Libri

“Il veleno nella coda”

di Gabriele Ottaviani

Erano anni che cercavo di ottenere un programma mio. A volte mi ero pure illuso di essere arrivato a un passo dalla meta. Quante riunioni con dirigenti vari che, dopo aver visionato le mie proposte, dicevano di trovarle “molto interessanti” o “decisamente valide”, promettendo di “farsi sentire al più presto”. Peccato che poi nessuno richiamava, e quando richiamavo io il ritornello era sempre lo stesso: “Non ci sono soldi, non ci sono soldi!”, ripetuto all’infinito, come un mantra. Ora si profilava la possibilità di averne uno a ventotto anni, che in Italia, dove la gioventù viene considerata come una colpa da espiare, è l’equivalente dell’età prepuberale. Una possibilità tutt’altro che frequente, ma tanto per cambiare io non c’entravo nulla: non dipendeva in alcun modo dalle mie capacità e non avevo fatto nulla per meritarla. E poi c’era Angelina. La sua voglia di apparire era inversamente proporzionale al suo talento di conduttrice. Non sapeva mettere cinque parole in fila senza impappinarsi. E quell’insopportabile accento del nord, quelle vocali aperte come le cosce di una pornostar in una scena di gangbang. Però. Però c’erano anche dei lati positivi. Se un domani Striscia fosse finito, io sarei rimasto tagliato fuori da tutto il sistema. In un Paese basato solo sulle relazioni, io non avevo nessuna relazione, nessuna conoscenza; ero nella stessa situazione in cui mi ero ritrovato quando avevano cancellato Mosquito. 

Il veleno nella coda, Francesco Mazza, Laurana. Tutto ciò che tocca diventa tutto tranne che oro: questo è suo padre, un uomo che ha inseguito tutta la vita il successo e che è stato raggiunto soltanto viceversa dalla catastrofe. Ormai ha deciso: il libro è fatto, ed è convinto che una volta che avrà concluso la sua opera tutti i conti saranno regolati, ogni cosa sarà illuminata, e finalmente si troverà in pace. Peccato che non abbia fatto i conti con le volontà del padre, che proprio mentre il figlio scrive la parola fine alle sue memorie ha la brillante idea di togliersi dal mondo. Non prima però di aver lasciato in eredità la sua versione dei fatti… In cauda venenum, si sa, lo scorpione è malefico, ma è la sua natura, non può farci nulla se l’ultimo atto della sua esistenza è l’assassinio della rana che avrebbe dovuto trasportarlo oltre il guado: questa brillantissima prosa indaga la miseria della vita umana con tenera e sapida ironia. Da leggere.

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