arte

“La figura umana nell’arte moderna”

KIRCHNERdi Gabriele Ottaviani

Inaugurata a giugno e aperta al pubblico sino al quindici di ottobre nel meraviglioso e raffinato spazio espositivo del Museo Castello San Materno di Ascona, di recente restaurato, a brevissima distanza dall’omonimo teatro e dal cimitero monumentale dove riposano le spoglie mortali dei più illustri personaggi che hanno scelto la località ticinese come loro dimora d’elezione, oltre a tutti coloro che vi sono nati e vissuti, la mostra che raccoglie opere provenienti da collezioni private elvetiche e tedesche e firmate da uomini e donne che hanno fatto dell’arte la loro vita e della loro stessa esistenza un’opera d’arte, come Lovis Corinth, Otto Dix, Erich Heckel, Karl Hofer, Ernst Ludwig Kirchner, Otto Mueller, Emil Nolde (straordinari i suoi acquerelli su carta di riso), Hans Purrmann, August Macke, Paula Modersohn-Becker, Christian Rohlfs, Hans Thuar e Alexej Jawlensky, è un’occasione da prendere al volo per immergersi in un mondo che, pur non essendoci più, parla ancora oggi allo spettatore, al visitatore, al fruitore dell’opera d’arte. Nella gran parte delle tele raccolte, infatti, è vivo e centrale il ruolo della figura umana, sintesi e misura di tutte le cose, riverbero della realtà spersonalizzante che a cavallo tra la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio e i primi bellicosi decenni del cosiddetto secolo breve ha portato a più livelli l’artista a riflettere sulla natura stessa dell’uomo. Da Lovis Corinth a Alexej Jawlensky. La figura umana nell’arte moderna è un viaggio alla scoperta delle mille forme dell’io, un’occasione preziosa di scoperta e conoscenza.

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arte

“Nouveaux réalistes”

Arman_Le_Sénatdi Gabriele Ottaviani

All’interno della splendida cornice, ricca di suggestioni che valicano le diverse epoche e consentono al visitatore di fruire di una esperienza a trecentosessanta gradi per quel che concerne l’arte e il suo valore, al contempo tangibile perché fatto di oggetti concreti e immateriale perché afferente alla dimensione dell’intelletto, della bellezza, del piacere della mente, che diviene però sensoriale, del palazzo che ospita il museo comunale d’arte moderna di Ascona, nel Canton Ticino (nato nel millenovecentoventidue, custodisce opere straordinarie di artisti legati tanto alla località da esservi in qualche caso addirittura sepolti, come Marianne Werefkin, la cui sensibilità è insieme postimpressionista, espressionista e gravida di significati di impegno civile, sociale, politico, persino nei ritratti di figure umane, portatrici sempre di numerosi significati), ha luogo fino al tre di settembre una mostra intitolata Nouveaux rèalistes. Ovvero, come finanche il rifiuto possa diventare oggetto d’arte ed espressione di una sensibilità capace di racchiudere nell’unico il molteplice, e di rappresentare l’eternità delle istanze, dei desideri, delle domande che l’uomo si pone da sempre in merito al senso dell’esistere attraverso utensili d’uso comune come bollitori, ferri da stiro o telefoni che, non più avvezzi alla funzione per cui sono stati concepiti, acquistano nuova vita diventando simboli, allegorie della caducità, frammenti, istantanee fissate in un cubo di materiale acrilico, o sui più vari supporti, con la tecnica dell’assemblage. Ottanta opere dei protagonisti del Gruppo Zero e non solo (Arman, Klein, César, Rotella, Deschamps, Hains, Raisse, de Saint Phalle, Villeglé, solo per citare i più celebri), raccolte e recuprate da Mara Folini e Reto a Marca, grande mercante i cui vivi ricordi si fanno dono per la collettività. Un’occasione da non perdere.

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arte, Cinema

La grande arte al cinema

La Grande Arte 2017Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

LA NUOVA STAGIONE DELLA GRANDE ARTE AL CINEMA

 

presenta

 

LA VIA DELL’ARTE TRA ORIENTE E OCCIDENTE

 

 

I MUSEI PIU’ ACCLAMATI DEL MONDO E GLI ARTISTI PIU’ AMATI

DI SEMPRE PROTAGONISTI SUL GRANDE SCHERMO

PER PERCORRERE LA VIA DELL’ARTE TRA I CAPOLAVORI

DELLA CULTURA OCCIDENTALE E QUELLI DELL’ESTREMO ORIENTE

 

Il British Museum di Londra con il più famoso pittore giapponese di tutti i tempi, Hokusai,

il Prado di Madrid con i sogni, gli incubi e gli animali esotici di Bosch, la Venezia di Canaletto,

le pennellate di Loving Vincent con la passione di Van Gogh per il Giappone

e l’arte eclettica di Julian Schnabel arrivano nelle sale dal prossimo autunno

 “Non è quasi una vera religione quella che ci insegnano questi giapponesi così semplici che vivono in mezzo alla natura come se fossero essi stessi dei fiori? Non è possibile studiare l’arte giapponese, credo, senza diventare molto più felici, senza tornare alla nostra natura nonostante la nostra educazione e il nostro lavoro nel mondo della convenzione” 

Vincent Van Gogh al fratello Theo, 24 settembre 1888

 

Provate a immaginare di entrare in alcuni dei musei più conosciuti al mondo per una visita privata. Solo voi e le vostre guide d’eccezione. Niente fila, niente folla davanti alle opere, niente confusione. Proprio dal desiderio di offrire questa nuova esperienza di visione e scoperta è nata l’idea della Grande Arte al Cinema, un fenomeno sempre più amato che lo scorso anno ha portato in sala 190.000 spettatori solo in Italia. Non con l’obiettivo di sostituirsi alla “visite dal vivo” ma, al contrario di invogliarle, stimolarle e renderle ancora più piacevoli e arricchenti.

Così da settembre a dicembre 2017 Nexo Digital proporrà nelle sale italiane (elenco a breve disponibile su www.nexodigital.it) un nuovo calendario di eventi cinematografici che, grazie alla tecnologia del cinema digitale, faranno vivere su grande schermo tutta la ricchezza delle mostre, degli artisti e dei musei più importanti del mondo. Quest’anno ogni tassello di questo percorso di scoperta si proporrà di offrire una prospettiva diversa sulla storia dell’arte e sui suoi protagonisti, percorrendo un ideale fil rouge che unisce Oriente e Occidente in un dialogo straordinario. Perché sin dai tempi più antichi scambi e suggestioni fecero in modo che le arti, da un lato all’altro del pianeta, dialogassero e si confrontassero in un reciproco influenzarsi di stili e temi, linguaggi e creatività.

Così proprio dal Paese del Sol Levante si partirà il 25, 26 e 27 settembre con Hokusai dal British Museum, un tour nella mostra del British Museum di Londra dedicata a Hokusai (1760-1849), l’artista che ha rivoluzionato l’arte occidentale folgorando gli impressionisti e lo stesso Van Gogh. Un’indagine, con riprese in 8K, sul più grande artista giapponese di tutti i tempi, autore di capolavori assoluti come la Grande Onda, xilografia della serie dedicata alle Vedute del monte Fuji. Esplorazioni nelle città di Tokyo, prestiti dalle più importanti collezioni europee e giapponesi, libri illustrati, dipinti e incisioni raccontano, grazie agli interventi di esperti, la nascita e lo sviluppo dello stile ukiyo-e e del mito assoluto di Hokusai.

L’arte giapponese -e quella di Hokusai più di tutte- seppe ammaliare artisti, collezionisti e studiosi dell’Ottocento segnando la storia di un’epoca. Così il 16, 17, 18 ottobre ci trasferiremo in Europa con l’attesissimo Loving Vincent, il primo lungometraggio interamente dipinto su tela. Realizzato elaborando le tele dipinte da un team di 40 artisti, il film è composto da migliaia di immagini, create nello stile di Vincent van Gogh (1853-1890), da pittori che hanno lavorato per mesi per arrivare a un risultato originale e di enorme impatto. Opera dello studio Breakthru productions -vincitore dell’Oscar per il cortometraggio animato Pierino e il lupo- il film racconta, attraverso 120 quadri e 800 documenti epistolari, la vita dell’artista olandese fino alla morte misteriosa, avvenuta a soli 37 anni e archiviata come caso di suicidio. Ma le cose andarono davvero in questo modo? Un team d’eccezione ha dato vita a un lungometraggio poetico e seducente che mescola arte, tecnologia e pittura e che sta appassionando ancor prima dell’uscita tanto da aggiudicarsi anche il Premio del Pubblico al Festival d’Annecy. Loving Vincent è distribuito in collaborazione con Adler.

Il 7 e 8 novembre faremo un salto indietro nel tempo e nella storia dell’arte con Bosch. Il giardino dei sogni. Il film ci condurrà tra le sale del Museo del Prado per un’indagine straordinaria sulle visioni surreali e strazianti del genio del rinascimento olandese e sul suo capolavoro: il Giardino delle Delizie, l’opera in cui compaiono, tra l’altro, animali esotici come leoni e giraffe oltre a una ricca iconografia che attinge a quella dell’Antichità e dell’Asia medievale. Il documentario proporrà le musiche di Elvis Costello e Lana Del Rey e gli interventi di Ludovico Einaudi, Orhan Pamuk, Salman Rushdie, Cees Nooteboom… Artisti, scrittori, filosofi, musicisti e scienziati contemporanei discuteranno così sui significati del dipinto di Bosch (1453-1516) spostando il dibattito nell’era moderna. Non potrebbe essere altrimenti per un pittore che per certi versi seppe anticipare di secoli il surrealismo di Dalì.

Il 27, 28 e 29 novembre esploreremo (via acqua naturalmente) la città più bella del mondo, storico crocevia fra Oriente e Occidente. In Canaletto a Venezia, infatti, il racconto che il celebre pittore fece di Venezia viene percorso attraverso le opere conservate al Windsor Castle e a Buckingham Palace e grazie a uno splendido tour cinematografico attraverso la laguna. La storia della vita dell’artista si snoderà così tra calli, piazze e canali che ne furono il principale scenario e che Canaletto (1697-1768) seppe immortalare come nessun altro pittore al mondo. Grazie ai commenti e agli approfondimenti dei curatori del Royal Collection, il film spiegherà anche come le opere di Canaletto siano giunte da Venezia sino alle collezioni reali inglesi.

L’ultimo appuntamento della stagione sarà invece con l’arte contemporanea. Dalla Venezia di Canaletto, infatti, ci sposteremo ai tempi moderni con Julian Schnabel, un artista eclettico capace di fare da ponte fra Est e Ovest, assimilando culture diverse e aprendo nuove strade all’arte. Così il 12 e 13 dicembre grazie a Julian Schnabel. A Private Portrait scopriremo la vita e le opere di un uomo che, grazie a un talento straordinario, diventa uno dei più grandi artisti e registi della sua generazione, firmando capolavori cinematografici come Prima che sia notte (Leone d’argento al Festival di Venezia) e Lo scafandro e la farfalla (miglior regia al Festival di Cannes, due Golden Globe e la nomination come miglior regista agli Oscar). In un mix di video privati, aneddoti familiari e testimonianze degli amici (Jeff Koons, Al Pacino, Bono, Willem Dafoe…), il regista Pappi Corsicato traccia un profilo intimo e originale di Schnabel regalando allo spettatore un accesso esclusivo alla vita privata e artistica di una delle figure più complesse e affascinanti del nostro tempo.

La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Sky Arte HD e MYmovies.it.

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arte

White canvas

images.jpegPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Galleria Arti in corso – Magliano in Toscana (Gr)

 

In occasione della mostra personale di Giuliano Cardellini “Luce e Blu”

si terrà una Live Performance dell’artista con lettura ad opera di Dianora Tinti

 di una selezione di poesie dell’artista

 

sabato 24 giugno 2017

Dalle 19 a mezzanotte

 

A cura di Sveva Manfredi Zavaglia

Testo critico di Giusy Emiliano

 

Nell’antico borgo di Magliano, presso la sede dell’associazione culturale e galleria d’arte contemporanea Arti in Corso, si terrà la performance dell’artista “White canvas” in occasione della mostra in corso “Luce e Blu” curata da Sveva Manfredi Zavaglia.

L’opera che l’artista Giuliano Cardellini realizzerà sarà del tutto nuova e accompagnerà il percorso dell’esposizione che vede già dieci opere scultoree a muro ed eseguite con tecnica mista.. “L’artista_ come sostiene la curatrice _ propone un’ampia riflessione sui temi che nel tempo hanno coniugato poesia e arti visive, tracciando nuovi modi di vedere l’intangibile”.

“Anima laboriosa” per la ricchezza emotiva e la ricerca rigorosa di linguaggi inediti, Cardellini è un artista poliedrico, di grandissima personalità, pittore, scultore, poeta, sempre alla ricerca di nuovi idiomi artistici e sfide tematiche. Nelle opere in mostra, in cui incide brevi versi poetici, leggibili dall’ombra proiettata sul muro grazie all’incisione o delineati da luci a led, la lamiera sostituisce il supporto tradizionale della tela, Le opere in blu, le stesse che danno ragione del nome dell’esposizione, presentano una gradazione scura ma luminosa, frutto di una precisa ricerca cromatica. Qui la materia diventa spessa e mentre crea figure, compone una sorta di atolli formati da materiali ferrosi e di risulta. Come scrive Giusy Emiliano nel testo critico che accompagna il catalogo: “Egli utilizza oggetti residuali “rubati” alla meccanica come viti, bulloni e dadi, accompagnando il pubblico all’interno di un racconto onirico. La materia, quindi, si adagia sulla tela cristallizzata e viene avvolta da un colore blu intenso, perde il suo peso specifico per definire un nuovo ruolo quale è chiamata a interpretare”.

La tecnica e il linguaggio usati da Cardellini negli ultimi lavori, dove i versi poetici sono presenti nei titoli o si fondono in elaborati materici, creando quadri-scultura in cui anche il colore vivo contribuisce a creare un’unità estetica/concettuale, potrebbero far pensare a una ripresa della corrente della poesia visiva (la corrente di avanguardia degli anni ’60- ’70). Ma ciò avviene solo in parte poiché non solo i toni sono smorzati ma prevalgono connotazioni ironiche e di spirito dissacratorio tipiche di una temperie storica precisa, mentre in Cardellini si predilige l’aspetto intimista e lirico, l’osservazione della natura, la percezione dei sentimenti.

 

Bio

L’artista Giuliano Cardellini vive a Morciano di Romagna, dove continua la sua ricerca e lavora come artista e poeta nel suo Atelir d’Arte GC.  Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Ha esposto a Pesaro, Cattolica, Rimini, Verona, Gubbio, Osaka, Rio de Janeiro, Londra,  Monte Carlo, Reggio Emilia, Preganziol e New York. A settembre sarà anche in mostra a Roma. www.giulianocardellini.com.

 

“Luce e Blu” di Giuliano Cardellini dal 17 al 25 giugno 2017

ARTI in CORSO :  Piazza del Popolo –  Magliano in Toscana (Gr)

Performance poetica dell’artista : 24 giugno 2017 dalle 19.00

 

Info

Orari mostra: dal lunedì al giovedì 18.30 – 21.30

Venerdì – sabato – domenica 11-12.30 /18.30 – 21.30

A cura di : Sveva Manfredi Zavaglia – smanfredizavaglia@gmail.com

Testo critico : Giusy Emiliano

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arte, Intervista

Fabio Strinati, l’arte e la vita

19243516_10211049548848091_1535490781_o.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ha un gran talento, è giovanissimo e brillante: noi di Convenzionali siamo onorati di aver conosciuto Fabio Strinati.

Qual è il valore dell’arte nella società e cosa rappresenta per te?

Per me l’arte rappresenta oltre che una missione e un credo profondo, anche un’assoluta salvezza del corpo e dello spirito da questa società che corre come un cavallo folle e che presto o tardi si azzopperà lungo la strada senza possibilità di guarigione.

Di che cosa parlano le tue raccolte poetiche?

Nelle mie raccolte poetiche tendo a parlare il meno possibile di me, anche se poi, non riesco a restarne fuori totalmente. Scruto me stesso, osservo gli altri e le cose come fossero parte di me, e così, finisco per immergermi a pieno in questa babele di sentimenti e sensazioni tanto da rimanerne pienamente coinvolto. A volte ne esco fuori più forte di prima, mentre in altre occasioni me la cavo con dei pochi ma simpatici strapazzamenti. In definitiva parlo di tutto ciò che non possiamo vedere e di tutto quello che non possiamo toccare; l’uomo ha bisogno di guardare oltre per capire se stesso e il mondo che lo circonda.

Quali analogie ci sono fra un’antologia e una composizione musicale?

Una poesia è una raccolta di sentimenti mentre una raccolta di poesie rimane pur sempre una raccolta di poesie. Come meccanismo non è poi molto complesso. Il discorso cambia quando bisogna far paragoni ( a mio avviso forzati ) fra un’antologia e una composizione musicale. La musica si muove su territori dove la luce è sempre ben presente; il suono vive di luce nei momenti dove la tristezza s’incunea dentro la nostra ispirazione, mentre si nutre di buio molto raramente. Il suono tende a soccombere quando il buio inizia ad avvolgere tutto. La poesia, invece, prospera in quei luoghi dove luce e buio si alternano inesorabilmente; poi ancora non ho ben capito dove si trovi il poeta, ma questo è un altro discorso.

Cos’è per te il pianoforte?

Il pianoforte è tutto: un compagno di viaggio, il mio miglior amico, la mia fidanzata, la mia prostituta.

Quando hai deciso di voler essere un poeta, uno scrittore, un musicista?

Io non credo di essere né un poeta né un musicista e lo dico con molta sincerità. Scrivo poesie, suono e compongo musica, ma tutto qui. Quello che faccio è una palestra per tenere in forma i miei pensieri, ma anche per controllarli da vicino.

Che rapporto c’è secondo te fra arte e natura? Nelle tue poesie il legame appare molto forte.

La natura crea un legame forte su tutto ciò che la circonda, e di conseguenza, non può non creare un legame stabile e forte con la poesia. Il vero problema è  l’uomo, che pur avendo un forte legame con la natura è entrato in conflitto con essa senza precedenti e senza senso. Le mie poesie nascono in particolari luoghi e in determinati momenti, ma vivono e trovano spazio in altri luoghi e in altri momenti. Quando scrivo penso a tutt’altro.

Qual è per te la caratteristica fondamentale della condizione umana?

Dovremmo chiederlo a Renè Magritte o ad Andrè Malraux.

Qual è il ruolo dell’artista nella società contemporanea?

Ha un ruolo molto complicato, ma, per questo, non meno affascinante. Deve lottare, sgomitare, barcamenarsi e soprattutto, uscire di casa con una torcia elettrica sempre a presso. Io, con tutta onestà, posso dire di essermi salvato, infatti, lavoro la terra e mi reputo  un mezzo artista della campagna. Un mago della patata!

Quali sono i tuoi modelli di riferimento?

Direi Beethoven per la genialità e la follia, Chopin per l’eleganza della sua musica. Poi, Dino Campana per la sua espressività di annientamento e di purezza.

La poesia e il libro che avresti voluto scrivere, la musica che avresti voluto comporre.

La Pioggia nel pineto di Gabriele D’Annunzio e il Concerto per pianoforte in La minore di Edvard Grieg.

I tuoi prossimi progetti?

A breve uscirà una mia raccolta poetica dal titolo “Periodo di transizione”. Una raccolta bilingue, italiano/rumeno, tradotta da Daniel Dragomirescu con prefazione di Michela Zanarella.

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Il giardino ritrovato – Programma

Bolero foto di ©Jean-Charles Verchere (4)PALAZZO di VENEZIA

14 giugno – 15 settembre 2017 – ore 21,00

 

Mercoledì 14 giugno

Emio Greco I Pieter C. Scholten – Ballet National de Marseille

“Two/Bolero” – danza contemporanea

 

Sabato 17 giugno

Richard Galliano

“New Musette Quartet” –  musica

 

Martedì 20 giugno

Alessandro Sciarroni

“Joseph_Kids” – danza contemporanea per bambini e adulti

 

Mercoledì 28 giugno

Virginie Brunelle – Canada

“Foutrement” – danza contemporanea

 

Lunedì 3 luglio

Fabrizio Arcuri

“I, Banquo” – teatro

 

Martedì 11 luglio

MK – Michele di Stefano

“Robinson” – danza contemporanea

 

 

Mercoledì 12 luglio

Fabrizio Bosso & Paolo Silvestri Orchestra

“THE CHAMP to Dizzy ” – musica

 

Martedì 18 luglio

Marco Baliani

“Del coraggio silenzioso” – teatro

 

Lunedì 24 luglio

Michelangelo Campanale

“L’abito nuovo” – teatro

 

Giovedì 27 luglio

TPO – Teatro di Piazza o d’occasione

“Kindur – vita avventurosa delle pecore in Islanda” – teatro, danza, arti visive per bambini ed adulti

 

Martedì 1 agosto
Emma Dante
“Verso Medea” – spettacolo concerto

 

Domenica 6 agosto

Peppe Servillo & Solis String Quartet

“Presentimento” – musica

 

Sabato 12 agosto

Orchestra Roma Sinfonietta

“Serata Gershwin” – musica

 

Martedì 22 agosto

Le Supplici/ Fabrizio Favale

“Hekla” – danza contemporanea

 

Lunedì 28 agosto

Roberto Abbiati – Leonardo Capuano

“Pasticceri io e mio fratello Roberto” – teatro

 

Domenica 3 settembre

Sollima e l’Orchestra notturna clandestina

“A clandestin night in Rome” – musica

 

Venerdì 8 settembre

Armone Caruso

“Hikikomori” – teatro

 

Martedì 12 settembre

Kinkaleri

“Butterfly” – danza contemporanea per bambini ed adulti

 

Venerdì 15 settembre

Nicola Piovani

“Nicola Piovani in sestetto” – musica

 

 

 

PALAZZO di VENEZIA

Giovedì 22 giugno

 

 

 

In occasione dell’inaugurazione mostra

“I labirinti del cuore”

 

Video installazione nella Sala delle Battaglie a cura di

 Luca Brinchi e Daniele Spanò

“Hortus Somnii” – musica live

 

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Il giardino ritrovato

Bolero foto di ©Jean-Charles Verchere (4)Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Il 14 giugno, alle ore 21, nel giardino di Palazzo Venezia, è stata inaugurata la seconda edizione de “Il Giardino Ritrovato” rassegna di danza, teatro, musica e conversazioni sull’architettura, che prende vita per i tre mesi dell’estate. Ad aprire la manifestazione è stato Emio Greco, talento internazionale della danza contemporanea, che con Pieter C. Scholten e il Ballet National de Marseille, ha portato in scena “Two” e “Bolero”.

Il “Giardino Ritrovato” è promosso e organizzato dal Polo Museale del Lazio nel più ampio ambito di “ARTCITY Estate 2017 arte musica spettacoli a Roma e nel Lazio“. Il Polo, diretto da Edith Gabrielli, è l’Ufficio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo che gestisce 43 fra musei e luoghi di cultura situati a Roma e nel Lazio. “ARTCITY Estate 2017 arte musica spettacoli a Roma e nel Lazio”, è un progetto organico di iniziative culturali. Nato nei musei e per i musei, ARTCITY unisce sotto un ombrello comune oltre 100 iniziative di arte, architettura, letteratura, musica, teatro, danza e audiovisivo. Il programma di ARTCITY coprirà l’intera estate 2017, dal 20 maggio al 21 settembre.

“Una delle sfide sul piano della promozione e della valorizzazione del Museo – dichiara il Direttore Gabrielli – consiste nell’interpretare il luogo, il monumento in termini rispettosi. Per questo insieme al mio staff ci siamo seduti intorno a un tavolo e pensato a un programma site specific, vale a dire a iniziative concepite esattamente per questi luoghi, i nostri luoghi della cultura. Il discorso vale per tutti i luoghi di ARTCITY, compreso naturalmente Palazzo Venezia che in questo modo si apre ulteriormente all’arte e alla cultura”.

La scorsa estate “Il Giardino Ritrovato” ha segnato la rinascita di uno dei palazzi storici tra i più significativi della città, dando il via a un progetto di completo riassetto museologico che ha l’obiettivo di trasformare Palazzo Venezia in un luogo di interazione fra le arti, tutte le arti, nella consapevolezza che la tutela del passato deve andare d’accordo con la produzione culturale nella contemporaneità. Anche in occasione di questo secondo ciclo della rassegna, Palazzo Venezia presenta una serie di importanti novità e inaugura un nuovo percorso di visita che restituisce alla fruizione molte zone prima interdette come l’ingresso da piazza Venezia e gli appartamenti papali. Sono stati inoltre completati alcuni restauri come quello degli affreschi nella sala delle fatiche di Ercole ed altri sono in cantiere, come quello della sala del Mappamondo.

 

La scelta della rassegna di quest’anno, curata dal direttore del Museo di Palazzo Venezia Sonia Martone e da Anna Selvi, direttore dell’ufficio per il teatro e per la danza del Polo Museale del Lazio, con la collaborazione di Davide Latella, punta sulla dimensione internazionale e sulla commistione tra diversi registri espressivi oltre che un occhio attento all’infanzia e adolescenza. È nella direzione di una classicità rivitalizzata da una estetica contemporanea che si è inteso realizzare questa seconda edizione di eventi artistici. Nomi di indiscusso prestigio a livello europeo e mondiale si affacciano sul palcoscenico dei Giardini portando alla conoscenza dello spettatore le loro opere più preziose che sono state già insignite di premi da parte della critica e del pubblico. Ogni sera, lo spettatore potrà sintonizzarsi con “un’opera d’arte in movimento”, che attraverso i diversi linguaggi – danza, parola, musica, video – ha l’ambizione di portare una consapevolezza maggiore sulla nostra epoca, dialogando con la tradizione e offrendo una salda grammatica dei sentimenti.

La manifestazione si è aperta dunque mercoledì 14 giugno con la danza di Emio Greco e Pieter C. Scholten: il Ballet National de Marseille ha portato in scena gli spettacoli Two, incentrato sul tema del doppio, e Bolero, riscrittura per nove danzatori. Sabato 17 giugno sarà una serata dedicata alla musica con il virtuoso della fisarmonica e del bandoneon Richard Galliano che si esibirà con il suo New Musette Quartet. Il 20 giugno ad essere protagonista sarà il pubblico dei giovanissimi con “Joseph Kids”, di Alessandro Sciarroni,  coreografo italiano contemporaneo tra i più rappresentati a livello internazionale, che propone uno spettacolo interattivo rivolto a adulti e bambini dai 5 anni in su. Giovedì 23 giugno sarà inaugurata l’opera di Luca Brinchi e Daniele Spanò, musiche di Franz Rosati, “Il giardino dei sogni”, progetto che nasce dall’idea di guidare gli spettatori, sia della rassegna Il Giardino Ritrovato sia della mostra Labirinti del cuore, in un giardino segreto ed immaginario che prenderà vita dalle pareti della Sala delle Battaglie, attraverso un’installazione video-sonora immersiva site-specific, con l’utilizzo di videoproiezioni e suoni. Per l’inaugurazione del progetto, l’installazione verrà eseguita dagli autori in tempo reale in un vero e proprio live audio-video. Mercoledì 28 giugno Virginie Brunelle, genio emergente della coreografia quebecchese, porta in scena “Foutrement” che esplora il tema dell’infedeltà. Lunedì 3 luglio sarà la volta del teatro con lo spettacolo “I, Banquo” dell’acclamato drammaturgo britannico Tim Crouch, diretto da Fabrizio Arcuri e interpretato da Enrico Campanati, racconto sanguinario del Macbeth di Shakespeare attraverso gli occhi del suo migliore amico, il valoroso generale Banquo. Martedì 11 luglio Michele di Stefano dirige la coreografia “Robinson” ispirata dal romanzo di Michel Tournier “Venerdì o il limbo del Pacifico”, racconto sulla metamorfosi dell’individuo naufrago perso nel paesaggio senza umani fin quando l’incontro con l’altro lo prepara ad una totale reinvenzione di se stesso. Mercoledì 12 luglio un altro appuntamento con la musica: Fabrizio Bosso & Paolo Silvestri Orchestra celebra un’icona della storia del jazz, Dizzy Gillespie, il più grande trombettista dell’era del bebop, nel concerto “THE CHAMP to Dizzy”. Martedì 18 luglio Marco Baliani attore, drammaturgo e regista sarà protagonista dello spettacolo “Del coraggio silenzioso”: cinque narrazioni accompagnate da altrettanti componimenti musicali, scritti ed eseguiti da Max De Aloe, cinque esistenze che, grazie al racconto, divengono cinque testimonianze di taciturno coraggio. Lunedì 24 luglio Michelangelo Campanale cura la regia de “L’abito nuovo”, pièce nata dall’unica collaborazione tra Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello, tratta dall’omonima novella di Pirandello che Eduardo individuò come adatta ad una trasposizione teatrale. Giovedì 27 luglio la rassegna ospiterà una coreografia per adulti e bambini creata dalla compagnia TPO – Teatro di Piazza o d’occasione: “Kindur – vita avventurosa delle pecore in Islanda”, esempio di spettacolo interattivo e immersivo nel quale tutto il pubblico sarà invitato a intervenire attivamente sulla scena. Martedì 1 agosto sarà rappresentata “Verso Medea”, la riscrittura da Euripide di Emma Dante, regista e drammaturga tra le più apprezzate dal pubblico e dalla critica, che ci regala un viaggio alla scoperta di Medea, accompagnati da musiche e canti dei fratelli Macaluso. Domenica 6 agosto Peppe Servillo & Solis String Quartet si esibiranno in concerto con “Presentimento” progetto che prosegue il percorso di riletture del repertorio classico napoletano iniziato con “Spassiunatamente” regalando uno spettacolo a 360° che tocca musica e teatro. Sabato 12 agosto l’Orchestra Roma Sinfonietta presenta una serata interamente dedicata a George Gershwin, con un programma che comprende la celebre “Rapsodia in blu”. Il concerto è diretto da Gabriele Bonolis, con la partecipazione solistica del pianista Giuseppe Andaloro. Martedì 22 agosto la compagnia Le Supplici di Fabrizio Favale calcherà il palco del Giardino di Palazzo Venezia con Hekla, uno dei più recenti studi creati dal coreografo laziale, un lavoro al maschile, geometrico e ipnotico com’è nella sua cifra. Lunedì 28 agosto, in “Pasticceri”, Roberto Abbiati e Leonardo Capuano, che il pasticcere l’ha fatto davvero, riscrivono fra i fornelli il tema del Cyrano di Bergerac, cucinando dal vivo dolci, creme e bignè che vengono poi offerti al pubblico. Domenica 3 settembre Giovanni Sollima, autentico virtuoso del violoncello e instancabile sperimentatore, si esibirà con l’Orchestra notturna clandestina in “A clandestin night in Rome”. Venerdì 8 settembre Armone Caruso cura la regia di “Hikikomori” una tragedia della giovinezza scritta da Katia Ippaso e Marco Andreoli che scelgono il Giappone, la terra degli hikikomori, gli adolescenti che vivono chiusi in una stanza rifiutandosi di uscirne, per raccontare il bullismo, la sopraffazione sui più deboli. Martedì 12 settembre i Kinkaleri rappresenteranno “Butterfly” adattamento del capolavoro del maestro Giacomo Puccini, nato dall’esigenza di elaborare un percorso di ricerca che si rapporti direttamente al mondo infantile. La rassegna si chiude in bellezza venerdì 15 settembre con Nicola Piovani pianista, compositore e direttore d’orchestra italiano vincitore del premio Oscar per le musiche del film “La vita è bella”, che si esibirà in sestetto.

Come nella passata stagione un momento chiave della rassegna sarà il ciclo di conversazioni che quest’anno si intitola “Il nuovo nell’antico” che verte sui temi dell’architettura ed in particolare sull’intervento contemporaneo in contesti ed edifici antichi, osservando e chiarendo sia i ”diritti” dei monumenti sia il “diritto” al nuovo. Gli incontri programmati propongono, attraverso esperienze autoriali, contributi e prospettive diverse ma tutte volte al miglioramento del nostro patrimonio. Gli architetti invitati – Stefano Boeri, Francesco Cellini, Michele De Lucchi, Vincenzo Latina e Cino Zucchi – sono alcune delle figure di maggior importanza del vasto panorama italiano: sono tra coloro che negli anni più recenti, sia attraverso i loro progetti, sia con riflessioni teoriche, hanno offerto delle risposte a questo problema ed hanno dato sostanza a questa ricerca. Saranno presenti anche due eminenti architetti stranieri: Alvaro Siza e Edoardo Souto de Moura – entrambi insigniti del prestigiosissimo Pritzker Architecture Prize. “Il nuovo nell’antico” è curato da Sonia Martone e Pisana Posocco. Le conversazioni saranno introdotte e presentate da Orazio Carpenzano.

INFO

Palazzo Venezia, Via del Plebiscito 118

Orario spettacolo ore 21.00

Nei giorni di spettacolo Palazzo Venezia sarà visitabile anche dalle 19.00 alle 23.30

Biglietti: intero 10€, ridotto 5€

Il biglietto del Museo comprende l’accesso allo spettacolo fino a esaurimento dei posti disponibili

Biglietto unico, consente la visita anche di Castel Sant’Angelo con validità 3 giorni: Intero 14€, ridotto 7€

Ciclo di conversazioni “Il nuovo nell’antico”: ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

 

DOVE ACQUISTARE

Biglietteria di Palazzo Venezia: dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.00; nei giorni di spettacolo anche dalle 19.00 alle 22.30

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arte

Saligia

taorminaPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

“SALIGIA” mostra personale di ANDREA CHISESI

a cura di Marcella Damigella

Domenica 18 giugno, ore 19.00, ex Chiesa del Carmine a Taormina

 

Il Comune di Taormina, in collaborazione con

l’Associazione TraOrmina Forum e l’Atelier Andrea Chisesi

inaugurano la mostra “SALIGIA”

Domenica 18 giugno, alle ore 19.00, negli spazi della ex “Chiesa del Carmine” di Taormina, si terrà l’inaugurazione della mostra Saligia dell’artista Andrea Chisesi, organizzata dal Comune di Taormina, e realizzata in collaborazione con l’Associazione TraOrmina Forum e l’Atelier Andrea Chisesi.

L’esposizione, dal titolo altamente enigmatico (è l’acronimo dei 7 vizi capitali) racconta, attraverso 36 opere, dislocate tra nicchie e cappelle antiche, quanto complessa e connotata sia già la percezione della debolezza umana nel sentire comune. Accidia, superbia, lussuria, sono davvero vizi o non piuttosto opportunità di felicità per l’uomo e la donna?

La mostra, che durerà fino al 20 agosto, è ospitata nell’ex Chiesa del Carmine di Taormina. Edificata in stile barocco, nel 1666, a pianta centrale, fu più volte saccheggiata dai saraceni. Molto più tardi, dopo essere stata radicalmente distrutta dai bombardamenti del 1943, fu ricostruita e da quel momento sconsacrata, diventando sede di mostre prestigiose. L’anno scorso è stata oggetto di uno scavo archeologico durante il quale è emersa una cripta antica che ospiterà la prima istallazione dell’artista.

Bio

Andrea Chisesi nasce a Roma nel 1972. A Milano, nel 1998 apre lo studio “Andrea Chisesi photografer”. Inizialmente si occupa di fotografia ma comincia già a sperimentare quella tecnica che lui stesso definirà “Fusione”, l’unione di pittura e fotografia.  Dopo 10 anni, apre il suo primo atelier di pittura a Milano, solo nel 2013 si trasferisce a Siracusa dove apre la sua galleria e tuttora vive.

Info

Saligia. Mostra di Andrea Chisesi.

18 giugno – 20 agosto

Ex Chiesa del Carmine, Taormina

Orari: aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 24.00

Contatti

atelierchisesi@gmail.com

info@andreachisesi.com

http://www.andreachisesi.com

Via Capodieci 43 Siracusa, Italia

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arte

Niagara – I migliori anni

P.Monaco.jpgPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Wonderwall Entertainment & Vitala Festival

in collaborazione con Teatro San Genesio

presentano

Niagara|I migliori anni

Mostra di Pittura di

Pasquale Monaco

 

Teatro San Genesio | 10.06.17 – 21.06.17

Inaugurazione 10.06.17 | 18.00 – 20.00

 

Il 10 giugno a partire dalle ore 18,00 si inaugurerà presso il Teatro San Genesio “Niagara, i migliori anni” raffinata mostra del pittore Pasquale Monaco, con la quale si chiude la sezione artistica della 5° edizione del Vitala Festival, rassegna musicale e artistica di natura filantropica, organizzata da Fabiana De Rose. La mostra, ad ingresso gratuito, rimarrà allestita fino al 21 giugno e sarà visitabile nelle ore pomeridiane, previo appuntamento o contestualmente ai prossimi eventi in programma presso il Teatro.

Pasquale Monaco è nato a Napoli nel 1948. Vive a Roma dal 1983. Ha frequentato l’Istituto delle Porcellane di Capodimonte e l’Accademia Napoletana di Belle Arti. Dal 1970 svolge un’intensa attività artistica con numerosissime mostre personali e collettive. Ha ricevuto premi e significativi riconoscimenti e alcune sue mostre personali sono state seguite con attenzione dalla stampa e presentate da RAI 2.  Nel 1978 ha eseguito una pala d’altare alla chiesa S. Francesco dei Padri Francescani di Pollica (CS). Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche, sia in Italia che all’estero.

Nelle opere di Pasquale Monaco le soluzioni di spazio non si basano sulle costruzioni geometriche delle prospettive, ma sulla pura ed empirica concezione. Questo rende alcuni degli effetti meno completi, ma anche meno statici con il risultato edificante di una libertà maggiore del tratto che consente al colore di esplodere, con un’aggressività di estrazione espressionista. L’aspetto straordinario di Monaco è l’unione tra due elementi contrastanti, il tratto eccitato dionisiaco, armonizzato con la calma Olimpica che uniforma tutti i lati delle figure femminili e maschili.

Il titolo della mostra “Niagara, i migliori anni” e il dipinto della locandina sono un omaggio ed una testimonianza vissuta dal pittore Monaco all’età di 20 anni.  Nel quartiere Vomero di Napoli degli anni 70, tutti i giovani come lo stesso Monaco amavano ascoltare musica e riunirsi nel fine settimana nelle cosiddette “comitive”. Niagara era il nome di un famoso locale sala da ballo dove si ascoltava buona musica. Questo dipinto è appunto nel ricordo degli anni belli….i migliori anni!

Un ringraziamento speciale ad Anna Maria Volpacchio per il suo prezioso aiuto nell’organizzazione di questa mostra.

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Per Info: 347-8248661; wonderwallenter@gmail.com

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arte, Cinema

Cecilia Mangini – Visioni e passioni

Cecilia Mangini_2017_foto di Paolo Pisanelli - CopiaPubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

CECILIA MANGINI – VISIONI E PASSIONI
fotografie 1952-1965

dal 31 maggio al 10 settembre le fotografie della grande autrice del cinema documentario italiano in mostra per la prima volta a Roma al Museo delle Civiltà – Museo delle Arti e Tradizioni Popolari

INAUGURAZIONE
mercoledì 31 maggio, ore 18
Museo delle Civiltà – Museo delle Arti e Tradizioni Popolari
Piazza Guglielmo Marconi, 8 – Roma (Eur)

www.cinemadelreale.it
www.idea.mat.beniculturali.it

Se mi si chiede cosa sono, io rispondo: “sono una documentarista” (…). Sono convinta che il documentarista è assai più libero del regista di film di finzione, ed è per questo, per la mia indole libertaria con cui convivo fin da bambina, che ho voluto essere una documentarista. Il documentario è il modo più libero di fare cinema”.

L’indole libertaria è quella di Cecilia Mangini, una delle figure più significative della storia del cinema italiana, inarrestabile pioniera del cinema del reale: prima donna a girare documentari nel dopoguerra, l’autrice di capolavori come Ignoti alla cittàStendalì e La canta delle marane, realizzati in collaborazione con Pier Paolo Pasolini, ha raccontato dalla fine degli anni Cinquanta alla metà dei Sessanta un’Italia divisa tra boom economico e contraddizioni sociali.

Festeggiata in tutto il mondo con incontri, personali e retrospettive (ultime, in ordine di tempo, quelle a Parigi, Berlino e Friburgo), che ne hanno sancito lo statuto di figura di primo piano a livello anche internazionale, Cecilia Mangini sarà al centro, dal 31 maggio al 10 settembre 2017, dell’omaggio che Roma, sua città d’adozione, ha scelto di dedicarle, ospitando presso il Museo delle Civiltà – Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari la mostra CECILIA MANGINI – VISIONI E PASSIONI (Fotografie 1952-1965), ideata e realizzata da Associazione Cinema del realeErratacorrigeBig Sur e Officina Visioni, con Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia e Museo delle Civiltà.

L’esposizione, a cura di Paolo Pisanelli e Claudio Domini, amplia e integra l’analoga iniziativa promossa nell’ambito del Bif&st 2016 e nei Cineporti di Puglia, ripercorrendo le origini del lavoro di Cecilia Mangini, negli anni che precedono la sua affermazione come cineasta e la vedono impegnata come fotografa.

Un percorso, quello della mostra, che segue l’avventura fotografica di Cecilia Mangini: Panarea e il bianco abbacinante delle cave di pomice di Liparila Puglia sospesa tra tradizione e consumismo (con le immagini della Fiera del Levante del 1960), la Firenze popolare che diventerà poi protagonista del documentario La Firenze di Pratolinile periferie milanesi. Senza dimenticare la straordinaria trasferta nel Vietnam del 1965 – di cui si espongono anche alcune immagini mai viste prima, appartenenti all’archivio privato dell’autrice e ritrovate solo di recente – per la preparazione (insieme al compagno di vita e lavoro Lino Del Fra) di un film mai realizzato; e ancora, una galleria di ritratti dei grandi del tempo (da Pasolini a Moravia, da Fellini a Carlo Levi, da Montanelli a Flaiano, da Chaplin a Steinbeck, da John Huston a Malaparte) e gli scatti dal set di La legge, fotografie di backstage realizzate su un grande set dimenticato, quello de La Legge, che nel 1958 riunì a Carpino, nell’entroterra del Gargano, il regista Jules Dassin e le star Gina Lollobrigida, Marcello Mastroianni,Yves Montand, Melina Mercouri e Pierre Brasseur.

Cosa significa “essere una fotografa”? Significa spogliarsi di tutte quelle che sono le nostre idee preconcette e andare in cerca… non della verità, la verità non esiste. È andare in cerca di qualcosa di molto più profondo della verità, qualcosa di assolutamente nascosto… e la fotografia, come tutto ciò che è un’icona, lo rivela.”

Cecilia Mangini

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