Libri

“Chi ha cucinato l’ultima cena?”

di Gabriele Ottaviani

Non si abbatte facilmente un pregiudizio così vetusto che, agli albori dell’era moderna, aveva trovato nuova linfa in una raffica di motivazioni e osservazioni di fresco conio: le donne non avevano che “cervelli piccoli”, i loro cervelli erano “pappa” e non “carne” come quelli degli uomini, l’istruzione faceva rinsecchire loro le viscere e pensare le conduceva alla pazzia. In parte questo atteggiamento, sgradevolmente foriero di quello che la scienza avrebbe in seguito mostrato nei confronti della donna, aveva le proprie origini nella storica rinascita dell’interesse per la medicina, la chimica, la chirurgia: le donne avevano ventri tortuosi, crani meno capaci, e una composizione degli “elementi” meno resistente. A generale sostegno di tale atteggiamento, poi, c’era l’esperienza quotidiana di donne il cui massimo sapere verteva sul lavoro manuale duro o di scarso rilievo, come per esempio coltivare la terra o ricamare al telaio, a seconda della loro cultura e del loro ceto, sul pettegolezzo e sui racconti da comari, e le cui teste erano letteralmente svuotate di qualunque cosa potesse fornire grano da macinare ai mulini della mente. Quindi il magistrato inglese che nel XVII secolo scrisse “ogni feme covert [donna coniugata] è una sorta di infante” non diceva che la pura verità.

Chi ha cucinato l’ultima cena? – Storia mondiale delle donne, Rosalind Miles, Fandango. Traduzione di Luisa Pece. La nostra società è razzista, violenta, rabbiosa, crudele, invidiosa, omofoba: ma soprattutto maschilista e patriarcale. E lo è talmente tanto e talmente da tanto da non rendersene nemmeno conto, al punto che reitera acriticamente e senza soluzione di continuità modelli di comportamento che si potrebbero valutare con maggiore obiettività nello spazio di un sospiro, semplicemente facendoci caso, non dando niente per scontato, non ergendosi a giudici, non pretendo di dire come comportarsi a individui di cui non si prova né conosce né immagina la sofferenza che si portano addosso per certi atteggiamenti altrui. Rosalind Miles, con prosa vibrante, dà alle stampe un’opera necessaria, un’esegesi del mefitico potere del pregiudizio, un mirabile affresco del mondo che è stato, che è, che forse sarà. Da leggere.

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