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Graham Harman e l’ontologia orientata agli oggetti

di Gabriele Ottaviani

Graham Harman è l’autore di Ontologia Orientata agli Oggetti. Una nuova teoria del tutto (Carbonio Editore, traduzione di Olimpia Ellero, prefazione e cura di Francesco D’Isa): Convenzionali è entusiasta di intervistarlo per voi.

Cosa sono l’antropocene e l’antropocentrismo?

La definizione di antropocene si riferisce all’era in cui l’attività umana ha influito in modo decisivo sul clima, anche se rimane il dibattito su quando questo effetto abbia avuto inizio. Per quanto riguarda l’antropocentrismo, lo vedo come riferito principalmente alla lunga stagione della filosofia moderna, la quale sostiene che la realtà consista di due, e due soltanto, ambiti fondamentali: (1) gli umani e (2) tutto il resto. Questo è un errore filosofico con gravi conseguenze. Consiglierei Non siamo mai stati moderni di Bruno Latour come forse in assoluto la miglior trattazione del tema, anche se quel libro ha ormai trent’anni.

Perché la nostra società è sempre più in crisi?

In un certo senso la società è sempre in crisi e pensa sempre che la crisi sia storicamente unica. Per molto tempo è stato a causa delle armi nucleari, oggi è per il clima. Ciò non vuol dire che queste non siano criticità reali: avremmo potuto sperimentare la distruzione nucleare e ancora potremmo farlo. Ma oggi è il clima che dovrebbe preoccuparci di più: mentre scrivo queste parole, il nord-ovest degli Stati Uniti, sul versante pacifico, di solito una regione piuttosto fredda, sta vivendo una terribile ondata di caldo.

Quali cambiamenti sono necessari?

Sono i politici, in ultima analisi, a dover risolvere il problema, non i filosofi. E sono già in corso misure politiche contro i combustibili fossili, ma il problema maggiore è se ciò stia avvenendo abbastanza in fretta.

Che cos’è l’ontologia?

Lo studio della realtà, di tutto.

Che cos’è la teoria del tutto? E perché la scienza non può offrirla?

L’ontologia è la teoria del tutto. Per me ha bisogno di essere orientata agli oggetti, perché in definitiva il mondo è fatto di oggetti individuali in tensione con le proprie qualità. La fisica promette una “teoria del tutto”, ma questo potrebbe essere vero solo nel senso che essa può spiegare gli elementi ultimi di cui tutto è fatto. Ma non è possibile capire alcunché riducendo tutto ai minimi termini. C’è una cosa che si chiama emergenza, dopotutto: anche le sostanze chimiche intere compiono reazioni che non si verificano a livello delle loro parti più piccole. Questo è tanto più vero quando pensiamo a entità ancora meno ultime come la società, la storia e la finzione. Ecco perché penso che si debba parlare di oggetti e delle loro relazioni, termini che valgono a tutti i livelli: piccolo, medio e grande.

Cosa rappresentano nella nostra quotidianità gli oggetti?

Tutto. Ciò che speriamo e di cui ci preoccupiamo è un oggetto. Le cose invisibili che ci colpiscono, come il nuovo coronavirus, sono oggetti. Anche le persone sono oggetti, anche se questo non è il modo in cui il termine è usato nella filosofia moderna, che presuppone che ci sia una radicale differenza di tipologia tra gli esseri umani e tutto il resto.

Esistono cose che non sono oggetti?

Le qualità non sono oggetti. Aristotele lo vide molto presto con la sua critica a Platone. Diciamo “Socrate è triste”, non “triste è Socrate” [dove triste è soggetto e Socrate attributo]. La tristezza può appartenere a molti oggetti diversi. Tuttavia, penso che le relazioni siano oggetti, poiché ogni relazione reale è più della somma delle sue singole componenti.

Tutto ciò che esiste dev’essere reale?

No. C’è una gamma completa di oggetti e qualità sensuali che esistono solo per qualcos’altro. La definizione che do della realtà è che qualcosa è reale solo quando ha un’esistenza autonoma e inaccessibile. Il reale non può mai diventare direttamente presente – qui seguo Heidegger – ma solo tradotto in forma accessibile.

Perché c’è l’estetica alla base dell’ontologia orientata agli oggetti?

L’estetica è l’opposto del letteralismo. La mia definizione di letteralismo è che tratta gli oggetti come “insieme di qualità”, per usare l’espressione di David Hume. Una mela non è altro che tutte le sue qualità compresse insieme. Quello che abbiamo nell’esperienza estetica è una scissione tra gli oggetti e le loro qualità, che secondo me è stata scoperta per la prima volta nella fenomenologia di Edmund Husserl, ma che non ha mai esteso al livello del reale inaccessibile (la cui stessa esistenza ha ritenuto “assurda”). Nella mia filosofia, la realtà stessa consiste in fratture ubique tra gli oggetti e le loro qualità, e quindi la realtà stessa ha una struttura estetica, più che letterale. Ecco perché la realtà non può mai essere adeguatamente parafrasata da un insieme di proposizioni vere.

Che cos’è la teatralità della metafora?

Nella mia teoria della metafora, un oggetto è distinto dalle sue qualità. L’oggetto diventa misterioso e inaccessibile, mentre le qualità non mutano. Ma le qualità stanno a fluttuare nel vuoto separate da un oggetto. Questo significa che l’unico oggetto a disposizione per sperimentare le qualità distaccate sono io stesso, il lettore della metafora. In breve, io stesso devo rappresentare teatralmente l’oggetto mancante. Altrimenti non esiste metafora. Ma la metafora va ben oltre il linguaggio e si estende a tutto il campo dell’esperienza.

Cos’è la grandezza del formalismo?

Secondo il formalismo un oggetto ha un certo grado di autonomia dall’ambiente circostante. Se così non fosse, allora ci troveremmo in una situazione in cui tutto influirebbe su tutto il resto. Alcune persone affermano che questo sia vero, ma in pratica il loro anti-formalismo seleziona i fattori esterni all’opera d’arte da includere in essa. Di solito questo è un atto politico. Le persone utilizzano le loro categorie marxiste o femministe preferite per spiegare un’opera d’arte. Si può fare, ma è pur sempre una sorta di formalismo: non si possono tenere in considerazione tutti i fattori che circondano un’opera d’arte. Anche l’opera d’arte più “site-specific” tiene conto solo di una mezza dozzina di aspetti. Ecco perché un certo grado di formalismo è inevitabile. Tuttavia, rifiuto l’assunto del formalismo classico secondo il quale tutti gli aspetti al di fuori dell’opera d’arte stessa debbano essere esclusi. Ci sono opere d’arte politiche e interpretazioni di opere d’arte, per esempio, che riescono a portare vari fattori politici nell’opera stessa. Ma a quel punto non è più un’affermazione politica in prosa, è stata in qualche modo estetizzata.

Che cosa sono la politica e la storia per l’ontologia orientata agli oggetti?

Per l’ontologia orientata agli oggetti (OOO), la politica deve trovare un modo per sfuggire ai due presupposti nascosti della moderna teoria politica. Il primo è che sia la Sinistra che la Destra sono fondate su una concezione della natura umana: per la Sinistra siamo naturalmente uguali e gentili ma alienati dalla società e dalle sue oppressioni, quindi è necessaria una sorta di rivoluzione; per la Destra, gli esseri umani sono essenzialmente pericolosi o malvagi e deve essere loro proibito con la forza di seguire i peggiori impulsi. Contro tutto ciò, vorrei sottolineare che gli oggetti non umani sono una parte importante della sfera politica, cosicché la natura umana è in una certa misura fuori luogo. Il secondo presupposto della teoria politica moderna è che possiamo avere conoscenza della sfera politica. O possiamo sviluppare una scienza delle leggi dello sfruttamento economico, o possiamo acquisire una sorta di conoscenza platonica del fatto che ci sia un ordine eterno di tipi umani che non cambia mai storicamente. In opposizione a entrambe queste visioni, la politica è sempre un fragile esperimento non esaurito da alcuna forma di conoscenza.

Su cosa si basa la distinzione tra progressisti e conservatori in politica? E ha ancora senso avvalersi di questa dicotomia?

Come affermato sopra, penso che abbia a che fare con l’essere ottimisti o pessimisti riguardo alla natura umana. Ma la natura umana riesce a intaccare solo la superficie di ciò che riguarda la politica.

Cosa rappresenta la viscosità per Morton?

Per Morton, la viscosità è uno degli aspetti di quelli che chiama “iperoggetti”, che penso siano un concetto molto importante. Viscosità significa che non siamo scissi da iperoggetti come il clima, ma vi siamo già impigliati. Ciò che prediligo dei suoi iperoggetti è che sostituiscono la nozione sopravvalutata di infinito con oggetti finiti molto grandi. Come dice Morton, i bambini possono dire “infinito” per vincere una discussione abbastanza facilmente, ma prova a contare fino a 100.000! Proprio come Alain Badiou ha seguito Georg Cantor nel sostituire un singolo infinito con molte diverse dimensioni di infinito, Morton ha sostituito il nostro senso quotidiano dell’infinito con tante forze finite molto grandi.

Perché c’è ancora bisogno di filosofia?

Tutti hanno già una filosofia, e di solito da qualche parte in quella filosofia ci sono delle idee scadenti. A meno che qualcuno non sia soddisfatto della filosofia raffazzonata che probabilmente già possiede, tutti noi abbiamo ancora molto lavoro da fare.

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