Libri

“La notte arriva sempre”

di Gabriele Ottaviani

«Come lo conosci?». «Alle superiori abitavo a due isolati da lui. Per un po’ si occupò della macchina di mia madre, ma mia madre aveva paura di lui. Spacciava erba, anche, e procurava la birra ai ragazzini del quartiere se gli davamo i soldi. Dieci dollari per un cartone da dodici più il costo della birra». Tossì di nuovo, aprì il finestrino e sputò fuori. «È un figlio di puttana un po’strambo, quindi lascia che vada a parlargli prima di tirare fuori la cassaforte dal bagagliaio, ok?». «Ok. Ma strambo in che senso?»…

La notte arriva sempre, Willy Vlautin, Jimenez, traduzione di Gianluca Testani. Deflagrante, magistrale, sontuoso, amaro, potentissimo, scritto in stato di grazia, ricchissimo di chiavi d’interpretazione e livelli di lettura, vivido, concreto, emozionante, epico, solenne, tragico, monumentale, connotato fin nel dettaglio, e come meglio non si potrebbe, per quanto concerne ambienti, sensazioni, situazioni, usi, costumi e personaggi, in primo luogo quello della protagonista, giovane ma già sconfitta, non ancora doma, alle prese con un mondo nel quale non si riconosce e in cui non sembra esserci spazio per chi nasce senza fortuna, per chi ha fiducia nel prossimo, per chi ha sogni piccoli ma importanti, per chi fatica, per chi crede nella parola data e vuole onorare gli impegni presi, nell’arco di due giorni e due notti, prorompente come un flusso di coscienza, irresistibile come un piano sequenza, il romanzo è il racconto della discesa agli inferi di Lynette, che desidera soltanto un po’ di pace, di sicurezza, di stabilità, per sé e per chi ama non troppo riamata, una casa, ciò che dovrebbe essere diritto di tutti, ancor più se da sempre la retorica della società fa illudere che il sogno americano sia una realtà a portata di chiunque abbia buona volontà. Ma non è l’età dell’oro, in cui la terra dà frutto senza sforzo… Eccellente.

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