musica

Ritratto di signore: Bruce Springsteen

bruce-springsteen-press-photo-2018-cr-danny-clinch-billboard-1548di Gabriele Ottaviani

Sandy, the fireworks are hailing over Little Eden tonight / Forcing a light into all those stony faces left stranded on this warm July / Down in the town, the Circuit’s full of switchblade lovers, so fast, so shiny, so sharp / As the wizards play down on Pinball Way on the boardwalk way past dark / And the boys from the casino dance with their shirts open like Latin lovers on the shore / Chasing all them silly New York virgins by the score / And Sandy, the aurora is rising behind us / This pier lights our carnival life forever / Oh, love me tonight, for I may never see you again / Hey, Sandy girl / My, my, baby / Now, the greasers, ah, they tramp the streets or get busted for sleeping on the beach all night / Them boys in their high heels, ah, Sandy, their skins are so white / And me, I just got tired of hanging in them dusty arcades, banging them pleasure machines / Chasing the factory girls underneath the boardwalk where they all promise to unsnap their jeans / And you know that tilt-a-whirl down on the south beach drag / I got on it last night and my shirt got caught / And they kept me spinning, babe, didn’t think I’d ever get off / Oh, Sandy, the aurora is rising behind us / This pier lights our carnival life on the water / Running, laughing ‘neath the boardwalk, ah, with the boss’s daughter / I remember, Sandy, girl / Na, na, na, na, na, baby / Sandy, that waitress I was seeing lost her desire for me / I spoke with her last night, she said she won’t set herself on fire for me anymore / She worked that joint under the boardwalk, she was always the girl you saw bopping down the beach with the radio / The kids say last night she was dressed like a star in one of them cheap little seaside bars, and I saw her parked with lover boy out on the Kokomo / Did you hear the cops finally busted Madame Marie for telling fortunes better than they do / For me this boardwalk life is through, babe / You ought to quit this scene too / Sandy, the aurora is rising behind us / This pier lights our carnival life forever / Oh, love me tonight and I promise I’ll love you forever / Oh, I mean it, Sandy, girl / My, my, my, my, my baby / Yeah, I promise, Sandy, girl / Sha, la, la, la, la, baby… È il Boss della musica mondiale, è un mito, una leggenda, ha infuso nuova linfa al rock e al genere – anche letterario – della ballad, è nativo del New Jersey ma ai suoi tempi New York sembrava una meta raggiungibile tanto quanto la luna, è di chiara fede democratica, si è speso per Kerry e Obama, è la colonna sonora di moltissime generazioni, è uno splendido ragazzo di settant’anni di cui di recente grazie a Netflix molte più persone, anche giovani che lo conoscevano poco, hanno avuto modo di essere edotte per quel che concerne la sua vicenda umana e professionale, ricchissima sotto entrambi gli aspetti, grazie alla trasmissione in streaming del suo spettacolo teatrale che gli ha fatto vincere un Tony Award speciale, ha all’attivo oltre trenta album, venti Grammy, due Golden Globe, un Oscar (per Streets of Philadelphia, tema principale dell’iconico film di Demme con Tom Hanks, Denzel Washington e Antonio Banderas), il Kennedy Center Honor per il suo contributo alla diffusione della cultura a stelle e strisce nel mondo e molti altri riconoscimenti: happy birthday, Mr. Bruce Springsteen!

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Aforismi, Otello, la storia

download.jpgdi Giuseppe Mario Tripodi

Aforismi su “LA STORIA” (Roma, Squilibri 2018) l’ultimo libro – CD di  Otello Profazio

L’aforisma non è una battuta geniale scappata al letterato o al filosofo negli interstizi del loro lavoro; l’aforisma è il distillato della letteratura e della filosofia.

Arcidiavolo

Di Otello scrivemmo, in dialogo con Carlo Ferdinando Russo, un ritratto critico sulla più importante rivista culturale italiana del Novecento ( Belfagor, n. 3/2012, pp. 289-308). Prima di lui i calabresi assunti nell’Olimpo dei Russo erano stati soltanto Corrado Alvaro (Ritratti di G. Pampaloni, 1948, pp. 60-64, e di P. Sergi, 1958, pp. 325-340)) e Saverio Strati (Ritratto di G. Tripodi,  2010, pp. 303-323).

Semiotica

A Otello, forse perché non ha tempo per leggere i trattati, piacciono gli aforismi. Ne ricorda, dai tempi del Liceo Campanella, uno di Eraclito che parla del Dio che in Delfi che non dice (oute lègei) non nasconde (oute krùptei) ma accenna ( allà semàinei) e lo applica al dialogo con il pubblico durante le  sue esibizioni: lui non propone verità rivelate, non nasconde il suo pensiero per pochi eletti ma manda dei segnali che devono essere colti dagli ascoltatori perché il miracolo della comunicazione artistica si compia.

Contraddisse e si contraddisse

Quattro parole, scelte da Sciascia come propria epigrafe, che rendono bene la personalità del cantastorie. Ma bisogna aggiungere, per completare, un paradigma hegeliano: Profazio negli altri critica sé stesso e in sé stesso critica gli altri.

Otello e Musolino

Otello crede, la modestia non è una sua virtù, di essere il più famoso calabrese dopo Musolino, il brigante che tale fu reso dalla giustizia del suo tempo: summum jus summa iniuria, tanto per essere in linea con la contraddizione.

Egoismo

Otello è il primo ammiratore di sé stesso. Ciò sembrerebbe mal conciliarsi con le appartenenze politiche (anarchia, socialismo) che egli professa da lungo tempo. Lo possiamo assolvere alla luce di una detto di Nietzsche che risale al periodo de La Gaia Scienza:  “L’egoismo è stato diffamato proprio da coloro che più lo hanno esercitato; avevano bisogno di inibirlo negli altri perché il proprio non trovasse ostacoli!”.

Anteo   

La forza di Profazio risiede nella madre terra calabra; se ne allontana solo per brevi periodi e solo per ritrovarla nelle Calabrie disseminate nel mondo da  centocinquanta anni di emigrazione.

Aforismi musicali

La discografia profaziana finora ha proceduto per monografie. L’ultimo disco (La storia, Squilibri 2018) contiene 18 tracce che, a parte alcune canzoni, sono una summa di aforismi.

L’ultimo cantastorie

I pezzi musicali che Profazio ha approntato in questo CD sono il distillato e l’antologia della sua carriera. Sin dall’adolescenza ha mescolato canto, cultura popolare e vita  senza più riuscire a districarli e a districarsene.

Spot

Dopo Profazio non ci saranno più cantastorie e, soprattutto, non ci saranno più “personaggi”. Sono finiti. Bisogna approfittarne.

Traccia n. 1, La Storia, ballata consolatoria del popolo rosso.

a) anarchia

Profazio ha dichiarato apertamente la sua anarchia; andate su You tube ed ascoltate Addio, Lugano bella! cantata da lui, Giorgio Gaber, Lino Toffolo, Enzo Iannacci  Silverio Pisu. Ironicamente fa rizzare il pelo.

E Pia Zanolli, compagna di Bruno Misefari l’anarchico di Calabria, dichiarava che quel canto in bocca a Otello diventa sublime.

b) Comunismo

Ignazio Buttitta è stato comunista non pentito. Lui vivo, di comunisti pentiti ce n’erano pochi. Non come dopo l’89 che tutti pentiti furono, o quasi tutti. Sapeva che  l’uomo del cambiamento, costretto a raccogliere spine e a seminare all’acqua e al vento, aveva bisogno di essere consolato e incoraggiato; per questo si scusava di non saper prevedere quando il sole avrebbe finito  di asciugare le piaghe della terra.

c) Anarco-comunismo

La canzone eponima del disco, LA STORIA, é  sintesi dialettica, un’idea politica in cui il comunismo messianico di Buttittta viene “corretto” con l’umanesimo profaziano: compagno, so che tu aspetti la vendetta con le braccia levate al cielo ma io ti devo ricordare che l’odio è analfabeta e scrive pagine  lorde di sangue, anche sgrammaticate.

Traccia n. 2 Streghe

Scetticismo

Streghe, maghi, sirene, miracoli, santi e dischi volanti; e noi?

I soliti creduloni! Beviamo ciò che ci raccontano e non crediamo a noi stessi. La storia non cambia verso e nemmeno rima.

Traccia n. 3 Quant’è bella la Calabria

Scetticismo n. 2  

Profazio è profanatore di luoghi comuni; anche, anzi soprattutto, di quelli di casa sua.

L’aveva già fatto con le profaziate. Simplicio si lamentava che la stampa nordista vedeva un delinquente  dietro ogni stroffa (ogni cespuglio per gli svizzeri); e Sagredo si dichiarava d’accordo «… e mi dichiaru an solitu cu vui / chi non e bberu! / pirchì arretu ogni stroffa / di delinquenti nci ndi sunnu ddui!».

Traccia n. 4 Il Ponte

Scetticismo n. 3: il falso progresso voleva costruire ‘lu Ponti’.

Il Ponte e le illusioni, ovvero siamo calabresi e siciliani e vogliamo fare gli americani. Ormai, anche senza Lu ponti, siamo on-line.

Avanziamo lo stesso?

Sì! Sulla sedia a rotelle.

Traccia n. 5: Gioiuzza cara

Carpe diem in salsa calabra!

Traccia n. 6, Lu cori di la donna

Miserere masculorum!

Il cuore di donna è come il fondo del mare: non può essere scandagliato.

L’uomo crede di avere tanta forza da poterla abbandonare in qualsiasi momento.

Ma quale forza?

Con il sorriso, con un capello, ti trattiene.

Per non parlare della forza del pilu di cunnu: tira più di un bastimento, tira chiù iddhu a la nchianata chi na paricchia di boi a la calata, faci tornari la chiumara a la muntagna d’undi partiu.

Traccia n. 7, Cori di canna!

Pochi versi stravaganti di un uomo d’onore d’altri tempi cui Otello ha prestato la sua inconfondibile voce!

Traccia n. 8: Donna Vicenza.

Calco di ‘Bocca di Rosa’ di De André che, a sua volta, era stato calco di Brassens (Brave Margot!); senza la tragedia del gattino trucidato e con la solita ironia del Bardo di Pellaro: il marito della generosa cadde dalla pianta di petrusinu senza farsi male  e lei, ‘donna di cori’, ha continuato ad elargire le sue grazie!

Traccia 9 Santo Nicolò …

Piccola agiologia profaziana! Più che blasfemo, in questa come in molti altri suoi lavori a sfondo religioso, Otello è solo dissacrante, di una dissacrazione che riconduce la religione al mondo degli uomini(ricordate Feuerbach). Ma anche a Jean Leclercq, massimo studioso di San Bernardo: “ Santo è un cristiano che resta un peccatore, nel modo singolare in cui ciascuno lo è con i suoi doni e i suoi limiti, la grazia del perdono che ha ricevuto, la forma di umiltà che gli è stata accordata a prezzo di umiliazioni che restano il suo segreto”.

Traccia n. 10 La  democrazia

Un’antica profaziata divenuta canto dissacrante contro la trasformazione delle istituzioni democratiche  in greppie per politici di professione.

Tracce n. 11 e n. 12: Inno dello statale e A frunda.

Inno (un po’ qualunquista?) dei parassiti che, nella seconda parte, diventa uno struggente canto di lavoro e di miseria evocante la Calabria pre-industriale: lavoro minorile e fame atavica a braccetto.

La produzione artigianale della seta si basava sull’alimentazione del baco con fronda di gelso. Le mamme davano ai loro bambini poco pane e grandi sacchi da riempire di fronda.

Donde l’invocazione al commerciante di fronda di chiedere alla mamma un “cuddhura  tunda”, un pane circolare, che bastasse almeno per i due giorni di lavoro fuori casa.

Traccia 13 Donni assassini

Il canto pencola tra denuncia della guerra (petri di la via comu non ciangìti / quando vidìti pàrtiri surdàti ) e stereotipi antifemministi: donne che poco si curano della morte del  promesso sposo al fronte perché hanno l’amante di riserva e poi ballano, fumano e si dondolano (si nnàcanu) senza dignità.

Traccia 14 Mi ndi vaju

Canto del forestiero che non può stabilire legami affettivi duraturi e che è sempre con il piede sulla strada, con il cielo per letto e un ‘carduneddu amaru’ per cuscino.

Traccia n. 15 Ti salutu Bova.

“Spartenza” è una parola dura, indica la separazione dal paese delle origini ed anche il “sentirsi disseminati nel mondo, sradicati” (Heidegger); questo canto di emigrazione, che Profazio ha ricevuto dalla viva voce di una donna bovese che ha dovuto abbandonare la Calabria, testimonia il dolore, le lacerazioni affettive, familiari e comunitarie ( li muntagni e la marina, la mamma e gli amici, le mura e lu casteddhu, l’amore e la ruga).

Traccia n. 16 L’America…!

Ancora sull’emigrazione, sfruttando diversi registri: dal comico al tragico passando per l’invettiva.

Traccia n. 17 Australia!

Emigrazione ed alienazione calabra nella terra dei canguri.

Traccia n. 18 L’orfano

Nella guerra tra eredi l’unico orfano rimane il morente.

 

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Have my music performed…

GardenStatePhilharmonicPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

“Have my music performed”
Fate risuonare le mie musiche

 

Domenica, 17 Dicembre, 2017 ore 20.00
Stern Auditorium / CARNEGIE HALL


PRESENTATO DA ACE srls
http://www.acemilano.com/it

Aldo Finzi (1897 – 1945) è stato un grande compositore italiano and è internazionalmente riconosciuto come uno dei più importanti musicisti della storia, un “Maestro” meritevole dei più grandi palcoscenici. Le sue produzioni musicali, che sono in questo momento in una fase di riscoperta in tutto il mondo, saranno eseguite in un grande concerto alla Carnegie Hall di New York il prossimo 17 dicembre alle ore 20.00.
Concerto che vedrà come direttore d’orchestra Alessandro Calcagnile.

La vita del Maestro Finzi e la sua morte prematura, fanno si che la sua storia diventi ricca di significato ed interesse, insieme con la sua eccezionale produzione musicale. Questi due elementi hanno spinto l’agenzia italiana ACE ad organizzare questo concerto in collaborazione con la Garden State Philharmonic Orchestra del New Jersey, che si esibirà per la prima volta a New York nel tempio della musica.

Le sue opere, apprezzate in tutto il mondo, ora finalmente arrivano a New York, esaudendo la richiesta che Finzi fece alla sua famiglia: “fate risuonare la mia musica”. Per tutti i musicisti coinvolti, il direttore d’orchestra e i solisti, questo concerto sarà la prima esibizione alla Carnegie Hall, il tempio della musica, dove eseguirà un suo brano anche il giovane compositore Matti Kovler, scelto per dare continuità al lavoro di Finzi.

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musica

Premio Poggio Bustone

unnamedPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Alle pendici dei Giardini di Marzo di battistiana memoria si sono svolte le finali della tredicesima edizione del Premio Poggio Bustone. Sette i finalisti di questa particolarissima edizione che ha scelto il pomeriggio di questa giornata della memoria (il 9 settembre ricorre, infatti, l’anniversario della morte del grande Battisti) per celebrare la nuova canzone d’autore italiana e ricordare, con un’attenta proposta di cover da Battisti, la grande canzone d’autore italiana. In un pomeriggio di luce intensa e caldo soffuso, ai piedi della statua di Lucio, Andrea Zoli si è aggiudicato sia il Primo Premio che il Premio Miglior Cover rispettivamente con La mia strada e con la battistiana Il tempo di morire. Il premio personalità artistica è andato a Paolo Longhi che si presentava con La vita che… .
Il primo premio consiste in un giorno di Registrazione presso i Forward Studios, il premio della personalità artistica in sei mesi di promozione stampa. Il vincitore della miglior cover sarà al Mei il 29 settembre prossimo per la serata dedicata a Battisti.

Un’edizione, questa, che si è chiusa non senza polemiche: rammarico nelle parole di Massimo Rossi, musicista e giurato, che ha lamentato come l’Associazione Musicale Poggio Bustone sia stata abbandonata dalle Istituzioni malgrado il lavoro assiduo per la musica condotto in questi tredici anni. E che continui purtroppo con i fondi personali. Chiarissime le parole della Presidente Gabriella Rinaldi che ha lamentato l’assenza totale dei vertici del Comune e ha sottolineato come, a fronte di una sensibilità da parte di questa Associazione che ha rinunciato ad offrire un palco strutturato agli artisti (dovendo purtroppo declinare l’offerta anche di qualche importante proposta internazionale) in nome di una parsimonia chiesta alla provincia reatina causa terremoto, mentre le Istituzioni abbiano versato comunque importi ben più consistenti a chi di questi scrupoli non se ne è fatti approfittando del nome di Lucio Battisti.

Ricordiamo tutti i nomi dei finalisti: Andrea Zoli (Roma) con La mia strada, come cover, Il tempo di morire; Bar luna (Rimini) con Periferia e, come cover, Amarsi un po’; Luciano Nardozza (Lodi) con Il folle mio librarmi in volo e, come cover, L’Aquila; Massimiliano D’Alessandro (Salerno) con Semaforo rosso e con, da Battisti, Con il nastro rosa; Paolo Longhi (Roma) con La vita che... e con Ancora tu, come cover da Battisti; i Questione di prospettiva (Roma) con Nina che come cover ha scelto I giardini di Marzo; e Walter Piva (Gela-Venezia) con Finchè mutuo non ci separi e, come cover, E penso a te.
Ricordiamo anche la Giuria: Marco Testoni (Presidente di Giuria) compositore e music supervisor, Massimo Rossi musicista, Andrea Pitoni impresario, Argoh cantautore e discografico, Alberto Maria Castagna giornalista ed esperto di Battisti.

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musica

Franc Cinelli

franc-cinelliPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

VITALA FESTIVAL 5° edizione

Eventi filantropici in sostegno di artisti in musica e arti visive

Presenta

 

FRANC CINELLI

Live

“The Marvel Age”

 

Blues / Folk / Rock

 

Teatro San Genesio |Via Podgora, 1 – Roma (Piazza Mazzini)

Sabato 10 giugno 2017 |ALLE 21.00

Un cantautore che sa spaziare dal country al folk al rhythm’ n’ blues” La Repubblica Milano

“Cinelli riesce infatti a far convivere la passione per la melodia senza perdere di vista le influenze rock e blues della terra che lo ha accolto e dei “padri” americani.” La Repubblica Roma

“The Marvel Age è fatto di istantanee in bianco e nero e chilometri d’asfalto” (Barbara Tomasino) 

Classic Rock

“…quella voce da croissant che sa di amico, di quelli che ti inchiodano ai loro racconti.” (Pier Andrea Canei) Internazionale

Il Vitala Festival chiude la stagione con un grande concerto all’insegna del Blues, Folk e Rock d’autore, quello del cantautore italo-inglese Franc Cinelli che si esibirà sul palco del Teatro San Genesio sabato 10 giugno alle ore 21,00 presentando i brani dal suo nuovo album “The Marvel Age”. Lo affiancheranno Laurence Saywood al basso e Drew Manley alla batteria.

Franc Cinelli, bluesman cantante, autore e polistrumentista, è nato a Roma, cresciuto a Londra e vissuto tra Inghilterra e Stati Uniti. Il suo è un rock di stampo angloamericano, ma dal cuore italiano. La sua musica è stata descritta dalla stampa inglese come “piena di speranze e di promesse, è come il sole che tramonta sul deserto, ed è ricca di candore fanciullesco”. Dopo numerosissimi concerti nei pub, teatri londinesi e in ogni angolo della Gran Bretagna, Franc Cinelli si è fatto conoscere ed apprezzare anche negli Stati Uniti, esibendosi in locali prestigiosi come il Sidewalk Café, la Rockwood Music Hall di N.Y. e nei templi del folk di Nashville.

In seguito all’album di successo, omonimo, prodotto da Danton Supple (Coldplay, Morrissey), nel 2013 Franc Cinelli ha lanciato “Alcatraz Ep”, cinque brani in cui canta le storie di alcuni prigionieri del carcere di Alcatraz e nel 2014 l’album strettamente folk “I Have Not Yet Begun To Fight” che hanno visto Franc suonare alla Royal Albert Hall di Londra con Ligabue, al Blue Note di Milano (in una esibizione TV per Sky con il suo fan Joe Bastianich) e sold-out a New York e Londra. Ora il bluesman italo-britannico torna con un nuovo sorprendente album che attraverso il blues ed il folk cerca il suo lato pop, con idealmente al suo fianco i suoi maestri Springsteen e Dylan. Completamente realizzato e prodotto dallo stesso Cinelli, “The Marvel Age” è il disco che consacra Franc come uno dei principali artisti italiani capaci di proporre questo particolare ed amatissimo genere anche a livello internazionale.

“The Marvel Age” arriva dopo 12 mesi di tour intensi e mostra un artista in continua e determinata ricerca del suo percorso stilistico. Un disco che nasce da un cuore folk ma il modo in cui viene usato il ritmo, rende gli arrangiamenti vibranti e imprevedibili, portando le canzoni in luoghi inediti e indefinibili. Lo scorrere delle 10 canzoni di “The Marvel Age”, portano il cuore e la testa nei grandi spazi americani. Il disco è stato scritto durante i lunghi tour che tra il 2013 e 2014 hanno portato Franc ad esibirsi in UK, USA e la nativa Italia. Le persone incontrate ed i posti visitati in quel tour, dallo stretto di Messina al nord dell’Inghilterra, sono tutti dentro i 10 brani del disco, come i brani ascoltati in quel periodo, da T Bone Burnett alle sonorità ipnotiche del Sahara blues. Franc ha prodotto l’album a Londra nel suo SongCircle Studio con l’aiuto della sua live band, composta da Laurence Saywood al basso e Drew Manleyalla batteria. Franc ora si prepara per un nuovo round di tour con una memorabile tappa al Teatro San Genesio con cui chiude il Vitala Festival. www.franccinelli.com

Il Vitala Festival, organizzato da Fabiana De Rose in collaborazione con il Teatro San Genesio, è una rassegna di natura filantropica con lo scopo di promuovere e sostenere musicisti, cantanti, artisti del settore musicale e delle arti visive, che presenta un calendario articolato (da Settembre 2016 a Giugno 2017) e variegato per genere e composizione dei gruppi musicali che verranno ospitati.

http://www.teatrosangenesio.it/concerti.html

https://www.facebook.com/vitalafestival/?ref=bookmarks

 

|INGRESSO CONCERTO: 

Intero 15€ (include primo drink al bar del foyer);  Ridotto 13€ (studenti/bambini).

Info/prenotazioni347-8248661wonderwallenter@gmail.com

Si consiglia la prenotazione. 

|DALLE 20.00 sarà disponibile un SERVIZIO BUFFET pre-concerto:

 

|Con il gentile sostegno di: 

Verde Bistrot  via Ermete Zacconi  37; info@verdebistrot.itwww.verdebistrot.it

Nanna Papera – catering per feste, cene, pranzi ed Eventi; nanna.papera.ab@gmail.com

Noi Salon – www.noisalon.com

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Prima possibile

primapossibile9Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Sarà in scena al Teatro Quirinetta venerdì 26 maggio,  il Concerto – spettacolo della MaTeMusik band & crew dal titolo PRIMA POSSIBILE. L’evento unico, è presentato da CIES Onlus e MaTeMù.

Protagonisti della serata i giovani allievi del MaTeMù: Barbara Aruffo, David Wilson, Laura Candela, Claudio Bruno Collantes, Bryan Calero Guaman, Eliana Camilletti, Mark Ghobrial, Angel Quispe Calva, Shady Ramadan, Muzio Mecchia, Fatou Sokhna, Giulia Leonardi, Francesco Maresca, Giuseppe Venturino, Stefano Giuliani, Samy Adames “Lil Biz” Belem,
Idris “Hamza” Camara, Rufus “Lib Porko” Jackson, Gabriele “Smile” Bermello, Joel “Slayner” Peñaherrera Vargas, Riccardo “Haze” Ceri, Johnbull “Necky” Wisdom, Okafor “Flash” Wisdom, Jorge Gomes “Gorge” Do Nascimento, Carlotta “Lilith” Petruccioli, Janette “jjaney” Mecchia, Giulia “Kat” Pietrosanti, Edoardo “Tarzan” Carraro, Giancarlo “Gc” Canillas, Nayelli “Nagi” Arbildo, Valeria “Sunnerie” Benvenuto, Esteban “El Rolo” Salazar, Cristo “breakcri” Spinella, Omar “O boy” Kebbeh.

Tutto il lavoro è coadiuvato da professionisti che ogni giorno accompagnano i ragazzi in un percorso di crescita artistica costante e di grande valore culturale e professionale. Gli arrangiamenti sono di Andrea Pantaleone, Cristiano Urbani, Carlo Conti e Gianluca Panaccione, le coreografie di
Elisa Saiko Ciprianetti, vocal coach è Silvia Gollini.

Questi ragazzi sono il più forte antidoto alla paura e alla chiusura che avete visto finora. Nelle stanze di MaTeMù c’è ogni pomeriggio un’altra idea di città. E il 26 ve la portiamo al Quirinetta. E allora… Che sia festa!

PERCHÉ PRIMA POSSIBILE

Perché nell’espressione comune “prima possibile” sono contenute due idee, quella dell’urgenza e quella della possibilità.

L’urgenza è quella artistica, e ancor prima, umana, di condividere emozioni, idee, luoghi.

La possibilità consiste nell’intuire ciò che può avere forma, progettarlo e realizzarlo tramite l’impegno quotidiano.

Ciò che è urgente non vuole attendere e ciò che deve essere progettato e realizzato vive di attesa.

Questi due poli generano un percorso.

Noi siamo lì, da qualche parte, su quella strada.

LA SERATA

Sul palco del Quirinetta, in una sola serata, saranno di scena l’energia della musica R&B, le strade del Jazz con un quartetto di sassofoni, il tributo rock alla eclettica figura di David Bowie e la coinvolgente energia che viene dalla strada, tipica della cultura Hip-hop, il MaTe Block Party Show.

Quattro strade differenti, quattro punti di partenza, quattro percorsi possibili. Il trait d’union è il percorso artistico di musicisti, rapper, bboy e bgirl della Scuola d’Arte di MaTeMù.

L’R&B e la scrittura di Duke Ellington, la forza innovativa dell’hip-hop e quella di Bowie: dove si incontrano e come si intersecano? Un continuo lasciarsi e riprendersi di stili differenti legati da un’unica domanda: a cosa serve la musica?

LA MaTeMusik BAND & CREW

La MaTeMusik band & crew è un gruppo musicale composto da ragazze/i provenienti da tantissime parti del mondo, che nasce nel 2010 all’interno del Centro Giovani e Scuola d’Arte del Municipio Roma I, ideato e gestito dal CIES Onlus: MaTeMù. Il Centro si trova nel cuore del quartiere Esquilino.
Nel corso di questi anni circa cinquanta ragazzi hanno contribuito alla vita di una band che nasce dalle strade intorno alla Stazione Termini, nel segno di un’espressione musicale vibrante e genuina.

La Band ha partecipato a numerose manifestazioni culturali, si è esibita su importanti palchi della capitale e ha partecipato agli spettacoli teatrali “Altrove”, “Nella Tempesta”, “Ecco dove” ed “… E ora passiamo ad altro”, andati in scena in importanti teatri romani (Ambra Jovinelli, Vascello, Teatro di Villa Torlonia, Terme di Caracalla)

Venerdì 26 MAGGIO 2017 – Ore 21:00

Teatro Quirinetta – Via Marco Minghetti 5, Roma.

INFO E PRENOTAZIONI: Cies Onlus/Matemù Tel. 0677264611 – cies@cies.it

INGRESSO: € 5,00

www.cies.it

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musica

Mezzo secolo di gloria

Piper ClubPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

I 50 anni di carriera di Tito Schipa Jr.

Il 17 maggio del 1967 andava in scena al Piper Club di Roma

“Then an Alley”, primo esperimento al mondo di Opera Rock.

 

Dopo alcuni anni di lavoro come assistente di registi come Luigi Squarzina, Lina Wertmüller, Gian Carlo Menotti e Giorgio De Lullo, il 17 maggio del 1967 Tito Schipa Jr. mette in scena al Piper Club il primo esperimento al mondo di Opera Rock, “Then an Alley”. Ideatore e regista dello spettacolo, basato su 18 brani di Bob Dylan, Schipa conferma la sua lungimiranza nel campo del teatro musicale con il debutto di “Orfeo 9” al Sistina di Roma nel gennaio 1970. Di quest’opera è autore, compositore, regista e protagonista: sul palco, nel disco e nel film del 1973, che ha ottenuto la definitiva consacrazione durante la 65° Mostra del Cinema di Venezia (2008), di cui è stato l’evento di chiusura, mentre nel 2015 il film è stato pubblicato per la prima volta in un triplo DVD. Nello stesso anno, sul palco del Teatro Brancaccio di Roma, Schipa ha ricevuto un premio alla carriera durante la serata degli Oscar Italiani del Musical.

Difficile elencare le esperienze di cinquant’anni di lavoro ininterrotto nello spettacolo: dell’artista Tito Schipa Jr. quello che colpisce è la multimedialità, ossia i diversi “mezzi artistici” che usa per arrivare al pubblico.

Autore e coautore di cinque opere rock e pop, ha composto più di 30 colonne sonore per film e spettacoli, diretto oltre 15 opere, inciso due album da cantautore e uno con le sue traduzioni di Bob Dylan, tradotto centinaia di testi dello stesso Dylan, di Jim Morrison e Robert Johnson (raccolti in 7 volumi), scritto 3 libri tra cui la biografia paterna e “Orfeo 9 – Then an Alley” di recente pubblicazione, che gli è valso una candidatura al Premio Strega 2017. “ErDompasquale”, elaborazione di Schipa in versione pop e romanesca dell’opera di Donizetti, è stato rappresentato a Broadway in un allestimento prodotto da JoPapp. E ancora concerti, incontri, conferenze; l’ideazione e la conduzione di sceneggiati radiofonici e di “Opera Full Immersion”, i seminari di “istigazione e assuefazione al Melodramma“, che dal 1991 ad oggi vengono ripetuti ogni anno in università, teatri e luoghi non convenzionali.

Tito Schipa Jr. è un personaggio da scoprire, per non perdersi un fondamentale tassello che costituisce quanto di buono è stato fatto in questo Paese per lo spettacolo musicale.

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danza, musica, Teatro

“Freddie – A live dance show”

sviluppo09Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Dal 7 all’8 Febbraio al Teatro Ambra alla Garbatella di Roma arriva “Freddie – a Live dance show”. Uno spettacolo coreografico di danza moderna sulle note di Freddie Mercury dedicato alla vita e alla carriera del grande artista.

Le coreografie e l’ideazione sono di Caterina Buratti, sul palco Matteo SettiCaterina BurattiStefania FiandaneseAlessia VerdiniViola ViciniMariacaterina MambrettiArianna CunsoloGiuseppe PaolicelliMirko Casilli e Giovanni Rho.

Freddie Mercury, il re indiscusso del rock, con la sua personalità istrionica ed eccentrica sarà al centro di uno spettacolo che mette insieme le sue diverse anime artistiche: la melodia struggente, il ritmo trascinante, la coreografia visionaria. Caterina Buratti con questo lavoro s’ispira all’energia, alla follia e all’estro di questo artista geniale che, grazie alla straordinaria voce di Matteo Setti e ai ballerini della Katherine Dance Company, ne fanno rivivere il suo mito leggendario.
Una sinergia travolgente tra canto e danza con un attore che racconterà al pubblico chi era Freddie Mercury attraverso materiale raccolto dalle sue numerose interviste.

Sul palco si alternano sette ballerini e venti brani, dove il canto e la danza si uniscono per creare una sinergia travolgente. Lo spettacolo si divide in tre quadri, che in circa un’ora e venti minuti accompagnano lo spettatore alla scoperta dell’uomo Freddie, attraversando le sue paure nascoste, le sue delicate fragilità, la ricerca spasmodica della perfezione e la sua innovativa visione artistica. Tutto questo sulle note di alcune delle più famose hit dei Queen e di Freddie Mercury intervallate da i pezzi selezionati di Nicolas Jaar, Supernova e Bob Moses, dove il corpo di ballo interpreterà metaforicamente l’incredibile evoluzione artistica ed emotiva del famoso “cantautore”. Matteo Setti con questo spettacolo torna al suo primo amore: Freddie, il re indiscusso del rock. Grazie alla sua straordinaria voce e la sua grande esperienza sui palchi internazionali, farà rivivere il mito leggendario in chiave moderna.

La musa ispiratrice, interpretata da Caterina Buratti, sarà la guida che unirà i passaggi tra il Freddie del passato, interpretato in scena da Giovanni Rho, con quello in chiave moderna di Matteo Setti. La regia coreografica dello spettacolo è curata da Caterina Buratti, che con questo lavoro s’ispira al talento di questo artista geniale. Le sue coreografie, come sempre dinamiche e innovative, trascinano il pubblico in un viaggio indimenticabile.

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