Libri

“Sono fame”

di Gabriele Ottaviani

Dal corridoio proviene la voce di Hassan, «Devo stendere i miei panni, puoi togliere la tua roba? È lì da giorni.» Mi alzo dal letto e faccio come mi chiede. Raccolgo mutande, magliette e calzini in una palla di vestiti che mi stringo contro la pancia, torno in camera e li lascio cadere sul tavolo. Mi butto sul letto e scorro gli articoli di philos_contemporanea, mi soffermo su un recente studio di una dottoranda su John Stuart Mill che avevo notato ieri. Dedico del tempo a leggerlo e prendo appunti. Ripesco alcune annotazioni che avevo scritto tempo fa e metto giù le mie riflessioni sulla lettura di Marx dei Saggi su alcune questioni irrisolte di economia politica.

Sono fame, Natalia Guerrieri, Pidgin. Chiara ha ambizioni letterarie e lascia la provincia, che le sta stretta e le rimembra dolori, per Roma, trovandosi però a fare, come tanti ragazzi di talento che nessuno assume al posto che meriterebbero, per cui hanno studiato e che farebbe progredire grazie a loro la società, invero insaziabilmente vorace e prepotente, perché sono troppo qualificati, privati del futuro dalle precedenti generazioni crapulone, la rider per un’azienda di consegne alimentari a domicilio, vessata da un’app disumana che la controlla, a rischio della sua stessa vita, in un ambiente surreale e tragicamente verosimile, dove dietro ogni angolo si nascondono oscene insidie: da non perdere.

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