68. Berlinale

“Twarz”

Twarz_2_fot_Bartosz_Mrozowski.jpgdi Gabriele Ottaviani

Jacek è un bel ragazzone che ama i Metallica, guida una 126 rossa e vive nella Polonia contemporanea, rurale, bigotta, superstiziosa, ipocrita (gli sta stretta, infatti, vorrebbe andar via), ha una fidanzata, Dagmara, e lavora nel cantiere per la costruzione di una gigantesca statua del Cristo benedicente, simillima a quella assai celebre di Rio de Janeiro: lì un incidente lo costringe a un calvario, ora ha il volto di un altro. E la comunità lo trova mostruoso. Intenso, rigoroso, asciutto, potente, bellissimo, con un’ottima e ben utilizzata colonna sonora e una fotografia davvero evocativa, ben scritto, ben diretto, ben recitato. Twarz, di Małgorzata Szumowska, è da non perdere.

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68. Berlinale

“In the aisles”

201815252_1_IMG_FIX_559x314_manuelldi Gabriele Ottaviani

Christian è un bravo ragazzo con un passato difficile che trova lavoro in un ipermercato piuttosto in periferia, non lontano dall’autostrada e da Dresda, in quell’ex Germania est in cui molti mutamenti, finanche destabilizzanti, sono avvenuti dalla riunificazione, dopo che il muro è caduto, ormai da più anni di quanti sia rimasto tragicamente in piedi. Lì incontra una varia e bella umanità, colleghi come in particolare Bruno, un ex camionista burbero e dal cuore d’oro, che lo prende sotto la sua ala protettrice, gli insegna a guidare il muletto e non solo, e Marion, graziosa, malinconica e problematica, cui da subito rivolge teneri e timidi pensieri. E intanto il tempo passa. Tra le corsie. Ovvero In the aisles. Magistrale da ogni punto di vista, commovente fino alle lacrime, con un Franz Rogowski da premio.

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68. Berlinale

“Eldorado”

201815512_1_IMG_FIX_700x700di Gabriele Ottaviani

Eldorado. È per Giovanna, la “sorella” italiana, da cui la vita l’ha precocemente separato, che Markus Imhoof, da Winterthur, fa un viaggio al di là delle frontiere. Raccontando la vicenda sempiterna e attuale dei migranti. Che cercano fortuna. Che rischiano la vita. Che hanno paura. Che vengono aiutati. Ma anche osteggiati. Vilipesi. Sfruttati. Amalgamando senza patetismo e con rigore la memoria, la storia, la cronaca e la testimonianza. Un film assai ben fatto e di straordinaria importanza etica, civile, morale, sociale, culturale. Da vedere e far vedere. Assolutamente.

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68. Berlinale

“Aggregat”

201813131_1_IMG_FIX_700x700di Gabriele Ottaviani

Aggregat. La Germania è un grande paese. Ricco. Variegato. Complesso. Dalla storia articolata. Non priva di momenti solenni né di frangenti tragici. Dolorosi. Terribili. Si tratta della locomotiva d’Europa, alle prese attualmente con un risultato elettorale che non è certo quello che ci si auspicava e con molte altre sfide. Che il documentario mostra. Non lesinando in dettagli e cura. Da vedere.

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68. Berlinale

“Old love”

201814747_1_IMG_FIX_700x700di Gabriele Ottaviani

Old love. Da molto tempo Yoon-hee è lontana da casa. Si è trasferita in Canada. Ma ora non può fare a meno di tornare. Deve assistere sua madre. Che è malata. Di Alzheimer. Sta perdendo sé medesima. I suoi ricordi. I suoi riferimenti. La sua essenza. Le sue emozioni. Yoon-hee è all’aeroporto, è in attesa del mezzo che la porterà laddove gli affetti e gli obblighi la attendono. Ma d’un tratto ode una voce. Amica. Desiderata. Quella del suo vecchio amore. La persona del suo cuore. Dei tempi della scuola. Jung-soo. E così… Delicata e lirica esegesi della frammentarietà inevitabile della gran parte degli umani discorsi amorosi, è un elegante racconto fatto di più chiavi di lettura.

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68. Berlinale

“Mariphasa”

DVCjMQoW4AAOP7Pdi Gabriele Ottaviani

Mariphasa. La figlia di Paulo è morta. Il dolore, cieco, ingiusto, insopportabile, irrazionale, aberrante lo attanaglia, devasta, schiaccia e soffoca. Tira a campare lavorando di notte. Ma presto la sua vita prende un’altra piega… Edificando attraverso una forma sperimentale che sa farsi sostanza una narrazione destabilizzante e anticonvenzionale, Sandro Aguilar indaga i meandri più oscuri dei sentimenti.

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68. Berlinale

“Jahilya”

201810741_1_IMG_FIX_700x700.jpgdi Gabriele Ottaviani

Jahilya. Il Marocco è terra di conflitti: sociali, culturali, economici, politici, religiosi, di genere, tra uomini e donne, tra tradizione e desiderio di modernità, di cambiamento, speranze e frustrazioni, compromessi e mistificazioni. Lo sguardo della macchina da presa cattura, sintetizza e trasmette allo spettatore il mosaico di contrasti con coerenza narrativa e la giusta tensione, facendo anche dei luoghi dei personaggi. Interessante.

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68. Berlinale

“Maki’la”

201813075_1_IMG_FIX_700x700di Gabriele Ottaviani

Maki’la. Con sguardo intenso, partecipe, asciutto, umano, profondo, mai retorico o banale, semplice, chiaro, sivuro, consapevole, privo di timori reverenziali di sorta, con questo documentario lo spettatore si immerge a pieno titolo nella realtà drammatica, contraddittoria, dolorosa, difficile di Kinshasa, fotografata con dovizia di dettagli. Interessa ed emoziona.

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68. Berlinale

“Museo”

gael-garcia-bernal-in-museodi Gabriele Ottaviani

Juan è un giovane e bell’aspirante veterinario, senz’arte né parte, che non si sente amato né in fondo sicuro di sé, di buona famiglia, messicano, che, insieme al suo più caro e timido amico d’infanzia, decide di mettere a segno una rocambolesca rapina presso un museo che custodisce preziosi reperti Maya. Ma… Questo è Museo, di Alonso Ruizpalacios, con il sempre impeccabile, intenso, magnetico e affascinante Gael García Bernal (Mozart in the jungle, The kindergarten teacher, Aquí en la tierra, Coco, Si tu voyais son coeur, Salt and fire, Neruda, Desierto, Eva no duerme, Zoom, No, Casa de mi padre, Babel, La mala educación, Fidel, Sin noticias de Dios, Vidas privadas, Y tu mamá también, Cerebro, Amores perros), Simon Russell Beale, Alfredo Castro, Leonardo Ortizgris e tanti altri: divertente, ironico, sornione, variegato, brillante, interessante.

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68. Berlinale

“Danmark”

201812521_1_IMG_543x305.jpgdi Gabriele Ottaviani

Danmark. Norge ha ventidue anni. È bello. È danese. Vive in provincia. Non ha progetti. Non si aspetta nulla dal futuro. Fuma. Beve. Va in giro con gli amici. Passa da una ragazza all’altra. Aggiunge giorni alla vita più che vita ai giorni. E un giriono di questi, uno come tanti, sempre uguali, pressappoco, incontra Josephine. Che ha sedici anni. E dopo un po’ gli dice di essere incinta. Per lui cambia tutto. Ma… iuscito Bildungsroman in versione filmica, coming of age classico, credibile e delicato, è scritto bene, girato bene e ben interpretato.

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