Libri

“Lo sanno tutti che tua madre è una strega”

di Gabriele Ottaviani

Non avevo idea di chi potesse aver bussato. «Siete l’esattore?» chiesi al giovanotto che trovai sulla soglia. Ma non era un esattore. Era l’amore. Un pretendente. E non esattamente il tipo di pretendente che fa scoppiare di gioia il cuore di un padre. Era l’apprendista di un cordaio. Con la testa grossa, per quanto a suo modo gradevole, come quella di un bambino o di una donna. Molto cerimonioso. All’inizio credetti fosse orfano, perché non fece menzione dei suoi genitori. Non aveva la cittadinanza, né era probabile che la ottenesse. L’amore è una delle motivazioni più meschine per fare la corte a qualcuno. Il matrimonio, quando è ben riuscito, è una forma di tutela. Ma nessuno chiese la mia opinione. Il pretendente si chiamava Alexander. Anna era visibilmente felice di vederlo. Le portò in dono un nastrino di seta verde. Il verde, di solito, è un colore che mi mette di buon umore, ma quel nastro era di una sfumatura orripilante. Anna però fu felice anche di questo. Servì una tisana a questo Alexander. Tagliò una mela e dispose le fettine come i petali di un fiore pronto a sbocciare. Passarono le settimane e i mesi, e tutto procedette come procedono di solito le faccende di questo genere. Con una piccola differenza. Alla fine capii perché Alexander non menzionava mai i genitori, o nessuno dei suoi parenti. Non era uno sciocco. Anche se viveva fuori Leonberg, era un nipote di Rosina Zoft, la moglie del fornaio. E quando mi riferisco al fornaio, intendo quello sulla via del fiume. Il forno degli Zoft, per me, era sempre stato il forno dei gatti…

Lo sanno tutti che tua madre è una strega, Rivka Galchen, Codice, traduzione di Andrea Berardini. Geniale, sorprendente, brillante, innovativo, particolare e universale insieme, variegato, nuovo, intenso, interessante, avvincente, coinvolgente, convincente, stimolante, scritto con cura, perizia, abilità, prosa d’ampio respiro, lessico raffinato e ritmo preciso e puntuale, destabilizzante ed evocativo, simbolico eppure concretissimo, il libro, più attuale che mai in questi tempi precari, oscuri e oscurantisti, dove si dà più facilmente credito alla superstizione, alla calunnia e alla sdoganata e vanitosa ignoranza che non alla scienza, narra del processo per stregoneria ordito ai danni dell’anziana vedova Katharina Kepler, difesa solo dai figli e dal vicino in narrazione corale nella quale alle stentoree voci dei protagonisti si alternano quelle di alcuni abitanti del villaggio, paese piccolo in cui la gente mormora, mente, invidia e millanta, chiamati a testimoniare durante il dibattimento nel contesto del racconto di una vera e propria caccia alle streghe avvenuta in Germania nel secolo diciassettesimo, fra vero, verosimile e fittizio, che parla in realtà dei nostri tempi palesandosi con efficacia come un monito provocatorio nei confronti della facilità con cui, in un clima di gretto e sospettoso, la verità può essere distorta e la mentalità del branco può prendere il sopravvento e trasformare in belve individui del tutto altrimenti inoffensivi. Da leggere, rileggere, far leggere, per conoscere, riflettere, capire, far capire, ragionare.

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