Libri

“Vanessavirus”

di Gabriele Ottaviani

È strano, ma la pubblicazione di un libro in cui – vista l’odiosa caccia all’uomo che ha provocato non è necessario averlo letto per saperlo – Vanessa mi fa un ritratto denigratorio, al vetriolo, il cui scopo è causare la mia rovina, non modifica in nulla i miei sentimenti verso di lei. Forse non sarebbe così se lo leggessi e vi scoprissi non dirò menzogne ma inesattezze, controverità che mi irriterebbero al punto di guastare, e di guastare inutilmente, i miei ricordi; di sciupare l’immagine che conservo di noi.

In questa vicenda che, per usare un raffinatissimo ed edulcorato eufemismo, potremmo definire perlomeno controversa, sono moltissimi gli aspetti che si fa fatica anche solo a immaginare e a concepire, figuriamoci ad accettare, ammettere, capire o comprendere. Ciò che però oggettivamente lascia ancora più perplessi e induce alla riflessione è la tempistica: non è mai troppo tardi per denunciare un abuso, beninteso, perché ogni vittima ha i suoi tempi, però, oltre al fatto, ma questo è ovvio, che la controparte parla di assoluta consensualità, sono infatti decenni che Gabriel Matzneff, incontrovertibilmente uno dei più grandi, talentuosi, redditizi – per l’editore che ora lo vede come il fumo negli occhi – e celebrati racconta con dovizia di particolari – di fatto tutta la sua polimorfa produzione altro non è per certi versi e cambiando quel che dev’essere cambiato una variazione sul tema del diario – il suo essere – è orrendo solo a pensarsi – pedofilo. E la pedofilia non è un’aberrante abiezione da oggi: eppure soltanto nel dicembre del duemiladiciannove, mentre è come di consueto in Italia per passare le feste di Natale dai suoi amici, tra cui il traduttore di questo libro, Giuliano Ferrara, e solo dopo la pubblicazione, in Italia per La Nave di Teseo, del romanzo di una delle donne – non che non si sia intrattenuto anche con individui di sesso maschile… – con cui ha avuto rapporti quando lei era abbondantemente minorenne, la Vanessa che dà il nome al morbo da cui Matzneff si sente afflitto e che reputa per sé esiziale, scoppia lo scandalo. Tanto che alcuni parlano di gogna e lo paragonano a Dreyfuss, che, però, lui dice fosse innocente, mentre reputa sé medesimo colpevole, ma solo, a suo dire, di aver amato e dileggiato la morale borghese con un atto per cui persino Simone De Beauvoir e tanti formidabili intellettuali chiesero, in pieno furore sessantottino, con un manifesto la depenalizzazione. Vanessavirus, per Liberilibri, unico editore del globo ad averlo acquistato – l’originale francese è una sorta di samizdat autoprodotto dall’autore in duecento copie –, è il racconto, destabilizzante, della verità di Matzneff, che ritiene di essere nel giusto.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...