Libri

“Tutto finisce con me”

di Gabriele Ottaviani

Camminiamo lungo il fiume, mano nella mano. È sera, i lampioni non sono accesi. La corrente sembra essere svanita: l’acqua ristagna, l’odore nell’aria ne risente. O forse è lui, al mio fianco, chissà da quanto non si fa una doccia. Poco importa: anzi, è proprio l’afrore di un corpo umano l’elemento mancante di questo mondo, tutto il resto – oggetti, edifici, piante, automobili parcheggiate – c’è. Mi accontento e continuo a marciare. Il cane ci segue poco distante. Dove andiamo? gli avevo chiesto, vedendolo venire verso di me, nel centro della piazza, i soliti vestiti sporchi, il cappuccio del piumino d’oca bucato tirato su. Piume dappertutto. Al mare, è una bella giornata, aveva risposto. Non credo che i treni funzionino, qui, e la macchina ce l’ha mia moglie, provo a dirgli. Abbiamo tempo, possiamo andarci a piedi, basta seguire il fiume. Lo stiamo facendo ormai da chissà quanto, il solo pensiero di dover tornare indietro mi provoca una fitta ai quadricipiti. Abbiamo tempo. E infatti rallenta. Sembra quasi che riesca a leggere nei miei pensieri. È vero che ne abbiamo, ma ormai è notte, che senso ha andare al mare? Ci sono molte cose che non hanno senso, dice, eppure le facciamo lo stesso, per lunghe ore, ogni giorno. Le fanno tutti. Io non le faccio più da molto tempo, non combatto più per la mia futile sopravvivenza quotidiana, ed eccomi qui, a vagabondare per sempre. È meglio così. Interrompo il suo monologo, vuoi dire che tu da solo ci rimani continuamente? Mi guarda: perché, tu no?

Tutto finisce con me, Gabriele Esposito, Wojtek. Sembra tutto come prima, come sempre, ma non è invece affatto così: una mattina un uomo giovane, bello e di successo, maniaco del controllo come pochi, carrierista indefesso abituato a plasmare il suo corpo con dedizione vigoressica, quasi una sublimazione autoerotica, trova il mondo attorno a sé solo all’apparenza immutato. Apre gli occhi, infatti, e non c’è più altro essere umano. Di primo acchito la solitudine lo inquieta, poi lo esalta. il mattino dopo, tuttavia, la madre, i colleghi, la moglie sono tornati al suo posto, e comincia a vivere una dicotomia fra due realtà, riuscita allegoria non solo della nostra società, nella quale più ostenti più esisti, ma anche del disagio esistenziale, spesso rimosso, sovente negato, che ciascuno degli attori della contemporaneità porta su di sé: formidabile.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...