Cinema

“Due”

di Erminio Fischetti

Due. Finalmente al cinema, grazie alla sempre meritoria Teodora. La pellicola di esordio di Filippo Meneghetti, regista che è una vera rivelazione e a cui si augura una carriera prestigiosa, candidata ai Golden Globe come miglior film in lingua straniera, presentata agli Oscar dalla Francia come proprio portacolori, pluripremiata e plurinominata, con pieno merito, a livello internazionale, ripercorre, con toni anche genuinamente hitchcockiani e à la Polanski, grazie a una regia sicura, ferma, ottima, lirica, empatica, emozionante, efficace, tecnicamente dotta e sopraffina, soprattutto per quel che concerne la scelta dello straniante punto di osservazione privilegiato dello spioncino e per il formidabile piano sequenza finale, la storia d’amore di due donne non più giovanissime, Barbara Sukowa e Martine Chevallier, che stanno insieme da vent’anni, vivono sullo stesso pianerottolo e sognano di continuare a invecchiare l’una accanto all’altra finché la malattia e tutto il non detto di una vita intera non cercheranno di mettersi fra di loro. Ma chi ama non si scoraggia di fronte a nulla e a nessuno, è disposto anche a compiere azioni non propriamente legittime, perché legittimate proprio dalla forza dell’amore, narrato con scomposta compostezza: il film è ben scritto, ben diretto, ben interpretato, ben confezionato, ricco di preziosi dettagli (su tutti il tema principale della colonna sonora, la storica cover dell’immarcescibile Chariot di Petula Clark affidata alla cristallina voce di Betty Curtis), asciuttissimo, profondamente, malinconico, drammatico, intenso, angosciante, brillante, perfino a tratti felicemente politicamente scorretto. In un anno che ci ha chiuso in casa e resi diffidenti, insicuri, timorosi, fragili e ansiosi, e in cui il tema della malattia è affrontato anche in una pellicola per certi versi diametralmente opposta come The father di Florian Zeller, il film di Filippo Meneghetti, che si svincola dai triti canoni della settima arte contemporanea per guardare agli anni Sessanta e Settanta, riuscendo tuttavia a essere al tempo stesso originalmente delicato e profondamente incisivo, a sublimare e insieme a concretizzare, affronta un ulteriore livello e un tema importante come quello della coppia e dei suoi diritti, a prescindere dai vincoli matrimoniali, sociali o di sangue, declinando e definendo i contorni dell’amore e dei sentimenti, laddove si farebbe qualsiasi cosa pur di continuare a vivere assieme a chi si è scelto e si desidera, anche se a volte non si ha il coraggio di ammetterlo, per accudire ed essere accuditi, amare ed essere amati. Da non perdere. In sala dal sei maggio.

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