Libri

“Gramsci reloaded”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

La scuola unitaria. Un punto importante nello studio dell’organizzazione pratica della scuola unitaria è la fissazione della carriera scolastica nei suoi vari gradi secondo l’età e la maturità intellettuale-morale dei giovani e secondo i fini che la scuola vuole raggiungere. La scuola unitaria o di cultura generale «umanistica» (intesa in senso largo e non solo nel senso tradizionale) dovrebbe proporsi di immettere nella vita attiva i giovani con una certa autonomia intellettuale, cioè con un certo grado di capacità alla creazione intellettuale e pratica, di orientamento indipendente. La fissazione dell’età scolastica obbligatoria varia col variare delle condizioni economiche generali da cui dipendono due conseguenze secondo il nostro punto di vista della scuola unitaria: 1) la necessità di far lavorare i giovani per averne subito un certo apporto produttivo immediato; 2) la disponibilità finanziaria statale da dedicare all’educazione pubblica che dovrebbe essere di una certa grandezza per l’estensione che la scuola assumerebbe come edifizi, come materiale didattico in senso largo, come corpo di insegnanti; il corpo degli insegnanti specialmente crescerebbe di molto, perché la efficienza della scuola è tanto maggiore e rapida quanto più è piccolo il rapporto tra allievi e maestri, ma ciò pone il problema della formazione di un tal corpo, non certo di facile e rapida soluzione. Anche la quistione degli edifizi non è semplice, perché questo tipo di scuola, proponendosi anche la rapidità, deve essere una scuolacollegio, con dormitori, refettori, biblioteche specializzate, sale adatte per il lavoro di seminario ecc. Si può dire che inizialmente il nuovo tipo di scuola dovrà e non potrà non essere di élites di giovani scelti per concorso o indicati sotto la loro responsabilità dalle istituzioni private idonee. Prendendo come tipo di riferimento la attuale scuola classica: 1) elementari, 2) ginnasio, 3) liceo, 4) università con le specializzazioni professionali, teoretiche o pratiche si può dire che la scuola unitaria comprenderebbe i primi tre gradi riorganizzati, non solo per il contenuto e il metodo dell’insegnamento, ma anche per la disposizione della carriera scolastica. Le elementari dovrebbero essere di tre-quattro anni e insegnare dogmaticamente (sempre in modo relativo) i primi elementi della nuova concezione del mondo, lottando contro la concezione del mondo data dall’ambiente tradizionale (folklore in tutta la sua estensione) oltre [a dare], s’intende, gli strumenti primordiali della cultura: leggere, scrivere, far di conto, nozioni di geografia, storia, diritti e doveri (cioè prime nozioni sullo Stato e la società). Il ginnasio potrebbe essere ridotto a quattro anni e il liceo a due, in modo che un bambino che è entrato a scuola a sei anni potrebbe a quindici-sedici anni aver percorso tutta la scuola unitaria. A chi può obiettare che un tale corso scolastico è troppo faticoso per la sua rapidità se si vogliono raggiungere gli stessi risultati dell’attuale organizzazione della scuola classica, si può rispondere che il complesso della nuova organizzazione contiene in sé gli elementi generali per cui già oggi per un certo numero di allievi l’attuale organizzazione è invece tropo lenta. Quali sono questi elementi? In una serie di famiglie specialmente delle classi intellettuali, i ragazzi trovano nella vita famigliare una continuazione e una integrazione della vita scolastica, apprendono come si dice «nell’aria» tutta una quantità di nozioni e di attitudini che facilitano la carriera scolastica propriamente detta; inoltre essi cominciano ad apprendere qualche anno prima dell’inizio delle elementari la lingua letteraria, cioè un mezzo di espressione e di pensiero superiore a quello della media della popolazione scolastica dai sei ai dieci anni. Così c’è una differenza tra gli allievi della città e quelli della campagna: per il solo fatto di vivere in città un bambino da uno a sei anni assorbe tutta una quantità di nozioni e di attitudini che rendono più facile, più proficua e più rapida la carriera scolastica.

Politologo, filosofo, giornalista, linguista, politico e critico letterario che ha studiato a Torino, è stato deputato, ha fondato il PCI, nemico dei fascisti, che lo misero in galera, e molto altro, Antonio Gramsci è stato ed è tuttora uno dei più significativi intellettuali italiani, che dal carcere scrisse oltre trenta quaderni, non destinati in verità stando al suo volere alla pubblicazione, pieni di riflessioni e appunti elaborati durante la reclusione, uno zibaldone straordinario e attualissimo che va letto e riletto e che in Gramsci reloaded – Una teoria sociale della cultura. Antologia dei Quaderni dal carcere a cura di Fausto Colombo (Rogas) viene esaltato: da non perdere.

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Libri

“Cose che mio figlio deve sapere sul mondo”

51tD6K+ivwL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lei è talmente più brava di me a fare il genitore…

[…]

Si dice che sia compito dei padri insegnare ai propri figli cosa significa essere uomini. Ma io non ne sono tanto sicuro. Si dice anche che la stragrande maggioranza degli uomini, prima o poi, diventa come il proprio papà. Speriamo che, nel tuo caso, non sia così.

Cose che mio figlio deve sapere sul mondo, Fredrik Backman, Mondadori, traduzione di Anna Airoldi. Non c’è nulla di più bello che dare la vita. Perché è un atto d’amore. E non c’è nulla pertanto che spaventi di più. Visto anche quanto è spaventoso il mondo d’oggi. Non c’è nulla che faccia sentire più inadeguati. Specialmente un uomo, che certo un figlio non lo porta in grembo, e dunque non può costruire lo stesso legame con lui di una donna. Ne potrà costruire certo un altro. Magari pari. Magari migliore. Magari egualmente significativo. Ma non lo stesso. Un uomo ha bisogno di più parole, di solito. E parole come queste, intime come una ballad, divertenti come una barzelletta, dolci come una filastrocca, intense come i sentimenti più puri, e senza un filo di retorica, dell’autore di tante delizie, fra cui l’incantevole Mia nonna saluta e chiede scusa, sono da leggere e rileggere.

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“La città degli orsi”

51ehzsSLAyL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Da bambine era diverso. Sembra un attimo fa, perché lo era.

La città degli orsi, Fredrik Backman, Mondadori, traduzione di Andrea Stringhetti. A Björnstad non c’è niente. Specialmente d’inverno. Ma paradossalmente proprio nella stagione più ostile in realtà si viene a palesare un’effimera ma sensazionale attrazione, che almeno porta un po’ di vita. Di gioventù. Di buoni, bravi e begli adolescenti. Un enorme lago ghiacciato: palcoscenico ideale per l’hockey. E non solo. Tutto sembra perfetto, tranquillo, sereno, normale. Tutto come sempre. Finché il male che è innato negli uomini non decide di rispecchiare il suo nero volto sul niveo candore della città degli orsi. E… Brillante e ben scritto, avvincente.

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“La donna alla finestra”

51rZoloOWbL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La casa era una zona di guerra, un campo minato, baci a vuoto che schioccavano a ogni piè sospinto, risate come cannonate, pacche sulle spalle come bombe.

La donna alla finestra, A. J. Finn, Mondadori, traduzione di Stefano Bortolussi. Il titolo fa subito venire in mente al tempo stesso la più delicata eroina joyciana, quell’Eveline che dietro il polveroso cretonne vede scorrere la vita che non ha l’ardire di vivere, e insieme uno dei più fortunati film di Hitchcock: e in effetti questo è un giallo ad altissima e magnifica tensione, condito però sapientemente con un’analisi psicologica assai fine. Anna è terrorizzata dalla sola idea di uscire di casa, a New York. Vive reclusa. Beve Pinot. Guarda vecchi film. Chatta con sconosciuti. Spia i vicini con la sua fotocamera. I nuovi sembrano perfetti. Le capita però di notare in un’occasione qualcosa di strano. E tremendo. Ma è vero? O solo immaginato?… Formidabile.

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“Darker”

41iV5dT575L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi sveglio di soprassalto, il cuore che martella. Non per la paura, ma perché qualcosa del sogno mi ha sconvolto.

Darker – Cinquanta sfumature di nero raccontate da Christian, E. L. James, Mondadori, traduzione di Eloisa Banfi, Stefano Mogni, Vincenzo Perna. La storia è nota, ha reso la sua autrice straricca e famosa, è diventata un fenomeno anche sul grande schermo: Ana è una ragazza in apparenza piuttosto scialba, anonima e dimessa, Christian un plutocrate perverso. Si mettono insieme e la loro quotidianità è abbondantemente condita di bondage et similia: in vari episodi, prendendo le mosse, com’è noto, da una fanfiction di Twilight, l’autrice ne narra le vicende. E di solito il punto di vista è sempre quello di Anastasia: in Darker, invece, parla lui. Per gli appassionati.

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“Britt – Marie è stata qui”

51PzwtE5NwL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ai creatori di parole crociate piacciono le bombe, quindi Britt – Marie lo sa.

Britt – Marie è stata qui, Fredrik Backman, Mondadori, traduzione di Andrea Stringhetti. Moglie devota, casalinga premurosa, di quelle con la scopetta sempre in mano, sessantatreenne normale, sobria, paziente. E cornuta. E quando lo scopre Britt – Marie, che giustamente ha la sua sacrosanta e senza prezzo dignità, prende e se ne va. Vive da sola. E va all’ufficio di collocamento. Non vuole mica fare la fine di quelle persone di cui nessuno si accorge, che semplicemente spariscono, che un giorno vengono ritrovate quando da troppo tempo non c’è più niente da fare per loro solo perché qualche vicino è infastidito da un cattivo odore di morte. Si vergogna come una ladra, poveretta, ma non ne ha motivo alcuno. Un lavoro ci vuole. E qualunque va bene. Anche nel più sperduto angolo del paese. Dove a breve conquista tutti. Diventa persino allenatrice della locale squadra di pallone. Una presenza mite, dolce, buona, indispensabile. E quando accade qualcosa di terribile in quella scombiccherata e stralunata famiglia che finalmente l’ha accolta con più umanità e comprensione di chi l’ha sempre illusa e data per scontata, si rende conto che il momento che tanto attendeva è arrivato: si rimbocca ancora le maniche, e… Un vero gioiello con una protagonista straordinaria: bisognerebbe farne un film domani. Se non oggi stesso.

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“Business per bamboccioni”

41T7BfzKGDL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tu pensi troppo, e troppo a te stesso!

Business per bamboccioni, Marco Parracciani, Caffèorchidea. L’idea è geniale, il successo è assicurato, la rivoluzione è alle porte. Grazie al crowdfunding Lando è sul punto, come si suol dire, di svoltare. L’invenzione sta per essere prodotta e messa in commercio, nessuno potrà più farne a meno, le porte del lusso attendono solo che Lando varchi la soglia: del resto, cosa c’è di più necessario in questa nostra società odierna che pullula di decerebrati come di rifiuti Malagrotta di una custodia per smartphone con asta da selfie estraibile e incorporata? Non so, la cura definitiva per qualche male? Ma suvvia, se non sarà quello sarà un altro a ucciderti: vuoi mettere invece quando sulla lapide apparirai in tutto lo splendore del filtro Clarendon? Il problema è che il bene è talmente indispensabile che già esiste. Lo fanno i cinesi. È in vendita su Amazon. Per Lando è il tracollo. Si rifugia nell’alcol e in un ristorante. Cinese. Dove capta una conversazione. E decide di unirsi a un viaggio, che… Tragicomico, picaresco, ironico, intelligente, brillante, esilarante, lieve ma profondissimo, gustoso come un frutto maturo: da non perdere.

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