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Muccino a Giffoni

Giffoni Film Festival - Gabriele MuccinoPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Gabriele Muccino, l’Ulisse del cinema italiano, ha fatto ritorno a casa. Dopo una lunga e fortunata parentesi che lo ha visto impegnato con la produzione filmica americana, il cineasta autore de L’Ultimo bacio e Alla ricerca della felicità uscirà nelle sale nel 2018 con un opera totalmente personale: “L’Isola che non c’è, la mia ultima fatica, restituisce un’immagine totalmente autobiografia della regia”, ha chiarito questo pomeriggio nell’ultimo incontro Giffoni Masterclass 2017, di cui BadTaste.it è partner anche quest’anno.

“Quando sono approdato in America per girare La ricerca della felicità e Sette anime ero forte di alcuni elementi che consideravo imprescindibili per la mia arte: non di rado partivo dal talento e dalla personalizzazione degli attori, dalla pura tecnica della messa in scena e non mancavano casi in cui mi ritrovassi a modificare la sceneggiatura stessa in corso d’opera. Oggi, di fronte al viaggio a ritroso, porto via dal nuovo continente una voglia mai così tanto forte di proseguire nel solco della sperimentazione, nella ricerca di una realizzazione che possa essere considerata coraggiosa. A questi elementi endogeni ho affiancato la necessità di tornare a girare film che sentissi essere totalmente miei, che avessero un’anima oggettivamente complessa e che fino all’ultimo frame rispettassero questa volontà. L’Isola che non c’è è perciò la quinta essenza di ciò che sono oggi”.

Un artista ormai maturo, che non ha più remore nel discutere degli aspetti maggiormente dibattuti dalla critica: “La critica italiana prima e successivamente quella internazionale mi ha accusato sovente di un sentimentalismo sterile e fine a se stesso”, ha proseguito. “L’Ultimo bacio è entrato a pieno titolo nell’immaginario comune perché in tantissimi hanno voluto vedere una classica storia a lieto fine. In realtà, ponendo attenzione già solo alle ultime scene, si comprende quanto al sentimentalismo io preferisco l’emozionalitá che emerge dalla caratterizzazione maniacale dei personaggi. Gran parte delle figure che popolano i miei film sono anime inquiete che devono sopravvivere a questa consapevolezza. Figure proiettate verso qualcosa di indefinito e perciò spinte fino alle estreme conseguenze. A chi ha criticato questo modus operandi registico ho spesso risposto che sono la resa della mia stessa inquietudine”.

Ad averlo trasformato nel personaggio carismatico che il mondo intero ci invidia sono stati soprattutto alcuni elementi: “De Sica, Monicelli, Age e Scarpelli, Risi continuano ad essere i miei riferimenti di una certa idea di estetica cinematografica”, ha chiarito. “De Sica, più di tanti altri, lo ritengo il capostipite di un classicismo assolutamente ancora attuale e che trasuda da alcune mie opere emblematiche come Alla ricerca della felicità. Ovviamente esistono anche artisti che non ho particolarmente preferito, perché ritengo siano andanti contro una mia idea di gusto”.

Nell’intero bilancio del suo operato, oggi Gabriele Muccino è un uomo assolutamente soddisfatto: “So perfettamente cosa mi ha permesso di essere la persona che vedete. La mia famiglia è stata fondamentale, ma ancor di più la pazienza e la perseveranza con cui ho atteso che i miei sogni e le mie ambizioni prendessero corpo. Ai ragazzi del Giffoni Film Festival, perciò, sento di dire: non bruciate le tappe, ma godete delle conquiste anche più elementari. Vi servirà a comporre quel magnifico puzzle che vi renderà unici”, ha concluso.

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Giffoni insegna lo stupore

Giffoni Film Festival - Claudio Gubitosi e Piero RinaldiPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

“Giffoni non ha limiti: insegna a comunicare le proprie idee, a discuterne, a realizzarle”. L’ideatore e direttore del Giffoni Film Festival Claudio Gubitosi – nel corso della consueta conferenza stampa di chiusura –  ha tirato le somme della 47esima edizione resa grande non solo dai numeri da record, ma soprattutto dalla partecipazione di chi, da quasi 50 anni, accompagna e incoraggia un progetto sempre all’avanguardia e rivolto al futuro.

“Non è stata un’edizione semplice anche a causa dei tagli subiti – ha spiegato Gubitosi – ma abbiamo reagito creando un programma incredibile. Abbiamo moltiplicato l’amore e triplicato le nostre ore dedicate a questo progetto, e i nostri sacrifici sono stati ampiamente ripagati. Giffoni ci insegna ancora una volta che allo stupore che sa creare non c’è mai fine”.

Quella appena terminata è un’altra edizione record che ha visto coinvolti 4.600 giovani giurati provenienti da 52 paesi del mondo, 157 opere, di cui 101 in concorso, 6 anteprime, 6 eventi speciali, 20 laboratori didattici, oltre 30 spettacoli, più di 200 eventi gratuiti inseriti nel fitto programma dello StreetFest svoltosi in 10 diverse  location, 5 Meet The Stars riservati a 5.000 fan non in giuria, 50 star italiane e internazionali, tra cui Kit Harington, Bryan Cranston, Amy Adams, Julianne Moore, Mika, Gabriele Salvatores e Gabriele Muccino.

“E’ stata una bella avventura – ha proseguito il direttore – una grande edizione, ma è già tempo di guardare al futuro e proiettarci nel 2020. Per i nostri 50 anni Giffoni rinascerà in forma diversa, unendo le sue tre anime: Festival, Experience e Opportunity, consacrandosi come una bella storia italiana made in Campania che non smette di stupire il mondo”.  Gubitosi ha poi ricordato come il brand continui ad essere preso ad esempio anche dalla classe politica e accademica internazionale: “Sono orgoglioso di annunciare che grazie alla collaborazione tra l’Università di Salerno e la George Washington University, Giffoni entrerà nei libri di testo come case history per tutte le università del mondo”. Anche dal Governo arrivano i riconoscimenti per un Festival che si conferma unico: “Grazie al Ministro Dario Franceschini – ha proseguito Gubitosi – abbiamo una nuova legge sul cinema dopo 54 anni e Giffoni è stato  ufficialmente inserito tra i 4 eventi strategici della nazione. Per 3 anni lavoreremo insieme al MIUR, altra testimonianza con cui le istituzioni guardano al Festival”.

Diversi poi gli appelli lanciati dal direttore per il futuro. “Immagino una metropolitana leggera che colleghi Salerno-Pontecagnano-Giffoni e tutta l’entroterra picentino, per far sì che ci sia quella una rete di trasporti necessaria, sicura ed efficiente per far muovere i nostri giurati in piena sicurezza. Rivolgo un appello poi al sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, e a tutti gli imprenditori del territorio perché la città capoluogo ha bisogno di nuove strutture alberghiere anche di lusso, diventate una necessità per il flusso turistico che il festival ha creato. Un altro appello lo faccio al Governatore Vincenzo De Luca che ringrazio per essere intervenuto più volte in questa edizione ed essere entrato nel cuore del Festival. Ora deve fare lo sforzo di proteggerci. La Multimedia Valley deve essere un punto di partenza, non di arrivo”. “Un terzo appello – ha continuato – è rivolto ai privati: il Festival vive grazie ai finanziamenti pubblici della Regione e dello Stato, che hanno deciso di investire nel nostro progetto, dove sono gli imprenditori privati? Giffoni per i numeri che produce è un’occasione, è una delle industrie culturali più grandi al mondo ma, nonostante questo, non c’è un’industria telefonica che vi investa, non c’è un’industria di elettricità, penso ad esempio ad Enel”. Fortunatamente qualcuno che ha capito la genialità del progetto c’è, è il caso di partner come TotalErg, Original Marines, il Consorzio CiAl, Eli La Spiga Edizioni, I.B.G. Spa, BMW, Fondazione Cariplo, ACI, INAIL, Fondazione Carisal, Banca Sella, Costa Crociere, Pegaso Università Telematica, Caffè Motta, Acqua Santo Stefano, Pasta Antonio Amato, Terra Orti, OrtoRomi, Energy by Oscar, Wella, Interflora, Chiczone, Wave Tribe: Bronx Colors Italia, Sant’art, Madara, Le grenier de vivi, D-giraffa e Le taschine. Tante anche le collaborazioni che hanno permesso di realizzare progetti sociali e laboratori, con oltre 10.000 presenze, consegnando al Festival un valore aggiunto non quantificabile.

Tornando a guardare il futuro, il direttore ha continuato: “I nostri obiettivi sono tanti: dare lavoro a 300 ragazzi nel 2018, attivare un’arena da 6.000 posti per ospitare qui i grandi eventi, attivare 25 start-up grazie al settore “Innovation Hub” – progetto integrato, non alternativo al Festival – , istituire corsi universitari qui a Giffoni grazie agli spazi della Multimedia Valley che nel 2018 avrà il primo finanziamento per il suo secondo blocco e che conterrà il museo “Testimoni del tempo“. Poi guardando all’internazionalizzazione ha continuato: “Dall’estero sono tornati a guardarci con interesse, abbiamo richieste di collaborazioni da ogni parte del mondo: Argentina, Toronto, Canada Australia, Praga, Macedonia, Eurasia, Georgia, Iran, ma la cose importante è che quando andiamo fuori è l’Italia a mostrarsi, non solo il Festival”.

Un progetto che sarà reso ancora più forte dalla corposa rete del Dipartimento Innovazione: 450 giovani innovatori per la community del Dream Team di Giffoni Innovation Hub per un totale di 5 paesi nel mondo. 40 i protagonisti dell’edizione numero 3 della rassegna Next Generation, provenienti da Italia, Messico e Svezia, che hanno incontrato 50 ospiti e mentor tra imprenditori ed esperti di innovazione e comunicazione. E ancora, 100 studenti che hanno partecipato alla maratona di pitch “A Scuola di Startup Experience”, 5 università coinvolte (Federico II di Napoli, Università di Salerno, Università di Lund in Svezia, Tec di Monterrey in Messico, George Washington University negli States) e 5 i progetti presentati dal Dream Team, 4 i workshop e 4 le round table su industrie creative, intelligenza artificiale, animazione, realtà virtuale e un focus sullo stato dell’innovazione in Campania, durante il quale è stata annunciata una intesa tra Giffoni Innovation Hub e la iOS Developer Academy di Napoli. Cinque gli ospiti istituzionali: Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia, Valeria Fascione, assessore alle startup, all’innovazione e all’internazionalizzazione della Regione Campania, Corrado Lembo, procuratore capo di Salerno, e una delegazione della Corea del Sud.

“Dopo aver precorso i tempi ed essersi aperta per prima degli altri alle varie piattaforme di distribuzione di contenuti video, come Netflix e Amazon, –  ha concluso Gubitosi – Giffoni il prossimo anno si aprirà anche al settore della pubblicità come espressione creativa, grazie all’istituzione del Creative Award Festival, un festival nel festival che ospiterà un premio per creativi e aziende che hanno promosso in maniera ‘epica’ un prodotto di comunicazione e grafica professionale per ragazzi. Un festival della pubblicità che avrà come giuria i ragazzi insieme ad una commissione di esperti. L’idea, oltre alla premiazione è quella di istituire lavoratori attivi legati al target ed un vero museo della pubblicità”.

Il Giffoni Film Festival 2017 giunge al termine forte di un’attenzione mediatica altissima. Lo dimostrano le migliaia di articoli pubblicati, solo nel periodo dell’evento, da quotidiani italiani (La RepubblicaIl Corriere della SeraIl MessaggeroAvvenireil Quotidiano del Sudla Gazzetta del Mezzogiorno e Vanity Fair tra le altre) e internazionali (VarietyHollywood ReporterJustJaredDaily Mail e Metro), agenzie di stampa (AnsaAdnkronosLa PresseAskaAgi9ColonneIl VelinoItalpresseDire) e web (il Mattino.itAnsa, Corriere.itMy MoviesSorrisi e CanzoniLeggoVanity FairBadTastela Città di SalernoCilento notizieCinematographeMyreviewsVelvet). In media, ogni giorno del Giffoni Film Festival ci sono stati 60 lanci di agenzie150 articoli stampa e 200 notizie sul web.

I social in questa crescita esponenziale non sono da meno: la pagina Facebook del Giffoni è cresciuta con oltre 150.000 like, un traguardo reso possibile dalle migliaia di interazioni ottenute grazie a post come i day by day e le dirette dei Meet the Stars. Trend positivo anche per Instagram con oltre 18.000 followers all’attivo (circa 3mila seguaci guadagnati in soli nove giorni). Le foto che hanno ottenuto più “mi piace” e condivisioni, quelle di Kit Harington di Game of ThronesBryan CranstonAmy AdamsLaura EsquivelFavijCristiana Capotondi e Julianne Moore, ma anche le pillole video, i meme e le curiosità. Su Twitter, infine, i 51.000 followers (e i fan del Giffoni in generale), sono riusciti a far entrare tra le tendenze più discusse l’hashtag Giffoni2017Amy AdamsKit Harington e Game of Thrones con oltre 57mila visualizzazioni dell’account al giorno.

Chi non è potuto esserci ha fatto ricorso al piccolo schermo per lasciarsi trasportare nella magia della 47esima edizione: il dato aggregato relativo agli italiani che hanno seguito il Festival tramite i numerosi programmi messi in onda dai mediapartner MediasetRai e Sky è stimato in oltre 50.000.000 contatti.

Tantissimi, decine di migliaia, anche i contatti al sito http://www.giffonifilmfestival.it e, centinaia, le mail arrivate in questi giorni. Giurati, famiglie, sponsor ringraziano per l’accoglienza e per l’esperienza formativa ed emozionante, reti televisive nazionali e internazionali desiderano avere i filmati ufficiali del Festival; registi e attori di tutto il mondo scrivono entusiasti del clima di festa e professionalità che si respira al Giffoni Film Festival.

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And the winners are…

walkingout-640x427Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Dal coraggio di lottare contro la malattia alla complessità dei primi amori, dall’elaborazione del lutto all’ostinazione e la voglia di realizzare un sogno, affermando il proprio “io” nel passaggio dall’infanzia all’età adulta: sono questi i temi dei lungometraggi che hanno conquistato il Gryphon Award nella 47esima edizione del Giffoni Film Festival, tutti proiettati in anteprima assoluta nazionale e votati dai 4.600 giurati, provenienti da 52 paesi del mondo, suddivisi per fasce di età.

Per la sezione Elements+6 vince l’olandese “Master Spy” (2016 – distribuito da Incredible Film) di Pieter Van Rijn: la storia, tra magia e azione, è quella di Tim, 10 anni, che viene catapultato in un mondo di missioni speciali e crimini da risolvere insieme a Simon, una spia ibernata ‘proveniente’ dal 1973.

Per la sezione Elements+10 vince lo svedese “Room 213” (2017 – distribuito da Media Luna New Films) di Emelie Lindblom, il film racconta il mistero della stanza 213 nel quale sembra aleggiare un misterioso spirito.

Per la sezione Generator+13 vince, con poca sorpresa, l’applauditissimo in sala The Bachelors di Kurt Voelker (USA – 2017 – distribuito da Fortitude Int’l) con il Premio Oscar J.K. Simmons (miglior attore non protagonista per “Whiplash”, film vincitore di 3 statuette nel 2015). Alla base della storia c’è l’elaborazione del lutto, vista da esperienze e punti di vista differenti. Nel cast anche Josh Wiggins e Julie Delpy.

Per la sezione Generator +16 vince, anche qui con poche sorprese, il francese “Do it right” di Chad Chenouga (2017 – distribuito da Films Distribution), che aveva ottenuto la standing ovation in sala; la storia è quella del sedicenne Nassim che viene affidato ad una casa famiglia alla morte della madre e, per non essere accomunato ai “casi sociali”, si inventa un’altra vita.

Per la sezione Generator+18 vince lo svedese “Garden Lane” di Olof Spaak (2017); nel film viene mostrato l’incontro tra Eric e Elen che, dopo aver vissuto insieme da bambini con i loro genitori tossicodipendenti, si ritrovano da adulti ad affrontare un passato condiviso.

Per la sezione Gex Doc, storie vere, narrate in forma di documentario, vince il francese “Everyday Heroes” di Anne-Dauphine Julliand (2016 – distribuito da TF1 Studio), incentrato sulla lotta alla malattia di bambini coraggiosi.

Tra le menzioni speciali assegnate per la sezione Generator +13 il Premio Cinecircoli Giovanili Socioculturali – “Percorsi Creativi 2017” a Walking out di Alex & Andrew Smith (Usa) “perché il film tratta, evitando semplificazioni convenzionali, il tema del difficile recupero del rapporto padre/figlio, messo in crisi dalla distanza non solo geografica tra i due”. Il Grifone di Alluminio – Premio Cial (Consorzio Imballaggio Alluminio) per l’ambiente, invece, al film  “Lane 1974” di SJ Chiro (Usa) della sezione Generator +16. Il gruppo Cial ha scelto di premiare quest’opera “per l’approccio senza filtri che la regista ha adoperato per evidenziare il rapporto fra un territorio conosciuto a pochi giovani, costretti a vivere in spazi che sembrano aperti e liberi ma che in realtà si dimostrano castranti e pieni di contraddizioni, in una natura che li rende outsider rispetto ai loro coetanei”. Ultimo riconoscimento speciale è stato l’Amnesty International Award assegnato ad uno dei documentari della sezione Gex Doc: “They call us monsters” di Ben Lear (USA) “per aver affrontato il tema della possibile reintegrazione di alcuni ragazzi nella società, inficiata dalla legge 260 che consente allo stato di processarli come adulti”.

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Il Miur e Giffoni insieme per il futuro

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È stato firmato oggi a Giffoni il Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e il Giffoni Film Festival. Il Protocollo, ha spiegato la ministra Valeria Fedeli, presente nella Cittadella del cinema più famosa del mondo, ha durata triennale e prevede una collaborazione virtuosa tra le scuole italiane e Giffoni. “Sono particolarmente orgogliosa – ha detto la Ministra – di firmare questo Protocollo che considero molto importante per arricchire i percorsi formativi delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. La storia, le competenze e la qualità che sono presenti qui possono essere molto utili per le nostre scuole e le università”.

L’accordo consentirà di promuovere il cinema fra ragazze e ragazzi nelle istituzioni di ogni ordine e grado e di sistematizzare l’ampia offerta culturale del Giffoni per le scuole, valorizzando e promuovendo il contributo che docenti, studentesse e studenti offrono al Festival. Saranno pianificati percorsi di formazione per le insegnanti e gli insegnanti sull’utilizzo del linguaggio audiovisivo in classe e valorizzati i prodotti audiovisivi delle studentesse e degli studenti. Miur e Giffoni collaboreranno nell’organizzazione della Giornata del Patrimonio Audiovisivo dell’UNESCO e condivideranno progetti di alternanza scuola-lavoro nei vari settori e attività promosse dal Festival.

Il Protocollo ha un particolare significato, ha aggiunto la Ministra, visto che “dal 1° giugno 2017 è in vigore il decreto attuativo delle Buona Scuola per la promozione e diffusione della Cultura umanistica. Un decreto che mette al centro la valorizzazione di linguaggi come quello della musica, del cinema e del teatro nella scuola. L’esperienza che si è fatta e si fa qui da 47 anni è importantissima, non smetterò mai di ringraziare le istituzioni locali e chi ha creato il Festival di Giffoni: quello che fate deve essere messo a disposizione delle studentesse e degli studenti di tutta l’Italia. Giffoni è una grande eccellenza che deve essere conosciuta e immessa in tutto il percorso formativo italiano”. Alla firma del Protocollo d’intesa ha preso parte anche Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, che da anni collabora con Giffoni.

“Il linguaggio del cinema e il tema di quest’anno (Into the magic) aiutano moltissimo a coinvolgere le ragazze e i ragazzi – ha proseguito la Ministra – offrendo loro cultura, stimoli e curiosità. Qui possono crescere e tornare a casa molto più forti per affrontare altri percorsi della propria vita. Sono emozionata, per me essere qui e firmare il Protocollo d’intesa tra il Ministero e Giffoni è davvero una grande soddisfazione, ci credo, sono contenuti a cui tengo molto”.

Nel corso della sua permanenza a Giffoni, la Ministra ha visitato la Multimedia Valley e ha risposto ad alcune domande dei giurati in Sala Truffaut. “I docenti devono essere innovativi nell’uso della didattica, ma da un punto di vista formale dovrebbero avere tutti la stessa preparazione – ha spiegato Fedeli, rispondendo alla domanda di un ragazzo che le chiedeva il motivo delle differenze di preparazione dei docenti -. Le differenze dobbiamo monitorarle e superarle. Noi abbiamo bisogno che si investa perché in ogni luogo in cui c’è una scuola o un’università ci sono qualità e innovazione. L’impegno che stiamo cercando di assumere come Ministero è che quella dei docenti, del personale tecnico amministrativo e dei dirigenti sia considerata una delle professionalità più importanti per il Paese che va riconosciuta socialmente e occorre investire affinché abbiano un riconoscimento economico”.

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“Noi siamo tutto”

everything-everything-nick-robinson-amandla-stenberg.jpgdi Gabriele Ottaviani

Per immunodeficienza si intende una condizione patologica determinata dal ridotto funzionamento del sistema immunitario e nei casi più gravi dalla totale incapacità di produrre un’adeguata risposta immunitaria difensiva contro agenti infettivi e un’efficace resistenza contro le sostanze tossiche. Si distinguono un’immunodeficienza congenita e un’immunodeficienza acquisita, determinata cioè da altre patologie concorrenti. L’immunodeficienza congenita viceversa è una malattia piuttosto rara che è presente già alla nascita e che si manifesta come un deficit dell’immunità cellulare e/o di quella di tipo umorale, ossia la produzione di anticorpi. Si tratta di una malattia con diverso grado di gravità, in alcuni casi non compatibile con una lunga sopravvivenza. Questo, pressappoco, dice qualunque enciclopedia medica che si voglia consultare. Parole che suonano già molto serie, ma immaginate cosa debba essere vivere purtroppo una condizione del genere, esistere nel mirino di una spada di Damocle che non attende altro che sganciarsi sulla testa di chi soffre per questa condizione. Maddy, bellissima, ha vissuto senza vivere. È diventata una giovanissima adulta senza mai poter varcare la soglia della sua dimora. È allergica al mondo. Ogni cosa può farle davvero male. È stata sempre solo insieme a sua madre e alla sua infermiera. Ma nella casa accanto ora si sono trasferiti dei nuovi vicini, i Bright. Che hanno un figlio. Olly. Che la scorge, e inizia a comunicare con lei. Nasce un delizioso sentimento, dolce quanto potenzialmente fatale… Tratto da un successo editoriale brillantissimo, Noi siamo tutto (Everything, everything), presentato in anteprima a Giffoni, con i bravi e graziosi Amandla Stenberg e Nick Robinson, non brilla per originalità, ma è emotivamente coinvolgente, semplice, onesto, romantico e lineare. Si lascia guardare, e con ogni probabilità gli appassionati del genere apprezzeranno.

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“Annabelle 2”

maxresdefault.jpgdi Gabriele Ottaviani

È il lutto più atroce, orrendo, infame. Quello che il mondo rifiuta, tanto che non gli dà un nome. Se sei senza genitori sei orfano, se sei senza coniuge sei vedovo, se sei senza figli non sei. E loro hanno perduto un figlio, una bambina, in un modo assurdo. Restano padre (il sempre ottimo Anthony La Paglia, un professionista tale che se ce ne fossero anche solo dieci come lui in giro il mondo sarebbe tutta un’altra cosa, uno degli attori più sottovalutati e peggio utilizzati della sua generazione, un interprete a cui basta una ruga d’espressione per dar corpo a un sentimento) e madre, ma senza prole. Lui, però, fabbrica bambole, e dopo un tempo lungo ma non sufficiente a elaborare il lutto la coppia si trova a ospitare nella propria magione un gruppo di piccole ospiti di un brefotrofio andato distrutto, che vedono nella nuova dimora una specie di castello fiabesco, e la suora loro istitutrice. Ed è qui che iniziano i problemi. Perché una delle bambole è posseduta, una nostra vecchia conoscenza è tornata… Annabelle 2: Creation, in sala prossimamente e presentato in anteprima a Giffoni, con Stephanie Sigman, Talitha Bateman, Lulu Wilson, Philippa Coulthard, Grace Fulton, Lou Lou Safran, Samara Lee, Tayler Buck e Miranda Otto, è un classico film di genere, efficace, ben congegnato e che si lascia guardare.

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Nick Robinson per “Noi siamo tutto”

unnamed(1)Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

“Mai avrei pensato di trovarmi in un contesto così pieno di energia e creatività e per giunta dall’altra parte del mondo. È stato bellissimo vedere l’entusiasmo dei ragazzi del Festival di Giffoni” dice Nick Robinson, ospite alla quarantasettesima edizione del Festival per presentare in anteprima nazionale “Noi siamo tutto” in sala dal 21 settembre con la Warner Bros e in anteprima nazionale al festival”.  “Ho letto il copione prima del libro – spiega l’attore che confessa di ispirarsi e ammirare Gene Hackman. Dopo aver finito di leggere la sceneggiatura sono stato approcciato dalla regista Stella Meghie che mi ha convinto a leggere il libro. Ho amato il romanzo di Nicola Yoon e dopo aver parlato con Stella mi sono interessato al personaggio. Yoon mi ha confessato di aver scritto la storia per sua figlia. Si tratta di una love story”.
Nick Robinson tradisce l’emozione per il grande debutto da protagonista in “Noi siamo tutto”, “La scelta del ruolo – ha detto – va al di là di Olly, il mio personaggio. La storia ha una sensibilità e un messaggio così profondo da andare oltre il grande schermo e arrivare al cuore della gente”. Anche se giovanissimo, ha già alternato comedy e drama: ” Sono passato dalle pellicole indie ai blockbuster e spero di poter continuare a sperimentare e crescere. E lo dico con cognizione di causa perché ho dovuto anche accettare ruoli non sempre nelle mie corde ma ho capito che comunque mi avrebbero migliorato e fatto crescere”. Alla domanda se la fama lo abbia cambiato dice: “Cerco di non pensarci e mi ostino a mantenere gli stessi ritmi della quotidianità per restare con i piedi per terra e vivere serenamente la mia età”.

Tra i suoi progetti per il futuro, “Simon vs. The Homo Sapiens Agenda” (attualmente in produzione) in cui vestirà i panni di Simon Spier, un giovane pronto a fare i conti con la propria omosessualità. Il film, ispirato a un romanzo di Becky Albertalli, è diretto da Greg Berlanti e vedrà Robinson accanto a Jennifer Garner, Tony Hale e Katherine Langford. Forse sempre nel 2018 uscirà Strange But True: nel cast, oltre a Robinson gli attori nominati all’Oscar Amy Ryan e Greg Kinnear, Margaret Qualley e Connor Jessup, oltre a Blythe Danner. Il film, tratto da un libro di John Searles, è diretto da Rowan Athale e racconta la storia di una donna che, cinque anni dopo la tragica morte del suo fidanzato, bussa alla porta della di lui famiglia per dire di essere incinta del loro figlio scomparso. Pur scettica, la famiglia cerca di crederle, ma ben presto si scoprirà che la verità è molto più terrificante di quanto si possa immaginare. Non manca un accenno al suo esordio e a quel teatro a cui vorrebbe tornare. All’età di nove anni i suoi genitori lo iscrissero ad un gruppo teatrale per bambini chiamato Broadway bound. “Mi piacerebbe molto tornare al teatro – rivela Robinson – anche se è difficile. Penso che il teatro sia l’allenamento migliore che un attore possa fare”.

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Annunci e appelli

unnamedPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Il Premio Oscar Gabriele Salvatores arriva a Giffoni con Ludovico Girardello protagonista del secondo capitolo de “Il Ragazzo Invisibile”  per incontrare i ragazzi del Festival e tenere una masterclass. A Giffoni sarà proiettato anche Denti, film del 2000 con Paolo Villaggio che ricorda con emozione “Era un grandissimo attore e un amico, era un grande attore comico  – sottolinea – perché aveva innato il senso tragico della vita”.
Alle domande sul suo prossimo film dice:  “uscirà a gennaio e sarà accompanato da una serie di iniziative collaterali. Ci sarà una graphic novel con la Panini e molto probabilmente uscirà il secondo capitolo del libro. Stiamo ultimando gli effetti e  ricreando alcuni passaggi in 3D. Nel frattempo dal precedente a questo il nostro protagonista è cresciuto e senza fare troppe anticipazioni  – aggiunge –  scoprirà di avere una sorellina un pò “infiammabile” e due madri, una biologica e l’altra adottiva – questo secondo film ha un andamento emotivo molto forte e più dark del primo”.
A venti anni di distanza da Nirvana (1996) Salvatores spiega come all’epoca non si conoscevano le potenzialità della rete. “L’approccio alla fantascienza mi viene naturale. Per capire la realtà non basta la ragione e oggi capire il confine tra realtà a finzione non è facile. Il cinema ha un grande potere, quello di far apparire le ombre di Platone vere. Il cinema ha il potere di evocare i fantasmi come diceva Jacques Derrida, e per questo la sala cinematografica non morirà mai  – asserisce con convinzione Salvatores.
“Il ragazzo invisibile” gioca con il tema dei supereroi e cita Gramsci per affermare che per capire la realtà non basta la ragione. Nel primo film il protagonista scopriva il superpotere, nel secondo il tema è come usare i superpoteri, cosa farne e come capire il confine tra giusto e ingiusto, tra bene e male”.
Parlando di un certo cinema che si ispira a storie realmente accadute Salvatores spiega che per lui “il cinema non ha più solo la funzione di essere una finestra sulla realtà. Una storia vera ti lega alla presa diretta e la televisione, se ben fatta, assolve a questo compito. Apprezzo molto Dolan perchè è molto bravo a coniugare lo sguardo sulla realtà con la dimensione emotiva andando oltre il realismo. Nel mio film c’è uno sguardo introspettivo, un ritmo serrato ed è più spettacolare del primo. Ne sono fortemente innamorato. Sto intraprendendo alla soglia dei 67 anni (li compirà il 30 luglio) un viaggio che scompagina la struttura classica della sceneggiatura”
Alla domanda se ci sarà la continuazione di Italy in a Day, il documentario che nel 2014 realizzò con la Rai, a partire da una campagna pubblicitaria online che chiedeva alle persone di riprendere alcuni momenti della propria giornata, Salvatores ha detto che ne sarebbe contento e che “sarebbe potuto e potrebbe diventare un appuntamento annuale ma  – sottolinea – per questo servirebbe la Rai a cui peraltro abbiamo proposto il progetto ma ad oggi non se ne è fatto nulla. Gli avevemo proposto il tema del Capodanno. Farei Italy in a Day di nuovo”.
Parlando dei progetti futuri Salvatores dice “Sto lavorando a un film americano, sarebbe un ritorno al road movie raccontando un rapporto tra padri e figli”. A proposito de “Il Ragazzo Invisibile” non esclude che ci possa essere un terzo episodio. “in un momento in cui i ragazzi vogliono la visibilità attraverso i social abbiamo scelto questo super potere perchè il più economico e non si vende”
A proposito di serie televisive dice “mi piacerebbe prima o poi farne una.” Alla domanda se in Italia siamo  pronti a prospettive vicine a quelle del mondo Marvel. Salvatores asserisce dicendo che da un punto di vista tecnico lo siamo e che è importante sperimentare ma servono produttori e reti televisive che abbiano il coraggio di rischiare.

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Giffoni e la sicurezza sul lavoro

Giffoni Film Festival - Gianni Ippoliti e Giovanna IovinoPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Un incontro pensato e strutturato per i genitori, un dibattito articolato su vari punti cardine che ha posto al centro l’importante tema della sicurezza sul lavoro. Dati alla mano e statistiche, per un confronto dinamico e stimolante: il giornalista Gianni Ippoliti, in una chiave insolita e stravagante, ha affrontato alla 47edizione del Festival alcune delle problematiche e anomalie che generano confusione e perplessità in merito alla sicurezza sul lavoro. L’iniziativa, proposta in collaborazione con INAIL, ha messo a confronto le esperienze dei genitori dei giffoners, attenti e scrupolosi per un’analisi in grado di far emergere spunti di riflessione di notevole importanza. “Il nostro messaggio deve essere sempre più forte e facilmente raggiungibile – ha sottolineato la direttrice della sede territoriale INAIL, Giovanna Iovino -. Quando i ragazzi vanno a scuola devono essere al sicuro, quando i genitori lavorano devono stare al sicuro. La sicurezza va tutelata, indottrinata”. Un confronto stimolante in Sala Vittorio De Sica, dai toni spiritosi e provocatori. “Quando qualcuno viene sorpreso alla guida con il cellulare, la punizione dovrebbe essere specifica – ha spiegato alla platea di genitori Gianni Ippoliti -. Togliere la patente è giusto, ma perché non immaginiamo di sottrarre anche lo smartphone? Questa sarebbe una punizione esemplare, hai guidato con il cellulare e adesso non telefoni più”. Attenzione alta quella dei genitori, particolarmente interessati all’incontro “Sicuro che siamo sicuri?”. “Se fossimo un Paese che tiene realmente alla prevenzione, aboliremmo la produzione di ciclomotori che vanno a 80 km/h perché fuorilegge – ha continuato Ippoliti -. Invece restiamo fermi, crediamo di sapere ma non sempre sappiamo”. Tra il detto e non detto, tra il fatto e non fatto: così, passando attraverso testimonianze surreali, a ragionare su quanto di articolato e abusato possa esserci attorno al tema di sicurezza sul lavoro. “Sono aumentati gli infortuni sul lavoro, ma vanno a diminuire le morti sul lavoro – ha spiegato ancora la Iovino -. Questo dato testimonia l’evoluzione, oggi i luoghi di lavoro sono molto più sicuri. Cominciano a rispondere alla esigenze di ognuno di noi, ad ascoltare le necessità e urgenze”. Ma l’obiettivo non è ancora raggiunto: “Puntiamo a risultati in grado di renderci soddisfatti pienamente, vogliamo arrivare a percentuali di infortunio sul lavoro pari a zero”.

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La scuola del traffico

Giffoni Film Festival - Parco Scuola TotalErgPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

La sicurezza stradale a portata di bambino, per un percorso dinamico ed un discorso di sensibilizzazione in grado di coinvolgere grandi e piccini. Questo e molto altro al centro della collaborazione tra Giffoni Film Festival e TotalErg: la partnership si colloca nell’importante lavoro di sensibilizzazione sul tema della sicurezza stradale nei confronti dei ragazzi svolto da Giffoni negli ultimi 15 anni. “Questo è un vero e proprio villaggio della vita – ha sottolineato il direttore Claudio Gubitosi a margine dell’inaugurazione del parco scuola del traffico a Piazza Lumière -. Quando si parla di sicurezza ogni cosa si ferma, l’obiettivo del nostro Festival è riuscire a trasmettere un messaggio, il rispetto. I nostri ragazzi hanno diritto a tutto, devono sentirsi sempre a sicuro, ma devono anche comprendere e rispettare le regole”. Tre giorni di corsi gratuiti, teorici e pratici di educazione e sicurezza stradale saranno riservati ai della 47esima edizione.

La storica istituzione romana è ufficialmente sbarcata a Giffoni per un’iniziativa pronta a coinvolgere, sensibilizzare ma soprattutto indirizzare. “E’ fondamentale partire da loro e con loro – ha spiegato la responsabile HSSE (Ambiente, Salute e Sicurezza) di TotalErg Verusca Bucchiarone -. L’obiettivo della nostra azienda è investire in cultura e sicurezza, quale contesto migliore se non un Festival che parla ai giovani e alle loro esigenze. La distrazione è una delle principali cause di incidente stradale, si parla tanto di sensibilizzazione e prevenzione ma il dato notevole è che andrebbe spiegato a tutti, ad esempio, che anche mentre si attraversa la strada il cellulare dovrebbe stare in tasca – ha continuato -. Il Gff è il compagno di viaggio perfetto, insieme riusciamo a parlare agli utenti della strada del futuro”. Insegnare giocando, utilizzando un linguaggio semplice ma efficace.

“Queste sono le iniziative che vanno nella giusta direzione – ha commentato il comandante della Polizia Locale di Milano, Antonio Barbato -. Condividere regole, migliorare l’atteggiamento di ognuno di loro, mostrargli la giusta direzione è necessario”. Il Festival e TotalErg hanno saputo, in sinergia, concretizzare il proprio impegno a favore della sensibilizzazione dei più giovani con azioni concrete ed efficaci come questa. “Siamo uniti per loro – ha concluso il presidente di Giffoni Experience, Piero Rinaldi -. Siamo e saremo attenti e sensibili, la nostra soddisfazione più grande è vederli coinvolti, entusiasti. Sono loro i futuri automobilisti, quindi è giusto che la sensibilizzazione parta da qui”.

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