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“Il mistero dell’orto di Rocksburg”

Cover Il mistero dell'orto di Rocksburg.KC Constantine. 17.05.2018di Gabriele Ottaviani

Si può parlare e parlare, fino a che la bocca non ti fa male. Ma non accade nulla. Se la gente viene uccisa, Dio, allora sì che vedi comparire i politici.

Il mistero dell’orto di Rocksburg, K. C. Constantine, Carbonio, traduzione di Nicola Manuppelli. L’apparenza, si sa, è ingannevole per antonomasia, persino più del cuore, che per definizione, visto che ormai le fortunate locuzioni tendono a diventare sempre più frasi formulari, recuperando quella tradizione che punteggiava di appigli la memoria degli antichi cantastorie che si prefiggevano l’obiettivo di ammaliare le folle degli astanti con storie di miti, dei, cavalieri ed eroi, lo è sopra ogni cosa. L’apparenza di Rocksburg, cittadina della Pennsylvania, è quella di una località nella quale non pare che accada mai nulla. Ma non è così, e Mario Balzic, burbero ma giusto capo beone e sboccato della polizia, di origini italo-serbe, che è oltreoceano da sempre, lo sa più che bene. Oggettivamente nulla sembra infatti più innocuo di un bel campo di pomodori, come quello che Jimmy, ex minatore marito di Frances Romanelli, vecchia conoscenza di Balzic, era solito coltivare ultimamente, prima della sua scomparsa. Che non è che l’inizio… Brillante, appassionante, coinvolgente.

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“Un dubbio necessario”

51fou6A7xpL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Erano anni che non mi capitava di sentirmi così arrabbiata e al tempo stesso impotente.

Un dubbio necessario, Colin Wilson, Carbonio, traduzione di Nicola Manuppelli. Già dalla copertina, che fa subito venire alla mente Escher e al tempo stesso buona parte del cinema di Hitchcock e non solo suo, si capisce che si finirà in breve tempo per essere catapultati in un vorticoso gioco di specchi, riflessioni, sensazioni, emozioni, turbamenti, una narrazione destabilizzante che travalica ogni genere, ricchissima di livelli, riferimenti, chiavi di lettura, modalità possibili d’interpretazione: Wilson gioca con l’arte, la letteratura, la filosofia, dà vita a un mystery impareggiabile che attanaglia ineluttabilmente l’attenzione del lettore, seduce, conquista e lascia sbigottiti. Può davvero esistere il delitto perfetto?

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“Il giorno dei Lord”

51Dw5W9FiRL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli sforzi di Picchiatello non avevano ottenuto un successo travolgente. Aveva lavorato sodo per radunare quanti più membri possibile dello staff della FSA che monitorava i mercati, ma il raccolto fu modesto. Riuscì a trovarne solo dieci, e nessuno con grande esperienza. Il capo del dipartimento era all’estero, altri erano in congedo, e i pochi che poté rintracciare dovette strapparli alle braccia di amici, familiari e ristoratori. Ora erano riuniti nell’open space di uno dei palazzi più anonimi di Canary Wharf, dove aveva sede l’ufficio che, come tutti gli uffici al termine dell’orario di lavoro, aveva un’atmosfera fredda e funerea, in perfetta sintonia con il loro umore. Era evidente che non sprizzavano entusiasmo, e alcuni di loro quasi scalpitavano. Molti non si erano neanche tolti il soprabito. «Allora, Picchiatello, di che si tratta?». «Semplice. Il paese è nel casino più totale, e forse possiamo fare qualcosa per dare una mano. Dobbiamo scoprire se questo folle assedio sta facendo guadagnare dei soldi a qualcuno. Dobbiamo cercare delle tracce e scoprire dove ci portano». «Una specie di caccia al fagiano». «Io ai fagiani gli sparo. Così mi risparmio la fatica». «Ma non si può fare così. Ci sono delle procedure, dei protocolli, per questo genere di cose. E noi dobbiamo rispettare le regole, lo sai anche tu». «Regole? Questa volta non ci sono regole. Non si tratta solo di soldi, qui c’è in ballo la vita di un sacco di gente. Quindi forzate le regole, infrangetele se necessario. Dovete fare tutto il possibile pur di trovare le risposte che cerchiamo».

Il giorno dei Lord, Michael Dobbs, Fazi, traduzione di Stefano Tummolini. Una volta all’anno le persone più importanti d’Inghilterra e non solo si riuniscono tutte insieme nella medesima stanza. Elisabetta, Carlo, il premier, giudici, vescovi, ospiti illustri… L’occasione è quella della più importante ricorrente cerimonia di stato, l’apertura del Parlamento che nel diciassettesimo secolo visse l’attentato di Guy Fawkes. Oggi però sono altri i nemici che prendono d’ostaggio la Camera dei Lord. Ma dovranno vedersela con Harry Jones, parlamentare, ex militare pluridecorato, uomo coraggioso, indisciplinato, in crisi. E… Dobbs ha scritto il capolavoro House of Cards, e si vede: qui, tra 24, Designated survivor et similia, mette in scena un thriller semplicemente sensazionale.

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“Il maestro di Quintodecimo”

51VNERXJllL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Durante gli anni dell’adolescenza, la mia attenzione fu sempre rivolta alla ricerca ossessiva e quasi maniacale della normalità. Osservavo gli altri e mi misuravo continuamente con me stesso, con l’intima consapevolezza di poter arrivare ovunque avessi voluto. La plasticità dei segni a cui riuscivo a dare forma diveniva man mano più gradevole, capace di riprodurre la realtà, di fotografarla. I segni che sapevo imprimere erano sempre più decisi, sicuri, e diventavano disegni. Amavo rinchiudermi in quel poco spazio che nell’istituto potevo rubare all’invidia e allo scherno, ma mi capitava talvolta di sentirmi osservato. Voltandomi, non trovavo nessuno. Eppure è davvero difficile nascondersi a chi, per anni, ha percepito la presenza degli altri attraverso una sensibilità che non rientra in alcuno dei sensi percettivi. Ogni cieco sa che nessuna presenza può essergli negata, poiché gli arriva un’immagine non vista, ma imbevuta di mille sensazioni tattili, impregnata di inconfondibili odori, di profondissime impressioni. Non trovavo nessuno, ma sulla parete a destra del triste crocefisso, la grata non ben serrata custodiva una presenza nella penombra della stanza accanto. Sembrava protendersi come rapita e magnetizzata, fuori dal consacrato velo. Scorgevo gli occhi che penetravano il reticolo minuto, bramosi di scoprire la vita oltre la grata. Erano occhi turbati, inquieti, ma straordinariamente forti e penetranti. Li sentivo addosso per giorni e giorni, mi sembrava di essere attraversato da uno sguardo che mi scuoteva e che rimescolava violentemente in me impressioni e commozioni.

Il maestro di Quintodecimo, Maria Collina, Fazi. Quintodecimo è un paesino. Grazioso. Come tanti. Eppure al tempo stesso unico. E custodisce una storia straordinaria. Quella di Guerrino. Il maestro del paese. Che a sette anni perde la vista e le mani a causa dello scoppio di una bomba. Ma che poi, grazie all’intervento salvifico, mitico, mitologico e leggendario nientedimeno che della regina Elena, sembra sfuggire a un destino segnato. E costruire realmente un mondo tutto suo, fatto in primo luogo d’amore… Maria Collina si ispira a una storia vera, e attraverso questa delicata rievocazione dà voce alla speranza più dolce che si annida nel cuore dei ricordi, che sono ciò che rende ognuno di noi quel che è. Da leggere.

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“Heidi”

41LOgVwjgYL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Immaginate una lavagna. Immaginatemi lì davanti con un gessetto in mano. Immaginatemi mentre disegno una curva che sale in alto fino a sfondare la cornice, proseguire sul muro, salire al piano di sopra, superare il terrazzo, raggiungere il cielo e poi la stratosfera. Quella linea rappresenta la mia ansia, oggi, sin da quando supero la fase dello stordimento da sonno, mi ficco in doccia cantando come posso la colonna sonora della giornata, che naturalmente sarà Patience dei Take That e che naturalmente diventerà un consiglio disatteso. Metto in piega la frangia schiacciandola contro la fronte, usando il tasto tre del mio fon, la modalità Sahara. Il risultato è una barriera di capelli che mi cola in fronte senza un minimo di garbo. Con la quantità di deodorante che ho spruzzato sotto le ascelle sono certa di aver riaperto il buco dell’ozono. La mattina comincia male e continua peggio, dato che guardando l’orologio mi rendo conto di aver fatto tardi, per cui mi scapicollo di là, preparo velocemente qualcosa per mio padre, poi arriva Thomas, poi guardo ancora l’orologio e quindi di corsa in macchina. Esco di casa che sembro conciata come un agente assicurativo, vestita in nero e dall’aria grigia.

Heidi, Francesco Muzzopappa, Fazi. Sempre più assurdi. Paradossali. Surreali. Nuovi. Trash. Sono i format televisivi di cui tutti i network sono a caccia per fare ascolto. Per fare soldi. Per non chiudere. Succede anche in Videogramma, un’azienda di contenuti in cui da anni lavora Chiara, trentacinquenne milanese, direttrice casting, single, adulta solo all’anagrafe, per il resto è uno gnommero di manie e insicurezze. Sulle teste di tutti i dipendenti di Videogramma pende una spada di Damocle il cui filo è tenuto dal nuovo capo, lo Yeti, un tagliatore di teste della peggior specie. Ma Chiara sta messa ancora peggio dei colleghi: suo padre, che non a caso si chiama Massimo Lombroso, un vecchio critico letterario del Corriere della sera malato di demenza selettiva, viene infatti cacciato dall’ospizio in cui è ricoverato perché ormai ingestibile. E quindi lei nel frattempo se lo deve prendere in casa. Solo che lui crede di essere nella baita di Heidi. Sì, proprio quella a cui sorridono i monti e a cui le caprette fanno ciao. Che può contare sull’affetto di Peter. E pure lei dopo un po’ riesce a trovare il suo “pastorello”. Ma… Geniale, ironico, tenerissimo, esilarante, di rara intelligenza, imperdibile.

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“La chiesa di San Vigilio a Siena”

276b88c44cbbc4461767a0b2b8810568_w131_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

La coppia di puttini reggimensa rappresenta un’innovativa soluzione stilistica…

La chiesa di San Vigilio a Siena – Storia e arte – Dalle origini monastiche allo splendore dell’età barocca, Olschki, a cura di Alessandro Angelini e Michele Pellegrini. Dedicata a San Vigilio di Trento vescovo e martire, vissuto tra il trecentocinquantacinque e il quattrocentocinque, ucciso, secondo la leggenda, dai pagani a colpi di bastoni e sgalmere, ossia zoccoli di legno, sede della cappella universitaria di Siena e di una comunità delle Suore Figlie della Chiesa, presenti anche in Europa, in India e in America latina, dedite alla preghiera contemplativa, soprattutto all’adorazione del Santissimo Sacramento per l’unità dei cristiani, un istituto religioso femminile di diritto pontificio e una congregazione fondata da Maria Oliva Bonaldo, nata nel milleottocentonovantatré e morta nel millenovecentosettantasei, è stata fondata dalla famiglia Ugurgieri nell’undicesimo secolo, istituita come parrocchia, donata ai camaldolesi e poi ai gesuiti e ai benedettini vallombrosani, ed è uno scrigno di gemme preziosissime. Di cui in questo volume magnifico ed elegante viene riprodotto ogni caleidoscopico scintillio. Da non perdere.

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“Corpus dei papiri filosofici greci e latini”

4f0388b9b61a56e604261ee14c26eb61_w131_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Corpus dei papiri filosofici greci e latini (CPF) – Testi e lessico dei papiri di cultura greca e latina – Parte IV.2 – Tavole II.2 – II.3 – Accademia toscana di scienze e lettere La Colombaria – Union Académique Internationale – Unione Accademica Nazionale, Olschki. Più che un semplice – ammesso e non concesso che questo attributo possa essere considerato adeguato – volume un dono preziosissimo, una formidabile testimonianza della cultura che più d’ogni altra va conservata e custodita, perché la storia è maestra di vita ma come dice Gramsci il problema del suo insegnamento è che sovente le fanno difetto gli allievi, che non sono disposti ad ascoltarla, che non pongono la corretta attenzione alle sue parole. Le testimonianze di epoche lontanissime, custodite su supporti labili, che non conoscevano la serialità e la solidità della stampa, sono fondamentali per capire la storia e l’evoluzione del pensiero e dell’umanità, sono un patrimonio che è peccato mortale che vada perduto. Queste centottantasette spettacolari figure, impreziosite da una veste grafica che non è affatto iperbolico definire suggestiva ed eccellente, e da un apparato per la consultazione di raro pregio, distribuite nelle pagine per ordine alfabetico di collezione, sono raggruppate anche secondo una ripartizione per secoli e costituiscono infatti anche una validissima esemplificazione paleografica. Ma soprattutto, anche per chi non sia uno studioso che a conclusione della Parte II.2 e II.3 del Corpus dei Papiri Filosofici Greci e Latini (vol. II.2: Sentenze di autori noti e chreiai, apparso nel 2015; II.3: Gnomica, nel 2017) già pubblicato abbia il piacere e la necessità di consultare questo volume, che ne è il corrispondente apparato di tavole, anche solamente sfogliarlo dà la sensazione di essere ammessi a un culto misterico, iniziatico, un rito che ha a che fare con la sapienza e con la conoscenza più autentica e profonda del senso della vita.

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