cultura

#RingraziareVoglio

Card Rv - rumore caffè quando salePubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Si annuncia il terzo anno del progetto collettivo

 

RINGRAZIAREVOGLIO

L’INESAURIBILE POESIA ANTIDOTO ALL’ODIO E ALL’APATIA

 

e l’arrivo nella rete di

 

#RingraziareVoglio Junior

 

#RingraziareVoglio: un racconto collettivo che cresce ogni anno grazie agli utenti del web che partecipano con i propri versi.

RingraziareVoglio, il 21 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, compie il terzo anno di attività, festeggiando anche RingraziareVoglio Junior: la nuova versione del progetto dedicata agli alunni della scuola primaria e secondaria di I grado.

L’obiettivo di RingraziareVoglio è la creazione di una poesia potenzialmente infinita grazie alla partecipazione delle persone e alla condivisione in rete dei loro versi.

Come? Si entra a far parte della community inviando al sito www.ringraziarevoglio.it o su twitter con l’hashtag #RingraziareVoglio, uno o più versi che completino l’incipit “Ringraziare voglio per…”, proseguendo così “l’inesauribile poesia”, cui ha dato idealmente inizio J.L. Borges con “Altra poesia dei doni”.

I contributi ricevuti vengono pubblicati sulla pagina Twitter @RingraziareV.

Ma qual è la novità di quest’anno? La partecipazione delle associazioni e delle scuole: una novità che arricchisce la dimensione collettiva del progetto, ampliando il valore formativo di un utilizzo positivo delle parole in rete.

Da una prima adesione spontanea di una classe di scuola primaria e dopo il racconto dell’esperienza nella giornata del Ministero dell’Istruzione dedicata al Piano Nazionale Scuola Digitale, grazie al moltiplicarsi delle richieste di partecipazione si è arrivati alla creazione di “RingraziareVoglio Junior”: la versione del progetto dedicata a bambini e ragazzi, lanciata a febbraio 2018 in occasione del convegno “Parole a Scuola” organizzato dall’associazione Parole O_Stili in collaborazione con il Miur.

Con “RingraziareVoglio”, grazie alla creatività degli utenti, l’inno alla vita di J.L. Borges sta via via assumendo forme nuove e infinite di contenuto. I Ringraziare Voglio condivisi fino ad oggi non hanno infatti limiti: sono oggetti, emozioni, luoghi, profumi, parole, ricordi, persone…

Tra questi:

 

Ringraziare voglio

per l’istante prima di un tuffo

per la parola ‘atavico’, che ci ricorda che veniamo da lontano

per le vigne e gli ulivi ben coltivati

per le vigilie di Natale, perché il giorno dopo non è tutto finito

per il gioco ‘facciamo che…’

per il silenzio e la solitudine

 

“L’idea di RingraziareVoglio – ha spiegato Lorenza Anselmi, ideatrice del progetto – nasce da un incontro. Da una parte la visione di Borges che immagina una poesia composta semplicemente dalle cose per cui si sente grato, dall’altra un clima sociale sempre più teso. Passiamo una grande quantità di tempo a lamentarci o anche solo a pensare a tutte le cose che ci mancano.… Quando si pensa ai propri grazie e si scrivono, si è già fatto un passo in un’altra direzione”.

sito: www.ringraziarevoglio.it

twitter: @RingraziareV

Per approfondimenti RingraziareVoglio e RingraziareVoglio Junior, scheda in allegato.

 

—–

RingraziareVoglio è un progetto ideato e curato da Lorenza Anselmi, nato in collaborazione con la Scuola Holden.

RingraziareVoglio Junior è la versione del progetto, curata da Lorenza Anselmi e Stefania Bassi, dedicata agli alunni della scuola primaria e secondaria di I grado.

 

Standard
cultura

Attori che hanno lasciato il segno

download.jpgPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

ATTORI CHE HANNO LASCIATO UN SEGNO NELLA MEMORIA E NEL CUORE DEL PUBBLICO

Con La maschera e il sorriso: l’avventura artistica di Mario Carotenuto  si apre il ciclo di proiezioni itineranti presso le Biblioteche di Roma sui  “Personaggi e interpreti della Commedia italiana”.

L’iniziativa è della Scuola di Tecniche dello Spettacolo.

 

Si apre il 29 Novembre, alle ore 17.00, presso la Biblioteca Enzo Tortora (Via Nicola Zabaglia, 27/b) un ciclo di proiezioni itineranti nelle Biblioteche di Roma sui “Personaggi e interpreti della Commedia italiana”.  L’iniziativa si deve alla Scuola di Tecniche dello Spettacolo, il cui impegno in favore di questo genere cinematografico e della memoria dei suoi interpreti é noto anche per avere prodotto e presentato nello scorso anno (alla Casa del Cinema di Roma e successivamente al Cinema Trevi- Cineteca Nazionale) il film documentario La maschera e il sorriso: l’avventura artistica di Mario Carotenutoscritto e diretto da Claretta Carotenuto in occasione del Centenario dalla nascita del padre. Con questo stesso film, dedicato a uno dei più popolari e amati interpreti della Commedia italiana, si apre il ciclo in omaggio ad attori che hanno fatto parte della grande famiglia del nostro Cinema degli anni d’oro ed hanno lasciato un segno nella memoria e nel cuore del pubblico: all’interno di un genere basato sulla coralità, quale é la Commedia italiana, non si possono non ricordare quegli interpreti che pur non essendo stati sempre protagonisti dei film interpretati, ne hanno sorretto la struttura e senza i quali sarebbe stato impossibile realizzare quei film che hanno fatto grande il nostro cinema nel mondo. In programma le prime dieci proiezioni su attori che più spesso bisognerebbe ricordare, come: Enzo Cannavale, Adolfo Celi, Aldo Fabrizi, Giacomo Furia, Ciccio Ingrassia, Alberto Lionello, Tiberio Murgia, Ave Ninchi, Tina Pica, Bice Valori. www.mariocarotenuto.it

Standard
cultura

Pasolini in Argentina

PasoliniPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

In collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e l’Istituto  Italiano di Cultura presso il Centro Culturale Borges, con la supervisione dello scenografo e regista Enzo De Camillis, la Mostra “P.P. Pasolini: Io So…” è un’esposizione, oltre alla galleria di 120 immagini scattate durante la realizzazione dei film di P.P.P., sono esposti, all’interno di una pellicola cinematografica, dei disegni per contestualizzare gli eventi nazionali e internazionali che hanno segnato il periodo storico in cui ha vissuto il poeta e regista Pasolini. Prendendo spunto dalla constatazione che molti artisti contemporanei, in particolare delle ultime generazioni, hanno lavorato in vari modi sulla figura e soprattutto sull’opera di uno tra i più interessanti intellettuali italiani del dopoguerra

La mostra, allestita presso il Centro cultural Borges a Buenos Aires inaugura il 7 dicembre e resterà aperta fino al 30 gennaio 2018.

Realizzare una mostra fotografica su Pasolini tra cinema e società, vuol dire costruire la mostra sul rapporto tra lo scrittore / regista e la città di Roma.

La mostra si sviluppa cronologicamente in sezioni progressive attraverso la rappresentazione di 10 film con materiale inedito, fornito da Centro Sperimentale di Cinematografia (Cineteca Nazionale).

Le foto, durante le riprese dei suoi film, ci raccontano con le immagini la sua sensibilità poetica. A queste, saranno affiancate immagini della società di quel periodo storico elencando per ogni film realizzato ogni anno, gli eventi nazionali ed internazionali che hanno segnato la storia di quegli anni. Eventi storici che un regista, un artista, assorbe con le sue sensibilità trasportandole nei suoi lavori. Esperienze che Pasolini ha raccontato con immagini, con simboli e con impaginazioni create nel fotogramma dei suoi film, immagini che si rispecchiano e ci ricordano quadri pittorici di Piero della Francesca o rappresentazioni giottesche come si notano nel film Decameron.

“Io So…” è il titolo che viene riproposto nel libro di Enzo De Camillis su Pier Paolo Pasolini edito da Arduino Sacco. Pasolini è sempre stato “Un intellettuale in Borgata”, (titolo del Docufilm dello stesso autore De Camillis) come dimostrano la stessa sua vita e morte insieme alle sue opere e ai suoi film che, a detta di Maurizio Ponzi (Regista), hanno riscritto la grammatica stessa del cinema. Film e libro saranno presentati dall’autore all’inaugurazione della mostra presso il Centro Borges.

La mostra non mira ad idolatrare Pasolini come uomo, ma vuole essere un’ennesima conferma visiva della sua arte e della lungimiranza geniale dell’intellettuale dal quale ogni frase ancora oggi è contemporanea sentenza.

La Mostra definita: “Cinema e Società”, vuole rappresentare l’artista Pasolini con le sue opere cinematografiche nel contesto politico di quel periodo storico, una opportunità per i giovani di leggere, vedere e apprezzare un artista dei primi del ‘900 raccontando la storia italiana e internazionale del periodo. La mostra ha già ricevuto richieste per allestirla in altri paesi, dal Brasile alla Tunisia. Un’ occasione per divulgare la cultura italiana nel mondo.

Standard
cultura

La lengua vitorbese

Palazzo_dei_Papi_ViterboPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Mercoledì 22 novembre alle 10.30 nella sala Regia di palazzo dei Priori a Viterbo, alla presenza di maestre e dirigenti scolastici, nonché di genitori e appassionati di letteratura cittadina, saranno ufficialmente proclamati i giovanissimi vincitori del premio “La léngua vitorbese” per la miglior poesia in dialetto locale, bando riservato agli studenti delle classi quarte e quinte delle scuole primarie del capoluogo.

Hanno aderito all’iniziativa le scuole primarie Villanova (I.C. Pietro Egidi); A. Volta (I.C. Pietro Vanni); L. Concetti (I.C. Luigi Fantappié); A. Grandori e De Amicis (I.C. Carmine); Ellera (I.C. Ellera) e S. Canevari (I.C. Canevari). Per un totale di oltre 150 componimenti.

I vincitori saranno proclamati dal dott. Mario Brutti, presidente della Fondazione Carivit, ente patrocinatore e finanziatore dell’iniziativa. Madrina d’eccezione la vice sindaca Luisa Ciambella: andrà ricordato che il premio per le scuole fa parte di un ciclo d’iniziative voluto dal Comune di Viterbo, a partire da settembre scorso, per ravvivare l’interesse della comunità locale nei confronti del suo dialetto.

Per l’occasione il dott. Brutti consegnerà, quale segno di riconoscimento e gratitudine della comunità stessa, una targa ricordo ai dirigenti di ciascuna delle scuole partecipanti. Nonché ai giovanissimi vincitori ma anche alle maestre e a tutte le classi partecipanti (per la loro biblioteca) una copia dono del volume di Emilio Maggini, “Poesie e prose in dialetto viterbese”, la cui seconda tiratura, ospitata da Davide Ghaleb Editore nella collana “La Banda del racconto”, sarà pronta per mercoledì prossimo proprio grazie al contributo di Fondazione Carivit. Ne approfittiamo per proporvi alcuni brani dall’introduzione del curatore, l’antropologo Marco D’Aureli.

Di Marco D’Aureli

Di Emilio Maggini (1900-1986), «agricoltore, autodidatta, decano dei poeti dialettali viterbesi» sono state pubblicate otto raccolte di opere, tra poesie e prose. Ad eccezione de L’ultima goccia, data alle stampe a Roma, per conto delle edizioni della rivista «Omnia», tutti i libri di Maggini sono stati impressi negli stabilimenti della tipolitografia viterbese di Archimede Quatrini e figli. Il primo, Il grande connubio, venne pubblicato nel 1960, quando il poeta aveva già sessant’anni. Al pari del secondo libro, L’ultima goccia, pubblicato l’anno successivo, fu scritto in lingua. Questi due volumetti, di sole – rispettivamente – 8 e 17 pagine, pur costituendo l’esordio editoriale di Maggini, rappresentano una piccola parentesi nella sua produzione. Il grosso del lavoro di Emilio Maggini, infatti, consta di poesie in dialetto viterbese. Tre le raccolte pubblicate: Viterbo al segno della Rosa. Poesie Viterbesi (1970), ’Gni mese ’n canto. Verse vitorbese (1976), ed infine ’Gni tempo ha la su’ ’mpronta. Poesie in dialetto viterbese(1988, uscita postuma). Oltre a quelle contenute nei volumi sopra citati, altre poesie di Maggini hanno trovato accoglienza in raccolte antologiche.

Alle opere in versi si affiancano le raccolte di prose scritte anch’esse «in forma popolare, come è espressione del popolo la parlata dialettale»:Viterbo cu le scarpre grosse (1972), ’L campanone di Viterbo aricconta (1973), La cuccagna (1977), che vanno a costituire, nelle intenzioni dello stesso Maggini, un ciclo unico all’insegna della «gojaria vitorbese», intesa come espressione condivisa e riconosciuta a livello locale di «allegria, sincerità ed anche gioia».

Il florilegio che questo volume offre al lettore è frutto di una operazione di carotaggio eseguita nell’opera di Emilio Maggini. Sono 58 i testi antologizzati, la maggior parte dei quali in versi. Accanto alle poesie, in dialogo strettissimo, le prose. Ad essere scelti sono stati quei componimenti che hanno come protagonisti luoghi (spazi fisici: quartieri, strade, monumenti, piazze) e persone. Luoghi connessi a persone; persone che con il loro fare, dire, o semplicemente abitare, hanno lasciato un segno molto marcato in un punto della città finendo spesso col connotarlo in modo netto sul piano dell’immaginario condiviso. Luoghi popolari, familiari, intimi, d’affezione. Piescarano, in primis. E luoghi teatro della socialità viterbese più formale e della vita pubblica. Maggini ha la capacità di ricucire, entro una unica topografia, al tempo stesso spaziale e sentimentale, luoghi dalla evidente ed indiscussa vocazione monumentale e patrimoniale con le viuzze più popolari, gli antri più nascosti, anonimi. Ed ecco così che accanto a «stemme d’illustre casate», a «palazzette riccamate di ‘ntatta bellezza» troviamo, in una contiguità che non è soltanto spaziale, quelle «fontane petteguele», luogo della vita quotidiana, degli amori, che sono «di Viterbo onore e vanto». È tutto un unico paese, quello cantato e narrato da Maggini. La quinta sezione della raccolta Viterbo al segno della Rosa è intitolata proprio Vita dil paese. Il paese è Viterbo. L’impiego di questo termine non può esser considerato in alcun modo casuale o inconsapevole. Paese è vocabolo denso, non soltanto descrittivo. Ha implicazioni identitarie, relazionali. Mentre la categoria “città” può evocare l’immagine di agglomerati urbani a volte non coesi tra di loro, frutto di giustapposizioni edilizie, di irregolare e incontrollata proliferazione, l’impiego di “paese” lascia ben intendere come nella percezione del poeta i quadranti che danno vita alla Viterbo che ha sotto gli occhi mentre scrive o ricorda siano parti di una entità-in-relazione.

Riguardo alle storie che animano quei luoghi, quelle che troviamo nei libri di Maggini, specie in quelli di prose, ma anche (in maniera più lirica, evocativa) in quelli di poesia, sono pagine di vita quotidiana, storie che portano in superficie e rendono omaggio al potere dei deboli. Esprimono la capacità interna al mondo popolare (o delle “classi subalterne”, per adoperare un termine molto in voga ai tempi in cui Maggini scriveva le sue poesie) di non riconoscersi nello status quo, di prendere le distanze da esso e di dare all’esperienza propri significati, di investire la propria vita di valori autonomi e proprie rappresentazioni. La Catirinaccia docet.

Di quel mondo, di quella società, Emilio Maggini è al tempo stesso espressione ed interprete. Un interprete particolare, certamente. Un interprete interno, che è a conoscenza e che condivide con il proprio “oggetto” d’osservazione codici, valori e immaginari. E che decide di raccontarlo con la lingua più vicina che c’è all’esperienza di quel mondo: quella dialettale.

* * * * *

Le poesie degli studenti viterbesi sono giunte in varie centinaia all’indirizzo della giuria formata da Ostelvio Celestini (presidente onorario e decano della poesia dialettale viterbese), Franco Giuliani presidente di Tuscia dialettale, Massimo Mecarini (nipote del grande Edilio Mecarini e “passionista” del verso dialettale), Pietro Benedetti e Antonello Ricci di Banda del racconto. La giuria sta ancora vagliando con cura i componimenti, secondo tre fondamentali criteri: attinenza al tema proposto, musicalità del verso e rigore dell’espressione dialettale. Da alcune indiscrezioni pare il livello degli elaborati sia notevole, in qualche caso eccellente. Splendida conferma della vitalità della nostra gioventù ma anche della passione e del rigore con cui le nostre insegnanti – nonostante le mille difficoltà dei tempi – si ostinano a educare le nuove generazioni: l’intera comunità ne vada orgogliosa.

I vincitori saranno ufficialmente proclamati (con l’abbinamento dei testi vincenti all’identità degli autori: le poesie sono state presentate infatti in forma anonima) dal dottor Mario Brutti, presidente della Fondazione CARIVIT, ente patrocinatore e finanziatore dell’iniziativa. I premi consisteranno in buoni acquisto per libri o per tecnologia digitale.

Madrina d’eccezione, la vice sindaca Luisa Ciambella (il premio è patrocinato e organizzato dal Comune di Viterbo).

L’evento, co-organizzato da Paolo Bracaglia per il Comitato festeggiamenti Pianoscarano Carmine Salamaro asdc con la collaborazione delleassociazioni Tuscia dialettale e Banda del racconto, gode anche del patrocinio del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa.

Il premio per le scuole primarie cittadine, intitolato all’indimenticata figura del poeta piascaranese Emilio Maggini, chiude un ciclo di iniziative voluto dall’Amministrazione Comunale avviato a settembre con la proclamazione dei vincitori del medesimo bando in versione “senza limiti di età” nonché con la pubblicazione-presentazione del volume delle poesie e prose in dialetto viterbese di Emilio Maggini, curato dall’antropologo Marco D’Aureli e pubblicato dall’editore Davide Ghaleb nella collana “La Banda del racconto”.

Come dire: un felice esperimento per rimettere al centro dell’attenzione di tutta la comunità locale valore, dignità, forza espressiva del vernacolo “vitorbese”. Non succedeva da tempo.

Standard
cultura

In memoriam…

downloaddi Giuseppe Mario Tripodi, tratto da Ritratti in piedi, in memoria di Rosario Villari, storico e politico italiano scomparso l’altro ieri a Cetona all’età di novantadue anni, docente di storia moderna a Roma, Messina e Firenze ed ex parlamentare del Partito Comunista Italiano, autore di un celeberrimo manuale per studenti liceali nonché fratello di Lucio Villari, anch’egli storico.

A memoria

 

Nell’autunno del 1967 l’autore di queste note, fresco di maturità conseguita al Liceo ‘Tommaso Campanella’ ma già da alcuni anni frequentatore assiduo della federazione comunista di Reggio Calabria che si trovava a metà strada tra la sede della scuola e il castello Aragonese, si iscriveva alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina.

Nel rigido curriculum ancora non riformato, la liberalizzazione dei piani di studi sarebbe venuta qualche anno dopo in forza delle ormai arcinote agitazioni studentesche, era previsto un esame biennale di Storia moderna.

La cattedra era prestigiosa, all’inizio di secolo l’aveva tenuta Gaetano Salvemini che nel terremoto del 1908 ebbe distrutta la famiglia, e il titolare era Rosario Villari; il suo paese d’origine, Bagnara sulla costa tirrenica accostata alla più nota e celebrata Scilla, era famoso per l’indolenza degli uomini e per la bellezza delle donne che, alte e robuste e dal volto olivastro contornato da lunghi crini neri raccolti a tuppo dietro la nuca, quotidianamente attraversavano lo stretto recando a Messina mercanzie di diverso genere e riportando sulla terra ferma pesate di sale fino che favorivano modesti sinallagmi con i quali si sforzavano di mandare avanti la famiglia. La mercanzia veniva disposta in sacchi di juta, dentro ceste capienti rette in equilibrio sulla testa con l’ausilio di una corona di stoffa, o anche attorno ai fianchi altrettanto capienti delle trasportatrici, coperti da gonne rigonfie e ricadenti fino ai piedi (‘a campana’).

I finanzieri che dovevano difendere il monopolio statale al porto di Villa San Giovanni erano non disinteressatamente compiacenti e disattenti; sicché, ad ogni attracco dei traghetti che facevano la spola tra le due sponde dello stretto, le bagnarote, oberate dai loro amari carichi, sciamavano dalla nave ai binari della stazione e, dopo aver pagato talvolta calibrate imposte affettive ai tutori dell’ordine, rimontavano sui treni che risalivano la costa tirrenica.

Rosario Villari veniva da una famiglia di ferrovieri. Aveva un fratello, Lucio, che sarebbe diventato anche lui storico di vaglia ed un altro che era funzionario delle FFSS un cui figlio, Marcello, era nostro coetaneo e sarebbe stato giornalista prima della carta stampata (Rinascita e L’Unità) ed alfine corrispondente televisivo dall’Unione Sovietica nell’età gorbacioviana.

I Villari erano allora tutti comunisti e, in terra calabra, erano considerati l’orgoglio del partito: soprattutto Rosario che era il più grande e veniva familiarmente identificato con un diminutivo onomastico, Sascia, che aveva a che fare con la lingua della patria del socialismo e che egli aveva usato come nom de plume nei suoi giovanili tentativi letterari.

Presentando l’autobiografia di un dirigente comunista reggino di recente scomparso Villari ha vergato alcune scarne informazioni che datano con certezza l’inizio del suo impegno culturale e politico.

Ma perché quelle condizioni estreme di miseria e di emarginazione, di cui nella nostra infanzia ed adolescenza avevamo fatto esperienza ed alle quali eravamo in un certo senso abituati, sono diventate per molti di noi ad un certo punto così importanti da determinare le nostre scelte di impegno civile, politico e culturale? Perché quella realtà si presentò ai nostri occhi urgente e preminente, da affrontare nel quadro dei problemi generali che più o meno confusamente si affacciarono nella nostra mente quando cominciammo a ragionare sulle prospettive  e le esigenze del nostro paese e sulla sua collocazione nel resto del mondo? … ma non fu la lettura dei libri o la conoscenza storica a farci considerare in modo nuovo quella realtà. … Furono le conseguenze della guerra sempre più disastrose e devastanti a creare nella “perduta gente” la coscienza della insostenibilità delle ingiustizie di cui erano vittime ed in molti di noi, ancora studenti liceali, una nuova attenzione alla realtà sociale ed umana che ci stava attorno, una iniziale visione della dimensione nazionale dell’anomalia dentro la quale eravamo vissuti. (prefazione a Tommaso Rossi 2005, pp.7-8).

Sarebbero poi venuti gli studi universitari a Napoli, la redazione assieme a Gerardo Chiaromonte di CRONACHE MERIDIONALI di cui erano direttori Giorgio Amendola e Mario Alicata, i saggi sulle condizioni del mondo rurale dal Seicento in avanti poi confluiti in Mezzogiorno e contadini dell’età moderna (1961), la  fortunata antologia sulla questione meridionale Il Sud nella storia d’Italia (1961) e la cattedra a Messina.

Nell’anno accademico 1967-1968 Villari teneva un corso monografico sul seicento napoletano che prendeva le mosse da La rivolta antispagnola a Napoli (Le origini) (1585-1647) appena uscita nella collana BCM dell’editore Laterza. Gli allievi che avevano iniziato la lettura con in mente I dieci giorni che sconvolsero il mondo di John Reed furono costretti a ricredersi: si trattava di un testo che poco concedeva alla retorica, molto misurate erano anche le pagine dedicate al banditismo rispetto alla brillantezza di un testo indicato come complemento di lettura, I ribelli di Hobsbawn uscito nel 1966 presso Einaudi, sul quale ci eravamo tuffati per compensare l’asettica prosa villariana (l’altro libro che avevamo scelto tra le letture  consigliate, Eretici Italiani nel Cinquecento di Delio Cantimori, presentava anch’esso le sue difficoltà), con ampi capitoli sulla crisi finanziaria e sull’articolazione delle classi sociali e della nobiltà in particolare, che concedeva un po’ di ristoro solo nelle appendici (interessanti contratti agrari, petizioni al papa, verbali del Parlamento del 1639 etc.).

Villari, longilineo ed elegante e volte senza cravatta come appare in alcune  foto che corredano le quarte di copertina dei suoi volumi apparsi nella collana ‘Universale Laterza’, faceva lezione nell’aula più grande della facoltà, sempre gremita di studenti. Lo accompagnavano, sedendosi in prima fila ed ascoltando anche loro, gli ‘assistenti’: uno era figlio di un generale dell’esercito che aveva fornito le armi alla Resistenza romana, un altro era un maturo rampollo di una famiglia baronale reggina che aveva avuto un nonno socialista a cavallo tra Otto e Novecento e che, disinteressandosi ormai dei possedimenti familiari, si dedicava per puro diletto agli studi storici, e un terzo veniva dal Vibonese; questi, a parte le buone ricerche storiche e antropologiche cui si sarebbe dedicato, fu poi senatore del PDS nel volgere del secolo scorso e molto si impegnò a preservare la massoneria storica, di cui evidentemente faceva parte, dalle deviazioni ‘ndranghetistiche e golpiste che l’avevano, specialmente in Calabria, piagata fino a snaturarne le costituzioni originarie.

I fascisti, provenienti per lo più da giurisprudenza, arrivavano spesso a disturbare le lezioni e toccava a quelli di lettere presidiare l’aula e l’istituto anche dopo che le incursioni erano finite. Talvolta il professore si concedeva una passeggiata e offriva agli studenti più assidui l’aperitivo al Select, il bar più chic di Messina che aveva le vetrine all’angolo dell’incrocio tra la Tommaso Cannizzaro e via Cesare Battisti. Il decorso del tempo non ci permette di ricordare se Villari fosse tra i promotori di una iniziativa di solidarietà con Panagulis e con l’antifascismo greco (sul palco c’erano di sicuro il Temistocle Martines, Gaetano Cingari e Giovanni Crupi) che si tenne al ridotto del Teatro Vittorio Emanuele nel gennaio del 1968 e che venne attaccata con veemenza dagli squadristi messinesi. Gli assalitori vennero ricacciati con altrettanta determinazione e il loro proposito di entrare nella sala della conferenza fu bloccato all’ingresso. Tra coloro che avevano rintuzzato vittoriosamente  quell’assalto c’era un gruppo di giovani socialisti di cui facevano parte  Leonardo Pangallo, Nino Toscano, Nik Labozzetta (rappresentante dell’UGI all’ORUM) e Santo Versace, poi cofondatore assieme al fratello Gianni di uno dei più famosi brand della moda italiana e ultimamente, ahimè, deputato sia pure inquieto di un gruppo politico lontanissimo dagli ideali di quel periodo.

A partire dall’anno accademico 1968-69 Villari si trasferì a Firenze, anche lì ad occupare la cattedra che era stata di Salvemini e a integrare il suo insegnamento accademico con l’impegno culturale e politico nel PCI: la direzione della rivista Studi Storici, l’istituto Gramsci di Firenze con il convegno del 9-11 dicembre 1977 a Palazzo Vecchio (atti Politica e storia in Gramsci, Roma, Ed. Riuniti 1979, con relatori principali Nicola Badaloni, Valentino Gerratana, Alberto Caracciolo e un intirizzito Hobsbawm infagottato in una giacca a vento da marine), il convegno barese su Togliatti e il Mezzogiorno ai primi di novembre 1975 (i tempi della proscrizione del capo del Pci erano ancora lontani, massimamente dentro il partito): Villari vi tenne una ampia relazione su La rottura del blocco agrario (testo in Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico, n. 45, dicembre 1975, pp. 7-42) che, molto realisticamente, prospettava il superamento degli equilibri politici e sociali del Mezzogiorno, fino ad allora basati sull’emigrazione di masse contadine nel nord della penisola ed anche oltre confine, a mezzo di una nuova aggregazione di forze sociali, un nuovo blocco democratico che riesca a far fronte anche a questo aspetto della crisi italiana ed a superarlo, ha bisogno, per affermarsi di un forte cemento ideale che renda esplicita e consapevole la convergenza delle aspirazioni dei grandi settori della classe lavoratrice, dei tecnici, degli intellettuali, dei giovani, dei ceti produttivi ( p.42).

Nella primavera dell’anno successivo Villari sarebbe stato il capolista del Pci alle elezioni per la Camera dei deputati nel collegio della Calabria; quindi l’esperienza parlamentare in uno dei periodi più laceranti della storia repubblicana, la conclusione dell’insegnamento a La Sapienza di Roma e, ormai da diversi lustri, l’appartata retraite a Cetona, in terra etrusca.

 

Standard
cultura

Il sapere per tutti

Battaglia_QuintaCrusca_webPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Il 12 settembre 2017, alle ore 12, presso l’Accademia della Crusca, Firenze, Villa medicea di Castello, sarà firmatouno storico accordo che consentirà la consultazione gratuita via web di un’opera lessicografica monumentale e di fondamentale importanza per lo studio e la conoscenza della lingua italiana: il Grande Dizionario della Lingua Italiana UTET, noto agli studiosi di tutto il mondo come dizionario “Battaglia”, dal nome del suo fondatore.

UTET Grandi Opere, rinunciando a qualsiasi genere di compenso, si mostra sensibile, come è suo costume, alle esigenze della cultura della nazione, e si mette al servizio di un grande progetto che dunque potrà contare sulle forze unite di un’azienda editoriale privata (oggi parte del gruppo Cose Belle d’Italia) e di un’istituzione statale nota per il suo prestigio nel campo degli studi linguistici.

L’accordo sarà presentato dal giornalista e scrittore Armando Torno e firmato dal Presidente e Amministratore Delegato di UTET Grandi Opere dr. Marco Castelluzzo e dal Presidente dell’Accademia della Crusca prof. Claudio Marazzini. Sarà presente anche il Presidente del gruppo Cose Belle d’Italia dr. Stefano Vegni. La cornice dell’evento sarà il convegno nazionale “La Crusca torna al vocabolario. La lessicografia dinamica dell’italiano post-unitario” che si svolgerà a Firenze proprio presso l’Accademia Della Crusca nelle giornate dell’11 e 12 settembre.

Frutto di 40 anni di lavoro, dal 1961 al 2002, sotto la direzione prima del filologo Salvatore Battaglia e poi del critico letterario Giorgio Bàrberi Squarotti, il “Battaglia” è il più grande vocabolario della lingua italiana mai portato a compimento nel nostro Paese e di eccezionale importanza in particolare per la storia della lingua letteraria. Si tratta infatti di una raccolta imponente delle parole usate dagli scrittori italiani dalle origini della lingua fino al Novecento. In 21 volumi di grande formato per 22.700 pagine, il “Battaglia” documenta i lemmi con milioni di citazioni tratte da 14.000 opere di oltre 6.000 autori: testi di letteratura, poesia, giornalismo ma anche manualistica e atti ufficiali. L’opera è corredata da due volumi di supplemento (2004 e 2009) dedicati alle parole più recenti entrate nell’uso della nostra lingua, diretti dal noto poeta e intellettuale Edoardo Sanguineti.

Il “Battaglia” nasce in un’epoca che ancora non conosceva – soprattutto in ambito umanistico – l’utilizzo degli strumenti informatici. Oggi questa trasformazione, sia pur complessa e costosa e che esige una preparazione speciale e una larga disponibilità di mezzi, è auspicata e desiderata dagli studiosi di tutto il mondo.

L’operazione è in linea con il programmato ritorno dell’Accademia della Crusca alle sue antiche tradizioni lessicografiche. La Crusca, quindi, farà diventare “elettronico” il “Battaglia” e se ne servirà per allestire il VoDIM, il Vocabolario Dinamico dell’italiano moderno, un vocabolario elettronico di nuova concezione disponibile in rete, in cui saranno riunite molte risorse lessicografiche già disponibili presso la Crusca, poi arricchite con le risorse di un grande data base che completa il corpus tradizionale delle fonti dell’italiano, estendendolo in direzioni fino ad oggi trascurate, ampliandolo con archivi moderni di lessico pratico, scientifico, politico, giuridico, mai utilizzati in dimensione così ampia.

Standard
cultura

Festival della Voce – Il programma

download (3)Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Martedì 25 luglio ore 20:00 – La Piazzetta

La voce e il fischio

con Elena Somarè. Accompagnamento alla chitarra con Francesco Poeti

 

ore 21:30 – Certosa di San Giacomo

La voce della musica

Arturo Toscanini. La vita e il mito di un maestro immortale – Ed. Rizzoli

Interviene Claudio Strinati

Con proiezione del film docu su Toscanini di Harvey Sachs.

Mercoledì 26 luglio ore 19:00 – Terrazza Hotel Excelsior

La voce della coscienza

Andrea Salonia

Domani, chiameranno domani – Ed. Mondadori

ore 22:00 – Museo Cerio

La voce del teatro: Nadar e Sarah Bernhardt

Lettura teatrale di Massimiliano Finazzer Flory da La Signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio. Con il mezzosoprano Manuela Barabino, arie dalla Traviata di Giuseppe Verdi e Elegie di Jules Massenet. Accompagnata alla tastiera da Giuseppe Di Maio.

 

Giovedì 27 luglio ore 19:00 – Sala Donna Lucia Hotel Quisisana

La voce dell’arte

Philippe Daverio

Le stanze dell’armonia – Ed. Rizzoli

 

Venerdì 28 luglio ore 18:00 – Sala Azzurra Centro Congressi

La voce per i bambini

Ascolto e guida agli strumenti musicali

 

ore 19:00 – Terrazzo Galleria Gaudeamus

La voce della biografia

Sveva Casati Modignani

Un battito d’ali – Ed. Mondadori

 

Sabato 29 luglio ore 19:00 – Da Luigi ai Faraglioni

La voce della natura

Red Canzian e Chiara Canzian

Sano vegano italiano – Ed. Rizzoli

In collaborazione con La Canzone del Mare

Transfer gratuito con imbarcazione da Marina Piccola

 

Domenica 30 luglio ore 19:00 – Sala Consiliare Comunale

Una voce di famiglia

Alessandro Daniele e Giorgio Verdelli

Pino Daniele. Qualcosa arriverà – Ed. Rizzoli

 

Lunedì 31 luglio ore 19:00 – Punta Tragara

La voce del viaggio

Romina Power

Karma Express – Ed. Mondadori

ore 23:00 – Terrazza della Funicolare

La voce della letteratura

“Esercizi di stile” di Raymond Queneau con Massimiliano Finazzer Flory

 

Da martedì 25 a lunedì 31 luglio – Villa Lysis

La voce della radio

Omaggio a Gianni Buoncompagni. Con estratti da registrazioni audio dallo storico programma radiofonico “Alto gradimento”

 

 

TUTTI GLI INCONTRI SONO AD INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

INFO: WWW.CITTADICAPRI.IT – WWW.FINAZZERFLORY.COM – WWW.ELECTA.IT

Standard
cultura

Festival della Voce

download (3).jpegPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Dal 25 al 31 luglio torna a Capri, diretto da Massimiliano Finazzer Flory e con il patrocinio del Comune di Capri, il Festival della Voce: la cultura come voce alternativa alla lettura del presente.

Per una settimana ogni giorno eventi sul tema della voce che prenderanno spunto dalla lettura, grazie alla presenza per la prima volta di Mondadori Electa come partner.

Dall’omaggio ad Arturo Toscanini in occasione dei 150 anni dalla nascita, al ricordo di Pino Daniele, tanti ospiti con le loro novità editoriali, tra i quali: Philippe Daverio, Sveva Casati Modigliani, Romina Power, Red e Chiara Canzian, Claudio Strinati.

Da segnalare uno spettacolo che debutta per il Festival “Il volto della voce: Nadar e Sarah Bernhardt”. La storia di un sodalizio nato nella Parigi bohèmien tra due grandi artisti sul finire dell’800.

Massimiliano Finazzer Flory legge brani dalla Signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio.

Il mezzosoprano Manuela Barabino, accompagnata al pianoforte, interpreta arie dalla Traviata di Giuseppe Verdi e Elegie di Jules Massenet.

Durante la performance si potrà ascoltare la voce originale di Sarah Bernhardt.

Faranno da sfondo le immagini originali del grande fotografo parigino Nadar.

Tutti gli eventi sono ad ingresso libero; per informazioni www.finazzerflory.com, www.cittadicapri.it, www.electa.it

Standard
cultura

In ricordo di Titta Marini

tittamariniAppuntamento domenica 18 giugno (ore 18.00) in piazza Cavour a Tarquinia per un omaggio “itinerante” a Titta Marini, poeta dialettale cornetano e amico sincero di Cardarelli, il quale non esitava a giudicarlo «più bravo di Trilussa».

Di Antonello Ricci

Nell’ambito del festival Tarquinia Cardarelli 2017 letteratura e musica, il Comune di Tarquinia, assessorato alla cultura e politiche giovanili presenta: “Titta Marini, mangiator di nocchie e altre storie cornetane” passeggiata/racconto di e con Antonello Ricci e Pietro Benedetti.

Appuntamento: domenica 18 giugno ore 18.00 a Tarquinia, in piazza Cavour.

Dopo gli indirizzi di saluto dell’assessore alla cultura e politiche giovanili Angelo Centini, l’iniziativa si snoderà per vie e piazze della città maremmana, nei luoghi dell’icastico poeta dialettale cornetano, in compagnia dei suoi pungenti strali metricati. Con omaggi al genius loci della Corneto che fu, tratti dalla poesia più alta (Ariosto e Belli) da quella più umile e preziosa dei versificatori popolari (Spartaco Compagnucci alias “ChecchiBronzi”, Riccardo Colotti e il leggendario Biscarino).

Scelta, montaggio dei brani e allestimento dell’itinerario a cura di Mariagrazia Fontana, Elena Ronca, Marco Rossi e Cecilia Toffali, apprendisti narratori del master Dibaf-Unitus per “Narratori di comunità”. Alcuni degli apprendisti affiancheranno Pietro Benedetti anche nella lettura dei brani. Maestro di cerimonia, come sempre, Antonello Ricci.

Partecipazione libera.

L’iniziativa si snoderà per piazza Soderini, palazzo Sacchetti e chiesa di S. Martino per concludersi alla Ripa e poi in piazza Titta Marini, nei locali dell’Archivio storico comunale di Tarquinia (palazzetto di Santo Spirito, XV secolo) con un aperitivo offerto dagli organizzatori del festival.

Panorama maremmano-splendido-garantito.

 

L’iniziativa è dedicata alla cara memoria di Luciano Marziano.

* * * * *

TITTA MARINI, MANGIATOR DI NOCCHIE

di Antonello Ricci

L’amicizia tra Vincenzo Cardarelli e Titta Marini dovette essere di quelle genuine. Se è vero – come è vero – che quest’ultimo avrebbe difeso a spada tratta (coi suoi versi icastici e mordaci) dignità e memoria del vate cornetano dalle ipocrisie e dalle insidie degli immancabili avvoltoi-sciacalli del post mortem.

Dal canto suo Cardarelli (alias “Cencio”) era solito lodare la corda dialettale del compaesano giurando e spergiurando di ostinarsi a frequentarlo solo perché «più bravo di Trilussa».

Noi oggi invece troppo spesso lettori frettolosi impigliati nello stereotipo di una contingenza puramente biografica (la piccola patria anagrafica condivisa dai due) sacrifichiamo la robusta vena vernacolare di Titta Marini (castigatrice e risentita, patetico-epigrammatica) riducendola a un residuo ecolalico: come a una semplice, impoverita “posa” dell’Alka Seltzer-Cardarelli.

Mentre è onesto rendergli giustizia, riconoscendolo una volta per tutte, nella sua chiave basso-comica, quale alter ego letterario: vero Sancio Panza del Cardarelli-Chisciotte; incapace quest’ultimo, dall’alto della sua rarefazione lirica, del suo prosare favoloso di scendere a patti col volto più grottesco osceno materialistico-funebre laido patetico della vita.

Titta fu forse risolto pienamente in ciò che l’amico Cencio non avrebbe mai potuto (direi anche: voluto) essere: l’acidula sentenziosità del suo verseggiare dialettale portò in pegno e sigillo ciò che alle dolenti altezze poetiche di Cardarelli “congenitamente” difettava.

Come due facce di un’unica medaglia, insomma, le due – splendide – fronti di uno stesso Giano.

Standard
cultura

Tullio 80

lppplhpcclajhamnPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Sabato 10 giugno, dalle ore 19.00

 

Libreria Pironti

Piazza Dante, 30-31

Napoli

Tullio Pironti incontra amici, scrittori, lettori e giornalisti per un brindisi

Tullio Pironti, scugnizzo, pugile, libraio, editore.

Napoletano del 1937, ha iniziato l’attività editoriale nel 1972 con il libro-reportage La lunga notte dei Fedayn, scritto dal giornalista Domenico Carratelli all’indomani della strage di atleti israeliani e sequestratori palestinesi durante le Olimpiadi a Monaco di Baviera.

I suoi avi iniziarono l’attività libraria dopo la persecuzione subita nel regno borbonico da Michele Pironti, magistrato, imprigionato insieme a Luigi Settembrini, Carlo Poerio e altri patrioti, poi ministro della Giustizia dopo l’Unità d’Italia.

Come editore ha collezionato grandi successi, pubblicando, spesso per primo in Italia, testi di scrittori come Don DeLillo, Bret Easton Ellis, Anna Rice, Raymond Carver e il Premio Nobel egiziano Naghib Mahfuz.

Particolare eco riscuotono tuttora i libri-reportage sulle clamorose vicende finanziarie del Vaticano: In nome di Dio. La morte di Papa Luciani di David Yallop, Un ladro nella notte. La morte di Papa Giovanni Paolo I di John Cornwell, I burattinai. Stragi e complotti in Italia di Philip Willan, Per conto del Vaticano. Rapporti con il crimine organizzato nel racconto del faccendiere dei monsignori di Leopold Ledl, The Vatican Connection di Richard Hammer.

Fra gli autori italiani l’editore Pironti annovera Giuseppe Marrazzo, dal cui libroIl camorrista sul bandito Raffaele Cutolo (e relative complicità) venne tratto il film di Giuseppe Tornatore; Fernanda Pivano, con Dopo Hemingway, serie di saggi sulla letteratura nordamericana degli anni ruggenti per l’impegno pacifista e libertario, accompagnata dalla biografia – anche per immagini – della famosa scrittrice e traduttrice; e, più di recente, quello che è stato definito «un piccolo capolavoro del secondo Novecento», il romanzo di Nicola Pugliese Malacqua. Quattro giorni di Pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario.

È autore del volume autobiografico Libri e cazzotti, pubblicato nel 2005, tradotto in America e in Croazia, cui è seguito nel 2010 Il paradiso al primo piano.

 

La Casa Editrice Tullio Pironti rende noto che negli ultimi giorni sono stati diffusi articoli in cui si è fatto riferimento alla presenza, durante la serata, di ospiti stranieri, cantanti, attori, nonché di reading, spettacoli e musica dal vivo.

Tali notizie sono state pubblicate senza riscontri certi e documentati e la presente nota è da intendersi a pieno titolo quale smentita a mezzo stampa.

Info:

Casa Editrice Tullio Pironti

tel. 081 549.97.48

e- mail: editore@tulliopironti.it

sito:      www.tulliopironti.it

Standard