Libri

“Promesse”

di Gabriele Ottaviani

I suoni preferiti di Eiju in questa vita: il bridge di Frank Zappa in Watermelon in Easter Hay. I grilli al mattino. Lo sfrigolio di una pinta di birra fresca. Il rumore delle macchine quando faticano a mettersi in moto. Le portiere del treno che si chiudono, il mormorio di un minimarket. Il mormorio di Mitsuko dopo aver fatto l’amore, quando poltrisce fra le lenzuola.

Promesse, Bryan Washington, NN, traduzione di Emanuele Giammarco. Mike ha origini giapponesi e fa il cuoco a Houston, dove convive da tempo con Benson, per tutti Ben, che è nero, ha una famiglia ingombrante e fa il maestro d’asilo. Nonostante l’affetto, il sesso e l’intimità e le varie traversie che hanno affrontato insieme i due, voci stentoree che a turno si alternano componendo una sinfonia strepitosa e struggente, meditazione sul quotidiano, sul tradimento, sulle scelte della vita, sui piccoli gesti che smussano gli angoli e abbattono muri, non sono certi di amarsi ancora, e così quando la madre di Mike, Mitsuko, arriva a Houston in visita per la prima volta, Mike decide di lasciarla a dividere goffamente gli spazi della sua casa texana con Ben, dando loro campo libero per costruire il proprio reciproco lessico sentimentale, mentre parte per Osaka, mutevole come il profilo di una nuvola, dove suo padre Eiju, che ha abbandonato la famiglia da anni, è affetto da un male che non gli lascia speranza. Un incanto.

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