Libri

“Lisbona è un’assurda speranza”

di Gabriele Ottaviani

C’era chi si accontentava di vivere a Lisbona, a qualunque costo perché credeva che la città potesse curare tutto, panacea di ogni male esistenziale: un luogo ludico e ricreativo dove si poteva nel tempo libero infinitamente bere, fumare, scopare e drogarsi senza nessuna controindicazione. Non la pensavo così, o almeno non più. Si era fatto mezzogiorno, mi congedai dal colloquio salutando cortesemente le due supervisori e declinando l’offerta lavorativa, decisi quindi di tornare a casa a piedi anziché prendere il treno per Santa Apolónia e arrivare in pochi minuti. Ebbi l’idea di fare una deviazione e di andare a visitare il Museu Nacional dos Azulejo. Ospitato nell’ex convento Madre de Deus, fondato dalla regina Léonor nel 1500, nella prima metà del XVIII secolo era stato restaurato: la chiesa e le stanze principali erano state decorate con affreschi, piastrelle di ceramica e pannelli di legno intagliati e dorati, insieme componevano uno dei massimi esempi di barocco portoghese. Ma i protagonisti del museo erano indiscutibilmente loro, gli azulejos, provenienti da diversi luoghi del Portogallo e appartenenti a epoche differenti. L’esposizione permanente all’interno del chiostro permetteva di conoscerne l’evoluzione dal XV secolo al XX secolo. Arrivato davanti l’entrata del museo lo trovai chiuso a causa di una ristrutturazione in corso. Ancora una volta dovetti rimandare la visita, da quando vivevo in questa città mi ero ripromesso di visitarlo ma per un motivo o per un altro non ci riuscivo mai.

Lisbona è un’assurda speranza, Daniele Coltrinari, Scatole Parlanti. Spesso può capitare di non sentirsi a casa se non in un altrove, di avere la necessità di viaggiare, perdersi, dimenticare, di ritrovarsi in luoghi nei quali non affondano le proprie radici ma in cui, per motivi insondabili, ci si sente finalmente felici, realizzati, completi: ma non può essere che un’illusione, dato che si può fuggire dovunque e da chiunque tranne che da sé stessi e dai demoni che agitano la propria anima. E così Lisbona, città dal fascino sublime che appare come un anelito, un’oasi di libertà e speranza, diventa, col passare del tempo, una interprete vittima del suo stesso personaggio, delle abitudini, dei riti, dei legami che si ripetono di volta in volta sempre più triti, di quell’aspetto folkloristico che in realtà rivela una facciata turistica a buon mercato che vela come uno strato di belletto un contesto in cui non mancano sfumature razziste, conservatrici, classiste: dopo la fuga, dunque, il protagonista del romanzo si trova comunque a dover fare quel bilancio che ha tentato in ogni modo di evitare e… Appassionante, credibile, avvincente, Lisbona è un’assurda speranza è un tributo alla bellezza e alla forza della vita, alla resistenza e alla rinascita dopo una crisi. Da non perdere.

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