Libri

“Panni sporchi per Martinengo”

di Gabriele Ottaviani

L’Hobo era una vecchia, classica cascina con una terrazza a picco sulla valle, illuminata da lucine natalizie e fiaccole anti zanzara. In sottofondo, distinse Cocaine di Clapton. Parcheggiò sulla spianata a lato del locale e entrò. Dentro gli sembrò di essere tornato agli anni Novanta. Insegne al neon di marche di birra, un parquet grezzo, segnato tempo e dalle cicche dal spente dai tempi in cui nei pub si fumava come ciminiere. Nelle medesime condizioni gli apparvero i tavoli, istoriati da incisioni e graffiti di generazioni di giovani brilli che, tra un boccale e un hamburger, sognavano la California e l’amore della vita. Dietro al bancone riconobbe subito Oscar Rasero anche senza averlo mai visto: un uomo magro e allampanato, lungo di barba e di capelli, una bandana legata in testa e una maglietta rossa con il volto di Bob Marley stampato sul petto.

Panni sporchi per Martinengo – Un nuovo caso per l’investigatore privato delle Langhe, Fabrizio Borgio, Fratelli Frilli. Tutte le famiglie felici si somigliano, si sa, mentre ognuna di quelle che felici non sono è disgraziata a modo suo: quella di Martinengo, che non riesce a star lontano dai guai, o perlomeno dalle indagini, nemmeno durante il pranzo di Natale, che in effetti in molte occasioni non è altro che una rituale e trita, irrinunciabile per non si sa quale codardia nell’adagiarsi sul cuscino delle abitudini, messa in scena di affettate cortesie prive del benché minimo convincimento, non si può definire disgraziata, ma per tanti versi – e consuetudine vuole che, come il titolo ricorda, sia in famiglia che i panni sporchi si lavino, al riparo da occhi indiscreti, lingue lunghe e orecchie dall’udito finissimo – ricorda il miglior Monicelli dei proverbiali parenti serpenti, anche se agghindati col vestito buono e ben disposti a starsene con le gambe sotto al tavolo ricoperto di fiandra. Si dà il caso quindi che quando la zia gli chiede di appurare come faccia, senza intaccare un copeco dei beni di famiglia, zio Livio, un po’ spaccone come vuole la tradizione dei parenti acquisiti – di solito si acquistano sempre i fondi di magazzino, e mai che ci si chieda, se non troppo tardi, perché nessuno li volesse prima… -, non solo a vivere al di sopra delle possibilità di chiunque o quasi ma anche ad accollarsi per intero l’onerosa retta della casa di cura dov’è ricoverato zio Betesio, Martinengo non sappia né voglia resistere alla tentazione, e… Intrigante, divertente, avvincente.

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Una risposta a "“Panni sporchi per Martinengo”"

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