Libri

“Postpubblico”

di Gabriele Ottaviani

Io credo che le istituzioni culturali che hanno un mandato di natura pubblica dovrebbero avere lo scopo non solo di perseguire dei risultati di natura numerica che sono ovviamente fondamentali, perché molto spesso sono quelli su cui i tuoi portatori di interessi ti vengono a chiedere conto, ma dovrebbero concentrarsi sul fatto che la partecipazione culturale del pubblico può diventare un mezzo in grado di sviluppare processi generativi e trasformativi di cruciale importanza. Coltivare relazioni, ma andare oltre generando reazioni trasformative. È chiaro che il passaggio dalla teoria alla pratica risulta dannatamente complesso. Non sto a dire se le cose che ho teorizzato negli anni passati le ho poi messe in pratica in modo efficiente, posso raccontarvi di una serie di errori che abbiamo fatto. Per esempio, un errore o meglio un’ipotesi sbagliata riguardava l’equazione che uno spazio ibrido dal punto di vista funzionale producesse automaticamente ibridazione di pubblici. Un luogo in cui tu puoi entrare andare in biblioteca, studiare, leggere, usare il wifi, ma allo stesso tempo ci sono dispositivi e formule comunicative che ti segnalano che al piano di sotto c’è un convegno interessante o che tra due ore ci sarà una pièce teatrale su un tema di potenziale interesse. Ecco questa era l’ipotesi iniziale: creare degli spazi ibridi per generare un travaso, una mobilità fluida tra le diverse offerte, una sorta di serendipity progettata. L’esperienza di questi anni ci ha insegnato che l’ibridazione funzionale non produce in automatico pubblici ibridi. Le persone hanno una tenacia e una resistenza molto forte a cambiare pattern comportamentale e la mobilità inter-funzionale richiede un lavoro costante di ingaggio, ascolto, comunicazione e progettazione. L’altro aspetto interessante che riguarda tutte le istituzioni culturali e che nel Polo del ‘900 si percepisce molto bene è che una delle sfide più importanti è quella di riuscire a coinvolgere i giovani adulti. Non si hanno quasi mai problemi con i ragazzi, perché vengono coinvolti attraverso le scuole, mentre un “buco” molto forte si registra con il pubblico nella fascia 19-30 anni, che è una fascia anagrafica molto eterogenea. Cosa abbiamo fatto al Polo del ‘900? Prendendo spunto da un’esperienza che avevamo studiato in un museo di Anversa, abbiamo costituito uno young board, un gruppo di ragazzi che viene reclutato attraverso una call, e che abbiamo chiamato “900 giovani”…

Postpubblico – Lo spettatore culturale oltre la modernità, Mimesis. A cura di Gloria Bovio. Laureata in architettura al Politecnico di Torino, esperta, fra l’altro, di museologia, museografia, gestione dei beni culturali e antropologia museale dell’arte, autrice di numerose pubblicazioni, nonché in passato direttrice della Fondazione Cultura Noli e cofondatrice e direttrice di Dialoghi d’Arte, think tank sul pubblico della cultura e sui consumi culturali, Gloria Bovio con questo volume denso, dotto, colto, elegante, appassionante, che induce alla riflessione, indagando la realtà in tutte le sue contraddizioni, potenzialità e opportunità, specialmente in questo periodo così particolare, che ha segnato senza ombra di dubbio dal punto di vista storico, politico, sociale, culturale ed economico una cesura netta e per certi versi insanabile, inaugura la nuova collana Sguardi Pubblici di Mimesis Edizioni e raccoglie i contributi di grandi personalità sul pubblico della cultura oggi e sull’evoluzione delle dinamiche di fruizione delle opere d’arte attraverso la sociologia, la filosofia, l’arte contemporanea e l’economia: un volume da non perdere, monumentale, decisivo, necessario.

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