Libri

“Domani avremo altri nomi”

di Gabriele Ottaviani

Mentre usciva dal bagno si imbatté in A., che le chiese se aveva una sigaretta; quando annuì, A. la prese per un braccio e la portò sul balcone, in un angolo che da dentro non si vedeva: la sua cautela e il modo in cui si guardava intorno furtivamente le ricordarono certe esperienze dell’adolescenza. «Io, in genere, non…», cominciò a dire A., ma si interruppe per fare un paio di tiri veloci. Da quando Lei era arrivata alla festa non avevano avuto occasione di parlare da sole, e in quel momento A. le chiese come stava; cercò di sorridere, ma non ci riuscì e la sua amica scosse la testa. Non poteva continuare così, la ammonì. «Sette coppie su dieci si lasciano, un matrimonio su tre finisce in un divorzio, e tu non eri neanche sposata», disse. Finiti gli studi, A. si era specializzata nell’elaborazione di statistiche; come molte altre amiche – e A. ne aveva a decine, era il tipo di persona che ha bisogno della presenza continua e permanente di un uditorio –, Lei aveva l’impressione che quelle statistiche non preesistessero alle sue opinioni, ma ne fossero il risultato. Sembrava esserci una contraddizione, tuttavia, tra la certezza di A. che la maggior parte delle relazioni amorose fallivano, e i suoi sforzi per aderire a una maternità da spot pubblicitario; la contraddizione la mise in allarme per un istante, finché capì che in realtà le due cose erano complementari…

Domani avremo altri nomi, Patricio Pron, SUR, traduzione di Francesca Lazzarato. Capita, talvolta, purtroppo, anche se nessuno mai vorrebbe che accadesse. L’amore finisce. Del resto non c’è nulla di eterno. Lui e Lei, e non è un caso, ovviamente, che non abbiano un nome, perché la loro storia è, è stata, sarà, può essere, può essere stata, può diventare, la storia di tutti, anche di Lui e Lui, o di Lei e Lei, dopo aver trascorso assieme molti anni, si lasciano. Sembrerebbe quasi che non ce ne sia alcun autentico motivo in realtà, ma la frattura, la crepa, la cesura, attraverso cui filtra l’inarrestabile e reboante flusso della delusione e del disamore, è insanabile. Tutto comincia, e anche questo è un grande classico, perché sono fra le più significative presenze nel panorama quotidiano di una relazione, dalla spartizione dei libri: e dal nido in cui si sono rifugiati devono ributtarsi nuovamente fuori, ricominciare da capo, rimettersi in gioco dopo tanto tempo, con più esperienza, più paura e meno voglia, in un mondo che aborre la fragilità, che fa del dolore una colpa, fra appuntamenti al buio e app, Lui e Lei, ancora uniti ma divisi, su binari paralleli, soffocati dall’ansia da prestazione, dalla pressione sociale. Perché l’amore, qualunque esso sia, in una realtà che tutto reifica, è ancora quel tutto di cui non sappiamo nulla se non che è ogni cosa, a cui ci affidiamo con disperata speranza. Monumentale.

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