Libri

“L’amore è una gran bella favola”: Timothy Megaride racconta “Adolesco”

di Gabriele Ottaviani

Adolesco è l’ottimo romanzo di Timothy Megaride, che Convenzionali ha oggi la grande gioia di intervistare.

Perché la scelta di un eteronimo?

L’autore non esiste quasi mai, se non nella rappresentazione mentale dei lettori o nell’immagine che ne danno i media. Chi conosce veramente gli autori dei libri? Sono personaggi inventati, più o meno come quelli delle loro opere. Vede, se io fossi un suo caro amico, lei probabilmente si sentirebbe in imbarazzo se dovesse dir male del mio libro. Ma, se io resto un perfetto estraneo, lei dirà esattamente ciò che pensa. È più onesto e a me fa bene. Quanti di noi si sentono intimiditi dal personaggio noto? Andiamo, è un essere umano come noi! Nulla vieta che noi siamo addirittura migliori.

Da dove nasce questo romanzo?

Mi occupo di adolescenti, non vivo di libri. Le mie pubblicazioni non mi danno da vivere. Un paio di anni fa mi sono imbattuto in un fatto di cronaca che mi ha molto colpito e che, per i risvolti giudiziari, mi ha fatto porre non poche domande. Se sfoglia i giornali ne troverà molte di magagne che coinvolgono i nostri ragazzi. Sono storie penose su cui ho voluto riflettere e, possibilmente, far riflettere. Forse sono brutale, ma la realtà lo è molto più di me.

Cosa significa crescere oggi, in questa realtà?

È molto più difficile crescere oggi che nel passato. Le agenzie educative difettano di tempo e competenza. Le famiglie non sempre sono l’ambiente ideale in cui crescere. Non è un mistero che la maggior parte degli abusi sessuali avvengono all’interno delle famiglie e che i casi noti sono di gran lunga inferiori a quelli taciuti per omertà o connivenza. L’unica difesa che hanno i ragazzi è rifugiarsi in un mondo immaginario, virtuale se vuole. Cercano un inesistente supereroe. Nel mio romanzo provo ad immaginare cosa accade a un ragazzo “svagato” e “superficiale”, ma non insensibile, quando si scontra con la realtà e non può fare a meno di guardarla in faccia.

Siamo più liberi o più ipocriti di un tempo?

Occorrerebbero i trattati per spiegare il concetto di libertà, che certamente non vuol dire licenza. L’uomo libero è molto vigile: pratica la libertà entro i limiti dello spazio comune. Non sono libero solo io, lo sono anche gli altri. Sono davvero liberi solo coloro che sanno cosa sia la libertà. Temo che siano pochini e dico delle ovvietà. Quanto all’ipocrisia, il nostro paese pare esserne particolarmente incline, se non altro per l’immagine che offre di sé agli stranieri mediamente colti o informati. Molti degli scandali di cui la stampa ci riferisce sono legati a questo tipo di atteggiamento. In altri termini alcuni italiani predicano bene e razzolano male. Quando i “peccati” vengono a galla, scoppia lo scandalo. Ho l’impressione che i miei concittadini gongolino nell’apprendere le bizzarrie sessuali dei loro simili; si scandalizzano poco per le ruberie. I conti non mi tornano molto.  

Che ruolo hanno i mezzi di comunicazione di massa e i social network?

Sono strumenti utili come qualsiasi altro che il genio dell’uomo ha inventato. Quanto all’uso che ne facciamo, dipende solo ed esclusivamente dal nostro arbitrio. Nessun “mezzo” contiene in sé i principi del bene e del male. È neutro, fino a quando non lo usiamo.  

Chi è Tommaso?

Presumo che sia un sedicenne di oggi. Nelle mie intenzioni dovrebbe avere i “tratti” ricorrenti di un comune adolescente italiano di “buona famiglia”. Il fatto intorno al quale ruota tutta la sua vicenda l’ho attinto dalla cronaca così come molti dei comportamenti tenuti dai suoi amici e conoscenti. Revenge porn, ricatti, suicidi o tentati suicidi, stalking e altri generi di condotte hanno come protagonisti dei giovanissimi, sia come vittime che come artefici. Ho cultura ed esperienza dell’adolescenza. Parlo spesso con molti coetanei di Tommaso. Ne apprendo i gusti e il linguaggio. Ho assemblato il tutto e ho dato la parola a Tommaso.

Perché scrive?

In tutti i miei romanzi ho provato a dare voce a chi non ce l’ha. Gli “esclusi” che metto in primo piano sono quasi sempre persone reali che hanno accettato di parlare con me. Ovviamente adatto la loro storia alle esigenze del copione e faccio in modo che non siano mai riconosciute. Non si tratta sempre di privacy; talvolta si tratta di salvaguardarne l’incolumità. Non le sto dicendo sciocchezze, è proprio così. Vede, io non posso salvare il mondo, sono troppo piccolo e insignificante. Posso provare a denunciarne le ferite, non senza rinunciare a lenire quelle prossime a me. Concretamente, intendo.

A cosa serve la letteratura?

La veste letteraria con i relativi strumenti retorici di cui si dota e che insieme fanno lo stile di uno scrittore consente una fruizione “gradevole” dell’immagine speculare della vita, anche quando il mezzo espressivo è apparentemente crudo. Il livello espressivo al quale tende il letterato ha una maggiore forza evocativa. Io dico sempre che una bella prosa suona ed ha sui lettori un effetto analogo alla musica. E, così come esistono i più disparati generi musicali, esistono anche i generi letterari. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le esigenze. Anche la saggistica, che pure pratico ed ha scopi diversi dal testo letterario propriamente detto, può vantare pregi artistici senza tradire il rigore del ragguaglio. A livello di mera testualità, non ne ha il bugiardino dei medicinali o il libretto d’istruzione della lavatrice.  

Che cos’è l’adolescenza?

È un’opera d’arte incompiuta. Ha presente i prigioni di Michelangelo? Osservandoli sembrano creature che soffrono della loro incompiutezza ed aspirano ad emergere, compiute, dalla gelida prigionia del marmo. L’adolescente è dentro un processo molto complesso il cui motore ha due forze, una intrinseca, connaturata al soggetto medesimo, l’altra estrinseca costituita dal contesto sociale nel quale si colloca. La sinergia di queste due forze deve trovare un bilanciamento. Lo squilibrio può produrre sgorbi; ponderatezza e saggezza danno come risultato stabilità e forma. L’adolescenza è la più drammatica stagione della vita.

Qual è il personaggio che le piace meno del suo romanzo, e perché?

Se potessimo chiedere a Dickens se ama più Uriah Heep o David Copperfield, credo che risponderebbe che li ama entrambi. Sono sue creature. Certo, agli occhi dei lettori, il primo è odioso, il secondo amabile. Se l’effetto è questo, vuol dire che Dickens ha fatto un buon lavoro. Dietro ogni caratterizzazione (fisica, sociale, psicologica) si cela un giudizio di valore. Si badi bene che, nel caso di Adolesco, il giudice è Tommaso.

Che valore hanno oggi il sesso, l’amore, la reputazione?

Il sesso è una seducente pratica e una consolazione, quasi un antidoto al male di vivere. L’amore è una gran bella favola che, se fosse realtà, farebbe del mondo un paradiso in terra. La reputazione è un pregiudizio non necessariamente nocivo. Conoscere davvero qualcuno è una gran fatica, mi creda.

Prossimi progetti?

Tanti, compatibilmente con l’attività che mi dà da vivere.

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