Libri

“Blue nights”

di Gabriele Ottaviani

Avevo un motivo per parlarvi di Arcelia e dei sessanta vestitini. Non ero inconsapevole che un certo numero di lettori (superiore a quanto alcuni di voi potrebbero pensare, inferiore a quanto i meno caritatevoli di voi penseranno) avrebbe interpretato questa informazione in apparenza casuale (veste la sua bambina con indumenti che devono essere lavati a mano e stirati) come una dimostrazione che Quintana non aveva avuto un’infanzia «comune», che era «privilegiata». Bene, proprio di questo volevo parlare. Le infanzie «comuni» a Los Angeles includono spesso una persona che parla spagnolo, ma non intendo avvalermi di questo argomento. Né intendo sostenere che la sua fosse un’infanzia «comune», anche se devo dire che non so bene quale infanzia lo sia. «Privilegio» è qualcos’altro. «Privilegio» è un giudizio. «Privilegio» è un’opinione. «Privilegio» è un’accusa. «Privilegio» rimane un’area nella quale – quando penso a quello che lei ha passato, quando penso a quanto è venuto dopo – non mi lascerò trascinare facilmente.

Blue nights, Joan Didion, Il saggiatore. Traduzione di Delfina Vezzoli. Chi non ha più i genitori è orfano. Chi non ha più il coniuge è vedovo. Chi non ha più i figli è padre e madre comunque, ma non può più abbracciare la prole a cui ha dato la vita e a cui avrebbe dovuto tramandarla, invece che conservarne un ricordo senza voce: sono passati sette anni da quando ha festeggiato il matrimonio della figlia morta, e, nelle ore lunghe e luminose della sera che a New York preannunciano il solstizio d’estate, “l’opposto della morte del fulgore, ma anche il suo annuncio”, perché ogni cosa esiste in funzione del suo contrario, Joan Didion, intellettuale straordinaria, nume tutelare del new journalism, nel gotha della grande letteratura assieme a Gina Berriault, Flannery O’Connor, Maya Angelou, Harper Lee, Mary Gaitskill, Margaret Atwood, Eudora Welty, Barbara Kingsolver (Un nuovo mondo), Tiffany McDaniel (Il caos da cui veniamo), Ottessa Moshfegh (La morte in mano), Madeline Miller (La canzone di Achille), Anne Tyler (Se mai verrà il mattino, L’albero delle lattine, Una vita allo sbando, Ragazza in un giardino, L’amore paziente, Una donna diversa, Il tuo posto è vuoto, La moglie dell’attore, Ristorante nostalgia, Turista per caso, lezioni di respiro, Quasi un santo, Per puro caso, Le storie degli altri, Quando eravamo grandi, Un matrimonio da dilettanti, La figlia perfetta, Una spola di filo blu, Un ragazzo sulla soglia), Annie Proulx (Cartoline, Avviso ai naviganti, I crimini della fisarmonica, Gente del Wyoming, Quel vecchio asso nella manica), Elizabeth Strout (Resta con me, Olive Kitteridge, I ragazzi Burgess, Mi chiamo Lucy Barton, Tutto è possibile), Penelope Lively (Una spirale di cenere, Un posto perfetto), Jane Urquhart (Niagara, Cieli tempestosi, Altrove, Klara, Sanctuary Line, Le fasi notturne), Catherine Dunne (La metà di niente, L’amore o quasi, Se stasera siamo qui, Donne alla finestra), Edna O’Brien (Ragazze di campagna, Un cuore fanatico, Lanterna magica, Le stanze dei figli, Uno splendido isolamento, Lungo il fiume, oggetto d’amore, Tante piccole sedie rosse), Marilynne Robinson (Le cure domestiche, Gilead, Casa, Lila), Maggie O’Farrell (Dopo di te, La distanza fra noi, La mano che teneva la mia, il sensazionale Istruzioni per un’ondata di caldo, Il tuo posto è qui, Io sono, io sono, io sono, Nel nome del figlio) e la più brava di tutte, l’unica, la sola, l’impareggiabile, l’insostituibile Joyce Carol Oates (Il giardino delle delizie, Loro, Blonde, Un’educazione sentimentale, L’età di mezzo, Un giorno ti porterò laggiù, Bestie, Una ragazza tatuata, Stupro, Acqua nera, Le cascate, Tu non mi conosci, La madre che mi manca, La femmina della specie, Vittima sacrificale, La figlia dello straniero, Uccellino del paradiso, Storie americane, Per cosa ho vissuto, Figli randagi, Il collezionista di bambole, Il maledetto, La donna del fango), riflette sull’onda dei ricordi e indaga la fragilità umana e la cognizione del dolore con mirabile grazia. Imprescindibile.

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