cannes, Cinema

“L’envol”

di Gabriele Ottaviani

Liberamente tratto da Vele scarlatte di Grin L’envol di Pietro Marcello, coproduzione internazionale con un meraviglioso Louis Garrel che ha aperto la Quinzaine allo scorso festival di Cannes, è l’ennesima prova d’artista di un cineasta formidabile, che racconta con grazia sublime nella Francia del nord la crescita con suo padre Raphaël, un veterano della grande guerra, di Juliette, fra libri, musica e una strana profezia… Simbolico, significativo, magnetico, maestoso.

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“Butterfly vision”

di Gabriele Ottaviani

Butterfly vision. Passato da Cannes, l’intenso e straziante film di Maksym Nakonechnyi che mette al centro con efficacia gli anni dell’ignorato conflitto in Donbas racconta di una donna ufficiale di ricognizione aerea militare liberata dalla prigionia, durante la quale è stata violentata dai soldati russi: travolgente.

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“Le parfum vert”

di Gabriele Ottaviani

Le parfum vert. A Cannes. Divertente, brillante, intelligente, commedia e insieme spy story con abbondante condimento di ironia e professionismo a cura di due protagonisti con i controfiocchi e che non hanno bisogno di presentazioni come Sandrine Kiberline e Vincent Lacoste: graziosissimo.

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“Little Nicholas”

di Gabriele Ottaviani

Little Nicholas. A Cannes. Una vera e propria delizia raffinatissima, una dichiarazione d’amore, un’ode all’infanzia, alla letteratura, alla poesia, all’arte di giocare e crescere, alla tenerezza per il tramite della quale i bambini guardano con puro incanto al mondo che passa attraverso il tratteggio delicatissimo di un classico d’oltralpe: imprescindibile.

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“The worst ones”

di Gabriele Ottaviani

The worst ones. A Cannes, dove ha trionfato, giustamente, nella sezione Un Certain Regard, ha strappato applausi scroscianti: l’opera prima, riuscitissima, di Lise Akoka e Romane Gueret è piena d’amore e bellezza, e descrive il mondo ad altezza di bambino, dalla parte degli ultimi, dei più fragili, dei più indifesi, ma al tempo stesso indomiti e coraggiosi. Impeccabile e imperdibile.

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“Metronom”

di Gabriele Ottaviani

Metronom. Passato dalla magnifica cornice di Cannes, la pellicola che si è aggiudicata con pieno merito il premio per la miglior regia nella sua sezione di appartenenza è intensa, avvincente, avvolgente, poetica, vibrante, emozionante, ben scritta, ben diretta, ben recitata, ben congegnata, con una fotografia struggente e la potentissima storia d’un amore sfortunato sullo sfondo del tremendo regime comunista al di là della cortina di ferro: il cinema rumeno non smette di fare faville.

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“La Traviata, my brothers and I”

di Gabriele Ottaviani

La traviata, my brothers & I. Un vero gioiello passato dall’ultima edizione, invero un po’ sottotono, del festival dei festival, Cannes, la cui grandeur non conosce eguali. Di Yohan Manca con, fra gli altri, nei ruoli principali gli splendidi Maël Rouin Berrandou, Judith Chemla, Dali Benssalah e Sofian Khammes. Nour, il più piccolo di quattro fratelli, resi ancora più uniti dall’assistenza alla mamma, enormemente amata e gravemente ammalata, è un quattordicenne curioso della vita che crede nel potere della bellezza e della musica, e così, nell’arco di una lunga estate calda, si dipana il movimento sinuoso del suo coming of age. Incantevole: scritto bene, recitato meglio, diretto in stato di grazia.

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“Bruno Reidal”

di Gabriele Ottaviani

Bruno Reidal – Confessions of a murderer. Basato su una storia vera. Di Vincent Le Port, al suo, eccellente, debutto. Alla settimana della critica di Cannes. Nella foresta che circonda il suo natio borgo selvaggio, Cantal, in Francia, nell’anno del Signore millenovecentocinque un giovane ripercorre sotto la guida di tre medici i traumi del suo passato con l’intento di cercare di capire cosa ci sia alla base della follia che da seminarista insospettabile l’ha trasformato nel feroce assassino reo confesso di un ragazzo. Da vedere.

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“Softie”

di Gabriele Ottaviani

Softie – Petite nature. Di Samuel Theis. Alla settimana della critica di Cannes. Sensibile, curioso, sorprendentemente maturo, Johnny è un ragazzino di dieci anni la cui indole delicata e timida lo fa sentire spesso a disagio con un mondo fuori ostile ma comunque bellissimo e tutto da scoprire. Quando poi però arriva a scuola qualcuno disposto a credere in lui più di quanto abbia fatto chiunque altro… Una poesia. Imperdibile.

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