Libri

“Nathan”

di Gabriele Ottaviani

In effetti Nathan, rieletto sindaco il 29 novembre 1911, per più versi accentra su di sé l’attenzione, anche al di là della sua volontà, come per esempio nelle polemiche con il pontefice. Levi ricorda come ad esempio egli, in privato, nei momenti di buon umore, si divertisse a dire avere spezzato la tradizione che voleva al Comune un principe romano, e di avere, in fondo, fatto réclame al Comune stesso. E di Roma in effetti, là dove in passato si era parlato di o per la presenza del Vaticano – cosa che è avvenuta anche in anni recenti, superato il momento più interessante dell’eurocomunismo – o al ricordarne lo storico passato, in quegli anni si parla anche più per il sindaco, che è sì oggetto di polemiche e caricature, ma anche di forte attenzione. Nathan tiene conferenze in varie università private, invita a mangiare in Campidoglio il presidente degli Stati Uniti Theodor Roosevelt; commemora in seduta pubblica (21-1-1910) la morte di Andrea Costa, si associa alle parole di rimpianto per l’anarchico Pietro Gori, pur non condividendone appieno il credo politico…

Inglese di nascita, repubblicano, cosmopolita, laico, anticlericale, il primo sindaco di Roma non proprietario terriero, al Campidoglio dal millenovecentosette al millenovecentotredici, massone, residente fino all’ultimo in via Torino, al civico centoventidue, padre del piano regolatore, avviò i lavori per l’acquario e la centrale del latte, per il mattatoio e i mercati generali, e tolse, com’è noto, la trippa ai gatti, perché il bilancio del comune non poteva sobbarcarsi quella spesa: Nathan – Il sindaco di Roma dalla parte del popolo è il protagonista del libro, che esce in tempo d’elezioni amministrative, mai come stavolta, come sempre in realtà dal duemilasette, ma nessuno dei candidati lo ammetterà mai, tornata in cui ciascuno dei candidati, nessuno dei quali minimamente, verrebbe da dire leggendo il volume, all’altezza di Nathan, pare evidente che speri di perdere, perché nessuno, al netto del prestigio e delle remunerazioni a vario titolo che si ottengono diventando primi cittadini, dà l’impressione di voler davvero prendere la guida di Roma, la buca con la città intorno, la gatta da pelare per antonomasia, scritto benissimo e con dovizia di dettagli da Maria Immacolata Macioti per Iacobelli.

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