Libri

“Miss Stress”

di Gabriele Ottaviani

Ero stata ricevuta una mattina, mi aveva fatto accomodare davanti alla sua scrivania e lì era cominciato l’interrogatorio cui bisogna rispondere per forza di cose, perché è il tuo medico, l’unico cui devi raccontare la verità. Abitudini alimentari, sessuali, alcool, droghe, quanti caffè al giorno, come fai la cacca, come hai il ciclo, se hai avuto gli orecchioni, se fai sport, se hai avuto traumi, quali malattie pregresse, allergie, infezioni vaginali, casi di patologie in famiglia. A quest’ultima domanda non avevo saputo rispondere, a stento mi ricordo i nomi di quelli che sono per la legge i miei parenti. Dopo la morte di mio padre, ero molto piccola, mia madre si era allontanata da tutti i nostri parenti che io ho sempre considerato dei mostri che si accoppiavano fra loro per generare altri mostri. Ragazzini che non completavano neanche il ciclo di scolarità obbligatoria e che a quattordici anni andavano a lavorare nei cantieri e nelle officine dei padri, uomini violenti, bevitori e picchiatori di mogli e figlie. Le mie cugine hanno finito il liceo e poi, una volta rimaste incinte, si sono sposate. Tutte.

Miss Stress, Anita Dadà, Fandango. Coi tacchi l’incedere si fa diverso, non è solo semplicemente camminare, è un’istigazione al desiderio, quello, sotto quelle scarpe, di finirci schiacciati, dominati, sedotti, posseduti, calpestati, colpiti, feriti, inchiodati al suolo: per Viola, quarantacinque chili per un metro e settantanove coi tacchi, o meglio uno e settantanovecoitacchi, da pronunciarsi rigorosamente tutto d’un fiato, come quasi per caso ha cominciato a dire il giorno in cui ha conosciuto il suo medico di base, e tutto o quasi nella sua vita ha preso un’altra direzione, il fetish non ha nulla o poco meno a che fare col sesso, è qualcosa di più vicino a una creazione demiurgica, a una performance artistica. E se ogni desiderio anche quello in apparenza più innocente non potesse in realtà esistere senza le sue pieghe più oscure? E se il piacere avesse bisogno dell’acqua torbida dell’ossessione per depurarsi? Sorprendente.

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