Libri

Fabrizio Borgio, il giallo, le Langhe e il sentimento della famiglia

di Gabriele Ottaviani

Fabrizio Borgio è l’autore dell’ottimo Panni sporchi per Martinengo: Convenzionali lo intervista per voi.

Da dove nasce Panni sporchi per Martinengo?

Nasce semplicemente dalla voglia di raccontare una storia che facesse emergere il territorio nel quale vivo e la cultura che mi appartiene. Una specie di lente, un punto di vista che permette di interpretare l’oggi in maniera particolare.

Come descriverebbe le Langhe a chi non le conosce?

Una terra dotata di una bellezza nata dalla simbiosi conflittuale tra uomo e ambiente. Nobili, selvagge ma trasformate nei secoli dal lavoro umano. Le Langhe assieme agli altri due territori tutelati dall’UNESCO, Roero e Monferrato possiedono tutte queste caratteristiche peculiari. Culla di una cultura contadina contraddistinta da una mistica del lavoro, da una tensione costante tra le influenze più disparate: il rigore dei Savoia, l’influenza più o meno costante nella storia della vicina Francia, gli innumerevoli popoli che l’hanno attraversate lungo secoli e secoli di storia burrascosa.

Chi è il suo protagonista?

Giorgio Martinengo, classe 1971, laurea in scienze politiche, ex titolare dell’azienda vinicola di famiglia, ex ispettore della Polizia di Stato, investigatore privato, prima come dipendente presso un’agenzia di Torino e poi titolare della Martinengo investigazioni. Un uomo colto, intelligente, ironico ma che può sconfinare in un sarcasmo perfido, lotta per mantenersi integro e coerente. Una lotta dura e non sempre ne esce vincitore.

Come si è evoluto il concetto di famiglia, così centrale nel suo romanzo, nel tempo? E per lei che cosa rappresenta nello specifico questa istituzione?

La famiglia come istituzione non è qualcosa che vedo di buon occhio infine. Preferisco il sentimento della famiglia, quello che si basa e si costruisce sull’amore reciproco. Oggi è comunque un baluardo contro le difficoltà della vita nei casi più felici anche se la cronaca ci racconta di inferni privati contraddistinti da dolore, crudeltà e morte. Come tutte le istituzioni umane è sottoposta ai sentimenti contrastanti tipici dell’uomo. Le famiglie allargate, l’estensione del diritto di matrimonio anche alle coppie omosessuali, le diverse forme di convivenza che la complessità del vivere contemporaneo impone ne stanno trasformando in profondità la struttura ma non il fine ultimo. Quello resiste dalle origini all’oggi: proteggere chi si ama.

Si scrivono gialli per dare ordine al disordine della realtà?

Sicuramente è una delle ambizioni ma lo ritengo improbabile. Il giallo tradizionale è un genere in qualche modo illuminista: il crimine è una perturbazione dell’ordine costituito e la risoluzione del caso un ritorno alla norma con la giustizia che si compie. Concetto schematico che oggi risulta poco credibile e infine poco interessante. Preferisco usare il meccanismo dell’indagine come espediente per esplorare ciò che siamo, sia nell’intimo che nel pubblico. Penso che sia uno dei motivi per cui questa narrativa di genere continua a interessare così tanto i lettori.

Prossimi progetti?

Ho da poco ultimato la prima stesura di un romanzo inedito con un personaggio nuovo. Una storia di spie ambientata per la maggior parte nella Libia contemporanea. Romanzo in cerca d’editore (incrociamo le dita) mentre adesso sto preparando appunti e documentazione per il sesto libro di Giorgio Martinengo, che dovrebbe interessare tra gli altri, il mondo dell’arte e delle truffe. Sto anche accarezzando un ritorno alla narrativa horror, perché il primo amore non si scorda mai.

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