Libri

“La vita anteriore”

di Gabriele Ottaviani

“Scomparso,” disse con sofferenza. “Quando uno muore, non dicono che è morto. Dicono che è scomparso. La gente ha paura delle parole piú che del demonio”. Scosse la testa. “No. Mio figlio è scomparso; il figlio degli amici di mia moglie è morto. C’è una bella differenza. E per quanto possa sembrare impossibile, esiste una consolazione per un genitore di un figlio morto: se vedi seppellire tuo figlio, riesci a fartene una ragione. Ma per un figlio scomparso… Mi sono sempre detto che, per un figlio scomparso, doveva esserci una specie di equivalente della sepoltura. E l’ho cercato, quell’equivalente, ma non l’ho trovato. Intanto gli anni passavano”. Si spolverò le ginocchia con le mani. “Poi le cose succedono all’improvviso. Non lo so se sono il frutto di una maturazione che agisce in silenzio, o arrivano davvero tutte di colpo come sembra. Ma una settimana fa, io ho pensato che Tonio,” l’uomo si voltò a guardare Ettore, ed Ettore fu trafitto dal dono di quel nome intimo, privato, “io ho deciso che Tonio è morto. Non l’ha fatto la polizia, non l’ha fatto un medico. L’ho fatto io. E ho cominciato a smontare la sua stanza, che era rimasta intatta in tutti questi anni. L’ho fatta a pezzi, e l’ho fatto con queste mie mani”. Le alzò davanti al volto – una ancora chiusa nel pugno che tratteneva l’oggetto estratto dal portafogli, quella aperta con le dita ritorte nell’aria fredda. Dopo un attimo, le depose sulle gambe. “Ho deciso che era morto. E, assurdo quanto si vuole, subito sono stato invaso dalla pace,” disse. “Ecco qual è, l’equivalente della sepoltura per il genitore di un figlio scomparso nel nulla. Decidere che è morto”. L’uomo tacque ed Ettore, per la prima volta da quando si era seduto su quella panchina, provò un moto di pena per lui. Ne osservò il profilo, le lunghe orecchie di carta velina che lasciavano passare la luce, e sotto alla compassione sentí qualcos’altro, qualcosa di vicino alla tenerezza.

La vita anteriore, Mirko Sabatino, Nottetempo. Pugliese, pasticciere, marito, padre, fratello, Ottavio, nell’aprile del millenovecentosettantasette, improvvisamente diventa anche nonno, perché una delle sue figlie, al compimento dei vent’anni, dà alla luce, col marginale contributo di un ragazzo che scappa dalla sala d’attesa dell’ospedale per non farsi mai più rivedere, un bambino, che chiamerà Ettore, che crescerà cercando chi l’ha messo al mondo negli occhi di tutti gli altri uomini che incontra o che vede sullo schermo, che si divertirà moltissimo con Ottavio, tra mille avventure e giri in macchina, a bordo di una mitica Fiat 131. Un giorno, però, quando Ettore ha sei anni, il destino si mette di traverso, un incidente cambia tutto, e niente sarà più come prima, ci sarà una vita anteriore e una posteriore, una precedente e una successiva, a quella cesura, lacerante strappo, anello che non tiene, smagliatura nella rete, tessera di domino che butta giù tutte le altre e cambia il profilo dell’orizzonte: Mirko Sabatino scrive in modo così intenso che sembra di percepire anche i profumi, i sapori, le voci dei personaggi che fa conoscere ai lettori, imperfetti e dunque irresistibili, in cui difficilmente non ci si ritrova, almeno in parte, e ai quali è pressoché impossibile non voler bene, guardandoli con indulgenza e umana compassione. Formidabile.

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