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“Radio Wilimowski”

412-Y5sVyEL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

In chiesa, durante la messa domenicale, dopo che le sue ginocchia piene avevano pesato e deformato per cinquant’anni l’asse verniciata con cura dell’inginocchiatoio, l’uomo aveva perso la fede. Le parole delle preghiere erano vuote e tintinnavano come lattine vuote. Cadevano dalla melodia, uscivano dal ritmo.

Radio Wilimowski, Miljenko Jergović, Bottega Errante Edizioni, traduzione di Elisa Copetti. Nato Ernst Otto Pradella, primo giocatore della storia a segnare quattro reti durante una partita del campionato del mondo di calcio, membro delle compagini di due nazionali, quella polacca e quella tedesca, venuto al mondo nel millenovecentosedici a Katowice, la cosiddetta Volgare del voivodato della Slesia, e morto ottantun anni dopo a Karlsruhe, in Germania, dilettatosi anche sovente con l’hockey su ghiaccio, attaccante prolifico orfano di padre, perito sul fronte occidentale durante la prima guerra mondiale, figlio di una donna che finì deportata ad Auschwitz, devoto cattolico che incontrò Giovanni Paolo II, considerato un traditore dal governo polacco e a sua volta padre di quattro figli, Ernest Otton Wilimowski è una vera e propria leggenda: e le sue gesta mentre veste contro il Brasile la divisa bianca e rossa del paese che aderirà suo malgrado al patto di Varsavia, in quel millenovecentotrentotto fatto di leggi razziali, Anschluss, venti di guerra e altri drammi, vengono trasmesse per radio. E le ode anche un professore in pensione di Cracovia partito alla volta dell’Adriatico con il figlio gravemente malato verso un misterioso albergo… Struggente e sublime.

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“Zona”

Zona-350x486.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non succede molto, a parte il lancio del dado. Però la macchina da presa si avvicina, così lentamente e così lievemente da non fare quasi differenza, se non nell’indicarci – sia pure soltanto in modo subliminale – che qualcosa sta sempre accadendo o sta per accadere o potrebbe accadere. La Zona è un luogo – uno stato – di allerta continua. Ogni minimo movimento significa qualcosa. Qualsiasi deviazione dalla rotta indicata dal lancio dei dadi, sostiene lo Stalker, è pericolosa. Qui usa la parola rotta precisamente nel senso opposto a quello che le dà Milan Kundera in L’immortalità. Per Kundera una rotta «non ha un significato in sé; il suo significato deriva totalmente dai due punti che collega».

Zona – Un libro su un film su un viaggio verso una stanza, Geoff Dyer, Il saggiatore, traduzione di Katia Bagnoli. Stalker, assai liberamente tratto da Picnic sul ciglio della strada, è un film di fantascienza di trentanove anni fa di Andrej Tarkovskij nel quale, a voler essere estremamente sintetici, si narra il lento viaggio catartico di un intellettuale, uno scienziato e una guida illegale, esperta del territorio nel quale gli uomini si addentrano, nella cosiddetta Zona, un luogo impervio e allegorico dove le tre diverse concezioni della vita dei protagonisti si scontrano e si mettono in discussione: per Dyer, straordinario scrittore inglese, questa pellicola è una vera e propria ossessione, in cui a lui pare nitidamente di scorgere riverberi di sé e della sua esistenza. Giunge così alla composizione di questo volume, un’indagine dirompente nell’anima umana.

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“Le case della musica”

9788842824404_0_0_300_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Geburtshaus, Vienna, Nussdorfer Strasse 54

«Franz Peter Schubert, nato il 31 gennaio 1797, alle due e mezzo del pomeriggio, battezzato il 1º febbraio.» Così la registrazione nella cronaca familiare della nascita del dodicesimo figlio del maestro di scuola Franz Schubert. Originario della Moravia, trasferitosi a Vienna ottiene il posto di maestro di scuola a Lichtenthal, allora un sobborgo di Vienna. Sposa nel 1785 Maria Elisabeth Vietz che lavora a Vienna come cuoca. Insieme hanno quattordici figli: solo cinque sopravvivono. I maggiori, Ignaz e Ferdinand, diventano maestri come il padre. Karl diviene pittore e illustratore di libri. Maria Therese, la figlia più giovane, entra col matrimonio in una famiglia di insegnanti e vive fino al 1878. Come i maggiori, anche l’ottavo figlio Franz Peter viene avviato molto presto alla musica: il padre, che come maestro ha anche quel compito, capisce subito che il piccolo Franz è molto dotato.

Le case della musica, Piero De Martini, Il saggiatore. Ogni dimora è un candelabro dove ardono in appartata fiamma le vite, ha scritto Borges. La casa è il luogo per eccellenza, è dove l’esistenza ha il suo compimento, la sua rappresentazione, è il mondo e la preparazione a esso, è confine e simbolo, è fatta di cose, persone, ricordi: ha spesso un suo odore, una sua luce, una sua musica. A maggior ragione ne hanno una propria le abitazioni nelle quali sono nati e cresciuti i più importanti compositori della storia: De Martini, musicologo di chiara fama, conduce per mano il lettore in un suggestivo pellegrinaggio alla ricerca della magia ineffabile del genio, tra Eisenach e Vienna, Salisburgo e Lipsia, camminando sulle ali della fantasia sino a presentarsi, come faceva Machiavelli nel suo ozio forzato fuor di Firenze, quando la sera entrava nel suo studio, nella villa di campagna ove risiedeva, dopo essersi cambiato d’abito prima di palesarsi al cospetto dei testi dei più grandi, come Livio e Cicerone, dinnanzi a Bach, Mozart, Mendelssohn… Splendido.

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“Il ramo spezzato”

41juQHsI7cL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La donna di servizio rumena non vede i figli da dieci anni. I suoi genitori sono morti entrambi e lei non è potuta andare al funerale. Ma deve comunque rifare il letto color squalo alla perfezione. Sono tornata nella stanza dopo aver ascoltato altre persone in lutto che cercavano di trovare parole da sopra un podio in una città più grande. Mi hanno offesa le mezze frasi, le sillabe, e la fotografia ingrandita in cui le sue basette erano violente tacche nere sul muro di un carcerato. Dovrei stringere i denti e onorare una vita, ma riesco solo ad abbracciare la donna di servizio. Le sue lacrime sono paillettes sul mio vestito comprato all’Esercito della Salvezza. Comincia a lasciarmi in camera tartine e tartufi in più. Io resto sveglia tutta la notte, a ricordare la sfumatura di colore dei capezzoli di mio marito. Quello che non riesco a mangiare lo porto fuori per buttarlo via.

Il ramo spezzato, Karen Green, Baldini e Castoldi, traduzione di Martina Testa. È un’artista. È una scrittrice. È da dieci anni vedova. Di uno scrittore immenso, ma fragilissimo. David Foster Wallace. Che ha lottato contro il male di vivere. E ha perso. Se lo è trovato impiccato davanti. Lo ha tirato giù. E i poliziotti le hanno chiesto perché. Non c’era più niente da fare. Solo ricordi. Dolore. Un’assenza incolmabile. Incancellabile. Frammenti polverizzati come un vetro che esplode e salta in mille miliardi di schegge dappertutto. Uno zibaldone di quotidianità. Cattiverie e momenti felici sporadici da rimpiangere. Una pace lugubre, e allora era meglio l’imperfezione irosa ma viva della vita stessa. Cinque anni fa Karen Green ha scritto questo puzzle di memorie, che ora arriva in Italia in edizione limitata e numerata: un tuffo al cuore.

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“Le pagine che ci legano ogni sera”

51DBe3yfCGL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Una sensazione nuova invade il suo corpo, e non riesce a smettere di sorridere.

Le pagine che ci legano ogni sera, Laura Riñón Sirera, Sperling & Kupfer, traduzione di Paola Olivieri. Le parole sono importanti, i libri spesso sono più amici degli amici veri, anche perché tradiscono meno di frequente, la letteratura è salvifica, si sa, è un dato di fatto: e Carolina ci crede. Non potrebbe fare altrimenti. Da sempre è vissuta in mezzo ai libri. Abita a Madrid. Fa la libraia. Ha chiamato il suo esercizio Jo, come la protagonista delle protagoniste, come l’eroina del romanzo che ha segnato e segna intere generazioni, come la ragazza che ognuna avrebbe voluto essere (anche se poi non è certo il miglior personaggio possibile né del libro né della storia della letteratura, cosiddetta oppure presunta femminile o invece tout court che dir si voglia, e Beth ha sempre fatto più tenerezza: il problema, poveretta, è che non è che abbia proprio quella che si suole definire come una salute di ferro, anzi…). E ogni sera legge le pagine che più ama alla sua mamma, imprigionata in un altrove dopo un incidente. Per richiamarla a sé. Ma non è solo questo che le parole che ama riescono a fare… Commovente fino alle lacrime, è da non perdere.

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“Un tè tra le stelle”

419dhkEzvjL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La ragazzina di quindici anni. A quanto pare è lei che porta i pantaloni in questa casa.

Un tè tra le stelle, David M. Barnett, Sperling & Kupfer, traduzione di Federica e Stefania Merani. Il pianeta rosso è il luogo dove finalmente Thomas, perito chimico misantropo come pochi, finalmente potrà starsene in santa pace per vent’anni a sentire la musica, bere tè e risolvere cruciverba: sarà il primo uomo ad andare su Marte. Gli altri lo chiameranno Major Tom, come l’eroe di David Bowie, ma è un prezzo che è disposto a pagare: il problema è che se non c’è pace fra gli ulivi figuriamoci fra le stelle… Per un banale contrattempo infatti finisce per mantenere un contatto dallo spazio col pianeta che gli uomini si stanno impegnando per distruggere: per la precisione con Gladys, una nonnina fino ad allora per lui una illustre Signora Nessuno che è l’unica famiglia per due ragazzi che rischierebbero di finire affidati a chissà chi prima della scarcerazione del padre se si venisse a sapere che la poveretta è affetta dall’infame Alzheimer che ne sta erodendo la lucidità. E allora… Delicato, brillante, coinvolgente.

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“Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey”

51UKhVZz-yL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

La radio tedesca ci aveva informati che Londra era stata rasa al suolo…

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, Mary Ann Shaffer & Annie Barrows, Astoria, traduzione di Giovanna Scocchera ed Eleonora Rinaldi. Revisione di Bruna Mora. Il suo grazioso e, sotto ogni aspetto, complessivamente più che riuscito adattamento cinematografico è ora un film disponibile sulla benemerita – ma tanto vituperata dai passatisti d’accatto e dai polemisti a prescindere – piattaforma di video in streaming che risponde al nome di Netflix: i protagonisti, punte di diamante di un cast nutrito, sono la deliziosa Lily James e i fascinosi Michiel Huisman, Glen Powell e Matthew Goode, tutti belli e bravi. La storia, accattivante sin dal titolo stuzzicante, originale e wertmulleriano, è quella di una giornalista londinese di successo che, appena finita la seconda guerra mondiale e in cerca di una storia da scrivere, viene contattata da un uomo che vive in una romita isoletta e che sostiene di avere un libro che le era appartenuto: e così, di pagina in pagina, di parola in parola, seguendo il corso delle emozioni e il potere della narrazione… Semplicemente incantevole: come l’acqua per chi ha sete.

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