Libri

“Juneteenth”

di Gabriele Ottaviani

Mister Man, disse, mi stai creando un problema che non sapevo. Che genere di problema? Mi stuzzicò con un sorriso da elfo, poi sembrò sognare per un po’. Qual è il problema? Be’, ti dirò la verità, Mister Movie-Man: tanto campagnola sono, che non so dove deve andare il tuo nasone… Allora rise, e posò le punte delle dita proprio lì, per spostarmi il naso. Il suo era poco più piatto del mio e mi sentii dolcemente provocato. Il mio viso sospeso nel suo respiro, l’umido contro di me, lo attraversai, e sulle sue dolci delicate labbra posai le mie… Bliss? …E potrei dirti come dopo la tirai a me e come la sua resa non fu una resa ma qualcosa di più, una materializzazione del cuore, il cuore più profondo che vive nei sogni – o ci viveva un tempo – che esce a vagare nelle colline fra gli alberi, che naviga i mari calmi nel sole; che canta nell’immobile notte stellata… Il cuore stesso che si unisce al suo eccitato compagno una volta nella vita – come la costola di Adamo riportata al suo posto trasformata e gloriosa. Posso dirti dei suoi capelli neri ondosi stesi sull’erba pieni di foglie; le richieste della sua mano, tenera e rassicurante, stretta al mio collo; la dolce febbre del suo respiro che mi infiammava il viso. Ancora dopo tutti questi anni posso dirti di una passione tanto forte che danzava con dolcezza, e come la collina intera pulsasse silenzio, il giorno che si raccoglieva in fondo all’orizzonte, ordinato, in radioso movimento sotto il pompare fermo delle nostre cosce rapite, ti posso dire, dirti come io divenni lei e lei me senza domande e senza battaglie. Afferrammo il segreto di quel momento e fu il momento e fu abbastanza. Posso dirti come fosse successo un’ora fa, della sensazione di averla tra le mie braccia, una ragazza-donna morbida e cedevole. Innocente, senza vergogna, ma in possesso del sapere necessario. Come poi mi sentii a riposo, contenuto nella pace, senza ossessione e capace di accettare una definizione per una volta e per una volta felice. Come le baciai gli occhi, spostai indietro i capelli dalla sua fronte liscissima, tenni fra i palmi quel viso mentre cercavo di leggere il mistero di me nei suoi occhi. Le dissi parole dentro l’orecchio di cui fui capace solo allora: come uno come me potesse dire, amo, amore… E avendo amato ripresi il cammino.

Juneteenth, Ralph Ellison, Fandango. Traduzione di Francesco Pacifico. Adorato da Toni Morrison, questo testo, pubblicato già in origine postumo, eccellente ed epico sulla fede, la memoria, l’identità e la perdita, è l’apologo imperdibile che ritrae un’infanzia come tante, e dunque unica e irripetibile, del sud degli Stati Uniti punteggiata di jazz e gospel che prende le mosse dalla resa dei conti finale fra il morente senatore Adam Sunraider e il ministro battista nero itinerante che chiama Daddy Hickman che lo ha accolto e cresciuto quando era un giovane orfano, e ben prima che si riciclasse come politico razzista. Da non perdere.

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