Libri

“Il vecchio lottatore e altri racconti postemingueiani”

di Gabriele Ottaviani

I toreri si augurano tori che caricano in linea retta, senza esitazioni, come se scivolassero sopra un binario. Questa bestia ideale è il toro bravo, o boyante, il toro che non esita e ama la lotta per se stessa. Il suo comportamento è noble, e claro. Solo con un toro così, coraggioso, prevedibile – non si può dire stupido solo perché l’inferiorità dell’animale deve darsi per scontata – le figure della corrida riescono al meglio. Ma questo è l’ideale. Più spesso il toro è bravucón. Bravucón significa spaccone, una caratteristica che parrebbe più umana che bestiale. Si dice di una persona que simula valentía sin tenerla. Per il toro la definizione diventa meno drasticamente negativa, più sfumata: il bravucón è un toro abbastanza bravo, ma non fino in fondo. Ama il combattimento, ma non sempre e non a tutti i costi. Può essere noble, ma non è claro. Amós Salvador y Rodrigáñez, un ingegnere minerario di fine Ottocento che fu deputato, senatore e poi ministro della Pubblica istruzione ma deve tutta la sua fama postuma a Teoría del toreo, un esile trattato che circolò clandestino tra gli appassionati, inedito fino al 1962 quando venne pubblicato a cura della Unión de Bibliófilos Taurinos, classifica varie sottospecie di bravucones, prima di affrontare le due categorie più ambigue, i tori in assoluto più pericolosi: quelli de sentido e gli abantos.

Il vecchio lottatore e altri racconti postemingueiani, Antonio Franchini, NN. Solo chi cadde può dare altrui l’edificante spettacolo del rialzarsi, scrisse Arturo Graf: Antonio Franchini sembra prendere le mosse anche da questa lezione, oltre che da quella dell’autore dei Quarantanove racconti, per raccontare con accenti lirici e intensità gravida d’impegno e passione civile, nella più ampia e policroma accezione del termine, la crisi dell’uomo contemporaneo, che vede la sua immagine riverberarsi in una realtà in cui non si riconosce e che non gli fornisce alcun tipo di punto di riferimento, ma al tempo stesso affronta con piena consapevolezza il limite che definisce la sua natura, ossia l’impossibilità di controllare ogni cosa e la necessità di abbandonarsi al dolore, di non contrastarlo ciecamente, di accettarlo come parte ineludibile e componente formativa dell’esistenza. Scritti in stato di grazia, questi racconti sono da non perdere.

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