Libri

“Nel nome del figlio – Hamnet”

di Gabriele Ottaviani

Il comandante si voltò a guardarlo…

Nel nome del figlio – Hamnet, Maggie O’Farrell, Guanda, traduzione di Stefania De Franco. Scrittrice nordirlandese cresciuta, non senza travagli, come l’infezione che le fece perdere un anno di scuola quando era solo ottenne, fra Scozia e Galles, pluripremiata con pienissimo merito a livello internazionale, vincitrice nientedimeno che dell’edizione del duemilaventi del Women’s Prize for Fiction con questo romanzo, nel novero delle più formidabili voci narrativi del globo, alla stregua di nomi del calibro di Flannery O’Connor, che ha lasciato il mondo troppo presto (Il cielo è dei violenti), Barbara Kingsolver (Un nuovo mondo), Tiffany McDaniel (Il caos da cui veniamo), Ottessa Moshfegh (La morte in mano), Madeline Miller (La canzone di Achille), Anne Tyler (Se mai verrà il mattino, L’albero delle lattine, Una vita allo sbando, Ragazza in un giardino, L’amore paziente, Una donna diversa, Il tuo posto è vuoto, La moglie dell’attore, Ristorante nostalgia, Turista per caso, lezioni di respiro, Quasi un santo, Per puro caso, Le storie degli altri, Quando eravamo grandi, Un matrimonio da dilettanti, La figlia perfetta, Una spola di filo blu, Un ragazzo sulla soglia), Joan Didion (Prendila così, Diglielo da parte mia, Democracy, Miami, L’anno del pensiero magico, Blue nights, Run river), Annie Proulx (Cartoline, Avviso ai naviganti, I crimini della fisarmonica, Gente del Wyoming, Quel vecchio asso nella manica), Elizabeth Strout (Resta con me, Olive Kitteridge, I ragazzi Burgess, Mi chiamo Lucy Barton, Tutto è possibile), Penelope Lively (Una spirale di cenere, Un posto perfetto), Jane Urquhart (Niagara, Cieli tempestosi, Altrove, Klara, Sanctuary Line, Le fasi notturne), Catherine Dunne (La metà di niente, L’amore o quasi, Se stasera siamo qui, Donne alla finestra), Joyce Carol Oates (Il giardino delle delizie, Loro, Blonde, Un’educazione sentimentale, L’età di mezzo, Un giorno ti porterò laggiù, Bestie, Una ragazza tatuata, Stupro, Acqua nera, Le casacte, Tu non mi conosci, La madre che mi manca, La femmina della specie, Vittima sacrificale, La figlia dello straniero, Uccellino del paradiso, Storie americane, Per cosa ho vissuto, Figli randagi, Il collezionista di bambole, Il maledetto, La donna del fango), Edna O’Brien (Ragazze di campagna, Un cuore fanatico, Lanterna magica, Le stanze dei figli, Uno splendido isolamento, Lungo il fiume, oggetto d’amore, Tante piccole sedie rosse) e Marilynne Robinson (Le cure domestiche, Gilead, Casa, Lila), ex cameriera, insegnante, corriera e giornalista, autrice fra l’altro di Dopo di te, La distanza fra noi, La mano che teneva la mia, il sensazionale Istruzioni per un’ondata di caldo, Il tuo posto è qui e Io sono, io sono, io sono, Maggie O’Farrell, di Coleraine, giunge nelle librerie italiane con un’opera che è al tempo stesso un formidabile punto d’arrivo, perché sublima le possibilità immaginifiche della sua narrativa fino a una mai raggiunta raffinatezza, e di partenza per una nuova fase della sua scrittura, ancora più piena di senso. Facendo sovvenire alla mente, del resto conoscere non è altro che ricordare, com’è noto, la notevole lettura di Shakespeare non solo a livello artistico che ne ha fatto Harold Bloom, maestro della critica letteraria statunitense e mondiale, Maggie O’Farrell racconta la peste a cavallo fra sedicesimo e diciassettesimo secolo, la vicenda di un ragazzo misconosciuto e rimasto all’ombra della storia ma il cui nome al tempo stesso è stato celebrato dall’opera forse in assoluto più celebre che esista, la passione bruciante per il teatro di un umile guantaio che per questo ha sacrificato tutto, compreso il suo matrimonio, osteggiato in effetti sin dai suoi albori dalla famiglia della consorte. Tuttavia, è anche, se non soprattutto, una magistrale storia d’amore: è l’estate del millecinquecentonovantasei a Stratford-upon-Avon, nel cuore delle Midlands occidentali, quando… Impeccabile, imperdibile, imprescindibile.

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