Libri

“La luce che pioveva”

di Gabriele Ottaviani

Dell’estate del 1968 ricordi solo il trasloco, lento ed estenuante, da Casanova a La Loggia. Giorno dopo giorno, un viaggio dopo l’altro sul carro carico di mobili, di pentole, di casse di legno e cose da mangiare. Come i singher, gli zingari, ridi adesso. Un viaggio dopo l’altro fino a quando, una sera, non tornaste più indietro. La cascina nuova era più piccola, raccolta. Aveva un odore che non conoscevi. Era più vuota, perché i fratelli grandi avevano iniziato a lavorare fuori: Pietro, lasciato il seminario, si era messo a fare il fisioterapista. Caterina era stata presa in fabbrica, Agnese in ospedale a Carmagnola, Paolo e Michele, per qualche tempo, alla cava di sabbia a un chilometro da casa. Intanto la campagna continuavamo a lavorarla tutti, dici, quando si poteva e quando si doveva. Non molto distante, a Torino, altri giovani si lasciavano crescere i capelli fino al sedere e occupavano le aule, le piazze, le strade. Ma queste cose le hai scoperte solo più tardi. Le tue giornate le scandivano il canto del cucu la mattina e la sera, in fondo ai campi; il rumore metallico della sveglia all’alba; il sogno e il desiderio e il ricordo dei primi baci sulle labbra, che sapevano di buono e di vergogna e c’era sempre qualcuno a interromperli…

La luce che pioveva, Giuliana Zeppegno, L’orma. L’infanzia punteggiata di preghiere tra le cascine del Piemonte, la fatica del crescere, la passione per il lavoro e per un marito fragile ed esuberante, l’amore per i figli inattesi, la prima automobile, il paesaggio che cambia, la trasformazione di un paese: in poche parole, un incalzante e dettagliatissimo affresco, un atto di fiducia fra generazioni, una testimonianza meravigliosa. Splendido sin dalla copertina.

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