Libri

“Atti di un mancato addio”

di Gabriele Ottaviani

Atti di un mancato addio, Giorgio Ghiotti, Hacca. Ci sono le cose che volano e le cose che restano e pure per le persone vale lo stesso, anche se la Peyton di One Tree Hill sosteneva, dando voce al suo dolore nei disegni che realizzava, che le persone non fanno altro che andarsene, partono, via, sempre, e le tre luci del semaforo non si illuminavano d’altro colore che di rosso: ci sono persone che ci sono sempre accanto, poche, pochissime, quasi nessuna, ci sono presenze fugaci nella vita, tante, troppe, a cui di solito regaliamo troppa importanza, ci sono i morti, che almeno possiamo piangere, anche se ci compaiono dinnanzi agli occhi in ogni istante, anche se li rivediamo seduti a tavola accanto a noi, anche se ci sembra che ci vengano incontro con la loro inconfondibile andatura appena varchiamo la soglia di casa, anche se persino le singole viti e i chiodi piantati nel muro ci parlano di loro, per non dire poi di tutto ciò che da loro abbiamo ereditato, gesti, abitudini, rituali, ma poi ci sono anche coloro che son sospesi, per cui non c’è una fine, non c’è un addio, la porta non si chiude, coloro che scompaiono. Chi scompare, non è vivo nel senso che la sua esistenza non si sviluppa concretamente, tangibilmente, evidentemente, accanto a noi dunque noi non possiamo testimoniarla, non possiamo condividerla, e non sono morti perché non c’è un corpo, perché non c’è un’urna, e dunque non possiamo lasciarli andare, non possiamo lasciarci andare, e quindi come la primavera nel momento esatto in cui sfiorisce, come la giovinezza caduca per antonomasia, come il frutto che se matura già avvizzisce, come l’ultimo petalo che si abbandona e spicca il volo dalla corolla, come l’ultima foglia che si stacca dal ramo, quelli che son scomparsi sono fantasmi, assenze più acute presenze. Proprio di questo col consueto lirismo, e certo non a caso tra le sue mille e più virtù è anche poeta di gran valore, Giorgio Ghiotti parla di giovinezza prima che la giovinezza passi per sempre lasciando dietro di sé una scia di rimpianti, occasioni perdute, promesse non mantenute ma anche speranze, salti nel buio, tuffi dove l’acqua è più blu, in ricordo di questi fantasmi che dato che non ci sono fanno sentire ancora di più la loro voce e soprattutto stimolano in noi il desiderio di parlare, di chiarire, di spiegarci, di comunicare, di non lasciare nulla d’intentato, abbozzato, indefinito: iconico sin dall’immagine di copertina, il Gazometro che è punto di riferimento nell’orizzonte di Roma e non solo, il volume è un affresco incantevole e maestoso della vita e dei suoi colori. Formidabile.

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