio. I partecipanti si sono confrontati sui segreti della scrittura con Dacia Maraini, Erri De Luca, Gianrico Carofiglio, Cinzia Tani, Nicola La Gioia, Paolo Di Paolo, Pino Corrias solo per fare alcuni nomi. Questi artisti, questi scrittori, si sono spesso spesi per il progetto anche successivamente per portare, durante i festival, gli incontri nelle scuole, nelle rassegne e nelle piazze, il grande valore che sta a monte di tutto ciò che il Premio Goliarda Sapienza si prefigge: la cultura della legalità. Questo è il nostro faro ed anche i progetti futuri su cui in parte stiamo già lavorando, seguiranno la sua luce.

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“Poesie dal carcere” – I vincitori

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Elio Pecora, presidente della Giuria, annuncia un ex-aequo: 

Vient” frutto di una lingua inventata e “Cella sessantaquattro” composta con indubbia sapienza ritmica.

G. Allegria e G. Striano, sono i due detenuti vincitori di Poesie da carcere” il concorso di poesia promosso da SIAE, DAP–Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, inverso Onlus e indetto dal Premio letterario Goliarda Sapienza parallelamente al concorso per la narrativa (“Racconti dal carcere”) conclusosi lo scorso novembre. 

L’ex aequo è stato deciso da una giuria composta da noti poeti: Edoardo AlbinatiSilvia BreRoberto Deidier ed Elio Pecora che ne è il presidente.

VIENTla poesia di G.Striano, “è scritta con una lingua tratta dal dialetto ma risulta del tutto inventata per la qualità del sentimento che la germina e la vivifica” dice Elio Pecora

Vient

Iuorn e nott

vient che vott

arap ste port

che veng cu te.

Vient vien stanott

che i t’aspett

m facc liggier

che pozz vulà

CELLA SESSANTAQUATTRO, di G.Allegria, “unisce forma e sostanza. La sua poesia è composta in quartine risolte con indubbia sapienza ritmica”. 

Le sbarre alla finestra,

IL blindo sempre chiiuso,

Parlano com’è d’uso

Di strada mala e storta.

Quante volte odi

Strascicare i miei passi?

Insensibile lasci

Pensar la mente assorta.

Io penso, penso, penso:

Alfine sempre torno

A quel che mi sta intorno

Che l’occhio mio sconforta.

Come per la narrativa, sono state centinaia le poesie che hanno partecipato al concorso, a dimostrare una volta di più che la parola scritta, in carcere, è diventata quasi un’esigenza. 

“Se la poesia nasce dalla solitudine e dal silenzio – e parliamo di silenzio interiore, di quello che apre spazi interminabili e inquieta e conforta insieme, dice Elio Pecora – quanto di poesia viene scritto nelle carceri scaturisce da un doppio bisogno: quello di consegnarsi a parole durevoli superando così il rumore e la chiacchiera, e il bisogno di andarsene, grazie a quelle parole, senza impedimenti nel mondo dei liberi. E conclude tenendo a precisare che la giuria apprezza ed elogia ciascuno dei lavori presentati per quel che significano di ricerca di verità e di amore per la scrittura come crescita di sé e come vera intima liberazione”.

I due vincitori ex aequo si divideranno il premio di cinquecento euro.

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“Premio Goliarda Sapienza” – V edizione – I premi

Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

CONSEGNATI I PREMI AI VINCITORI DELLA

5° EDIZIONE DEL

PREMIO LETTERARIO GOLIARDA SAPIENZA “RACCONTI DEL CARCERE

 

VINCITORE ASSOLUTO (ADULTI):

IVAN GALLO con il racconto “NELLE SCARPE DELL’ALTRO”

TUTOR: Marco Buticchi

VINCITORE ASSOLUTO (MINORI):

“UNKNOWN” con il racconto “DOUBLE FACE”

TUTOR: Alessandro D’Alatri

 

PRESENTI ALLA PREMIAZIONE

 

SANTI CONSOLO – CAPO DIPARTIMENTO AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA

FRANCESCO CASCINI, CAPO DIPARTIMENTO PER LA GIUSTIZIA MINORILE

PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI

LIDIA RAVERA – ASSESSORE ALLA CULTURA E POLITICHE GIOVANILI REGIONE LAZIO

 

NEL LIBRO “ALL’INFERNO FA FREDDO” – RAI ERI

I 25 RACCONTI FINALISTI

DA OGGI  IN LIBRERIA

 

ECCO I PRIMI TRE CLASSIFICATI DI OGNI SEZIONE:

 

SEZIONE “ADULTI”:

 

1° CLASSIFICATO

IVAN GALLO con il racconto “NELLE SCARPE DELL’ALTRO”

TUTOR: Marco Buticchi

MOTIVAZIONI:

Idea narrativa originale: un detenuto e un agente penitenziario si avvicendano in un gioco delle parti e provano quanto, immaginazione e sentimento, possano per una più estesa conoscenza e comprensione dell’altro. La scrittura chiara ed efficace di Ivan Gallo coinvolge il lettore in una situazione paradossale e claustrofobica e lo conduce a un epilogo inaspettato.

 

2° CLASSIFICATO

STEFANO LEMMA con il racconto “GIULIA”

TUTOR: Andrea Purgatori

 

3° CLASSIFICATO

BIAGIO CRISAFULLI con il racconto “DIARIO DI UNA LUNGA MORTE”

TUTOR: Luca Argentero

 

SEZIONE “MINORI E GIOVANI ADULTI”:

 

1° CLASSIFICATO

“UNKNOWN” con il racconto “DOUBLE FACE” 

TUTOR: Alessandro D’Alatri

MOTIVAZIONI:

Un’adolescenza metropolitana raccontata con straordinaria ironia e sapienza antropologica. Unknown pone il protagonista in osservazione e in ascolto di una città che brulica di storie. Autore già pienamente scrittore, e di notevole talento.(Vincitore anche dell’edizione 2014 del premio)

2° CLASSIFICATO

“GIULIO” con il racconto “VIVO O MORTO”

TUTOR: Eraldo Affinati

3° CLASSIFICATO

“COCCINELLA” con il racconto “LA MIA STRADA”

TUTOR: Paolo Di Paolo

LA GIURIA HA VOLUTO ATTRIBUIRE MENZIONI SPECIALI A:

MICHELE MAGGIO con il racconto “LA LUNGA STRADA VERSO CASA”

TUTOR: Massimo Lugli

MOTIVAZIONI:

Interessante struttura da racconto d’azione americano . L’autore  maneggia con abilità un intreccio elaborato e una descrizione vivida dei personaggi. Potrebbe essere in nuce la sceneggiatura di un film.

FRANCESCO FUSANO con il racconto “FOURTEEN”

TUTOR: Gloria Satta

MOTIVAZIONI:

Menzione per lo stile. Racconto dal ritmo incalzante, si distingue per l’uso di un linguaggio davvero originale ed efficace. L’autore usa con intelligenza le parole e ne rispetta il significato.

SALVATORE TORRE con il racconto “QUEI SOGGIORNI ALLA CELLA 9”

TUTOR: Salvo Sottile

MOTIVAZIONI:

E’ la storia e la testimonianza di chi ha vissuto l’esperienza delle carceri speciali a regime duro. E’ un racconto asciutto, lucido, raggelante in cui l’autore, Salvatore Torre, prova quanto giovi alla scrittura una vasta attenzione ai fatti insieme a una coraggiosa discesa nei sentimenti.

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Roma, Casa Circondariale di Regina Coeli. Oggi pomeriggio si è svolta la cerimonia di premiazione della quinta edizione del Premio letterario Goliarda Sapienza “Racconti dal carcere”, che ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica. Serena Dandini, in qualità di presentatrice, prima di dare inizio alla conduzione, ha invitato tutti i presenti a un minuto di raccoglimento silenzioso in memoria delle vittime del terribile attacco di Parigi. Ha poi comunicato che Dacia Maraini, madrina del Premio, a causa delle condizioni di salute della madre, non è potuta essere presente all’evento.

L’intera cerimonia è stata poi condotta da Serena Dandini con simpatia e prontezza di spirito contribuendo o a creare un’indimenticabile atmosfera di umanità e sincerità.

Nel suo breve intervento Santi Consolo – Capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria ha affermato collaborando al Premio“vogliamo garantire la libertà della mente che si confronta in un impegno di scrittura e quindi di comunicazione. Per noi appoggiare e sostenere questo Premio significa voler partecipare a un percorso di progresso.” Ha voluto poi ringraziare e ricordare tutte le persone che operano in questa struttura, soprattutto la polizia penitenziaria che si espone in prima persona per garantire la sicurezza all’interno degli istituti penitenziari.

 

Francesco Cascini, Capo Dipartimento Per La Giustizia Minorile ha precisato che dopo i terribili fatti di Parigi, “il rischio più forte è che la reazione emotiva possa ridurre le libertà dei cittadini. Proprio per questo abbiamo voluto confermare oggi questa iniziativa anche per dimostrare l’apertura, l’uscita dalle forme di isolamento, sia per i detenuti adulti che per i più giovani. “Aumentare iniziative di questo tipo,” ha concluso” è un modo differente per conquistare un margine di sicurezza nel nostro sistema.”

Silvana Sergi, Direttore C.C. Regina Coeli, ha voluto offrire un ringraziamento speciale a tutto il personale che difronte alla possibilità di annullare questa cerimonia per motivi di sicurezza, ha dimostrato coraggio nel voler comunque garantire il sereno svolgimento della cerimonia. “Ed è grazie a loro che oggi siamo in grado di garantire la presenza dei 100 ospiti qui presenti.” Ha poi concluso “Questa manifestazione ci fa volare sulle ali della libertà e anche quest’anno siamo felici di ospitare il Premio Goliarda Sapienza.”

L’ideatrice del Premio Antonella Bolelli Ferrera ha salutato e ringraziato il Presidente Pier Ferdinando Casini e l’Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili Lidia Ravera e ha poi chiamato sul palco Luigi De Siervo, amministratore delegato di Rai Eri, il quale ha sottolineato l’impegno “della Rai nel cercare di fare il proprio meglio affinché chiunque partecipi al Premio possa in qualche modo riempirsi la vita con questa straordinaria esperienza.” Ha poi concluso chiedendo a tutti i presenti di far di tutto per far parlare del libro e farlo conoscere al maggior numero di lettori e cittadini.

Alcuni tutor che hanno conosciuto per la prima volta gli scrittori detenuti che gli sono stati affidati, hanno espresso parole calorose e li hanno incoraggiati a continuare a scrivere.

All’unanimità i tutor letterari hanno riconosciuto di essere rimasti molto colpiti dalla consapevolezza e dall’autenticità con cui i racconti dei detenuti sono scritti.

“La scrittura mi ha salvato la vita – ha dichiarato uno dei detenuti finalisti – in uno dei momenti più difficili della mia vita. E adesso, sentire che la mia tutor mi definisce, uno scrittore nato mi riempie di orgoglio e gioia e mi commuove.”

Andrea Purgatori ha voluto precisare che “questo non è un premio letterario per detenuti, ma un premio letterario, punto!” Si è rivolto poi al direttore Andrea Vianello invitandolo nel prossimo programma in cui si parlerà di libri di presentare il volume che raccoglie i 25 racconti finalisti, “dove è visibile la differenza tra un racconto di plastica e un racconto scritto con l’anima”.

Pino Corrias, che da tre anni è tutor del Premio Goliarda Sapeinza, è stato il promotore del progetto I corti del Premio Goliarda Sapienza, “proprio per dare una chance in più ai detenuti scrittori”. Ha ricordato poi che ieri è stato presentato alRomaFiction Fest il cortometraggio “Fuori”, (il secondo dei cortometraggi legati al Premio) regia di Anna Negri e che questa sera andrà in onda su Rai 3 alle 20,10 e alle 23,30 in seconda serata.

Lidia Ravera, Assessore alla Cultura per la Regione Lazio, ha trasmesso un messaggio di incoraggiamento ai detenuti e agli organizzatori del Premio: “Scrivere aiuta a vivere, è una protesi necessaria per camminare spediti, per non cadere, o, se si cade, per rialzarsi. Scrivere ti fa sentire, sempre, protagonista di un racconto, di una storia, la tua. Anche se sei nato nel posto sbagliato, anche se la società ti ha sospinto verso i margini, scrivere ti rimette al centro, combatte la marginalità, include. Conosco il premio dagli esordi, sono stata tutor di una grande detenuta. Penso chepromuovere l’amore per la parola, dove si è accerchiati dal silenzio, sia una priorità culturale e politica.Come Regione Lazio sosteniamo il teatro nelle carceri, le officine delle arti e dei mestieri, con la passione di chi crede nella funzione salvifica dell’espressione, della creatività, della narrazione.”

Un detenuto finalista ha preso la parola chiedendo di poter parlare dell’ergastolo e ha pronunciato parole intense: “Sono detenuto dal 1984 e condannato all’ergastolo. A un certo punto non sai più andare avanti perché non avere il fine pena, ti fa andare avanti per inerzia e si può finire non si sa come. Agli addetti ai lavori, vi dico trovate una soluzione, non si può pensare di morire in carcere.”

Erri De Luca parlando del testo dello scrittore detenuto che gli è stato affidato quest’anno ha sintetizzato: “Profondità, vastità, un passaggio sulla neve che vale tutta la letteratura che ho letto di recente.” Ha voluto poi riprendere il discorso sul fine pena mai: “Io dico da libero che l’ergastolo è un’aberrazione. E aggiungo, ho saputo che non entrano libri nel 41bis, questa è una persecuzione, un supplemento di pena, una terapia non adatta ai reclusi”.

Silvana Mazzocchi raccontando brevemente il racconto dell’autrice detenuta che le è stata affidata ha espresso un profondo apprezzamento e ha concluso: “Nel suo racconto le parole sono lacrime di dolore ma anche di speranza.”

Emozionanti gli interventi dei detenuti finalisti, chi ha dichiarato “in questo momento qui dentro siamo tutti uguali grazie alla bellezza, noi detenuti, gli ospiti e le guardie carcerarie. Solo l’arte la bellezza e la cultura possono spingere i detenuti alla salvezza” ma anche chi ha ringraziato tutti i presenti perché “la vostra umanità ci dà la forza per resistere e andare avanti” e chi ha ringraziato il Premio “perché ci dà la possibilità di raccontare cosa viviamo dentro”.

A tutti i 25 finalisti è stato donato un pc portatile dotato di ebook. Ai primi tre classificati di ogni categoria e alle Menzioni speciali è stato riconosciuto anche un premio in denaro (1.000 euro per i primi classificati, 800 euro per i secondi, 600 euro per i terzi, 100 euro alle menzioni speciali). I premi sono sostenuti da Siae e  Unicredit, con contributo tecnico di Ergo e Wedot e dal Gruppo editoriale Gems per i contenuti didattici.

Il Premio, ideato dalla giornalista Antonella Bolelli Ferrera, che ha condotto la cerimonia di premiazione insieme con Serena Dandini, è promosso dall’Associazione  inVerso Onlus, DAP – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Dipartimento per la Giustizia Minorile, Siae (principale sostenitore del Premio dalla prima edizione) e ha ottenuto L’Adesione del Presidente della Repubblica e il patrocinio di: Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Giustizia, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, RAI – Radiotelevisione italiana.

I TUTOR DELLA SEZIONE “ADULTI” EDIZIONE 2015 – Luca Argentero, Marco Buticchi, Pino Corrias, Emilia Costantini, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni, Erri De Luca, Marco Franzelli, Carlo Maria Grillo, Massimo Lugli, Silvana Mazzocchi, Federico Moccia, Antonio Pascale, Andrea Purgatori, Roberto Riccardi, Fiamma Satta, Gloria Satta, Salvo Sottile, Cinzia Tani, Andrea Vianello.

I TUTOR DELLA SEZIONE “MINORI” EDIZIONE 2015 – Eraldo Affinati, Alessandro D’Alatri, Paolo Di Paolo, Walter Veltroni, Luca Zingaretti.

MADRINA è la scrittrice Dacia Maraini.

LA GIURIA: Silvia Calandrelli, Ruben De Luca, Andrea Di Consoli, Paolo Fallai, Daria Galateria, Giordano Bruno Guerri, Angelo Maria Pellegrino.

NOVITÀ 2015: IL PREMIO INCONTRA IL CINEMA:

Dalla collaborazione con il Premio Goliarda Sapienza è nato il progetto “I CORTI DEL PREMIO GOLIARDA SAPIENZA” voluto da Rai Fiction, che prevede ogni anno la realizzazione di un cortometraggio tratto da uno dei racconti finalisti del concorso: quest’anno il cortometraggio “Fuori” (Iterfilm in collaborazione Rai Fiction), è tratto dal racconto di Agnese Costagli (2° classificata nell’edizione 2014), ha come protagonista Isabella Ragonese, e la regia di Anna Negri. “Fuori” sarà proiettato in anteprima al RomaFiction Fest domenica 15 novembre alle ore 17,00, e alla proiezione parteciperà anche Agnese Costagli. Sarà trasmesso su Rai 3 il 16 novembre alle ore 20,10 con replica in seconda serata.

“Mala Vita”, il primo cortometraggio realizzato del Premio Goliarda Sapienza, con Luca Argentero nel ruolo di protagonista e la partecipazione di Francesco Montanari, è andato in onda su Rai 3 il 26 marzo 2014. “Mala Vita” ha finora ottenuto i seguenti riconoscimenti: vincitore festival Corto Sordi 2015, vincitore menzione speciale a Cortinametraggio 2015, vincitore festival Sedicicorto 2015 e selezionato al Valdarno Cinema Fedic 2015 e alla IX edizione del premio “L’anello debole” 2015.

 

HANNO SCRITTO DEL PREMIO E DEL LIBRO:

“Lo spaccato di un’Italia che non vuole abbandonare gli ultimi, anche quando vita, destino e circostanze sembrano averne stravolto la natura umana”. Venerdì di Repubblica

Il carcere è e resta, per sua natura, un luogo di sofferenza, nel quale l’indifferenza può generare tragedie, ma che il concorso di slanci ideali e fattive volontà può trasformare in un laboratorio di progresso. Giancarlo De Cataldo, La Repubblica

“«La scrittura è libertà». E in carcere ciò acquista un significato particolare, dà un valore molto importante al Premio letterario Goliarda Sapienza – Racconti dal carcere, rivolto ai detenuti di tutte le carceri e i luoghi di pena minorili italiani”.Il Messaggero

Va in scena un’umanità “brutta e cattiva” che troppo spesso si vorrebbe rimanesse reclusa e nascosta. Senza diritto di parola o di riscatto.

Silvana Mazzocchi, Repubblica.it

“Emozioni forti che si vivono fino alla commozione leggendo i racconti contenuti nel volume Il giardino di cemento armato – Racconti dal carcere”. Il Tempo

“I detenuti non scrivono confessioni, che appartengono agli atti processuali o alle coscienze, scrivono invece muti – lezioni di vita, di affetti e desideri – commenta Erri De Luca – Incoraggiare un prigioniero a scrivere è il migliore consiglio per salvare una parte del suo tempo di pena”. Repubblica Sera

 

Fiammetta Biancatelli

Ufficio Stampa e Comunicazione

Premio Goliarda Sapienza “Racconti dal Carcere”

Cell. 339.8857842

fiammettabiancatelli@gmail.com

Twitter: @raccontidalcarcere

Facebook: Premio letterario Goliarda Sapienza Racconti dal carcere

www.raccontidalcarcere.it

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Premio Goliarda Sapienza – Intervista a Silvana Mazzocchi

di Gabriele Ottaviani

Scrittrice e giornalista, firma di “Repubblica”, è una dei tutor del Premio Goliarda SapienzaRacconti dal carcere: Convenzionali ha il piacere di intervistare Silvana Mazzocchi.

Cosa l’ha particolarmente colpita di questo progetto?

L’idea di contribuire a un concorso che, finalmente, dia ai detenuti la possibilità di esprimersi con la parola. Guardarsi, raccontare spezzoni della loro vita “di dentro”, il dolore, lo sperdimento, l’angoscia… Tutto questo può non solo servire a riflettere , ma anche a produrre lampi di speranza.

Quando ha letto per la prima volta qualcosa di Goliarda Sapienza, cui il premio è intitolato? E cosa l’ha colpita di questa figura così importante nella storia letteraria italiana – e non solo – ma di cui sovente così poco si parla?

Il suo libro che più mi ha colpito è stato proprio L’Università di Rebibbia. Era la metà degli anni Ottanta. Qualche tempo prima Goliarda Sapienza era stata arrestata per il furto di alcuni gioielli. Fu rinchiusa nel carcere femminile, aveva cinquantaesi anni e, fino ad allora, era stata una benestante signora abituata a vivere serenamente nel suo ambiente intellettuale. In quel libro scelse però di raccontare “l’altro mondo”, quello del carcere, con le detenute che aveva incontrato, donne dolenti e colme di rabbia tanto diverse da lei, ma capaci di infonderle un sentimento che l’avrebbe accompagnata dopo quell’esperienza: una vicinanza umana, un calore, una ricchezza straordinaria, in termini di conoscenza e di umanità. Goliarda Sapienza era una scrittrice anticonformista, una personalità forte e controcorrente. Si deve, forse, a queste sue caratteristiche, il relativo oblio al quale è stata condannata nonostante i suoi tanti libri, tra i quali io prediligo L’arte della gioia.

Cosa la emoziona più di tutto quando legge un racconto, un romanzo o una poesia?

La capacità di chi scrive di aprire una finestra su fatti e sentimenti, attraverso cui far passare l’interesse, il coinvolgimento, l’emozione appunto.

Che differenza c’è, se c’è, secondo lei, tra la scrittura propriamente narrativa e quella giornalistica?

La narrazione non è cronaca e raccontare non vuol dire informare. È però vero che spesso un romanzo può aiutare non solo a conoscere, ma a “sentire” la realtà più di un pezzo giornalistico. C’è poi la questione di quanto la narrativa sia determinante per la formazione socioculturale di ciascuno di noi. E il tema, rilevante, dell’importanza della lettura fin dai primi anni di vita.

In cosa consiste il suo ruolo di tutor?

Nel presentare il racconto del detenuto, nel mio caso una detenuta, cercando di cogliere non solo l’essenza del contenuto, ma anche il retroscena delle parole scritte. Che non sono soltanto parole,  ma vita vissuta intrecciata a quel particolare dolore che deriva dalla mancanza di libertà. Ho scritto privatamente all’autrice del racconto e, se non prima, spero di incontrarla di persona nella giornata della premiazione, in novembre, quando saranno presenti tutti i finalisti.

Cosa pensa della situazione carceraria italiana?

Che dire? Il sovraffollamento è oggi meno drammatico di qualche tempo fa. Attualmente la popolazione carceraria è di 52.000 unità a fronte di una capacità di 45.000, ma si deve considerare che siamo arrivati anche a contare 70.000 detenuti. Intanto rimane comunque altissimo (il 68%) la percentuale dei reclusi che, una volta scontata la pena, torna a delinquere. Il che la dice lunga sul punto cruciale della questione: le scarse garanzie di sicurezza che questo carcere produce. Sarebbe dunque necessaria una riflessione “laica” sul tema,  per cercare di conciliare l’esigenza umanitaria (vale la pena di ricordare le condanne europee al nostro sistema carcerario) con il diritto dei cittadini alla sicurezza. Tenendo bene a mente che, secondo la nostra Costituzione, la finalità del carcere è il reinserimento dei detenuti nella società.

Che consiglio darebbe a chi volesse scrivere?

Non basta, credo, raccontare ciò che si conosce. È necessario lavorare su di sé, comprendere quello al quale, veramente, siamo interessati. In breve, con quale sguardo guardiamo la realtà, i sentimenti… Solo così si può avere la capacità di esprimere qualcosa di autentico.

A suo avviso quali cause possono portare un individuo a compromettere a tal punto la propria libertà da finire in carcere? Frustrazione, desiderio di riscatto, una indole più incline alla trasgressione delle regole…?

Non so rispondere a questa domanda. Il rischio è la generalizzazione. Ogni esistenza ha un suo percorso e segue vie non certo lineari. Penso però che, per le stesse ragioni, le pene non dovrebbero  essere decise soltanto in termini quantitativi, di carcere da scontare. Ci possono essere altri modi: sanzioni pecuniarie anche alte (quando possibile); lavoro a favore della collettività, detenzione domiciliare allargata e assicurata…

Cosa spera che rappresenti questa iniziativa per il pubblico e nel dibattito culturale italiano?

La nostra società tende a considerare il carcere una discarica nella quale rinchiudere chi deve espiare la pena. Punto. Ma il mondo di dentro non è separato dal resto della società; se si considera che la maggior parte dei (tanti) suicidi in carcere avviene nella prima settimana di detenzione, si ha la misura del confine enorme che rappresentano quelle mura. È dunque importante qualsiasi forma di dialogo, di conoscenza e di riflessione che riesca a mettere in comunicazione l’universo carcerario e la società. Spero che questa iniziativa (del resto lo ha già dimostrato con le passate edizioni) possa rappresentare, sia per i finalisti sia per tutti coloro che hanno partecipato e parteciperanno al premio, uno stimolo a scrivere e, più in generale, possa segnare un passo avanti verso la realizzazione di quel reinserimento auspicato dalla nostra Costituzione.

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premio goliarda sapienza

Premio Goliarda Sapienza – Intervista ad Antonella Bolelli Ferrera

di Gabriele Ottaviani

Convenzionali ha segnalato la conclusione della prima fase della quinta edizione del Premio Goliarda Sapienza, da cui sono scaturiti i venticinque finalisti, ognuno affiancato da un tutor: un premio per i “Racconti dal carcere” ideato e diretto da Antonella Bolelli Ferrera, che ora abbiamo il piacere e il privilegio di intervistare.

Per chi non la conoscesse, chi era Goliarda Sapienza?

Goliarda era una scrittrice, un’artista, un’intellettuale raffinata che, come spesso accade, è stata scoperta quando lei ormai non c’era più. L’arte della gioia, la sua opera di maggiore successo, fu apprezzata prima in Francia che in Italia e così molti altri suoi libri.

Cosa la ha affascinata di questa figura?

Era una donna molto libera e fuori dagli schemi che in un momento di forte disagio si trovò a vivere l’esperienza del carcere. Fu detenuta per un breve periodo a Rebibbia femminile, erano gli anni ‘80. Si trovò catapultata in quella realtà così lontana da lei e dal suo mondo, avrebbe potuto non reggere l’impatto, invece accadde esattamente il contrario. La vita accanto alle altre detenute si trasformò per lei in occasione di conoscenza: lì s’impara la convivenza, s’impara l’arte di arrangiarsi, s’impara anche la solidarietà. Goliarda seppe trasformare la sua carcerazione in un’esperienza umana, mostrando ancora una volta la sua grande sensibilità, intelligenza e anche senso dell’ironia.

Perché ha deciso di dedicarle un premio?

Perché dall’esperienza del carcere scaturì un romanzo breve, intitolato L’Università di Rebibbia che rappresentò per lei la prima opportunità di veder pubblicato un suo libro. Fu l’inizio della sua attività letteraria, un inizio inconsueto – anche se non certo l’unico nella storia della letteratura  – favorito  dalla carcerazione. Mi sono detta che potrebbe esserlo per molte altre persone che vivono quella condizione. Così è nato il Premio e non potevo che dedicarlo a lei, a Goliarda Sapienza.

Ha dovuto affrontare particolari difficoltà o ha invece ricevuto subito sostegno, anche dalle istituzioni? Ho avuto subito l’appoggio della  Siae, che ancora oggi consente con il proprio contributo la realizzazione del Premio, e del Dipartimento dell’Amministrazione  Penitenziaria che ha creduto nel valore riabilitativo dell’iniziativa.  Dalla seconda edizione è giunto il sostegno di tutte le più importanti istituzioni.

Come è avvenuta la scelta dei tutor? E quale sarà il loro ruolo?

Sono tutti scrittori, artisti e giornalisti affermati che mettono a disposizione la loro penna, e la loro umanità, al racconto e alla persona detenuta che viene loro abbinata per sorteggio.  È emozionante assistere al loro incontro. Due mondi così distanti e così vicini, grazie alla scrittura.

Lei è riuscita a coinvolgere nel progetto a vario titolo grandissimi nomi del mondo culturale italiano, nel senso più ampio del termine: come ha fatto?

Grazie ai programmi culturali che ho condotto alla radio ho avuto l’opportunità di conoscere molti personaggi di spicco della cultura. Il primo anno mi sono rivolta soprattutto agli amici poi è stato come un passa parola. Sono contenta che oggi qualcuno mi chieda espressamente  di partecipare come tutor per il piacere di entrare a far parte di questo progetto.

Cosa la colpisce delle opere che partecipano al concorso?

Senza dubbio la capacità comunicativa: molti racconti riescono a catapultarti nelle storie, trasmettendo gli stessi sentimenti di chi li scrive.

Cosa pensa della situazione carceraria in Italia, soprattutto per quel che concerne le effettive opportunità di crescita, anche culturale, per i detenuti che poi, si auspica, una volta scontata la loro pena, che si reintegrino pienamente nella società e non commettano più reati?

Credo fermamente nella rieducazione del detenuto volta al suo reinserimento nella società una volta libero. Oggi esistono moltissime iniziative che vanno in questa direzione ma è anche il detenuto stesso che deve volerle cogliere. Certo, se una volta fuori, sei abbandonato a te stesso e nessuno è disposto a darti un lavoro perché pregiudicato, la possibilità di ricommettere un reato diventa la seconda opzione.

Secondo lei come appare dal carcere il mondo esterno? E viceversa?

Dal carcere, lo dicono i detenuti, si tende a congelare i ricordi. Tutto rimane fermo all’ultimo istante vissuto fuori, all’ultima percezione. Anche se poi c’è la televisione che aggiorna in tempo reale… È piuttosto il punto di vista di chi è fuori che secondo me si discosta abbastanza dalla verità, o meglio, è molto parziale.  Lo dico perché prima di frequentare sistematicamente le carceri e di conoscere di conseguenza tante persone detenute, anch’io avevo una visione limitata di quel mondo.

Cosa si augura che questo premio rappresenti?

La finalità del premio è di rappresentare un esempio concreto di ciò che è sancito dall’art. 27 della nostra  Costituzione, secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, tenendo conto delle proprietà socialmente riabilitative del lavoro, e – voglio aggiungere – del lavoro intellettuale che le attività di pensiero e di scrittura inducono.

Pubblicare i racconti e realizzare da essi anche dei cortometraggi è molto importante per far conoscere queste opere: quale spunto di riflessione spera che da esse scaturisca nel pubblico?

L’accettazione dell’essere umano, con i propri limiti e fragilità. Stiamo parlando di persone che hanno sbagliato e che stanno scontando la loro pena, ma che devono avere una seconda  opportunità di vita. Mi piace la frase di un detenuto, Salvatore Torre: “Rifletto, con malinconica ragionevolezza, che la colpa può essere di uno solo, ma che la speranza dovrebbe essere di tutti, anche del colpevole”

Si è mai chiesta cosa possa portare delle persone, spesso di grande sensibilità, come si evince dai loro scritti, in carcere? Mancanza di opportunità, un ambiente difficile, la povertà…?

La vita può prendere una direzione inaspettata in ogni momento; nella maggior parte dei casi, però, è un’infanzia violata che li ha condotti sulla strada della criminalità.

Le sezioni del premio sono due, adulti e minori. Che dovere ha la società nei confronti di ragazzi non ancora maggiorenni ma che già hanno purtroppo conosciuto l’esperienza del carcere?

Rispondo con una ovvietà:  i minori, molto più degli adulti, devono essere seguiti e aiutati in un percorso di legalità. Non solo perché meno colpevoli degli adulti per i reati che hanno commesso, ma anche perché è più facile che un seme proliferi in un terreno ancora non totalmente contaminato.

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