70. Berlinale

“Los conductos”

conductosdi Gabriele Ottaviani

Los conductos. Politico, potente, vibrante, esplosivo, monumentale, allegorico, mai retorico, ricchissimo di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, articolato, pluristratificato, il film, coprodotto da Francia, Brasile e Colombia, di Camilo Restrepo con gli ottimi, fra gli altri, Luis Felipe Lozano e Fernando Úsaga Higuíta, indaga la storia di un uomo in fuga in una terra attraversata da condotti sotterranei, meandri che possono essere trappole ma anche scappatoie da una realtà corrotta fin nelle sue fibre più intime: maiuscolo.

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70. Berlinale

“Garagenvolk”

garagenvolk_ORGdi Gabriele Ottaviani

Garagenvolk. Alla Berlinale, nella sezione dedicata specificamente al cinema tedesco, Perspektive Deutsches Kino. Di Natalija Yefimkina, che esordisce con questo documentario in prima mondiale che getta un fascio di luce su un’ombra impensabile: il nord della Russia infatti è comprensibilmente poco ospitale, ma è forse difficile credere che dentro a garage immensi, che si stendono a perdita d’occhio, vi sia di tutto, tranne che autovetture o veicoli in genere. Sono infatti un vero e proprio rifugio per gran parte della popolazione… Da non perdere.

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70. Berlinale

“Frem”

photo1_bigdi Gabriele Ottaviani

Frem. Alla Berlinale, nella sezione Forum. Di Viera Čákanyová. Repubblica Ceca e Slovacchia sono di nuovo insieme in quest’ottimo e filosofico documentario: la produzione riunisce infatti le due nazioni sotto una stessa bandiera, quella della settima arte. L’obiettivo della macchina da presa della cineasta indaga con accuratezza la disforia del nostro tempo e del nostro mondo, dell’illusione che l’essere umano sia al centro di tutto, mentre in realtà non è che un mammifero, nemmeno, in tutta onestà, particolarmente brillante. Da vedere.

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70. Berlinale

“Wildland”

WILDLAND-di-Jeanette-Nordahl-3873di Gabriele Ottaviani

Wildland. Alla Berlinale, nella sezione Panorama. Di Jeanette Nordahl. Opera prima danese di grande intensità ricca di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione scaturita dalla sempre fervida fucina del Torino Film Lab, narra con cura in ogni dettaglio la vicenda di Ida, che dopo la morte della madre si trasferisce a casa della zia e dei cugini. Tutto sembra normale, ma ben presto viene a galla un segreto, che assume anche chiaramente le sembianze di un’allegoria, sintesi e quintessenza del nostro tempo: un segreto criminale… Ottimo.

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70. Berlinale

“Jetzt oder morgen”

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Jetzt oder morgen. Alla Berlinale, nella sezione Panorama. Di Lisa Weber. Pienamente riuscito da ogni punto di vista, il film, mai retorico, intenso, avvincente, convincente, coinvolgente, emozionante, appassionante, persino commovente, senza indurre, nemmeno per un istante, in facili pietismi da reality o tv del dolore, racconta nel corso di un triennio la storia di Claudia, che quando era quindicenne ha avuto un bambino e ora vive in una casa popolare di Vienna assieme alla madre e al fratello. Nessuno di loro ha un lavoro, nessuno di loro ha una prospettiva, ma…

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70. Berlinale, Senza categoria

“Alltid Amber”

ALWAYSAMBER_6di Gabriele Ottaviani

Alltid Amber. Alla Berlinale, nella sezione Panorama. Di Hannah Reinikainen e Lia Hietala. Ben confezionato sotto ogni aspetto, il riuscito documentario svedese indaga la fluidità dell’amore: Amber non si riconosce, infatti, in categorie rigide, prestabilite, fisse, vuole essere libera di essere quel che è. Il che naturalmente non significa comportarsi irresponsabilmente o con superficialità, anzi: la fotografia che risulta è quella di un’anima bella e profondissima. Da non perdere.

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70. Berlinale

“Amazon mirror”

lagodi Gabriele Ottaviani

Amazon mirror. Alla Berlinale. Di Fernando Segtowick, al suo straordinario esordio con un lungometraggio in bianco e nero, evocativo sin dalla fotografia (e a un celebre e celebrato libro fotografico, non a caso, si ispira). Negli anni Ottanta del secolo scorso il governo brasiliano, a trazione militare, edifica in Amazzonia, polmone verde del mondo, patrimonio dell’umanità che però l’attuale presidente Bolsonaro, ultraconservatore, punta a sfruttare nella maniera più proterva possibile, un’immensa centrale idroelettrica, dando vita a un bacino artificiale e a numerosi problemi di ogni genere per gli abitanti… Da non perdere per nessuna ragione.

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70. Berlinale

“Window boy would also like to have a submarine”

windowdi Gabriele Ottaviani

Window boy would also like to have a submarine. Alla Berlinale. Di Alex Piperno. Girato in spagnolo e tuwali, coprodotto da Uruguay, Argentina, Brasile, Olanda e Filippine, con, fra gli altri, Daniel Quiroga, Inés Bortagaray e Noli Tobol, è un film intenso e potente, solido, vibrante, immaginifico, lirico, che declina in maniera del tutto originale e fantasiosa il tema della soglia, dell’incrocio, dell’incontro fra mondi che non hanno apparentemente nulla in comune, ma che in realtà sono assolutamente connessi, perché l’umanità è una, e una sola. A bordo di una nave al largo della Patagonia un membro dell’equipaggio si imbatte in un portale magico. Allo stesso tempo, nelle Filippine…

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70. Berlinale

“If it were love”

were lovedi Gabriele Ottaviani

If it were love. Di Patric Chiha. Alla Berlinale. Crowd è uno spettacolo per quindici danzatori creato da Gisèle Vienne, rigorosa, estrosa, acuta artista, coreografa e regista franco-austriaca tra le più rilevanti della scena europea che indaga mirabilmente l’abiezione, l’abisso, la passione, la sensualità, l’amore, la carne, il sesso, l’orrore, la violenza, la brutalità, il desiderio: questo splendido film illustra il processo creativo, e non solo. Da non perdere assolutamente.

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70. Berlinale

“Curveball”

202007125_1_RWD_1380di Gabriele Ottaviani

Curveball. Alla Berlinale. Il sottotitolo – A true story. Unfortunately. – dice già tutto: il film tedesco, decisamente riuscito, di Johannes Naber, con Sebastian Blomberg, Dar Salim, Virginia Kull, Michael Wittenborn, Thorsten Merten e tanti altri, indaga l’ossessione di un uomo, ormai quasi vent’anni fa, che, dopo l’orrore delle Torri Gemelle, è convinto che comunque, nonostante vi siano evidentissime prove del contrario, Saddam Hussein nasconda delle armi di distruzione di massa. E dunque… Potente, destabilizzante, mozzafiato.

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