Libri

“Quando le belve arriveranno”

di Gabriele Ottaviani

Mi dà un piccolo morso sul labbro inferiore, poi sorride e si infila nel cancelletto pedonale chiudendoselo alle spalle e prende ad allontanarsi nel vialetto esterno del condominio. Ha una smagliatura nella calza invernale che indossa sotto la gonna, al livello del polpaccio. Non sa di averla, o non avrebbe indossato quelle calze per vedersi con me, le avrebbe gettate via. Provo uno strano senso di pena per lei. Forse scoprirà la smagliatura e spererà che io non l’abbia notata. Si dirà che no, non l’ho notata, e comunque non mi importerebbe. E non mi importa, infatti, ma l’ho notata. È un altro minuscolo fallimento nella vita di questa persona che non conosco, un piccolo esercizio di deformità che viene fuori. Ce ne saranno altri, ce ne sono sempre. Avverto di continuo la tristezza degli altri, il loro disagio che amplifica il mio. Arrivata alla porta, Francesca si gira a guardarmi: ha uno sguardo strano, mi saluta con la mano. Rispondo al saluto. In mezzo al palmo ha una piccola macchia nera, cui non avevo fatto caso prima. Mi chiedo ancora di cos’abbia paura, Francesca, chi sia davvero. Cosa sarà domani.

Quando le belve arriveranno, Alfredo Palomba, Wojtek. È un nuovo incarico come docente di sostegno a far sì che un giovane uomo tormentato da una vita familiare perlopiù miserabile si trasferisca in un’anonima cittadina in cui non ha alcun punto di riferimento ma la cui realtà giorno dopo giorno, istante dopo istante, si rivela per lui sempre più evocativa e allucinatoria, una commistione inestricabile e inquietante di reale e onirico, di fantasmagorie e deviazioni mentali in cui il solo centro di gravità permanente, l’unica entità che non sia incline alla corruzione e al disfacimento è proprio il ragazzo, fragile, puro, indifeso, innocente e bisognoso di attenzione che è affidato alle sue cure: lisergico e magnetico, il romanzo di Palomba è simbolico e formidabile.

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