68. Berlinale

“Ága”

photo_verybig_187246di Gabriele Ottaviani

Ága. Coprodotto da Bulgaria, Germania e Francia, è una storia d’amore intensa, commovente, delicata, tenerissima, pudica, classica eppure originale, quella, rappresentata con generale grazia, tra un cacciatore di renne e sua moglie. Che sta morendo. La loro vita è dura, ma non si lagnano mai. Si raccontano sogni e leggende. Parlano di tutto. Tranne che di un argomento. Una figlia lontana… Emozionante e ben fatto.

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68. Berlinale

“Lemonade”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Lemonade. Quando la vita ti dà i limoni, prepara la limonata. È un bel messaggio. Più che altro di saggezza. Una frase semplice e chiara, il cui significato autentico, vero, reale, profondo, al di là delle similitudini, degli esempi, delle allegorie, dei simboli e delle metafore, utili perché l’argomento sia ancora più chiaro e immediato per tutti, può essere declinato in mille e più modi, più o meno incisivi nel loro assurgere al livello di massime di buon senso: bisogna adattarsi, fare buon viso a cattiva sorte, non abbattersi. Continuare a sperare di raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissi, che si desidera, che si pensa faccia il nostro bene. E certo Mara, protagonista di questo bel film, ben diretto, ben scritto, ben interpretato, ispirato a eventi veri e verosimili, non si abbatte. È rumena (e il cinema di questo paese si conferma una garanzia di qualità). Negli USA ha conosciuto un uomo. Era suo paziente. Lei è un’infermiera. Si è innamorata. Si è sposata. Ha portato con sé il suo bambino, figlio di primo letto. Attende la mitica Green Card. Ma le cose vanno male. E… Da non perdere. Intenso.

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“Supa Modo”

IMG_7364di Gabriele Ottaviani

Supa Modo. Jo ha nove anni. Ama i film di supereroi. Ha il cancro. Non c’è speranza che sopravviva. La mamma la porta a casa, nel suo villaggio, per farle vivere lì i suoi ultimi giorni. Ma Jo è più triste in quel luogo che pure le è familiare che non nel nosocomio, ha meno distrazioni, meno cose da fare. Così sua sorella, che non è molto più grande di lei, ha un’idea… Ognuno di noi in fondo ha un superpotere: l’amore. Quello che riceve. Quello che dà. Quello che ci fa star bene. Che ci fa lasciare nelle persone che ci sono nel cuore un ricordo di forza, tenerezza e speranza. Straziante. Bellissimo.

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68. Berlinale

“Teatro de guerra”

download (5).jpgdi Gabriele Ottaviani

Teatro de guerra. Trentasei anni fa l’Argentina ha ingaggiato una guerra che l’ha vista sconfitta contro l’Inghilterra thatcheriana, per il possesso, ancora oggi oggetto per certi versi di contese e rivendicazioni, delle isole Falkland, che a Buenos Aires e dintorni si preferisce chiamare Malvinas: Lola Arias, artista e regista, intervista i veterani e non solo, tesse i fili della memoria e della trasmissione di essa amalgamando documenti, sentimenti, azioni. Interessante.

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“Fei’e Pu Huo”

download (4).jpgdi Gabriele Ottaviani

Fei’e Pu Huo. Yao vive a Pechino. Non è sposato. Anche perché ciò che gli detta il cuore non è esattamente quello che la sua tradizionale famiglia, che grazie al suo lavoro nella capitale riesce a sostentarsi dignitosamente, si aspetta. Sta lasciando la metropoli per tornare nel suo rurale villaggio natio, un borgo romito e un po’ selvaggio, per festeggiare il capodanno. E insieme a lui in questo viaggio dell’anima c’è anche lo spettatore, coinvolto sin da subito in questa lirica incursione nella quotidianità, intima, commovente, bellissima, delicata, raffinata, confezionata con rara eleganza e cura estrema. Da non perdere.

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68. Berlinale

“O processo”

download (3).jpgdi Gabriele Ottaviani

O processo. Il Brasile, come buona parte del Sudamerica, ma certo non solo quell’area geografica, anzi, ha una lunga e niente affatto gloriosa storia di corruzione: Dilma Rousseff, succeduta a Lula, è stata messa sotto impeachment e poi rimossa in seguito a un processo innescato da uno scandalo che all’epoca, due anni fa, ha coinvolto anche il suo allora vice, in una situazione per nulla priva di ombre. Maria Augusta Ramos, con grande asciuttezza e al tempo stesso l’enfasi, mai retorica, però, della liturgia di un rito, della celebrazione di un evento che ha accenti lirici, tragici, grotteschi e finanche solenni, racconta con dovizia di particolari questa storia. Da conoscere e vedere.

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68. Berlinale

“Den’ Pobedy”

201813466_2_IMG_FIX_700x700di Gabriele Ottaviani

Den’ Pobedy. Il Treptower Park, a Berlino, laddove novantanove anni fa si tenne un grande raduno di operai in sciopero guidati, fra gli altri, da Rosa Luxemburg, è una delle maggiori aree verdi della parte orientale della città, si estende fino alle rive della Sprea, ha al suo interno un osservatorio astronomico e ospita un gigantesco memoriale dedicato ai soldati dell’Armata Rossa. Ogni nove di maggio un nutrito gruppo di persone si ritrova lì per celebrare la vittoria sovietica contro il nazismo: Loznitsa, dopo l’ottimo Austerlitz, ambientato in un lager e passato da Venezia, torna a riflettere sul turismo di matrice storica. E di conseguenza sulla natura umana, con un’opera rigorosa e profonda.

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68. Berlinale

“Waldheims Walzer”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Waldheims Walzer. Kurt Waldheim è stato un politico e diplomatico austriaco. È morto undici anni fa, quasi ottantanovenne. È stato un membro del Partito Popolare Austriaco. È stato segretario generale dell’ONU. È stato il sesto presidente della Repubblica austriaca. È stato coinvolto in uno scandalo in quanto è stato accusato di aver per lo meno fiancheggiato il nazismo. Questo film, molto ben fatto, interessante, importante dal punto di vista etico, civile, morale, sociale, culturale, racconta la sua vicenda e si interroga su un tema basilare: la verità. Da non farsi sfuggire.

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68. Berlinale

“La omisión”

la-omisic3b3n_sofc3ada-britodi Gabriele Ottaviani

La omisión. Con Sofía Brito, Lisandro Rodríguez, Malena Hernández Díaz, Victoria Raposo, Pablo Sigal, Laura López Moyano, scritto e diretto da Sebastián Schjaer. Ushuaia, Terra del Fuoco. Il sud del sud del mondo. Neve, freddo, ghiaccio. Paula ha ventitré anni. È di Buenos Aires. È in cerca di fortuna. E di sé. In un non-luogo con cui si relaziona, e scava nelle sue paure. Ben fatto, intenso, delicate, imperfetto ma non mal riuscito, è da non perdere.

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“Až přijde válka”

coverlgdi Gabriele Ottaviani

Až přijde válka. Peter è un uomo. Proviene dalla Slovacchia. Che non è propriamente il paese più aperto del globo in quanto a diritti civili e annessi e connessi. È giovane. È sicuro di sé. Crede che la società contemporanea sia poco più che una congrega di rammolliti. Ritiene che sia necessario fare qualcosa. Dà vita a una formazione paramilitare che di fatto si muove in una zona grigia di vacanze normative et similia per evitare di essere dichiarata illegale. È ambizioso. Ambiguo. Apparentemente imperturbabile. L’occhio attento della regia segue il leader e le sue reclute, in particolare una, e fa riflettere con abilità su certe recrudescenze e derive autoritarie e antieuropee preoccupantemente attuali. Da vedere.

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