Libri

“Giorni in Birmania”

di Gabriele Ottaviani

Giorni in Birmania, George Orwell, Newton Compton. Cura e traduzione di Andrea Binelli. Esperienza di vita fra le più canoniche e topos letterario fra i più adoperati, il viaggio verso oriente dell’intellettuale occidentale è sempre latore di spunti di riflessione in quanto vengono a contatto due Weltanschauung profondamente dissimili: in questo caso però vi è un notevole scarto ulteriore, e l’attuale Myanmar è per Orwell, al suo secondo romanzo, nel millenovecentotrentaquattro, un anno dopo Senza un soldo a Parigi e a Londra, il luogo della consapevolezza umana, civile, esistenziale, delle scelte, quella, definitiva, di farsi scrittore e quella, che gli fa abbandonare con altrettanta decisione indugi e ormeggi, di schierarsi, sempre, dalla parte degli ultimi, che, dal suo osservatorio privilegiato di agente della Polizia Imperiale Indiana, ruolo che ricopre per un lustro intero, vede vessati dalla protervia colonialista, retorica, violenta, razzista, ipocrita e bigotta. Imperdibile.

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