di Gabriele Ottaviani
È così, forse, vivere senza ricevere aiuto, non trovando che in sé il punto di soccorso, in una ordinaria confidenza di torace schiena e gambe, attingendo da una riserva di forza che, insperatamente, affiora dal sottosistema della latenza; in silenzio, calibrare i passi, portare avanti la vita verso mete non negoziabili.
La felicità degli altri, Carmen Pellegrino, La nave di Teseo. Con la bravura che la contraddistingue e che si manifesta attraverso una prosa lirica, armonica, sensibile e accurata, Carmen Pellegrino racconta l’appassionante storia di Cloe, una donna che rincorre da sempre non solo la felicità, che le pare preclusa, appannaggio esclusivo del suo prossimo, ma l’amore degli altri, in particolare di chi le ha dato la vita eppure, come la natura leopardiana, non pare curarsene granché, sentendo di aver di fatto esaurito il suo compito con la mera azione generatrice. La continua ricerca di Cloe è pertanto una lungo e costante tentativo di elaborazione del dolore dell’assenza, più acuta presenza, dell’abbandono e della nostalgia, che le fa attraversare lo spazio della memoria e i luoghi dei ricordi: da leggere.