Libri

“Camilla, la Cederna e le altre”

di Gabriele Ottaviani

La villana non è immediatamente riconoscibile. Può essere molto bella, oppure insignificante dopo essere stata bellissima e può essere francamente brutta. Quel che non le manca mai è qualcosa d’insoddisfatto negli occhi. Compito della villana è l’esser sempre e a qualunque costo sgradevole, compito svolto con particolare acre diligenza con le persone serene o soltanto gioviali. La villana, una volta individuato il nemico, non perde un colpo. Comincia a salutarlo se è sera o notte, con un secco: “Buongiorno!”, con un mellifluo: “Sera!” se è mattina. Se il nemico è intelligente, piace in modo particolare alla villana demolire l’intelletto e i suoi adepti, vantando certi bufali carichi di milioni a furia di grettezza e d’imbrogli, e intelligentissime certe donnette giusto perché scappano con uno di loro. La vittima è felicemente coniugata o fortunata nella prole? Sarà allora graziosamente esortata, per vie traverse, a non credere d’avere inventato l’amore e i figli. Ha un estro artistico, suona, dipinge? Sempre da quella garbata creatura verranno ampiamente decantate le virtù dell’ignoranza, della frivolezza, e, perché no?, della televisione. Guardiamoci poi dalle frasi gentili…

Camilla, la Cederna e le altre, Camilla Cederna, Bompiani, a cura di Irene Soave. La delusa, la snob, l’eterna bambina, l’ex bellissima incapace di rassegnarsi alla caducità, Maria Callas, che ama e non è riamata, Anna Magnani, che ama troppo, Ava Gardner, che ama male, la fioraia della Scala, un’Eliza Doolittle in salsa meneghina, cambiando quel che dev’essere cambiato, la regina Elisabetta (del resto c’è sempre da sempre e per sempre, come potrebbe mancare qui?), la contessa di Belminy, fittizia o quasi, Licia Pinelli, sorpresa dal lutto con indosso una vestaglietta rosa: la rivoluzione della società, degli usi, dei costumi, del linguaggio, delle giornaliste, apostrofate nei modi peggiori, e delle donne passa anche per questa pinacoteca di magnifici ed evocativi ritratti, articoli pubblicati fra il millenovecentotrentanove, quando c’era ancora il Duce, e il millenovecentonovantuno, quando non c’era più il Muro, e nemmeno più il PCI. Da non perdere.

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