Libri

“Melma rosa”

di Gabriele Ottaviani

Un tempo sarebbe stato definito come un classico romanzo distopico, però la realtà dei fatti è che non solo trascende questa definizione, perché è un’opera articolata e complessa che non si lascia costringere in una categorizzazione meramente tassonomica, prendendo le mosse da simboli evocativi per edificare un nuovo punto di partenza concettuale e linguistico – la traduzione di Massimiliano Bonatto esalta quella che risulta essere una evidente ricerca anche sonora –, ma soprattutto, tragicamente attuale, ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, intenso, avvincente, emozionante, magnetico, cristallino, ritratto imperioso della contraddittoria e prepotente società dei consumi dove però ciò che più conta non si compra, politico nell’accezione più alta e ampia del termine, è figlio di una gestazione di anni, i cui primi passi sono stati compiuti molto prima della pandemia: né pre- né post-apocalittico, ma immerso nel disastro, che è da ogni punto di vista, il mondo violato di Melma rosa, espressione efficace che traduce in modo più accessibile, icastico e immediato un termine tecnico che sorge per indicare gli scarti della produzione industriale del settore della lavorazione della carne, e che dà il nome all’unico cibo disponibile nell’universo descritto con tanta bravura da Fernanda Trías, giovane ed eccellente autrice uruguayana di cui Sur inizia meritoriamente, e per fortuna per tutti i lettori, a portare in Italia le opere, è percorso in lungo e in largo da una donna coraggiosa, che, in una città portuale devastata da una vera e propria pestilenza misteriosa – dalle origini forse anche troppo chiare, a ben vedere – e contagiosissima, quasi come quella scagliata dai dardi di un dio adirato, cerca di capire a cosa si debba il collasso del mondo. Un vento tossico avvelena le strade e costringe a chiudersi in casa o a fuggire, i supermercati si svuotano e lei combatte per non lasciarsi andare sotto il peso dei ricordi, si arrabatta per tentare di ricominciare la vita altrove e a fatica si muove tra la madre, a cui da sempre la lega un rapporto fortissimo ma conflittuale, Max, l’amore che non riesce a lasciarsi alle spalle, ricoverato, e Mauro, il ragazzino di cui si prende cura, insaziabilmente affamato. Partendo si salverebbe, ma farlo senza di loro sarebbe come chiedere a Enea di non prendersi Anchise sulle spalle… Magistrale.

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